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Erano le tre del mattino di una fredda notte di settembre. Il tempo era pessimo e risultava molto difficile vedere più in là del proprio naso, a causa della forte pioggia che picchettava con violenza sulle finestre e creava una fitta cortina prima bianca poi trasparente, che impediva alla vista di spaziare. Il vento colpiva con violenza gli alberi spogli, e i rami nudi, simili a lunghe braccia ossute e contorte, si colpivano a vicenda dando origine a inquietanti rumori. Jake, un giovane ragazzo di 17 anni, biondo e con dei profondi occhi blu scuro, era uscito dalla casa di uno dei suoi amici dopo aver partecipato ad una festa, alla quale dovettero trascinarlo con la forza poiché lui, nonostante il carattere gentile e amichevole, non era amante delle feste e tantomeno della gente che vi partecipava. Erano tutti così maledettamente idioti. Lui aveva accettato di andare solo per una ragione: andava o rimaneva a casa, completamente solo, e la cosa che lui odiava più di tutte, persino più delle feste, era la solitudine. Le sue riflessioni furono bruscamente interrotte dalla luce di due fanali, decisamente troppo grandi per essere associati ad una macchina, e infatti non appena l'origine di quella luce fu abbastanza vicina per essere identificata attraverso la pioggia, il ragazzo scoprì che i fari appartenevano ad un autobus che proprio in quel momento si era fermato davanti a lui. Tutto ciò era molto strano poiché non c’erano fermate nelle vicinanze ed erano le tre di notte...nessun autobus circola alle tre di notte, e tantomeno sarebbe venuto proprio in quel quartiere sperduto e un po' malfamato. Nonostante la luce accecante dei fanali che squarciava la notte e la fitta coltre di pioggia, Jake riuscì a leggere sulla fiancata del veicolo una scritta rossa, contornata da un bordo arcobaleno: “Party Bus”. Il buonsenso gli diceva di correre il più lontano possibile da quell’autobus, ma non fece in tempo ad assecondare quel suggerimento. Le porte si spalancarono ed offrirono a Jake una fantastica visione e una folata di aria calda lo inondò, come un piacevole profumo dalla fragranza inebriante. Guardò nel veicolo e vide che all’interno era allestito in modo molto vivace: drappi di diverso colore erano appesi lungo i finestrini, e sembrava che l'interno fosse illuminato da molte luci arcobaleno. Decise di entrare … subito fu accolto da un caldo tepore che, in confronto al tempo tempestoso dell'esterno, sembrava offrirgli riparo e riscaldargli le ossa. L’atmosfera era molto piacevole ma Jake fu riportato alla realtà dal rumore delle porte dell’autobus che si chiudevano dietro di lui. Fu allora che l’autobus iniziò a viaggiare ad alta velocità lungo la strada e Jake si rese conto che era salito sul mezzo senza neanche sapere dove fosse diretto. Decise quindi di andare a parlare con l’autista. Si fece strada tra la stoffa colorata e la musica, che sembrava essere diventata materia densa e tangibile che cercava di fermarlo, rallentando i sensi e alterando la percezione dello spazio. Quando raggiunse il vano del guidatore si accorse che non c’era nessuno al volante: l'autobus stava procedendo assolutamente da solo. Guardò il tachimetro in preda al panico, segnava i 106 kilometri orari. In una frazione di secondo decise che doveva prendere il controllo di quel mezzo infernale, ma non riusciva a muoversi. La musica, il calore e gli odori di quel posto avevano paralizzato il suo corpo e l'unica cosa che lui potesse fare era stare fermo rischiando la vita poiché, ormai a 124 kilometri orari, se l'autobus si fosse fermato di colpo sarebbe stato sbalzato fuori verso una violenta morte per l'impatto con la strada, oppure se si fosse schiantato su un muro, sarebbe rimasto sventrato tra le lamiere contorte. Presto Jake si rese conto che da cinque minuti la strada non variava, andava dritta nel buio e non aveva curve. Jake abbassò lo sguardo e con orrore vide che la sua pelle era solcata da molteplici rughe. Tentò di camminare ma si rese conto che i muscoli, le articolazioni e i legamenti erano poco reattivi e doloranti, la vista calava velocemente e, in pochi secondi, non riuscì più a vedere altro che ombre. Con suo grande stupore l’autobus si fermò, ingranò la retromarcia ed inizio a dare gas tornando indietro dalla stessa strada per cui erano venuti. La lenta e lugubre tortura era ricominciata, i sedili diventavano sempre più grandi e Jake riacquisì la capacità di muoversi. Cadde a terra svenuto e si svegliò dopo quella che sembrò essere un'eternità, si alzò e vide che era molto più basso di prima. L'autobus accelerava sempre di più in retromarcia, sempre di più, i finestrini tremavano, il rumore della pioggia si fece tremendamente alto. Jake urlò in modo stridulo con tutto il fiato che aveva in corpo e poi non sentì più nulla.

Bus-night-winter

RAPPORTO AGENTE [dato censurato] / POLIZIA DI Chicago/ DISTRETTO 13 Un autobus in retromarcia si è schiantato contro una casa disabitata alle ore [dato censurato] a Chicago nel quartiere di [dato censurato]. Gli agenti sono accorsi subito sul posto in seguito ad una chiamata anonima, sul bus è stato trovato un feto morto. [CASO ARCHIVIATO]



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