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Sono passate 19 ore da quando è iniziato tutto. Devo scriverlo. Prego che nessuno legga, ma devo comunque scriverlo. Non mi fermerò per quanto inutile sia, e nemmeno fermerà loro.


Lavoro come addetto al servizio clienti, per iniziare. Il lavoro è una merda, ma almeno guadagno quel tanto che mi basta per pagare le bollette. Se odiate chiamare il servizio clienti, non preoccupatevi, anche loro odiano parlare con voi.



Non importa in quale compagnia lavoro. La cosa importante è che loro hanno un servizio di 24 ore su 24 che non si fermerà per nessun motivo. Ciò vuol dire che qualcuno deve fare i turni notturni, e, questa settimana il succhia-scuse notturno devo farlo.



Il palazzo in cui lavoro è vecchio; più o meno di 70 anni. Penso che all'inizio fosse un'industria che creava mobili per uffici. È fuori dalla periferia, sepolto all'interno della zona industriale. La notte chiudono tutte le luci tranne quelle nel piano per la produzione, sapete, per risparmiare sull'energia. C'è solo una guardia di sicurezza, me stesso e due altri addetti al servizio clienti. Le chiamate sono poche. Sapete, non lavoriamo vicino ai quartieri comuni. Sono circondato da quintali di mezzi cubi. Non siamo abbastanza importanti da permetterci cubi interi Gli altri due miei colleghi sono seduti nell'altro lato della stanza. Non riesco a vederli molto bene, fino a che uno di loro non si alza per andare al bagno o a fare qualcosa di simile. Siamo tutti mezzi addormentati, non vediamo o siamo realmente a conoscenza degli altri.



Di solito gioco a Solitario. Non nel computer, preferisco le carte. Ma sono sicuro che non ve ne importa più di tanto. Il mio nome è Samuel Roper-Jaukhin. È un strano nome, lo so. Ho 39 anni. Questo lavoro è l'unica cosa che so fare. Ricevo ogni giorno delle chiamate da mia madre, anche se la odio e penso che lei lo sappia. Vivo in un piccolo appartamento. Non ho una ragazza, non ne ho mai avuta una, ma non me ne me importa più.



Questi turni notturni mi stanno scassando. Non vado al bagno perché il corridoio è completamente buio e non si vede un cazzo. So bene che non dovrebbe importarmi di simili cagate da bimbi, ma ho paura del buio. La fine del corridoio è così nera che sembra che nemmeno esista. E quando ero nel corridoio il condizionatore ha iniziato a funzionare. Dall'oscurità della fine del corridoio è arrivato un lamento di come se qualcosa morto da molti anni sia riuscito finalmente a esprimere la sua miseria. Mi sono immediatamente girato e sono ritornato al piano di produzione. Sono rimasto li fino alla fine del mio turno notturno, ignorando quanto mi servisse pisciare.



I miei colleghi si muovono come zombie. Non mi parlano mai e io non parlo a loro. Probabilmente sembro cattivo quanto loro lo sembrino a me.



Come ho detto prima, le chiamate sono poche. Quelli che ci chiamano... sono differenti. Uno strano tipo di persone chiamano la notte. Persone che credono che noi siamo una linea porno, o che ci trattano come se lo fossimo. Persone ubriache, drogate, o entrambi. Persone che chiaramente si masturbano con il suono della mia voce.



Ma questo tizio che mi ha chiamato non era della loro stessa pasta. Il suo nome era Howard, e sembrava un vecchio gentiluomo. Ha comprato un nostro prodotto un paio di mesi fa, e, era un prodotto che la mia compagnia di solito non vuole produrre, ha misteriosamente smesso di funzionare qualche giorno dopo la scadenza dei 90 giorni di assicurazione. Era stranamente freddo quando ci chiamò.



"Voglio dire, non è mica la fine del mondo" ha spiegato, poi. "Ma per essere onesto sento veramente che qualcuno sappia che si stava per rompere tutto. In ogni caso, perché l'assicurazione non è stata fatta per un anno?"



Perché hai pagato trenta dollari per tutto, taccagno.



"Capisco, Howard, Davvero. E ti voglio aiutare. Sfortunatamente non sono nella posizione di potere ignorare la politica dell'azienda. Desidererei che ci fosse qualcosa che posso fare gratuitamente, ma il servizio ora costa il prezzo del nuovo modello, più il trasporto."



Howard sbuffò sonoramente. "Okay. Penso che dovrò conviverci." Suonava annoiato, come se non gli importasse realmente. O che avesse la voglia di chiamare.



"Posso aiutarti in qualche altra maniera, Howard?"



"No, penso di no."



"Okay, grazie per aver chiamato [NOME DELLA COMPAGNIA REDATTO]. Passa una buona serata."



"Anche te. Loro aspettano, e guardano, e noi non vediamo"



Huh?



"Chiedo scusa, Howard, cosa hai detto?"



