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Voodoo

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-Louisiana, 17 giugno 1819-

Sono appena tornato alla magione dopo aver seguito la transazione del carico di indaco. Purtroppo non posso mai allontanarmi per troppo tempo da qui, è tempo di raccolta per il cotone e non si sa mai che cosa questi schifosissimi negri possano fare senza che ci sia qualcuno a controllarli.

A mie spese sono giunto alla conclusione che non posso fidarmi nemmeno dei sottoposti della mia stessa razza, in quanto sanno essere anche più infidi degli schiavi.

Sembra però che io abbia di che distrarmi - passando in rassegna le file dei miei schiavi ho visto che la figlia di Tom sia cresciuta parecchio durante la mia assenza - bene.


-19 giugno 1819-

Ieri è stata una serata, come dire, movimentata.

Ho fatto portare la figlia di Tom dal capannone degli schiavi qui alla magione per esaminarla, avevo visto giusto, è davvero cresciuta. Ho scoperto che si chiama Marie - ancora non riesco a capacitarmi del fatto che questi sporchi negri osino infangare la tradizione cattolica chiamando i propri figli come la Vergine quando poi praticano quei riti oscuri ed osceni proprio fuori dalla mia finestra, il voodoo o come cavolo si chiama - ho chiesto quindi alla serva di condurla al bagno per lavarsi, poi nelle mie stanze, senza ulteriori spiegazioni.

Quando sono entrato l'ho trovata lì, sommessa, impaurita, ritta al centro della stanza che non osava nemmeno guardarmi negli occhi. Le ho chiesto quanti anni avesse, ma non ha risposto. Glie l'ho chiesto nuovamente, con tono gentile, e tutto quello che ho ricevuto è stato un gemito di paura. Questi schiavi non sanno proprio cosa sia il rispetto. Per punirla l'ho posseduta, senza curarmi delle urla - e quanto urlava quella puttanella - né della macchia di sangue che s'allargava per le lenzuola. Guai a lei se si permette di dirsi gravida di me.

È stata colpa sua del resto. La troia m'ha istigato.


[...]


-13 ottobre 1819-

Il carico di cotone è stato venduto ed è salpato dal porto di New Orleans; fortunatamente quest'affare non mi ha sottratto tanto tempo. Quando sono tornato però mi sono ritrovato Marie nell'anticamera, in piedi, questa volta mi fissava dritta negli occhi, quasi inquietante. A forza di scoparmela è diventata sfrontata, la bestia. Mi ha detto che porta mio figlio in grembo. Bestia bugiarda. Per tutta risposta l'ho picchiata - oh, sì, quante glie ne ho date - fino a che non ha cominciato a sputare sangue sul pavimento, al che l'ho fatta portare via tra gli altri schiavi.

Se morisse del resto dovrei passare a quelle più vecchie, un peccato davvero.


-18 ottobre 1819-

Chissà perché gli schiavi si stanno comportando in maniera strana ultimamente. Ieri li ho visti nello spiazzo attorno ad un enorme falò che ballavano in cerchio mandando urla strazianti e insopportabili. Marie era inginocchiata al centro coperta di quello che penso sia pigmento rosso, ma i bagliori del fuoco non mi permettevano di vedere bene.

Stamattina mi hanno riferito che mancano delle galline rispetto all'ultima conta e ho ordinato di comprarne di nuove.


-19 ottobre 1819-

Oggi la moglie di Tom mi ha chiesto se poteva andare a seppellire quella che mi è sembrata una scatola per il liquore nella palude. Ha richiesto di poter portare con sé anche Marie.

Questi negri oltre a essere sacrileghi sono anche sfaticati.


[...]


-20 ottobre 1819-

Stanotte sono stato svegliato da un fortissimo odore proveniente forse da sotto il pavimento, un lezzo acre di umido, come se vi fosse qualcosa in putrefazione. Ho incaricato John, un mio sottoposto, di andare a controllare nelle cantine - a proposito, non ci vado da un po' di tempo - a controllare, ma non è ancora tornato, o semplicemente sono io che non l'ho visto.

Va beh, poco importa.


