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Creepypasta Italia

Troppo Rumore

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Siamo arrivati abbastanza tardi, ma mai è troppo tardi per feste come questa. Feste che rovinano la persona che diventeremo, feste che rimarranno incise come sfregi acidi nel cervello e nel fegato.

Pagare l'ingresso non è altro che un leggero fastidio.

Scostiamo le tende rosso violenza che coprono l'ingresso, facendo da confine tra il mondo vero e quello allucinato che sta all'interno. La musica è fantastica.

Probabilmente piace tanto perché ricorda i primi suoni che abbiamo udito nella nostra vita, quando solo la placenta ci separava dal battito incessante e assordante del cuore materno.

Perdo presto di vista quelli che mi hanno accompagnato fino a qui, ma non è importante, ci ritroveremo tutti, prima o poi, nel mondo vero.

Luci, colpi duri e caldi ai bulbi oculari e alla retina che sta sul loro fondo. Chiudere gli occhi non serve, aumenta solo la violenza delle luci stroboscopiche che scavano e scavano, fino ad aprirsi la strada verso la corteccia visiva e infine alla coscienza, distruggendola come esperti artificieri.

C'è clima di esplosivo e polvere da sparo.

Mi si avvicina una ragazza.

Non sono sicuro di conoscerla, e come sempre, non importa. Il bacio è secco, la sensazione è di cartone ruvido e dal sapore di alcool. Un serpente ubriaco nella mia bocca, abbandonata la quale si getterà certamente in altre caverne secche e calde.

È l'alcool che secca la bocca. Bere aumenta la sete.

Nel caos di luci, nell'incoscienza generale, mi siedo su un divano. È morbido, umido, nero. Non riesco a togliermi dalla testa la ragazza dai capelli neri che mi fissava tra i corpi ammassati e vibranti.

Cazzo, non le vedevo la faccia, ma mi fissava.

Meglio riposare, ora.

È facile, qui dentro, sprofondare in un semi-sonno comatoso nell'indifferenza generale. Ma ogni volta che le palpebre si chiudono abbastanza a lungo la non-faccia (solo capelli neri) arriva a disturbarmi. Vorrei dormire. I capelli me lo impediscono. Mi alzo ed è ancora lì, che mi fissa. Mi volto, due ragazze separano le reciproche lingue umide come un sipario, e dietro ancora capelli neri. Capelli neri sul pavimento, si arrotolano intorno alle caviglie e mi impediscono di camminare. Non posso far altro che ballare sul posto, sperare che qualcuno noti le catene lisce e bagnate di sudore che mi bloccano a terra. Facendosi strada tra i danzatori scoordinati, si sta avvicinando.

Cosa fare, se non attendere ballando?

E quando infine si trova di fronte a me, bella, macerata e orribile sopra ogni cosa, cosa fare se non urlare?

Nessuno mi sente.

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