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Ted the caver

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23/03/2001Modifica

A causa dell'enorme numero di richieste che ho ricevuto dove mi chiedevate di raccontare le mie scoperte ed esperienze in una grotta non lontano da casa mia, ho creato questa pagina web (in lingua inglese), mi aiuterà ad illustrarvi gli eventi che mi sono successi nel corso degli ultimi mesi a partire dal mio viaggio in una caverna nel dicembre del 2000 e che si è concluso... beh, in realtà non si è concluso affatto. Il mio diario da speleologo fungerà come prova per dimostrarvi che ciò che mi accingo a raccontarvi è accaduto davvero. Il tutto sarà descritto, ovviamente, in ordine cronologico.


Ho incluso alcune fotografie che sono state scattate durante le esplorazioni della grotta. Ho realizzato anche alcune illustrazioni per chiarirvi le idee. Tutte le foto sono state scattate da me o da una delle poche persone con cui sono entrato nella caverna.


Voglio mettere in chiaro alcune cose prima di cominciare:

1 - La maggior parte delle foto sono state scattate con una Kodak usa e getta. Son poche le volte in cui ho utilizzato una fotocamera migliore. Le immagini di questo sito sono tutte originali e non sono state modificate in alcun modo. In linea di massima ho caricato le foto su disco nel momento immediatamente successivo al loro sviluppo in modo da non doverne eseguire la scansione in un secondo momento e assicurare la migliore qualità digitale.

2 - Non rivelerò i nomi delle altre persone coinvolte in questa storia. Se qualcuno di voi mi conosce abbastanza bene, probabilmente ne è già a conoscenza.

3 - Non rivelerò la posizione della grotta a nessuno per alcun motivo! Quindi, per favore, non chiedetemela! Non voglio essere responsabile di ciò che vi potrebbe accadere una volta entrati. Mi riferirò alla grotta come Grotta Mistero, pur non essendo questo il suo vero nome.


Se pensi che tutto questo suoni inverosimile, ti capisco. Forse lo penserei anch'io se non avessi vissuto questi fatti sulla mia pelle.


Per proteggere me stesso da persone che potrebbero copiare il contenuto di questo sito, mi trovo a dover aggiungere quanto segue: Tutto ciò che leggerete da questa pagina in poi, è di proprietà intellettuale di Ted lo speleologo, che ne possiede il diritto d'autore dal Marzo del 2001.

Ted.

La ScopertaModifica

Ho diviso il testo in due colori in modo da essere più chiaro.  Scriverò normalmente le parti prese direttamente dal mio diario da speleologo, mentre invece con il corsivo avrò modo di esporvi le mie riflessioni sulle esperienze che andrò a raccontarvi. Farò del mio meglio per trasmettere pensieri e sensazioni che ho provato durante l'intera avventura. Non utilizzerò i nomi reali delle persone coinvolte, come già detto, e cercherò di tagliare le parti meno importanti, come i momenti in cui ci nutrivamo etc. Nel tentativo di presentare questa esperienza in modo più preciso possibile, riporterò tutto senza cambiare una sola virgola dal mio diario. Per questo vi prego di trascurare miei eventuali errori.

30/12/2000, dal diarioModifica

B. ed io abbiamo deciso di esplorare una grotta prima del nuovo anno, così ci siamo concentrati su Grotta Mistero. Non è una grotta spettacolare ma, dal momento che molti di noi non ne esplorano una da tempo, sarebbe bello. Eravamo entusiasti dell'idea di compiere questo viaggio. C'era un piccolo passaggio nella parte inferiore della grotta che ho voluto controllare per vedere se era possibile farci passare tutta l'attrezzatura. L'apertura era piccola, ma ci passava comunque molta aria. Dopo aver caricato tutto il necessario, siamo partiti da casa alle 15 in punto. Siamo arrivati alla grotta in un batter d'occhio dato che B. ama guidare velocemente. Abbiamo parcheggiato al solito albero e quindi ci siamo calati nella grotta. Sono andato giù prima io, nel frattempo B. mi ha aiutato a prendere gli zaini, quindi è sceso anche lui.


Farò riferimento a B molte volte. Siamo amici da molti mesi, e ormai facciamo esplorazioni da secoli. E' stato ferito in un incidente in una grotta pochi anni fa, i medici gli dissero che non avrebbe più camminato. Attraverso duro lavoro e perseveranza, non solo cammina, ma può andare in giro molto bene per le grotte, nelle parti più complesse deve rallentare un po', ma non è un grande problema. Giunto ad un ostacolo, riesce a superarlo seppur con molta pazienza.


Per quanto riguarda il riferimento alla piccola apertura nella grotta, c'è un detto tra gli speleologi: "Se soffia, vacci". Significato: Se da un anfratto soffia aria, probabilmente vale la pena indagare.


Dopo aver esplorato le vie più visibili, siamo scesi ancora più in profondità, nella parte più bassa della grotta, per osservare un buco. Si trova sul lato di una parete della caverna, a circa un metro dal pavimento. Per guardare dentro il buco ho dovuto inginocchiarmi come un anatra sotto la sporgenza di una roccia.

Ttc1.jpg

Ho messo il mio guanto nel buco per aiutarvi a comprenderne le dimensioni.

Ho usato la mia piccola torcia per vedere meglio. Ero molto eccitato da quello che avevo visto. Il muro intorno al foro era di circa 3-5 centimetri di spessore. Esso portava ad uno stretto passaggio, che si poteva attraversare per circa 10 o 12 piedi, dopo i quali si faceva molto più largo, non so di preciso quanto. Questo potrebbe essere un corridoio vergine. (Ovviamente nessuno è passato attraverso questo percorso, ma ci potrebbe essere un'altra apertura sull'altra uscita, per cui non c'è sicurezza) Per poterci entrare bisognava allargare l'apertura, visto che al momento era delle dimensioni di un pugno. Dopo aver scavato per non molto tempo e aver visto che i nostri sforzi a mani nude erano inutili, ci siamo seduti per qualche minuto per riposare e contemplare il nostro piano di attacco. Mentre eravamo seduti, lì nel buio, si sentiva il vento che fischiava dall'altra parte del passaggio: era abbastanza inquietante. Sentimmo uno strano rumore di tanto in tanto. Non era niente di particolare, però. La grotta è in prossimità di una strada su cui passano molti camion, quindi probabilmente avevamo semplicemente paura di qualche stupida roccia che rimbalzava al loro passaggio.