-21 ottobre 1819-

Mi sono di nuovo svegliato nel cuore della notte a causa del medesimo puzzo, questa volta accompagnato da un rumore strano, come se qualcosa di sotto grattasse contro quello che è il mio pavimento. Che qualche animale notturno - che so un procione o un cane selvatico - sia venuto a seppellire le sue carcasse nella mia cantina?!

A proposito, oggi ho chiesto di John e mi è stato risposto che è irreperibile da due giorni. Chissà che fine ha fatto.


-23 ottobre 1819-

Oggi è stato ritrovato John. Morto, in cantina. È stato un spettacolo orrendo, sono dovuto scappare quasi subito in preda ai conati di vomito. Il suo cadavere era gonfio, livido come in uno stato avanzato di putrefazione nonostante il decesso presumibilmente risalga a due giorni fa. Gli arti erano contorti in posizioni strane e innaturali, inumane direi, probabilmente perché rotti. In bocca aveva quello che è risultato essere una mistura di fango, grasso animale e sangue, fresco, non suo.

Continuano a sparire le galline dal pollaio e gli schiavi sono sempre più eccitati, fanno sempre più chiasso durante i loro fottutissimi riti che non voglio nemmeno più guardare. Questo non è opera di un animale.

Domani partirò, andrò via da quest'incubo; l'angoscia e la paura mi rodono come un cancro.


-24 ottobre 1819-

Sono sulla carrozza. Sto fuggendo, ormai sono le prime luci dell'alba. Non mi sono preso il tempo nemmeno di cambiarmi, ho addosso la veste da notte ancora umida, un po' per il sudore, un po' per quella cosa. Quello schifo, quella massa abominevole il cui disgustoso olezzo mi ha svegliato, insieme allo strano rumore che da esso proveniva, simile al digrignare dei denti, ma più inquietante, agghiacciante perchè quella cosa... si muoveva, respirava, bagnata e fredda sul mio stomaco sotto le coperte. In preda al panico l'ho preso e l'ho sbattuto contro al muro poi, nonostante il dolore lancinante che tuttora m'affligge la schiena, sono saltato sulla carrozza, fortunatamente pronta, nonostante non avessi dato alcun ordine di prepararla.

Mah, meglio così, decisamente.

Ho già avvisato il mio intendente di New Orleans perchè predisponga le cose per il mio arrivo.




-29 ottobre 1819-

Mi chiamo Jesùs, sono l'intendente del signor **** a New Orleans. Questo quaderno è stata l'unica cosa che ho trovato tutta intera tra i rottami della carrozza. Aspettavo nella citta di New Orleans il mio padrone in data 24 ottobre, ma la mia attesa è stata vana.

Il giorno dopo, 25 ottobre, siamo venuti a sapere di una carrozza sfasciata sul tragitto che porta qui dalla Louisiana continentale. Io personalmente sono andato in ricognizione con alcuni uomini, e me ne pento amaramente. Giunti sul posto abbiamo trovato i rottami del veicolo, andato distrutto in seguito ad uno schianto laterale contro la parete rocciosa che costeggia il tragitto. Nessuna traccia del conducente né dei cavalli, abbiamo trovato solo il corpo del padrone di cui gli avvoltoi avevano fatto orrendamente scempio: gli occhi erano cavati dalle loro sedi naturali, così come la lingua e i genitali. Il resto del corpo appariva praticamente intatto, se non per l'insolito gonfiore e il colore verdognolo, come se fosse stato a mollo in una pozza d'acqua stagnante. Nonostante la morte risalisse a meno di 48 ore prima, il corpo ci è apparso in avanzato stato di decomposizione, e la conseguenza immediata e tangibile di ciò è l'intollerabile puzzo che dal cadavere si spandeva nell'aria circostante per metri e metri.

L'unico particolare strano era un'estesa macchia di sangue in corrispondenza della zona lombare; sollevando la veste da notte abbiamo scoperto che era stata causata da una scritta incisa nella carne viva, evidentemente quand'ancora l'alito della vita si dibatteva in quel corpo dato il vistoso sanguinamento.. Ho riconosciuto con difficoltà le parole, in creolo, la lingua di noi schiavi:

"mwen renmen ou, papa"

Chickenman-voodoo.jpg













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