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E il 22 Marzo 2012, e per qualche motivo l'aria sembrava più calda del solito a casa Rovatti; nonostante la primavera fosse appena arrivata faceva un tempo d'estate e gli abitanti di quel piccolo appartamento stavano attaccati ai ventilatori come il muschio sulle rocce.

In particolare, in una piccola stanza situata nel soppalco della casa, Lorenzo, 21 anni, tentava lo studio della fisica; se il binomio caldo torrido e dimostrazioni impossibili non vi farebbe impazzire consideratevi fuori dalla norma o, di certo, non come Lorenzo, che sudando sul libro decise di porre fine a quello strazio prendendo quel manuale e gettandolo sulla parete alla sua destra della stanza: “Non si può!” esclamò “Ho bisogno di fresco! Fresco!” e corse immediatamente giù dai suoi genitori. “Ma' io non ce la faccio a stare in città, vado in paese per questo fine settimana!” la madre rispose: “E per lo studio? Ce la farai a darti fisica?” “Si, si, ce la faccio senza problemi, ma per adesso ho bisogno di rilassarmi un po', posso usare la casa della nonna?” “Per me non c'è problema, ma fai attenzione a rimettere tutto a posto, e non scordarti luce e gas accesi!”. La madre sapeva che Lorenzo se lo sarebbe ricordato, oramai era da anni che in alcuni momenti andava in un paese in montagna, terra natia della madre, per andare a rilassarsi, specialmente d'estate, e quella temperatura gli sembrava adatta per l'occasione.

“Però un po' mi secca andarci solo” pensò “chiamerò Alessandro e vedo se gli va di venire con me”.

Alessandro era un ragazzo un po' particolare e fuori dal comune; un virtuoso della musica e amante della filosofia che aveva sempre avuto tra le idee più geniali per passare il tempo, ma sopratutto, come Lorenzo, era appassionatissimo di videogiochi retrò. Lorenzo prese subito il telefono e compose il numero dell'amico; il telefono squillò per alcuni secondi, dopodiché qualcuno rispose: “Pronto?” “Ale!” urlò Lorenzo “Ho voglia di andare nella casa in campagna domani pomeriggio e rimanerci fino alla fine del weekend, che ne dici di rispolverare il buon vecchio SNES e fare due giorni di puro nerdismo?”, non passò molto tempo, Alessandro rispose quasi immediatamente: “E lo chiedi pure? Domani pomeriggio alle 16 da te!”

L'indomani Alessandro si presento sotto casa di Lorenzo con uno zaino con qualche vestito e ricambio, stessa cosa per Lorenzo, che non appena vide l'amico si precipitò sotto casa con una tracolla riempita similmente.

Il paese stava a un'ora di distanza dalla città in pullman e per arrivare alla casa ci volevano solo 20 minuti dalla fermata. Il viaggio fu privo di emozioni particolari, erano abbastanza abituati a fare quella strada, quando volevano isolarsi da tutto e da tutti andavano lì, e negli anni erano riusciti ad accumulare un buon numero di console e giochi in modo da passare il tempo senza annoiarsi.

Una volta arrivati in paese, passarono dal piccolo mercato per far provviste, nulla da cucinare o da prendere con le posate, solo stuzzichini da ingurgitare tra un round e l'altro. Arrivarono nella casa in campagna alle 19 circa.

Era un piccolo edificio a due piani con una cantina che andava sottoterra. Nel primo piano c'erano la cucina, un bagno e un piccolo salotto; nel piano di sopra, due camere da letto e “La Stanza”, così chiamavano un piccolo camerino dove era montata una vecchia TV con collegamenti in analogico e scart, e dove tenevano tutto ciò di retrò che avevano rimediato negli anni. Erano presenti oltre ai comuni NES, SNES, Sega Mega Drive e Master System anche dei sistemi un po' più rari come un atari 7800 e un Dreamcast, l'unica console di generazione avanzata che tenevano.

Non passo molto dall'entrata in casa che attaccarono il contatore della luce e del gas e si buttarono immediatamente dentro la Stanza; una volta dentro collegarono il SNES e misero Street Fighter II. “Chi vince decide il prossimo gioco!” urla Alessandro, “Si, come no, poi appena perdi dici, al meglio di tre!, e decidi tu lo stesso...” dice Lorenzo imitando la voce dell'amico. La partita la vinse Lorenzo con un bel Spinning Piledriver di Zangief su Guile. “Decido io! Non mi interessa nulla!” e blocco la bocca di Alessandro prima che potesse controbattere.

