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Un Giorno Perfetto

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Quello sì che poteva essere definito un giorno perfetto, senza alcun dubbio. Il sole che splendeva sulle strade della città rendeva la giornata più gradevole, e l'armonia che regnava quella mattina trasformava anche il peggiore dei pensieri in un dolce e amorevole desiderio. Era come se tutto il male del mondo fosse sparito, in un singolo giorno di sole.

Un ragazzo dall'ottimo aspetto, col sole in viso, se ne stava a passeggiare spensieratamente per le vie della città, senza una meta ben precisa. Attraversava le strade col sorriso stampato in faccia, come un turista dedito a visitare la città dei suoi sogni, nonostante egli abitasse in quel luogo dalla nascita.

Camminava, forse rifletteva, ma una cosa era certa: quel ragazzo amava tutto ciò che c'era attorno a lui. Nulla poteva rovinare l'armonia che trasmetteva quella calda mattinata. Nulla.

Mentre se ne stava indifferente e continuava il suo cammino, l'attenzione del ragazzo cadde involontariamente su una giovane studentessa, bella come il sole, come quel sole che spaccava le pietre in quel giorno, oserei dire, sinfonico. «Le porgo i miei più sinceri complimenti, signorina, lei ha una bellezza fuori dal comune.» disse il giovane, attratto da cotanto fascino.

«Grazie mille! Io sono Mila, piacere.» replicò la donzella, lusingata.

«Io sono Joe.»

«Ciao, Joe! Passeggiamo insieme?» propose di colpo Mila, lasciando di stucco il ragazzo.

«C-certo, sarebbe ottimo!» rispose con piacere il giovane Joe.

Entrambi intrapresero una piacevole camminata, conseguita da un'altrettanta gradevole chiacchierata. Fu come un colpo di fulmine, tra i due subito ci fu affinità.

Passarono qualche ora insieme, fin quando il sole non stava quasi per calare, dando spazio alla splendente luna, pronta a sorgere per offrire nuove sfumature di luce a quella giornata.

«Oh, ci siamo lasciati prendere troppo la mano. Che ne dici di accompagnarmi a casa, Joe?»

«Certamente, Mila.»

Joe prese la mano di Mila, e insieme stavano per dirigersi verso l'abitazione della ragazza, non lontana dal punto in cui si erano fermati.

Da lontano Joe intravide il viale in cui viveva la sua nuova amica, e un brivido percorse la sua schiena. Era come se avesse paura di entrarci.

«A-abiti lì?» con voce tremante domandò.

«Sì, perché?» chiese Mila, curiosa.

«N-nulla, proseguiamo.»

Non appena essi varcarono quella strada, ciò che stava attorno a loro iniziò lentamente a perdere colore. I fiori appassirono e si udivano urla strazianti in vicinanza. Ombre, bambini demoniaci e mostri di ogni genere stavano per raggiungere i due ragazzi.

«Tranquillo, qui è normale. Porgimi la mano e non aver paura.» rassicurò Mila.

«COSA CAZZO SUCCEDE?! Cosa sono questi mostri?!» urlò Joe, terrorizzato.

«Silenzio. Più urli, più loro si avvicinano a te. Continua a camminare tenendomi la mano, vedrai che tutto filerà liscio.»

Quei mostri tentavano di raggiungere Joe, ma in qualche modo venivano deviati, come se Mila emanasse un'aura di bene in mezzo a tutto quel male.

Il buio calò su quel viale dove la ragazza diceva di abitare, e il terrore prese il sopravvento tra le emozioni del povero Joe.

Dalle mura dei palazzi malandati fuoriusciva del sangue, e alcuni cadaveri di bambini erano ammassati di qua e di là. In quei pochi metri, Joe conobbe l'inferno.

Arrivarono all'abitazione di Mila, mentre dietro di loro quei “mostri” continuavano ad urlare, straziati.

«Bene, siamo arrivati,» esclamò Mila, «Finalmente.»

«Ti prego, non farmi del male.»

«Non ti farò del male. Finché mi terrai la mano, quei mostri non potranno sfiorarti. Se, per caso, mi lasciassi andare, ogni tua speranza andrebbe persa, e loro ti divorerebbero subito.»

«Allora ti terrò la mano per sempre.»

«Ma... io devo andare.»

«Fammi entrare in casa, ti prego...»

«Casa? Quale casa?»

«La tua, questa!» disse con toni alti, indicando la porta che si trovava dinnanzi a loro.

«Ah, ma questa non è la mia casa.» rispose Mila, aprendo la porta. Una bambina dal viso pallido e sanguinante si presentò oltre la soglia della casa, mentre dietro di lei non v'era altro che buio.

Joe cominciò a piangere.

«Sono terrorizzato, ti prego... dimmi che succede, dimmi di chi è questa casa!»

La bambina iniziò ad urlare. Urla che straziavano le orecchie di Joe, che si accasciò in ginocchio.

«AAAH! Falla smettere!» urlò, piangente e straziato. «DOVE SONO?! CHI SEIII?!»

Del sangue fuoriuscì dagli occhi di Mila. Una ferita sulla sua pancia apparve all'improvviso, permettendo agli organi interni di venire fuori.

Joe prese a vomitare.

«Non ricordi?» domandò Mila, lasciando lentamente la mano del povero ragazzo. «Qui è dove hai ucciso tutte le tue vittime, me compresa.»

I mostri divorarono Joe, facendogli patire atroci sofferenze, come meritava."

Queste sono le pene che un assassino sconta ogni giorno della sua vita, quando i fantasmi escono dalla sua testa e iniziano a manifestarsi.

Un dolore così forte da distruggere qualsiasi mente, facendo impazzire chiunque.


Non ne posso davvero più di tutto questo.

Che quei fantasmi divorino la mia anima, ponendo fine alle mie sofferenze.

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