Decidemmo di trasportare un trapano a batteria nella grotta e di utilizzarlo per forare la roccia. Sembrava una buona idea! Gli sforzi per trasportare tutta l'attrezzatura fino al buco sarebbero stati immani, ma speravamo che ne sarebbe valsa la pena. Ho chiamato il passaggio Tomba di Floyd, in onore di Floyd Collins.

Ttc2.jpg

Questo è un disegno approssimativo di come appariva il passaggio inizialmente.

Floyd Collins è stato uno dei più grandi speleologi dei primi anni del 1900. Rimase bloccato in passaggio molto stretto in una grotta, da cui non riuscii mai a liberarsi. E' una storia incredibile che potete trovare nel libro: "Trapped: The Story of Floyd Collins" (mi sembra si chiami così, il nome dell'autore proprio non lo ricordo). Chiamando il passaggio "Tomba di Floyd", non volevamo solo rendergli omaggio, ma anche descriverne al meglio le dimensioni.


Ha Ha! E' curioso adesso ricordare a quando pensai, col senno di poi, quanto facile sarebbe stato il nostro viaggio. Ritenevo che sarebbero bastate poche ore ma, se avessi saputo quanto tempo ci sarebbe voluto, dubito che avrei iniziato il progetto. Se avessi saputo quello che stavo andando a vivere nella grotta non ci sarei mai tornato.


Abbiamo raccolto i nostri zaini e ci siamo diretti verso la superficie. Non era niente di speciale ma eravamo comunque molto entusiasti. Non avevamo ancora lasciato la grotta e già stavano progettando il nostro viaggio di ritorno.


Il resto della prima nota parla della salita fuori dalla grotta, della nostra cena, e del nostro viaggio di ritorno a casa.

27/28 Gennaio 2001, iniziano i lavoriModifica

B. ed io eravamo molto eccitati di tornare nella caverna. Ho pensato che con circa 4 ore di lavoro avremmo potuto trapassare il foro e vedere cosa c'era dall'altra parte. Abbiamo fatto in modo di prendere in prestito un trapano a batteria DeWalt da portare con noi. Avevamo anche delle strutture da carotaggio, dei magli (due) per rompere la roccia, perni da inserire nei fori praticati dal trapano, e pochi altri strumenti che abbiamo finito per non usare. Portare gli strumenti fino al sito di lavoro si è rivelata una sfida. Uno di noi doveva scendere con la corda e fermarsi a una sporgenza o ad un buon luogo di riposo, poi l'altra persona poteva passargli tutto quanto. Abbiamo continuato a ripetere questa procedura fino a quando siamo arrivati al fondo della grotta. Poi abbiamo dovuto trascinare l'occorrente. Ci sono volute circa due ore per arrivare finalmente al foro.


Decidemmo di fare dei turni. Iniziò B. a lavorare al buco, dopo di lui spettava a me. Dunque dopo due sessioni capimmo che ce ne sarebbero volute molte di più di quante speravamo. Dopo aver finito il proprio turno, potevamo riposarci e mangiare qualcosa.


Per iniziare a lavorare abbiamo dovuto metterci in ginocchio e fare del nostro meglio per evitare di sbattere la testa sul soffitto. Lavorare in questa posizione scomoda non ci ha certo aiutato: è stato un lavoro difficile. Abbiamo inserito i perni nel foro e martellato su di essi fino a quando la roccia non si sgretolava. Ogni volta dovevamo ripetere il processo. Per darvi un'idea di come è andato lentamente l'ambaradan, riuscivamo a sessione a rompere una parte del muro grande quanto un unghia, e le poche volte che facevamo un danno maggiore (circa 1/3 delle dimensioni del palmo), erano per noi motivo di grande gioia.


Di tanto in tanto, per variare, provavamo a scavare con un cesello di 5 cm circa, ancora più lentamente. Il problema con questo era che non riuscivamo a tagliar bene le curve.


Anche se abbiamo trascorso molte ore di lavoro sul foro non abbiamo mai trovato una tecnica migliore per allargare il foro. Il trapano /perno/martello ha ottenuto i migliori risultati. Siamo venuti con alcune idee folli per rompere la roccia. Di tutto: dalla TNT (mai presa seriamente in considerazione) sino a trasportare un generatore per la bocca della caverna e l'uso di una prolunga collegata a un martello pneumatico. Abbiamo anche pensato di usare l'azoto liquido per congelare la roccia e renderla più friabile!


Dopo un paio d'ore di duro lavoro ci siamo resi conto che qualcosa non andava: la nostra pila si era scaricata all'improvviso! Abbiamo dovuto sostituirla. La seconda pila è durata di più perché abbiamo martellato e cesellato un po' più rapidamente e un po' di più ciascuno, ogni volta. Purtroppo, dopo circa tre ore in più di fatica anche la seconda pila era andata ed abbiamo deciso di aspettare una notte. Wow! Possiamo dire di aver fatto un gran lavoro nella grotta, ma non abbastanza. Per la prima volta da quando abbiamo iniziato a scavare ci siamo seduti entrambi e abbiamo fatto una pausa insieme. E 'stato bello verificare i risultati del nostro duro lavoro. Poi abbiamo sentito lo stesso rumore che udimmo giorni fa. Sembrava essere un po' più forte rispetto all'ultima volta che eravamo lì. Abbiamo solo pensato che il vento soffiasse più forte. Quello che non riuscivo a capire era il rombo. Esso, inoltre, sembrava essere più frequente ma, questa volta, non abbiamo potuto attribuire il rumore al camion.

La strada dove essi passavano non era molto affollata. A quell'ora della notte non c'era traffico. Eppure, il rombo continuava. Sembrava provenire dal profondo del passaggio. B. ha detto che chiederà ad alcuni speleologi veterani quello che potrebbe essere la causa del rumore. Non abbiamo passato molto tempo ad ammirare il nostro lavoro. Abbiamo dovuto recuperare gli attrezzi ed uscire dalla caverna. In realtà ne abbiamo lasciati alcuni nella grotta: c'era ancora molto da fare ed entrambi eravamo esausti. Il nostro piano originale era quello di completare l'esplorazione di questa caverna e passare ad altre nelle vicinanze, il giorno successivo. Abbiamo deciso invece di dormire in un motel vicino, ricaricare le batterie e tornare alla Grotta Mistero.