“Oggi si gioca all'Commodore 64!” disse Lorenzo con eccitazione. Il Commodore fu il primo computer a cui avesse mai giocato, era di suo padre e fu lasciato in quel camerino da prima che i due amici cominciassero a riempirlo; fu quella console a ispirare Lorenzo a creare questo piccolo paradiso videoludico.

“Beh” sospirò Alessandro “A cosa devi giocare?”. Con la luce nei propri occhi Lorenzo usci fuori una scatola piena tra audiocassette e floppy disk, i vecchi floppy disk, quelli enormi e molli, tutti giochi per il C64. “C'è così taaaanto da scegliere, non so con che cosa iniziare, hmmm... forse potremmo provare qualche gioco che non ho mai visto! Alcuni di questi mio padre non me li faceva toccare, e siccome decidevi sempre tu cosa fare non ho mai avuto occasione di provarli”.

Tra tutti i giochi, Alessandro ne notò uno, che a differenza degli altri era inscatolato: “Proviamo quello lì!” e prese il gioco. Era una scatola rettangolare piuttosto rovinata che conteneva un floppy e il manuale del gioco, ovviamente tutto in inglese. “Il titolo non si legge bene, e il manuale sono solo 2 pagine di parole senza senso... Sei sicuro di volerci giocare?” disse dubbioso Lorenzo, “Ovvio, potremmo avere tra le mani un gioco di cui nessuno ha mai sentito parlare! Non sei curioso?”. Come dire di no, Lorenzo in realtà era tanto curioso quanto Alessandro, anche perché non ricordava di aver mai visto giocare il padre a quel gioco.

Fortunatamente il C64 era tutto su una tastiera e montarlo fu abbastanza semplice. Inserito il floppy passò un po di tempo di caricamento, con colori che brillavano sullo schermo e rendevano la stanza colorata di varie tonalità, dopo di che spuntò una scritta “INSERT CODE M:23”. “Ah!” esclamò Lorenzo “Classico, sistema anti-pirateria, mi basta cercare nel manuale la parola che corrisponde ad M23”. Il manuale effettivamente aveva una griglia su cui erano riportate delle parole per ogni lettera e numero, cercò le corrispondenti per M:23 le quali erano “Nail Boar”.

Con molta delusione da parte dei due, si scopre che era un'avventura con solo testo.

“Ah, che palle, io vado in bagno, dimmi se hai trovato qualcosa”. Si sentirono i passi di Alessandro che scendevano la scala per il piano terra.

Nello schermo nel frattempo era spuntata una scritta, tradotta c'era scritto: “Stai per entrare in un mondo di infinito terrore e mistero, sei pronto? Y/N” Lorenzo digito “Y” e spuntò un'altra stringa di testo: “Dovrai pagare un tributo per entrare, sembra che abbia trovato qualcosa che fa al caso nostro. Vuoi consegnarmi il tributo? Y/N” digitò di nuovo “Y” ma nel momento esatto in cui lo fece saltò la corrente lasciando tutta la casa al buio. “Oh cazzo!” Lorenzo cadde dalla sedia battendo leggermente la testa a terra: “Ahi ahi” mormorò toccandosi la nuca. “Ale! Non vedo nulla, provo a prendere il cellulare e ad accendere la torcia”. Frugò tra le tasche e trovò l'oggetto, accese la funzione torcia e si girò intorno per vedere se era tutto a posto.

“Ale! Ale! Ci sei?” gridò nel frattempo che girava per la Stanza, provò ad entrare nella camera da letto per cercare Alessandro, notò che il cellulare diceva che erano le 23:12.

La ricerca nella camera da letto fu inutile, come quella nell'altra più piccola, decise quindi di scendere le scale quando sentì un brivido di freddo sul collo, girandosi improvvisamente cominciò a scrutare dietro di lui, pensando che potesse essere Alessandro che gli giocava un brutto scherzo. Non vide nulla, stufato decise di scendere direttamente in cantina a riattivare il contatore della luce; scese le scale e aprì la botola per la cantina. Il pavimento in legno risuonava ad ogni suo passo e il silenzio e il buio amplificavano il rumore in maniera inquietante. Arrivato al contatore abbassò e alzò la levetta riaccendendo la corrente, in quel momento si rese conto di avere le dita leggermente bagnate, avvicinò la mano alla luce e vide che erano ricoperte di un liquido denso giallastro. Osservò meglio il contatore e notò 2 grandi L dipinte sul contatore e la parete vicina. “Oh, è vernice...” l'odore diede un ulteriore conferma “Sembra dipinto da poco, che cosa sta succedendo?” cominciò ad avere paura.

