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Questa storia comincia con un’informazione piuttosto banale. Nell’era della telefonia digitale, l’autore ammette di possedere uno smartphone, per quanto malandato esso sia. Per chi non lo sapesse, uno smartphone consente di scaricare delle applicazioni, siano esse giochi, strumenti particolari o collegamenti a siti per computer adattati per il cellulare, tramite un apposito negozio. L’App Store, per l’appunto. Tutto quello che serve è una linea a internet, ovviamente.

Non sono un vero e proprio appassionato di questo genere di apparecchi, ma ho dovuto abituarmi anch’io all’andazzo dei tempi, e ammetto che ho pure cominciato ad appassionarmi ad alcuni giochi, specialmente quelli semplici e tuttavia divertenti come quello di cui sto per parlare. Si tratta del famoso “Benji Bananas”, un gioco consigliatomi da alcuni miei amici e che negli ultimi tempi ha scalato le classifiche dei download conquistando milioni di persone. In sintesi, il gioco consiste nell’aiutare una simpatica scimmia di nome Benji, che sfida i pericoli della giungla lanciandosi di liana in liana per soddisfare i desideri della sua bella. Dopo un po’ di difficoltà iniziali, diventai un vero e proprio maestro e in meno di due giorni avevo già completato parecchie delle missioni che di volta in volta appaiono sulla schermata a fine gioco.

I miei guai cominciarono una sera quando, superata l’ennesima missione, apparve una slide dove Benji e sua moglie litigano, e la moglie sembra arrabbiata al punto da non volerlo nemmeno guardare in faccia. Appresa questa notizia, che per inciso non mi faceva né caldo né freddo dato che evito sempre di immedesimarmi troppo in questo genere di giochi, volli fare un’altra partita prima di andare a letto. Il gioco si caricò immediatamente come al solito e, come al solito, comparsa la scritta “touch here” che rappresentava il lasciapassare per l’inizio delle danze, cliccai sullo schermo del telefono per “lanciare” Benji sulla prima liana. Staccai il dito dallo schermo non appena la liana fu abbastanza in alto, così da poter ottenere un salto di maggiore durata, ma nonostante ciò la scimmia non si decideva a staccarsi dalla liana, lasciandosi penzolare prima fino a compiere un giro completo, poi fino a quando non si esaurì l’energia cinetica e cominciò a penzolare appesa solamente per inerzia. Ero piuttosto perplesso.

Decisi di riprovare, sicuro che fosse un bug temporaneo, qualcosa per cui era stupido anche pensare di preoccuparsi, ma niente fa fare. Non c’era verso di far muovere quella dannata scimmia dalla prima liana. Stava lì, penzolante, quasi pensosa… Che idiozia. Un videogioco che pensa, e che agisce per conto suo, ma quando mai. La batteria era quasi scarica, in quel momento comparve l’avviso che era al di sotto del 15% della sua carica, per cui decisi che quella poteva essere una buona scusa per spegnere il cellulare, rimandando ogni dubbio al giorno seguente. Il sonno porta consiglio, di solito.

La mattina dopo non avevo scuola, era stato annunciato uno sciopero degli insegnanti e la maggior parte dei docenti del mio liceo aveva deciso di aderire, per cui ero libero di fare quello che volevo. Svegliatomi verso le dieci avevo quasi dimenticato l’accaduto, ma quando presi in mano il cellulare per riaccenderlo il pensiero di quello strano bug mi attraversò il cervello come una freccia attraversa una mela matura, per cui la prima cosa che feci quel giorno fu giocare a Benji Bananas. Feci per cominciare una nuova partita, quando prima di iniziare apparve una nuova slide che prima d’ora non avevo mai visto né sul mio telefono né su quello dei miei amici più avanti di me nel gioco. Benji era solo, sua moglie era sparita lasciando una casa disordinata e un biglietto d’addio. Decisi che era tempo di finirla con quella storia, e non mi soffermai più di tanto sull’immagine. Quando cominciò la partita, tuttavia, al posto del solito “touch me”, c’era una nuova affermazione: “don’t touch me!”. Non toccarmi. Cominciavo davvero a preoccuparmi: che succedeva a Benji?