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Il buco dopo le prime ore di scavatura.

Il mio diario va avanti a lungo descrivendo la nottata che abbiamo passato dopo aver lasciato la caverna: Abbiamo preso una camera, la cena era eccellente, non ho dormito bene, nonostante fossi esausto, etc. Entrambi abbiamo dormito troppo, con la conseguenza che siamo arrivati in ritardo alla grotta. Il secondo giorno di lavoro sulla grotta è andato più o meno come il primo. Abbiamo lavorato fino a quando entrambe le pile erano morte. Non eravamo neanche lontanamente vicini all'obiettivo. L'urlo e il rombo continuarono come il giorno prima.

ScavandoModifica

Prima di continuare con la prossima nota dal diario penso che per il lettore sia meglio che io spieghi un po’ di cose sulla speleologia e sull'atmosfera nelle grotte. Rileggendo e ripensando alla mia descrizione mi sono accorto che per comprende molte parole che ho usato sul mio diario e nelle descrizioni servono delle conoscenze sulla speleologia e su com'è fatta una grotta. Ovvero, ho scritto il diario solo per ME! Userò questo tempo per dare una descrizione più dettagliata della grotta. Vi racconterò come ci trovavamo mentre vi lavoravamo e vi riassumerò i nostri sentimenti fino a quel momento.


La grotta fu "scoperta" alcuni decenni fa quando dei lavori nell'area hanno portato alla luce l'entrata. Da quel momento è stata visitata per lo più da locali e da speleologi avidi della regione. Lattine di birra possono essere talvolta trovati nella grotta, per lo più nella parte alta. Quando vi entrai per la prima volta, la grotta era forse bellissima. Polvere, graffiti, vandali, piccioni e l’afflusso regolare di gente hanno diminuito il suo fascino. Ci sono ancora delle piccole zone nella grotta rimaste indisturbate, che servono come ricordo dell’aspetto iniziale della grotta.


Per entrare nella grotta bisogna avere una fune molto lunga, per calarsi nelle rocce. Usammo un albero vicino come punto di ancoraggio. Appena la fune fu assicurata all’albero, circa a 6 metri da un piccolo dirupo, la lanciammo oltre il bordo, su una sporgenza a circa 4 metri più in basso. Ci calammo quindi verso l’entrata. La mia sorgente luminosa era la luce dell’elmetto, azionata a batteria, nota come luce T.A.G. Per una speleologia sicura si devono avere almeno due sorgenti di luce di riserva. Come riserva ho una luce piccola sull’elmetto ed un'altra luce assemblabile nello zaino (che porto sempre con me). Ho anche dei glow sticks. Queste non sono considerate come delle buone fonti di luce ma sono ottime per fare delle pause per cena oppure per cercare di uscire dalla grotta quando tutte le altre fonti sono esaurite.


Dopo una breve arrampicata su delle grandi rocce arrivammo ad una fossa profonda soli 15 metri, purtroppo non era libera. In poche parole, non potemmo semplicemente calarci per la fune, dovemmo strisciare attraverso rocce affilate scendendo. Risalire fu ancora più difficile per le stesse ragioni. La fossa variava di diametro da 3 metri a 0.9, 1 metro in alcuni punti. Le mura erano rivestite da una roccia bianca chiamata popcorn. Questa roccia rende doloroso lo sfiorare i bordi delle mura. La mia scelta fu di indossare jeans Levi’s, una T-shirt, guanti e ginocchiere. Di solito esco dalla grotta con delle piccole ferite ma, almeno, sono agevolato, a differenza di quando mi addentro dentro essa.


La temperatura sotto terra è stabile per tutto l’anno. Si sta bene in estate e in inverno. Noi ci siamo entrati in dei giorni davvero freddi e, già a 3 metri di profondità, c’era abbastanza caldo da poterci togliere i giubbotti. E’ una buona temperatura per lavorare. Per scendere di solito uso un dispositivo “figure-8”. Per la scalata mi fisso alla fune usando un Peltz, ma mi arrampico da solo senza usare il dispositivo. Lo tengo solamente come misura di sicurezza, in caso cadessi. Altri speleologi hanno il proprio metodo per salire e scendere.


Alla fine della discesa dovemmo strisciare per un po’. C’era un piccolo spazio, sui 2x2 metri, in fondo che dava la possibilità di posare le imbracature e l’equipaggiamento di salita/discesa. Siccome non ci sono più discese ripide l’equipaggiamento non è più necessario ed anzi sarà di impaccio.


Arrivati alla piccola “stanza” 2x2 ci riposammo sotto una sporgenza. A questo punto ci inginocchiammo per attraversare un passaggio lungo 3 metri ed altro quasi mezzo metro. Qui le ginocchiere tornarono utili. Il pavimento era coperto da terra, mescolata con pezzi di roccia rotti provenienti dall’alto. Il sottile strato di terra non attutiva il colpo alle mani e alle ginocchia mentre strisciavamo. Alla fine uscimmo attraverso uno spazio stretto. Non troppo stretto, ma abbastanza da obbligarci a strisciare per terra.


Arrivati dall’altra parte dell’uscita c’era qualche altro metro di spazi stretti, quindi la grotta si aprì abbastanza da poter stare in piedi. Per quasi tutto il resto stemmo in piedi. La grotta si divise in diversi passaggi, a quel punto. Due vie, composte da rocce e crepacci, finivano in dei bruschi vicoli cechi. Altre due vie portavano a delle piccole fonti d’acqua. Tutte le vie erano divertenti da esplorare. Tutte e quattro continuavano per 30 metri in una graduale pendenza verso il basso. Per la maggior parte del tempo camminammo in piedi nei passaggi.


L'acqua è abbastanza comune nelle caverne. Un residente mi disse che fu uno dei primi ad esplorare la caverna e che il suo cugino si era anche immerso negli specchi d'acqua grazie ad attrezzature da sub. Gli venne stato riferito poi dal parente che la grotta continua verso il basso per un centinaio di metri, per poi diramarsi in altri corridoi. Proprio quello che speravamo.


Non possiedo grandi conoscenze delle rocce circostanti, posso solo dirvi che molte sono più dure di altre, ed anche più scure.


