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Sono alla centrale di polizia ormai da una settimana e mezzo dall’accaduto, seguito da psicologi e medici. Da quello che ho capito, ho avuto un attacco di paura che mi ha portato a sfondare una porta, picchiare i miei familiari e purtroppo cadere dalle scale sbattendo inevitabilmente la testa.



Mi stavano riempendo di psicofarmaci con lo scopo di farmi dimenticare, ma al massimo scordo qualche particolare di ieri o dell’altro giorno, di quelle sere ricordo ogni cosa.



È iniziata un'incessante pioggia esattamente la notte del primo febbraio 2012 ed è durata per undici giorni. Per l’anno nuovo chiesi ai miei di allestire una camera per me in mansarda; non avevo più voglia di stare in camera con mio fratello più piccolo e tantomeno volevo stare in camera con mia sorella più grande.



Da subito mi accorsi che dalla mansarda, anzi dalla mia nuova camera, si sentivano numerosi rumori, di qualsiasi genere.



La notte in cui iniziò a piovere sentii lo strano rumore che fa la pioggia quando scende per il tetto e percepii inoltre un ticchettio, ritmico, provenire da fuori, almeno così mi sembrò.



Sia la seconda che la terza notte continuavo a percepire il ticchettio, pensando ad una perdita o ad un qualche oggetto portato a sbattere dalla pioggia.



La quarta notte qualcosa cambiò. Quel rumore non era più ritmico e scandito, ma era caratterizzato da colpi forti e colpi deboli, e da alcune pause. Era abbastanza fastidioso, ma riuscii comunque ad addormentarmi.



La quinta notte venni nuovamente svegliato dall’irregolare battito, che pian piano cresceva sempre più di tono finché non udii un forte colpo, che svegliò tutti a parte il fratellino. Ci precipitammo in salotto, accendemmo le luci e perlustrammo ogni singolo oggetto, sperando di trovar qualcosa di rotto nel pavimento.



Intanto mia madre andò a prendere il piccolino, preoccupata che fosse successo qualcosa a lui. Ma nulla. Nulla fuori posto. Così ci riprendemmo un attimo e andammo a dormire.



Purtroppo la sesta notte si ripetè il fatto e non trovammo ancora nulla di strano, il che ci spaventò molto.



Prima di andare a letto però, mi resi conto che il colpo quella notte proveniva dal bagno di sopra. Così appena tutti andarono a letto, controllai che la finestra o il balcone fossero ben chiusi. Erano a posto.



La particolarità del mio bagno è che ha due specchi che si guardano e che per una ventina di centimetri si riflettono l’un l’altro creando quella sorta di infinito. Il bello è che se provi a metterti nella giusta angolazione riesci a vedere interamente i due specchi che si riflettono senza il tuo riflesso che blocca la visuale.



Quella sesta notte ci provai di nuovo, spinto da non so quale curiosità. Intravidi, nel quinto specchio riflesso, una sagoma candida, in basso a sinistra, alla mia sinistra. Sembrava essere una porzione del mio braccio, quindi provai a muoverlo ma essa si spostò in modo differente da come mi ero mosso io. Disturbato lasciai il bagno e andai a dormire.



La settima notte ancora il forte colpo, questa volta ero sicuro provenisse dal bagno così aspettai che i miei tornassero a letto, accesi la luce ed entrai, chiudendo la porta.



Mi misi nel solito angolino e guardai lo specchio. Questa volta notai che la candida sagoma era impressa nel quarto specchio riflesso. Spostai il braccio, lo alzai e lo guardai muoversi in altre direzioni. Guardai la mia mano e successivamente lo specchio.



La candida sagoma era riflessa nel terzo specchio. Cercai quindi di non farci caso, ero fuori di me e andai stupidamente verso la finestra per controllare se fosse chiusa.



Ma quando tornai nell’angolino la sagoma era nel secondo specchio, e sulla destra, alla mia destra, intravidi due parole, indecifrabili. Avevo in tutto il corpo una forte sensazione di paura mista ad ansia e non avevo la lucidità e il coraggio per interpretarle.



Mi voltai verso lo specchio dietro di me, ma non c’era nulla. Mi rivoltai verso lo specchio davanti a me.

La candida sagoma era al primo specchio. E come sovraimpresse alle precedenti, c’erano altre due parole.



Riuscii a leggere la prima, “NON”. Intuii l’altra parola.



OᗡИAVIЯЯA OTƧ

ITЯAT⅃OV ИOИ

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