Risalì di corsa le scale avvicinandosi alla botola, la aprì e si ritrovò nella parete di fronte a lui un'altra lettera, H. Improvvisamente un rumore in cucina lo fece sobbalzare “Che cazzo è stato!?” Pensò; lentamente si sporse dalla cornice della porta che collega alla cucina per vedere cosa avrebbe potuto causare quel rumore. Con la luce spenta scrutò un poco la stanza prima di notare la finestra che affaccia fuori.

C'era qualcuno, e lo stava guardando. Ritornò dietro la parete e prese il cellulare con le mani tremanti. Voleva chiamare la polizia. Compose il numero ma non sentì nulla; girò il telefono per guardare lo schermo e notò che il cellulare non aveva campo. “Stupide montagne!” urlò sotto voce Lorenzo mentre provava ancora ad ascoltare se sentiva altri rumori o il suono della voce di Alessandro.

Pochi secondi dopo senti un suono sordo che proveniva dal piano di sopra. Con il cuore in gola decise di salire a controllare, se fosse andato bene sarebbe stato Alessandro altrimenti... non sapeva cosa aspettarsi. Salì le scale lentamente senza fare rumore, aveva paura che qualcuno poteva essere entrato, arrivato al piano di sopra vide una luce fioca che usciva dalla Stanza. Una volta entrato notò lo schermo TV acceso e la pagina dei comandi blu/viola del C64, tuttavia non fu la TV ad attirare la sua attenzione, bensì una lettera E, gialla, dipinta sulla parete opposta alla TV. Gli si raggelò il sangue, si girò e osservò meglio lo schermo. C'era una stringa di testo nella schermata, in inglese diceva: “Indovina dove ti trovi? :|” C'era ancora spazio per scrivere qualcosa... L'anagramma era così basilare che lo avrebbe capito anche un bambino di 3 anni, LLHE... HELL... Lo scrisse di fianco alla stringa e premette invio.

In quel momento le luci si accesero, Lorenzo si girò di botto e dietro di lui vide Alessandro, con un sorriso da idiota sul volto che lo guardava compiaciuto.

“Fatto paura?” disse ridacchiando l'amico. “Cosa...? Cosa...?” a Lorenzo mancavano le parole, non capiva cosa era successo. “Ahahahah, sei pallido come la morte! Forse ho esagerato un po', me la stavo pensando già da tempo uno scherzo così!”. Lorenzo si rese conto dello scherzo dell'amico. “Sei un coglione! Mi hai fatto cacare sotto! Che poi c'era bisogno di sporcarmi la casa di vernice?” Gridò Lorenzo mentre provava a prendere Alessandro per picchiarlo. “E una vernice che si toglie con l'acqua, non ci metto nulla a toglierla, non rimane neanche una macchia!” diceva Alessandro mentre correva e ridacchiava di continuo. “Come ti è venuto in mente?” chiese Lorenzo, Alessandro rispose “Avevo comprato questo gioco da internet qualche mese fa per giocarci insieme, poi però ho pensato che avrei potuto farti uno scherzo per rendere l'esperienza più spaventosa, quindi ho organizzato questa piccola messa in scena. Volevo farlo d'estate ma siccome mi hai chiamato ora e avevo già tutto ho deciso di fartelo subito” “Wow, il gioco, la vernice, i rumori, quindi sei stato tu a staccare la luce invece di andare in bagno” “Esatto!” “Anche quando sei uscito fuori a guardarmi dalla finestra... mi hai fatto morire lì!” Lorenzo vide lo sguardo di Alessandro crucciarsi in una smorfia di domanda: “Di che parli? Non sono mai uscito fuori dalla casa”. A Lorenzo sembrò che gli si fosse fermato il cuore, non se lo era immaginato qualcuno lo stava guardando davvero dalla finestra, ma se non era Alessandro allora... “Presto, prendi lo zaino e andiamo in città, non voglio stare qui un minuto di più”, disse velocemente Lorenzo mentre metteva le poche cose uscite fuori dallo zaino nuovamente dentro. “Ti ho fatto spaventare così tanto?” ridacchiava Alessandro. “No” disse Lorenzo “Mentre ero al piano terra ho visto un tizio che mi guardava dalla finestra, non me lo sono immaginato, io vado in paese a parlare con la polizia!” Detto questo usci dalla Stanza ma si ritrovo un uomo davanti. Non fece in tempo a parlare che qualcosa lo colpi dritto al cuore e si accascio per terra mentre spruzzi del suo sangue sporcavano la felpa nera dell'uomo di fronte a lui. Negli ultimi attimi di coscienza vide l'uomo tagliare la gola ad Alessandro, zampilli di sangue rosso scuro macchiarono le pareti e i giochi sparsi per la stanza... dopo... il nulla...

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