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Erick era sotto la doccia. L'acqua era tiepida, proprio come piaceva a lui.

Aveva appena finito il suo turno di lavoro e, come ogni lavoratore, si stava lavando via lo stress. Appena uscì dalla cabina indossò un accappatoio di lana di un rosso scuro. Mentre afferrava una birra fredda dal frigo, ancora bagnato, ammirò la sua ultima opera d'arte: Erick era un artista. Ma non un comune artista: infatti la sua ultima opera d'arte era una bambina, dai capelli scuri e gli occhi azzurri, la quale era stata orribilmente mutilata e le membra erano state riposizionate innaturalmente in vari punti del corpo. Erick le definiva: piccole sculture umane. Ora voi vi state chiedendo: come ha fatto un uomo che amava l'arte a ridursi ad un mostro assettato di sangue? Il tutto sta, ovviamente, nel suo passato.

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Torniamo indietro di cinque anni.

Erick aveva appena finito il liceo artistico e, secondo molti suoi professori, aveva un futuro assicurato nel mondo dell'arte. Ma lui non voleva seguire i loro consigli. Non voleva frequentare l'università perché non poteva pagarsi gli studi, quindi aveva pensato di iniziare direttamente a lavorare sul campo e, con l'esperienza maturata negli anni, sarebbe indubbiamente divenuto un uomo di successo. Tuttavia, quello di cui aveva bisogno era di un maestro e di un mentore da cui apprendere nuove tecniche e affinare le sue.

Non passò molto tempo quando finalmente arrivò circa un mese dopo, come un lampo a ciel sereno, ciò di cui Erick aveva bisogno. Nella sua città giunse un "celebre" artista italiano, che si faceva semplicemente chiamare Marco.

Marco lo accettò subito come suo allievo, dicendo che voleva tramandare le sue conoscenze a qualcuno di molto talentuoso. Erick era al settimo cielo. Per mesi intagliò, scolpì e modellò le sue statue e le sue opere in magnifici blocchi di marmo e di argilla.


Finché dopo un anno esatto, una sera...


"Erick, sei maturato molto in questi mesi e hai quasi superato il mio talento, quindi ho deciso di farti provare la massima forma d'arte per me". Appena terminò quella frase aprì uno sgabuzzino sul retro e fece un cenno a Erick di avvicinarsi. In quel piccolo e angusto antro, scarsamente illuminato, si trovava legato un bambino in preda alle lacrime. Aveva i capelli color miele e occhi nocciola.

Erick rimase interdetto.

"I bambini sono la risposta a tutto... fare opere con loro è ciò che più mi fa esaltare. Le loro grida straziate sono la massima forma d'arte e, i loro visi, i loro morbidi lineamenti sono molto più versatili dell'argilla e la loro pelle immacolata come il marmo si accosta perfettamente ai colori... sistemare i loro arti sfidando le leggi della proporzione e dell'anatomia creando nuove splendide ed abominevoli composizioni! Questo... questo mi dà una grandissima soddisfazione...

Ora fallo anche tu, mio discepolo".


"Sei uno psicopatico di merda! Tu sei venuto qua non perché la gente non apprezzava le tue opere, ma perché dovevi scappare dalla poliz...". Erick non fece in tempo a finire la frase che qualcosa di duro lo colpì alla testa. Cadde riverso al suolo e perse coscienza.


"Non sono psicopatico... sono solamente innovativo.


E tu non lo hai ancora capito, come tutti gli altri stronzi che ho sgozzato prima di te. Ma io mi sono affezionato a te, mio caro e ingrato allievo, quindi rimarrai in quello sgabuzzino finché non avrai ultimato l'opera".


Quando si risvegliò, Erick era in quello sgabuzzino con il bimbo in lacrime.


"FAMMI USCIRE STRONZO!!".


"Appena avrai creato la tua opera d'arte". Sbottò la voce di Marco dall'altra parte della massiccia porta in legno.


Erick passò giorni in quell'oscuro angolo a patire la fame e la sete, appellandosi con tutto sé stesso al suo codice morale e alla speranza che qualcuno si sarebbe presto accorto della scomparsa del pargolo. I giorni passarono lentamente, e la speranza di Erick di uscire vivi da quello sgabuzzino buio e sporco andò via via scemando. Il bambino stava morendo per la disidratazione. Ormai, erano tutti e due al limite... nessuno sarebbe riuscito a trovarli in tempo e, se voleva sopravvivere, poteva solo accettare la condizione di Marco. Quindi gli era rimasta una sola scelta: o lui o il bambino.


Afferrò una roncola che era stata lasciata all'interno prima che venissero rinchiusi lì dentro. Senza esitare recise una mano al bambino, che iniziò a strepitare per il dolore. Ma ormai, persino lui si era reso conto che non ci sarebbe stata altra scelta e non si poteva più tornare indietro. Sin dlal'inizio non c'era altra via di fuga. Non si ribellò a Erick quando quest'ultimo continuò a mutilare il suo corpicino esausto pezzo per pezzo, arto dopo arto, facendolo morire lentamente per via delle forti emorraggie.

I suoi arti furono, successivamente, riattaccati con un lavoro improvvisato di "taglia e cuci", per mezzo di un ago arrugginito e un filo da pesca che aveva rimediato tra gli arnesi, che Marco teneva in quello sgabuzzino. La sanità mentale di Erick sprofondò lentamente in uno stato catatonico. La sua mente non poteva reggere l'orrore della scena; ma quella nuova sensazione che lo pervadeva... quello stimolo che lo incitava a continuare a martoriare quell'innocente gli strappò via l'ultimo drappo di senno, a cui era rimasto ancora aggrappato fino a quel momento.

Quando portò a termine l'opera, con un malsano sorriso sulle labbra, annunciò: "Maestro... ho finito il mio capolavoro!".


Marco, che era rimasto in attesa fuori dalla porta per tutto il tempo con una insana pazienza, la spalancò e sorrise dinnanzi a quella macabra scena.


"Erick hai fatto davvero un ottimo lavoro. I collezionisti pagheranno a peso d'oro la tua opera!".

I soldi. Ecco quale vile brama aveva spinto Marco a macchiarsi le mani delle vite di innocenti. Erick gli piombò addosso e, afferrando saldamente la roncola per l'impugnatura, iniziò ad accoltellarlo alla gola.


"Scusami vecchio mio...

ma ora è il momento che tu vada in pensione.

Sai, avevi ragione.

È così fottutamente divertente!".

Dopo essersi sbarazzato incurante di quello che era rimasto del corpo del suo maestro, Erick portò via la sua opera e sparì per un po' dalla circolazione.

Da quel giorno sono passati svariati anni ed Erick è diventato benestante grazie alle sue sublimi e originali opere d'arte. Grazie alle ingenti somme di denaro che guadagnava, era riuscito a corrompere le forze dell'ordine sulle continue sparizioni. Non si faceva più chiamare Erick. Ora detestava il suo nome.

Infatti, ora era conosciuto sotto uno pseudonimo che tutta la malavita conosceva:


the Artist.

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