Comunque, ritornando alla grotta, entrando c’erano quattro percorsi differenti: i due sulla sinistra conducevano a due vicoli ciechi, mentre quello frontale e sulla destra a delle pozze d'acqua. Il più grande è quello a destra: aveva un'altezza di circa 10 piedi (3,05 m), proseguendo per circa 40 metri l'altezza diminuiva a 6 piedi(1, 83 m). La grotta si strettiva progressivamente, costringendoci a strisciare di nuovo, la pendenza aumentava. Dopo un po' di metri potemmo tornare in posizione eretta.


Dopo aver camminato per qualche minuto ed essere scesi arrivammo ad una piccola zona pianeggiante con un passaggio che conduceva immediatamente a sinistra. Da qui c'era solo un lungo corridoio roccioso in fondo al quale vi era un piccolo foro, delle dimensioni di una palla da baseball. Inginocchiandosi davanti ad esso si poteva avvertire una leggera brezza venirne fuori. Mi resi conto che quello era un possibile passaggio a porzioni inesplorate della grotta.


Nel caso non l'aveste capito è da qui che ho sentito il bisogno di scrivere i miei avvenimenti, sentivo che c'era qualcosa di strano. Spesso, quando arrivo nel punto più profondo o buio della caverna, spengo tutte le luci. E' una tradizione che mi accompagna ormai da anni: permette di captare la vera essenza, di sentire odori e suoni prima impercettibili, riacquisendo così vigore e determinazione. L'occhio umano è incapace di vedere in quell'oscurità.


B. iniziò a lavorare sul foro ma dopo mezz’ora era esausto, così dovetti prendere il suo posto. Mi disse quale secondo lui era il metodo migliore ed io lo riprodussi. Mentre uno lavorava l'altro stava nell'oscurità a bere, mangiare o a riposarsi. L'unica luce che avevamo era quella del caschetto protettivo. La temperatura fresca ci permetteva di lavorare duro senza scaldarci troppo.


Spesso mi soffermavo a guardare il foro pensando di poterci passare, rimanendo deluso quando ci provavo. Tuttavia, sapevo che avrei continuato ad impegnarmi per espanderlo e riuscire a passarci. Sia io che B eravamo dei grandi appassionati di speleologia e quindi eravamo spinti dalla curiosità di che cosa ci fosse stato dalla parte opposta. Quello che trovammo non era esattamente ciò che ci aspettavamo...

10 Febbraio 2001Modifica

Erano passate a malapena due settimane e stavamo già ritornando a lavorare nella caverna. Eravamo diventati ossessionati dall'idea di infilarci là dentro. Non pensavamo che ci fosse qualcosa di eccezionale dietro tutta quella roccia, semplicemente, ci piace l'idea di essere i primi umani sulla faccia della terra a mettere piede in una parte ancora vergine della caverna. Se trovassimo un tesoro nascosto, ci andrebbe sicuramente bene! Iniziammo tardi e scavammo parte della via nell'oscurità. Quando dico alla gente che vado a esplorare le grotte di sera, mi chiedono sempre perché. Non si fermano a pensare che è sempre notte, una volta che sei laggiù. Durante il tragitto per la Grotta Mistero, parlammo di nuove idee per velocizzare il lavoro. B mi disse anche che aveva parlato con un suo amico speleologo, il quale aveva trovato una spiegazione riguardo il rumore rimbombante, cioè che possa essere il suono di acqua nelle profondità della caverna. Probabilmente, una cascata. Non sono riusciti a spiegare però in maniera soddisfacente perché il rumore vada e venga.


Quella volta ci portammo la cagnolina di B, Whip. È un Jack Russel. Non ero per niente preoccupato del fatto di portare il cane dentro la caverna. L'abbiamo già portata altre volte. Risponde al "richiamo della natura" (fa la pipì) prima ancora che entriamo, e poi aspetta finché non torniamo fuori. Si comporta bene anche dentro la caverna. Dobbiamo semplicemente calarla tramite una bardatura fatta appositamente per lei, finché non raggiunge il fondo del crepaccio principale. Dopodiché si arrangia da sola. Adora esplorare, ma rimane sempre in vista. Non ha una luce in testa, quindi ci deve aspettare. Un'altra ragione per la quale non mi dette fastidio portarmi Whip appresso è perché avevamo in mente di farla passare dentro la fessura per vedere quanto sarebbe riuscita ad andare lontano. Questo avrebbe potuto darci un'idea su cosa ci fosse dall'altra parte. Sapevamo che, se ci fosse stato un precipizio che non potevamo vedere, il cane si sarebbe girato e sarebbe uscito subito. Pensavamo che avremmo dovuto lavorare un po' sulla fessura, ancora prima che il cane potesse passarci.

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La cagnolina Whip di B.

Nonostante lavorassimo nell'oscurità della notte, fummo capaci di sistemarci e scendere abbastanza velocemente. Non ci portammo appresso tanti strumenti come l'ultima volta. Oltretutto, ne avevamo lasciati un po' nel passaggio, così non avremmo dovuti portarli dentro e fuori ogni volta. Sono riuscito a procurarmi altre due batterie per la trivella, per un totale di quattro. Anche se avevamo il cane, impiegammo poco tempo a scendere. Poi, successe qualcosa di strano, che non riesco a spiegarmi: la cagnolina cominciò ad esplorare non appena l'avemmo sganciata dalla corda. Era nel paradiso dello sniffo, fiutava e schizzava come impazzita intorno ai nostri piedi. Continuò a correre dall'uno all'altro mentre ci dirigevamo di nuovo al sito di lavoro. Nel punto in cui la caverna si divide in quattro passaggi, il cane sembrò avere di botto le pile scariche. Si limitava a stare al fianco mio o di B. Ci sembrò abbastanza strano. Man mano che scendevamo, rimaneva solo con B. Sembrava nervosa. Come se avesse visto qualcosa che non le piaceva. Quando ci avvicinammo al breve dislivello prima del pertugio, dovemmo convincerla per farla proseguire. Aveva il pelo ritto sulla schiena. Alla fine, quando fummo a circa 20 piedi [5 metri], cominciò a guaire, e si nascose dietro a B. Aveva la coda tra le gambe, e la pancia a terra. Strano! L'avevo vista prepararsi a combattere con cani grandi il doppio di lei ma, in quel momento, si comportava come se Satana in persona ci stesse spiando dall'oscurità. Pensai che dovevano esserci stati altri animali che avevano usato la grotta come tana, e che Whip avesse sentito il loro odore. Fu un peccato che questo l'avesse innervosita perché non riuscimmo a farla entrare nel passaggio. Decidemmo che con questo nuova difficoltà (il cane nervoso) uno di noi sarebbe rimasto a lavorare, mentre l'altro sarebbe stato col cane, a un paio di piedi di distanza da dove saremmo rimasti normalmente. Riprendemmo i nostri turni di trapanare, martellare, eccetera. Con la nostra scorta extra di batterie, potemmo lavorare molto di più con la trivella, senza paura che si scaricasse. Questo non rese più facile il nostro lavoro ma velocizzò un po' le cose. I progressi erano ancora lenti. Non che me ne importasse molto, comunque.