Chiusi il gioco, ragionevolmente scosso, e per tutta la mattina non aprii quell’applicazione per timore che la storia continuasse. Accadde invece che la storia continuò, e il proseguo arrivò subito dopo pranzo. Mi chiusi nella camera da letto dei miei, deciso a chiudere per sempre quella storia sin troppo inquietante per i miei gusti. Cominciata la nuova partita, ecco la nuova slide. Ormai me l’aspettavo. Benji era sdraiato su un divano nello sfondo di casa sua, con un’espressione sofferente e una bottiglia opaca e vuota retta dalla mano destra. Stavolta però sembrava essere tutto ok, e la scritta col dito in fondo a destra apparve come al solito. Ero rincuorato, potevo ricominciare a giocare come prima. La scimmia si lanciò sulla prima liana, e subito notai che le cose in realtà non si erano ancora risolte. Il telefono sembrava rispondere con ritardo ai comandi, come se non capisse bene gli ordini. Benji scivolava di liana in liana, pericolosamente vicino al terreno, ma non riuscivo a salire come si deve. Eppure era solo il primo livello, e il mondo con le liane scivolose è il sesto!

Arrivato ai duecento metri riuscii finalmente a fare un “perfect swing”, innalzandomi un bel po’. Durante la discesa cercai di afferrare un’altra liana per dimostrare a me stesso che l’impressione che Benji stesse male era, appunto, solo una mia impressione, ma non era così. Premetti il dito sullo schermo non appena arrivai nei pressi della prossima liana, e subito dopo osservai nitidamente la scimmia mancare la presa, precipitando al suolo senza che potessi fare nulla per fermarla. Attesi che spuntasse il classico menù con gli oggetti che appariva sempre a fine gioco, ma al posto di questo c’era un’altra slide. Benji era ferito, sporco di terra e sangue, e implorava aiuto.

Furono i suoi occhi a colpirmi di più. Puntavano dritti nella mia direzione, come se la scimmia potesse guardare al di là dello schermo. Non potei fare nulla, se non premere sul tasto “avanti”, apparso in quel momento. Altra slide: sul corpo ormai privo di sensi di Benji c’erano i primati della Rescue Squad, uno dei potenziamenti che avevo acquistato durante il gioco, che trasportavano il corpo di Benji su una sorta di barella fatta con stecche di bambù e foglie. Avanti, di nuovo il tasto. Adesso Benji era sdraiato sul letto di quello che poteva essere un ospedale, con un nugolo di scimmie in camice da dottore chine su di lui che lo studiavano e diverse apparecchiature. Tutto era molto, troppo confuso. Ormai ero del tutto ipnotizzato da quel gioco, premetti ancora avanti. Nuova slide. I medici erano spariti, adesso c’era solo il corpo della povera scimmia sdraiata sul letto, e un elettrocardiogramma piatto sullo schermo al suo fianco. Premetti di nuovo avanti, e il gioco si chiuse da sé.

Sul momento, l’unica cosa a cui pensai era che avevo ucciso Benji. So che può sembrare assurdo, forse anche ridicolo, ma era così. Non ci misi molto a ricostruire l’accaduto e a interpretare le varie vignette. Mollato dalla moglie, Benji era caduto in depressione e, da degno progenitore del genere umano, si era rifugiato nell'alcool per consolarsi. Ubriaco e incosciente, sotto la mia guida aveva deciso di farsi un giro per la giungla, nonostante i suoi riflessi fossero condizionati dalle precedenti bevute. Il resto ricostruitevelo da voi, non c’è bisogno di molta immaginazione. Di questa storia non avevo mai parlato a nessuno, prima d’ora, e non lo farò mai più. Ovviamente provai a riaprire il gioco in seguito, ma l’applicazione mi segnalava un errore sconosciuto… Sconosciuto al telefono, ma io sapevo benissimo cosa era successo. Ho disinstallato “Benji Bananas” dal mio smartphone da un po’ ormai, adesso aspetto solo di cancellarlo dalla mia memoria.

Written by: Morlas.


BenjiBananas





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