Ma se ne era andato.



Dopo questa chiamata la stanza sembrava troppo silenziosa. Non riuscivo a sentire i click delle tastiere dei miei colleghi mentre navigavano nel net. La luce era meno luminosa del solito. Magari era un altro stratagemma per risparmiare l'energia, o forse altro; non lo so. L'AC era spenta. La stanza era calma. Cominciavo a sentire di nuovo il bisogno di andare al bagno.



Sono passati mesi dall'ultima volta in cui mi ero avventurato nell'abisso nero che c'era fuori. Deve essere stato in questi giorni qui ma lo scorso anno, e non c'era questa fitta oscurità. Questa stanza aveva una fievole luce, ma almeno era una luce. Invece il corridoio no.



Per qualche ragione il mio discorso con Howard mi ritornò in mente, ma nello stesso tempo, non lo fece. Cosa aveva detto alla fine? Non lo ricordo. Qualcosa sul non vedere. Per qualche ragione l'idea di un viaggio nel corridoio mi sembra peggiore dell'ultima volta. Mi alzai, misi il telefono nel modo "interruzione non pianificata", determinai che ero stupido e che quest'anno avrei fatto 40 anni. Un corridoio scuro non dovrebbe essere una cosa di cui un uomo di 40 anni dovrebbe aver paura.



C'era un rumore di passi proveniente dal fondo del corridoio. Sapevo che non erano i miei, perché erano più lenti. Molto più lenti. Mi fermai. I passi continuarono per qualche secondo dopo che i miei si fermarono, poi non li sentii più. Ora c'era un altro suono.



Qualcosa che assomigliava a una lieve brezza, accompagnata dal muoversi degli alberi. Sussurri. E qualcuno che rispondeva.



Loro aspettano, e guardano, e noi non vediamo.



Mi girai e tornai al piano di produzione. Mi misi seduto con calma, mettendo il mio telefono nel modo "pronto". Non stavo assolutamente andando nel panico. Non ho sentito nessun passo o sussurro. Ho sentito l'eco dei miei passi e il rumore dell'AC mentre si metteva in moto. E questo era tutto.


Il mio telefono iniziò a squillare quasi immediatamente. Trattenni un urlo e risposi alla chiamata.



"Grazie per aver chiamato [NOME REDATTO]. Mi chiamo Samuel. Come posso aiutarla?" La mia voce suonò totalmente calma.



"Samuel." La voce suonò egualmente calma, quasi spenta. Mi era familiare.



"Howard?"



"Ascolta. Mi dispiace che ho chiamato di nuovo. Ma devo sapere se c'è qualcun altro. Qualcun altro con cui io possa parlare. Del mio prodotto. Non posso credere che non ci sia nulla da fare."



La sua voce suonava... innaturale e bizzarra. Come se stesse leggendo da un copione che non aveva mai letto prima, e non ero quello di un attore. Il tono intelligente della sua scorsa chiamata era svanito. Penso di averlo infastidito in qualche maniera.



"Bene, Howard, è tardi" iniziai. "Non c'è nessun'altro tranne me e altri due miei colleghi, e tutti e due hanno lo stesso livello di autorità che ho io." Era tanto per dire, nessuno ha autorità qui." Quindi, attualmente il meglio che posso fare è mettere il tuo reclamo nella coda per il manager, e lui ti richiamerà domani mattina."



"Questo non può aspettare" era la sua risposta immediata. "Il mondo è piccolo e cambia costantemente. Loro guardano, e loro arriveranno presto."



Mi congelai.



Questo era un totale nuovo livello di stranezza. Le parole della scorsa chiamata con Howard mi ritornarono in mente con un flash, e ricordai quanto normale era nella sua scorsa chiamata. Howard era definitivamente uno di quei pazzoidi che chiamavano la sera.



"Guarda, Howard, io... non so cosa dirti. Ho fatto tutto quello che potevo e io..."



"Loro vedono attraverso la realtà, e loro sanno. Loro che si nascondono dietro la vista, quelli che si nascondono nell'ombra e coloro che non ne hanno una. Non hanno nome. Loro hanno tutti un nome. Non li vedi, finché non lo fai. E quando lo fai, non lasciarti vedere."



Con ciò, Howard mi attaccò il telefono in faccia.



Il mio cuore stava pulsando velocemente. La voce di Howard suonava così mortalmente seria, e attraverso il suo tono piatto riuscivo a sentire la paura che provava. I miei colleghi stanno continuando a dormire rumorosamente alla fine della stanza. Perché la chiamata di Howard non poteva capitare a uno di loro invece che a me?



Rimasi tristemente immobile ancora una volta. Questa volta non sono riuscito a dimenticare le parole di Howard. Non ci riuscirei nemmeno se provassi. Quelli che si nascondono nell'ombra e coloro che non ne hanno una. Rimasi davanti al mio telefono. Il reclamo di Howard era ancora aperto sul mio schermo, e c'era anche il suo numero di telefono. Rimasi a fissarlo per un momento. Poi, quando capii cosa stavo facendo, lo chiamai.