Il mio diario continua per un po' con i progressi che stavamo facendo. Per tutto il tempo in cui lavorammo, Whip non si mosse. Si limitava a stare su uno zaino delle corde, tremando. Di tanto in tanto guaiva. Una cosa che non notai sul momento è che non levava lo sguardo dal passaggio. Avremmo dovuto osservare meglio questo animale percettivo.


Eravamo alla quarta batteria, quando ci capitò il secondo avvenimento bizzarro. B stava lavorando. Aveva appena finito di trapanare e stava per piantare il picchetto, quando si fermò e guardò dentro il buco. Mi stavo rilassando, ero quasi addormentato e a malapena prestavo attenzione a B. Aveva una luce dalla sua parte per illuminare l'area di lavoro. Potevo vedere in quella luce un'espressione intensa e concentrata sulla sua faccia. Guardò verso di me e scosse la testa. Gli chiesi cos'era successo. Disse che avrebbe giurato di aver sentito uno strano rumore fuoriuscire dal passaggio. Disse che il suono era paragonabile a quello di una pietra che scivola su un'altra pietra. Una specie di rumore stridente. Pensai che le sue orecchie stessero formicolando a causa del trapano (non aveva nessuna cuffia di protezione). Mi assicurò di aver sentito quello che mi aveva riferito. Non avevo una spiegazione, quindi tornai a sonnecchiare. B sedette nel silenzio della caverna per un bel po' prima di riprendere il lavoro. B è una persona molto pragmatica, non il tipo che insegue un suono immaginario. Credo che abbia sentito qualcosa, ma non mi importa molto di cosa fosse. Penso che capiremo tutto una volta che avremo attraversato il passaggio.


L'ultima batteria durò più o meno un'altra oretta. Eravamo seduti a chiacchierare dei nostri progressi quando decisi di verificare se potevo infilare la testa nella fessura. Ci passava facilmente, non c'era verso purtroppo che ci entrassero anche le mie spalle. Mentre contemplavo in ginocchio quanto ci fossimo vicini, notai qualcosa che B aveva trascurato: il vento si era fermato! Tutte le volte che ero stato nella caverna, avevo sentito il vento soffiare. L'ultima volta che eravamo usciti per lavorare alla grotta, il vento stava soffiando peggio che mai. Anche fino a poco prima ricordavamo che la brezza ci stesse rinfrescando. Ma adesso, niente! B disse di non sapere quando si fosse fermata. Anche il rombo in lontananza si era fermato. Bizzarro.


Questa normalissima grotta si stava facendo misteriosa. Parlammo a lungo nell'oscurità della caverna. Discutemmo su cosa stesse causando questi strani avvenimenti. Non riuscimmo a trovare nessuna spiegazione plausibile per le cose strane che stavano accadendo. Dopo essersi seduti per almeno una mezz'ora, raccogliemmo lentamente i nostri utensili, avviandoci verso la superficie. Whip non avrebbe potuto essere più felice di uscire da lì. Di nuovo lasciammo un paio di attrezzi nella grotta. Li infilammo semplicemente nel buco. La grotta era troppo sperduta e sconosciuta perché ce ne preoccupassimo. Inoltre, eravamo troppo stanchi perché ci importasse.


Abbiamo fatto un mucchio di progressi in questa spedizione. È utile avere le batterie di riserva. Ci vorrà ancora molto ma, di certo, è bello vedere quanto in là siamo andati.


Il resto di questa data del diario parla di come ci siamo arrampicati fuori dalla grotta, di come abbiamo raggiunto un motel, e ci siamo schiantati a dormire! Eravamo distrutti! In retrospettiva, non posso credere a quanto fossimo stati noncuranti riguardo tutto ciò che stava accadendo nella caverna. All'epoca, l'unica cosa a cui potevamo pensare era come intrufolarci nel passaggio. Qualsiasi altra cosa era solo una banale distrazione. Ricordo di aver pensato che sarebbe stato bello entrarci e studiarne le meccaniche (da dove veniva il vento, cosa faceva il rumore ecc.). Adesso, a settimane di distanza, penso alla mia ignoranza ed ingenuità, e mi vengono i brividi.

3/4 Marzo 2001Modifica

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I nostri progressi sul foro.

Ci vollero tre settimane prima che tornassimo alla Grotta Mistero. Il nostro comportamento era leggermente cambiato da quando avevamo iniziato il progetto. All'inizio avevamo visto il tutto come una sorta di divertente avventura. Dall'ultimo viaggio, invece, avevamo adottato un comportamento molto più serio. Sulla strada le nostre conversazioni erano molto più sottomesse rispetto a prima. Non abbiamo parlato molto (non per una ragione particolare, non ci siamo visti). Questa volta, al posto del modo per attraversare il passaggio, abbiamo cercato una spiegazione a ciò che è successo, e nessuno di noi ha un'idea che potrebbe dare una spiegazione razionale. Eravamo divertiti dal fatto che nessuno dei due avesse parlato di ciò che era successo durante l'ultima esplorazione a qualcun altro, cosa che è avvenuta per le altre. Era stato forte raccontare ad amici e parenti dei nostri progressi. È sempre divertente parlare alla gente della soffocante strettoia che dobbiamo attraversare per passare attraverso l'apertura. Alcune persone vorrebbero addirittura essere al mio posto. Io attualmente no, ma lo farò per arrivare dall'altro lato. Grande motivazione.


