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Era buio. Non vedevo niente attorno a me. Solo oscurità. Un’oscurità che ti avvolge e penetra nel profondo del tuo corpo paralizzandoti. È così che mi ritrovai quel giorno dopo essermi alzato dal letto. Dove ero? Doveva essere la mia stanza ma sapevo che non era così.

Mi misi a camminare cercando una porta, una finestra, una luce. Ma più andavo avanti più non sapevo cosa pensare. La stanza non finiva mai: ero avvolto da oscurità e silenzio. Poi un tonfo. Un rumore sommesso e un suono come di vesti che si urtano. Ero paralizzato. Nessun muscolo reagiva al mio comando mentre il rumore, lo striscio, si faceva sempre più vicino.

Ora i miei occhi si stavano abituando e scorgevo qualche oggetto. Non ne riconoscevo neanche uno. Non ci feci molto caso: ero terrorizzato da quel rumore. Era vicino. Lo sentivo davanti a me. Guardai a terra con una certa riluttanza e vidi quello che non dimenticherò mai.

Una mano si allungava verso di me, una mano putrida, non umana. Più in basso due occhi rossi che mi squadravano e una bocca aperta che urlava. Quella bambina demoniaca si alzò in piedi, mi fissò con quegli occhi, con quella bocca urlava e quelle mani si avvolgevano in torno alla mia bocca. Ero spacciato quando tutto d’un tratto un rumore acuto. Una sveglia! In un batter d’occhio tutto svanì e io mi ritrovai nella mia stanza. È stato tutto un sogno. Con ancora un po' di paura mi alzai dal letto, mi vestii e feci per andare verso la porta quando notai la finestra, era aperta. Ero convinto di averla chiusa la sera prima ma non ci stetti a pensare troppo e mi allontanai andando verso la porta. Dall’altra parte non si sentiva niente, strano.

I miei di solito erano già svegli a quell’ora. Pensai fossero a letto o che fossero andati da qualche parte. Afferrai la maniglia. Era gelida. Feci per chiedermi il motivo ma pensai fosse dovuto al fatto che mi ero appena alzato e il mio cervello non ragionava ancora bene. Toccai di nuovo la maniglia. Era normale. Come avevo previsto era una sensazione momentanea. Iniziai ad abbassare la maniglia… niente, non si muoveva. Poi, ad un tratto la luce di camera mia si accese. Pensai che mia madre stesse per entrare in camera ma, nonostante fossi girato verso la porta, capii che c’era qualcosa di strano. La luce di camera mia non era così forte e questa sembrava arrivasse da ogni parte.

Lentamente mi girai e rimasi senza parole, incapace di pensare. Mi trovavo in una stanza vuota. Bianca e con al centro una luce potentissima che si rifletteva accentuandosi sulle pareti. Faticavo a tenere gli occhi aperti. Per qualche secondo lasciai il mio sguardo a vagare per il vuoto cercando di capire come fosse possibile tutto ciò. Poi, preso da un misto tra paura e incredulità, mi girai verso la porta tentando di scappare, ma non la trovai. La porta era sparita e ora ero chiuso in quella stanza. Un tonfo. Appena lo sentii tutte le mie paure di quella notte si ripresentarono. Mi girai. Era lì. Dall’altra parte della stanza. In piedi che mi fissata con sguardo vuoto.

Una ragazza. Avrà avuto la mia età… un tempo. Vestiva con vesti stracciate, luride e con macchie di sangue. La pelle era tutta lesa, rovinata, putrefatta. La bocca aperta a ghigno con la bava mista a sangue che colava. I capelli erano neri come la pece, crespi e lunghi fino a terra. Era lì. A pochi metri da me. La testa piegata in basso mentre dondolava avanti e indietro. Non sapevo che fare. Era la mia fine. Dietro di me sentivo il muro freddo. Poi, l’essere mostruoso fece un passo. Fu una questione di battito di ciglia e me la trovai davanti, a poco più di dieci centimetri da me. D’improvviso alzò la testa e mi fissò. Sentii le forze che mi abbandonarono, mentre una mano si avvicinò.

Quegli occhi mi impedivano ogni movimento, ero terrorizzato ma al tempo stesso non sentivo niente. La mano era sul mio petto, continuava a spingere. Sentii un formicolio e la mano iniziò a ritirarsi. Stringeva in mano qualcosa. Poi lo vidi. Era un oggetto rosso, grande poco meno del mio pugno. Emetteva un rumore che pian piano si affievoliva. Sembrava il suono di una batteria. Lei mi mise il pugno davanti. Aprì la mano e mi mostrò l’oggetto. Era un cuore. Il mio. Non so come fosse possibile ma non ero ancora morto, sarebbe stata una questione di secondi. Forse era lo sguardo che mi impediva di abbandonare quel mondo. Dopo avermelo mostrato prese il cuore, lo sollevò in alto e lo divorò in una sola volta.

Poi, così come era venuta, scomparve. Appena il suo sguardo svanì caddi a terra. Ero morto.

Quell’essere mi aveva portato via la mia vita, il mio cuore.  



Un brutto risveglio






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