Suonò per sempre. Apparentemente Howard non aveva un servizio di risposta. Dopo un po', con un violento stridio, sentii qualcosa che suonava come se Howard avesse alzato la cornetta dalla base del telefono. Cadde a terra con un forte rumore che risuonò nella mia orecchia. Poi, ci fu silenzio.



"Howard?"



Silenzio.



"Howard, sono Samuel dal servizio clienti, Per caso ci-"



"Stanno arrivando."



La stessa piatta voce.



"Chi è che sta arrivando, Howard?"



"Loro conoscono il nostro mondo ora. Le barriere non sono più nel posto in cui dovrebbero essere. Loro vedono. Loro stanno arrivando."



"Howard, devo sapere di cosa stai parlando, cosa sta succedendo? Chi è che sta arrivando?"



"Non li conosciamo. Pensavamo di conoscerli, abbiamo scritto storie su di loro. Ma la verità è peggiore della finzione. Loro sono qui. Loro sono reali. Loro ci guardano. Sono così dispiaciuto, amico mio. Non te lo dovrei aver detto, se non lo avessi fatto loro ora non saprebbero di te. Ma ora... ora..." La voce si interruppe.



"Howard, non mi hai ancora detto che cosa sono loro!" Avevo praticamente gridato all'interno del telefono.



"Non devo farlo. Forse se non te lo dico non riuscirai a vederli. E se tu non li vedi, forse loro ti lasceranno libero. Io non ho avuto questa fortuna."

Ora ero in panico. La stanza stava definitivamente diventando più scura, e il rumore di passi provenienti dal corridoio mi risaltò in mente. Sono pronto a scommettere il culo che li sento di nuovo, ma questa volta più vicini.



"Non puoi iniziare a dirmi una cosa e non finirla!" Urlai. "Perché menzionarli se poi ti rifiuti di dirmi il resto?"



Non disse nulla per un momento, e poi:



"Non posso."



"Cosa, Howard, cosa?"



"Non pos..."



Ci fu più silenzio di prima, poi finalmente:



"Loro sono... QUI!" e la linea cadde.



Mi misi seduto e continuai a fissare lo schermo con il panico che cresceva pian piano. La voce di Howard cambiò molto nell'ultima parola; diventando profonda e rauca allo stesso tempo. Era una voce completamente opposta a quella dell'uomo geniale che aveva chiamato non molto tempo fa, diventando qualcosa di totalmente differente.



Le luci si schiarivano, velocemente, brillantemente. Il monitor si illuminò, le ombre nella stanza si gonfiavano, luccicando e si muovevano a caso. La luce si oscurò di nuovo, avvicinandosi all'oscurità più totale. Qualcosa si mosse nell'angolo del mio occhio, creando un rumore frettoloso. Una lunga ombra illuminata dal riflesso del mio schermo si mosse e gli stavano spuntando delle lunghe braccia. Qualcosa camminò da uno dei mezzi-cubi lontani, fermandosi davanti al mio, e dall'angolo della mia visione potevo vedere che mi osservava.



Rimasi seduto davanti al monitor. Le ombre continuavano a gonfiarsi e a danzare. Non alzai mai lo sguardo. Mi concentrai sulla luce del mio schermo. Qualcosa di grosso era dietro di me. Le ombre circondarono la stanza, e le loro forme si stavano riflettendo per intere nel monitor del mio computer. Sentii un caldo respiro sul mio collo, e mi rifiutai di guardare che cosa lo produceva.


Scrissi nel reclamo di Howard che avevo ancora aperto nel mio pc "Perché? Perché, Howard? Perché loro sono qui?"



Fuori da ogni ragione, delle parole apparvero sullo schermo sotto le mie. "Loro sono sempre state qui. Ma solo ora lo sai. Puoi vederli. E loro ti possono vedere."



Chiusi il suo documento senza nemmeno salvarlo. Non posso aiutarmi da solo, come vedi. C'è qualcosa che mi forza a condividere questa conoscenza. Sono probabilmente nella stessa situazione in cui era Howard. L'unica cosa che posso fare è darvi questi consigli.



Non alzate mai lo sguardo. Non guardate mai attorno a voi. Tenete i vostri occhi su queste parole. Leggetele di nuovo, e ancora, e ancora, dovete farlo. Non controllate gli angoli dei vostri occhi. Se lo fate e vedete qualcosa, sperate che sia solo la vostra immaginazione.



Loro ci guardano. Loro ti vedono, e loro stanno aspettando che tu ti accorga di loro. Se dai a loro un qualsiasi segno, che possa farli capire che tu sei qui, loro verranno per te. Loro ti cancelleranno.



E poi...



E poi...

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