Abbiamo lasciato la città di mattina, molto presto, per evitare il traffico ma non riesco a ricordare a che ora siamo arrivati alla cava. Come ho detto, i modi erano molto sottomessi. Quando siamo arrivati, ci siamo preparati e siamo scesi. Ovviamente B ha lasciato il cane a casa questa volta. Abbiamo sostanzialmente fatto la stessa cosa della volta scorsa. Abbiamo lasciato alcuni attrezzi nel buco per salvare le nostre schiene dalle agonie del peso troppo elevato. Comunque anche con gli attrezzi, siamo scesi abbastanza velocemente. Avevamo davvero un bel sistema per salire e scendere. In questo viaggio abbiamo avuto solo un piccolo contrattempo: B ha raschiato il braccio contro la parete durante la discesa. Nulla di grave, per fortuna.


Prima di medicarsi ha voluto trovare la strada alla fessura: era solo un taglio superficiale. Mentre si stava lavando la ferita, ho iniziato a lavorare. Abbiamo entrambi notato che la brezza era tornata, insieme al rumore. Avevamo quattro batterie nuove e quattro (o forse 3+1/2) braccia sane. Ho seriamente iniziato a sperare che questo fosse il giorno giusto. Abbiamo iniziato molto lentamente. Quando abbiamo iniziato il buco era spesso 3 pollici, quando lo abbiamo allargato lo spessore era aumentato, e ciò ha rallentato il nostro lavoro. Comunque, abbiamo continuato con tutta l'energia che avevamo. Il buco era abbastanza largo, alla fine, per mettere il martello nel buco, entrarci e, con la fotocamera attaccata, scattare una foto della tomba di Floyd.

Ttc6.jpg

E' difficile dare le esatte dimensioni della tomba, ma il punto più basso, nella foto, è alto 7 pollici. Il più profondo 20-24 pollici. Il martello è di 5 libbre. Da notare l'abbondanza di roccia sul pavimento del passaggio.

È stato bello vedere la pila di roccia rotta crescere continuamente. Abbiamo entrambi realizzato che ci servirà ancora una buona quantità di lavoro per scendere, quindi abbiamo temporaneamente smesso.


Di solito non parliamo molto mentre lavoriamo, causa il forte rumore dei martelli e dei trapani. Le pause sono usate per parlare velocemente di ciò che ci passa per la testa, e si fanno quando colui che sta lavorando decide di cambiare ruolo. Entrambi facciamo delle belle sessioni di lavoro. Io sono un po' più resistente di B, ma lui riesce a fare di più in meno tempo, essendo più forte. Stiamo ancora celebrando le piccole vittorie che abbiamo incontrato lungo la strada. Ogni volta che il pezzo di roccia su cui stiamo lavorando crolla, esultiamo. Nel raro caso che una roccia della dimensione di un pugno cade, urliamo e gioiamo. Quella è una piccola porzione di terra che non ci separa più da qualunque cosa ci sia dall'altro lato. Nutro ancora delle fantasie sui dei tesori, messi li dentro dai Conquistadores, che sono entrati secoli fa da un'altra entrata. B ha una teoria più realistica, ma anche più banale. Secondo lui dall'altra parte ci sono altre caverne. Vedremo chi ha ragione.


In questo viaggio voglio cercare di capire se possiamo velocizzare il lavoro usando delle punte da muratura più grandi. Ne ho acquistate alcune dalla ferramenta (ad un buon prezzo) Una aveva un diametro più grande di tutte le altre. Un'altra, invece, era più piccola ma più lunga.


Ero in ginocchio e stavo lentamente lavorando con il trapano su una parete. Avevo i tappi per le orecchie, indossavo gli occhiali di sicurezza ed ero perso nei miei pensieri. Improvvisamente, oltre allo stridente rumore del trapano che buca la roccia, ho sentito un altro rumore, molto forte. Potevo sentirlo assieme al rumore del trapano, fintanto che avevo le orecchie tappate. Assomigliava allo stridio che fa la roccia quando la forziamo con il martello ma era diverso. Ho dovuto pensare alcuni secondi per comprendere che questo rumore veniva dall'interno del buco, e non dal trapano. Ho smesso di trapanare e mi sono tolto i tappi dalle orecchie giusto in tempo per sentire il grido più terribile che io abbia mai sentito, uscire e rimbombare nell'oscurità della caverna. Ho fissato il buco con gli occhi spalancati e per alcuni momenti, non mi sono mosso, ne ho respirato. Mi sono girato a guardare B, che un momento prima stava pisolando sulle corde. In quel momento, invece, stava in piedi con la bocca aperta e un'espressione molto preoccupata. Mi sono girato e ho guardato nel buco di nuovo, aspettandomi anche di vedere una faccia demoniaca fissarmi, ma nulla era cambiato nella tomba di Floyd. Ho fissato attraverso il buco, fin dove la mia luce arrivava. Non c'era movimento, solo oscurità. Sono riuscito a sentire i battiti del mio cuore, dato l'inquietante silenzio che si era generato. Di colpo ho sentito un rumore di raschiatura, e mi sono raddrizzato. Mi sono anche tramortito, sbattendo la testa su una sporgenza. Era solo B che stava accendendo la sua luce. Ha detto che secondo lui avremmo potuto mettere un po' di rocce nel buco in modo che, qualunque animale avesse fatto quel rumore, non sarebbe riuscito a passare attraverso. Ho subito preso delle rocce e le ho lanciate nell'apertura, con il martello le ho spinte quanto più a fondo potevo creando un muro tra noi e "l'altra parte". Mentre lo facevo, però, ho pensato che il rumore non poteva essere quello di un animale! Non so se B ha realmente pensato che lo fosse, o se stava semplicemente provando a convincersi. Non gli ho detto niente di ciò che ho pensato.


Dal momento in cui è successo, fino alla scrittura di questo diario ho riprovato a darmi una spiegazione sulla fonte del rumore. Per descriverlo direi che era a metà tra un uomo che urla per il terrore e un puma che urla per il dolore. Sembrava uscire dal buco, approssimativamente a 100 piedi di distanza da noi. B ha stimato, circa 8-10 secondi per la durata complessiva, secondo me invece sono circa 4 (3 mentre avevo i tappi per le orecchie, 1/2 secondo per lasciare il trapano e togliermi i tappi e 1/2 secondo di puro terrore), ma è difficile dire quanto tempo passa mentre si ascolta un solista proveniente dall'Ade.


Dopo aver riempito il passaggio di rocce ci siamo semplicemente seduti ascoltando il silenzio. Il mio respiro era molto più rapido del solito. Siamo stati lì per un po' di tempo, poi B ha suggerito di tornare al lavoro, tenendo d'occhio i movimenti nel buco. Abbiamo messo la luce nel passaggio, che illuminava il retro della tomba di Floyd. Solo allora ci siamo resi conto che il vento non soffiava più, né tanto meno, si sentiva lo scroscio. Dire che ero nervoso sarebbe un eufemismo. Non ho detto niente a B e lui non ha detto niente a me. Abbiamo rincominciato a scavare, B ha preso il mio posto (ciò non poteva che farmi bene). B, di tanto in tanto, avrebbe voluto fermarsi ad ascoltare. Io mi sono semplicemente seduto, guardandolo, con la luce accesa. Non ero vicino all'entrata del buco ma mi sono comunque girato molto spesso, per guardare l'acqua, immobile, dietro di me. Ogni volta che la mia torcia proiettava un'ombra strana sulla parete, il mio cuore sobbalzava. La mia immaginazione correva selvaggia. Stranamente B sembrava meno preoccupato, per quegli strani rumori, di me; dopo un po' sembrava solo intenzionato ad attraversare il passaggio. Io ero ancora troppo teso per sentire il rumore del trapano. Non sentivo niente, ma solo il rumore di prima. Come contemplavo il possibile scenario che ci poteva essere dall'altra parte del muro mi trovavo in qualche modo eccitato e voglioso di attraversare il passaggio. Deve essere stata la fatica che aveva preso il controllo dei miei pensieri. O, forse, l'idea di qualcosa di valore dall'altro lato.


Il mio pensiero venne disturbato dallo sbraitare di B, che probabilmente stava turpiloquiando. Ha detto che la batteria del trapano era morta, ma che lui non se ne sarebbe andato se prima non avesse abbattuto una sezione relativamente larga di muro. Ha messo da parte l'ormai inutile trapano e ha preso martello e scalpello. Lo scalpello stava ancora sporgendo dal muro. Mi ha chiesto di passargli il martello. Io ho alzato le mani al cielo scuotendo la testa. Lui ha capito il problema, e insieme, in silenzio, abbiamo iniziato a sistemare gli oggetti. Abbiamo, come sempre, nascosto alcuni oggetti nella caverna. Ho iniziato a dirigermi verso la fine della caverna. In alcuni momenti sono stato obbligato a fermarmi per aspettare B: non perché lui fosse lento, ma ero io ad essere molto preso dall'uscire dalla caverna. Poche volte mi sono sentito bene come nel momento in cui sono uscito.


Il resto del diario racconta il proseguo della serata: la nostra cena, la decisione di andare in un motel e tornare il giorno dopo, le discussioni sul rumore che avevamo sentito e della solita, mediocre dormita che mi sono fatto. Non riesco a credere di essere assieme a B, ancora disposto ad entrare nella caverna dopo aver sentito quell'urlo. In parte la ragione per cui ho perso la testa in quei momenti era che B sembrava assolutamente indifferente a qualunque pericolo fosse là dentro. Anche ammesso che fosse un animale (cosa che io non credevo, ma non riuscivo a trovare altra spiegazione), non rischiavamo di farci male? Non riesco ancora adesso a capire i ragionamenti che abbiamo fatto. Eravamo troppo desiderosi di scoprire un passaggio vergine. Insomma, tutto si può riassumere in una sola parola: testosterone.

13 FebbraioModifica

È incredibile ciò che un buon pasto e un sonnellino possano fare per risollevare il morale di qualcuno. Anche se eravamo ancora impauriti dallo strano rumore, ben impresso nella mente, in noi si riaccese l'entusiasmo. L'altro lato del passaggio sembrava così vicino. Eravamo sicuri che questo sarebbe stato il giorno in cui saremmo riusciti ad arrivare in fondo al tunnel. Siamo arrivati alla grotta e abbiamo iniziato a scendere sino al buco. Tornare nel buio ha riesumato i ricordi della sera prima: la vista del famoso foro illuminato dalle nostre pile, l'odore di sporco nell'aria, il suono che abbiamo fatto durante il lavoro con la roccia. Una volta raggiunto l'ingresso alla tomba di Floyd, comunque, eravamo di nuovo pronti a percorrere il sentiero che porta alla parte sconosciuta della grotta. Abbiamo subito notato la presenza dell'aria che viene fuori dal buco, ed il rombo.


La bullpin conficcata fuori del buco segnava il luogo preciso in cui dovevamo riprendere a scavare. B ha ripreso da dove aveva lasciato il giorno prima. Mi son sistemato nel punto in cui ero ieri, ben riposato e voglioso di lavorare. B stava sbattendo il martello sulla roccia facendo un casino bestiale. Dopo soli 2 o 3 minuti si lasciò sfuggire un applauso e si voltò per mostrarmi quanto era riuscito ad allargare il buco. Aveva il respiro pesante, ma anche un grande sorriso sul volto. Per un attimo ci dimenticammo dello strano rumore, la nostra attenzione era tutta focalizzata sul successo appena ottenuto.


La parte inferiore dovemmo lavorarla con maggior fatica perché era particolarmente spessa. Avevamo capito che buttando giù quell'angolo avremmo proceduto più rapidamente, e così fu. Il nostro entusiasmo ci stava consumando. Presi il martello e distrussi la parte più superficiale del foro. L'idea era di rimuovere i bordi frastagliati che ci avrebbero tagliato i vestiti se li avessimo urtati. Le dimensioni sembravano adatte! Ora era giunto il momento per cui avevamo tanto faticato.

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Quello che siamo riusciti a fare fino ad ora.

Mi avvicinai con cautela all'ingresso della tomba di Floyd. Decisi che il modo migliore per entrare nel piccolo foro era quello di mettere un braccio sopra la mia testa per passare, ma mi accorsi subito che non avrebbe funzionato. Il buco era piccolo, la larghezza non era sufficiente mentre l'altezza sì. Ce la feci solo alzando entrambe le braccia vicino alle orecchie.


Per entrare nel foro mi alzai in piedi e mi chinai per stare allo stesso livello del passaggio. Le mie ginocchia erano piegate ed ero molto scomodo, con il busto piegato e le braccia sopra la testa. Inoltre, dovetti leggermente girare il petto a sinistra, per passare meglio.


Notate nell'ultima foto che la parte a destra è più larga.


Purtroppo smussare i lati del foro non servì a nulla, e mi graffiai tutte le braccia. La stessa cosa successe alla mia testa. Girandomi un po' di lato riuscii a far passare le spalle, anche se la roccia non mi faceva proseguire. Non c'era niente che potesse fermarmi, ma tutto il resto del mio corpo era seriamente a rischio. Ho deciso di spingere, con scarsi risultati, consapevole che sarei poi dovuto tornare indietro. Il dolore non era molto alla fin fine e, cosa più importante, ero dentro! Beh, la parte superiore del corpo era dentro.

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Questa è una foto del mio lato migliore. Lentamente sto riuscendo ad entrare nel buco.

Una volta nella tomba ho avuto una prospettiva maggiore per osservarla meglio, c'era ancora molto da fare. Potevo muovere la testa liberamente ma in ogni direzione in cui guardavo vedevo solo roccia. Quando mi rivolsi a B la mia voce suonò soffocata, come se stessi parlando in una piccola scatola. Ho potuto riposare il petto sul pavimento, ma le rocce erano scomode. Ho girato la testa per guardare avanti, ma non riuscii a vedere molto. La fine del passaggio era più vicina adesso e il soffitto sembrava ancora più basso. Non sapevo se potevo passare attraverso o meno. Sapevo però che c'ero quasi. Prima, però, ho dovuto lavorare per aprire ulteriormente il buco. Sono rimasto deluso di scoprire che la maggior parte delle rocce che sembravano quasi staccate erano invece ancora ben fissate al pavimento. Avevo spinto il martello nel passaggio prima di me, quindi a questo punto l'ho usato. Facendo scorrere la testa del martello sotto la strettoia, ho stabilito che la parte più stretta della compressione era di circa sette centimetri di altezza. Ho pensato che avremmo dovuto lavorarci un po' prima che potessi scivolarci attraverso. B era solo diversi metri indietro, ascoltando le mie descrizioni e relazioni sui progressi compiuti. Ad un certo punto scattò la foto sopra indicata. Grazie B. Fino a questo punto la dimensione del passaggio non era troppo grande, anzi ero in un passaggio incredibilmente piccolo infatti solo la mia parte superiore del corpo era dentro. Poi decisi che era arrivato il momento di una svolta.


Per ruotare i miei fianchi nella corretta angolazione ho dovuto appoggiare la parte superiore del corpo sulle braccia, usare i piedi per scalare la parete esterna del foro, e lentamente "strisciare" all'interno. I miei fianchi passavano a malapena. Una volta che però riuscirono a superare l'ingresso ho potuto rilassarmi un po' e mi son messo a lavorare sulle gambe. Il passaggio era così basso che qualunque posizione assumessi mi impossibilitava a muovermi, così compresi che forse era meglio continuare sdraiato. Non c'era proprio nessun spazio per muoversi o cambiare posizione. Questo posto è troppo angusto! Andando avanti in questa parte del passaggio è stato relativamente facile. Ho potuto portare il mio braccio avanti (quello sinistro) per tirare e l'altro braccio per spingere. Allo stesso tempo, cercavo di muovere il mio corpo, mettendomi ad arco, per mantenere il mio petto leggermente sopra il pavimento roccioso. Provando a sistemarmi un po' mi accorsi che tenere la testa rivolta a destra sembrava il modo più comodo. Ho anche deciso che mi sarebbe stata utile una torcia. Così ho potuto illuminare avanti a me e ottenere una migliore vista del posto in cui mi trovavo. Questa è stata una manovra difficile perché ho dovuto guardare in alto, nonostante la mia testa fosse girata. E' apparso subito evidente che dovevamo rimuovere delle rocce dal pavimento: mi stavo graffiando il petto, le pietre erano rigide e i graffi estremamente dolorosi. Ogni tanto con la guancia riuscivo a spostarne qualcuna, e inarcandomi potevo poi spostarla con la mano.


Il mio piccolo successo in quel passaggio rappresenta un grande passo avanti in tutta la mia carriera da speleologo. Quando ho iniziato la speleologia non mi sembrava troppo comodo passare attraverso spazi ristretti. Anche la piccola stretta all'inizio di questa grotta era un ostacolo da superare. Sforzandomi a superare i passaggi più stretti sono diventato molto più tranquillo in merito a essi. Tuttavia, questo rappresenta una nuova sfida: non avevo mai attraversato qualcosa di tanto angusto. Non ricordo di essermi mai tolto il casco prima d'ora. Con questo passaggio era obbligatorio. Come ho detto prima, non solo dovevo togliermi il casco, ma anche girare la testa di lato per adattarmi.


Il viaggio nella Tomba è andato più o meno così:


Dopo che ero riuscito a far passare i miei fianchi nel passaggio ho preso qualche minuto per fermarmi ed elaborare un piano d'azione. La maggior parte della lunghezza delle gambe era ancora fuori. Stavano a penzoloni in aria. La tomba era ancora abbastanza grande per muovere la testa in giro, e anche muovere liberamente le braccia, per così dire. Lo spazio era maggiore rispetto al resto del passaggio, ma non di molto. E' stato come mettere la testa in una scatola. Ovunque guardassi c'erano sassi, non troppo lontano dalla mia testa. Qualsiasi suono che facessi veniva smorzato e suonava "morto". La parte più stretta del passaggio era di circa 10 piedi. A questo punto ero circa 3 piedi e mezzo dentro. Una volta che sarei riuscito a passare per intero avrei dovuto sdraiarmi e continuare per la restante parte di ampiezza, sino a dove l'apertura si sarebbe ingrandita.


Sono andato con il mio braccio sinistro in avanti e la testa girata a destra. B mi aveva dato una torcia elettrica che ho tenuto nella mia mano sinistra. Mentre avanzavo cercavo sempre di spostare le rocce con il braccio. Questo mi dava un po' di sollievo ma ci sono state un sacco di pietre che non potevo levare. Ai lati lo spazio aumentava ma il soffitto rimpiccioliva. A 7 piedi dall'ingresso inarcandomi sentivo il muro, dopo un altro mezzo piede non potevo più farlo. Dovevo spingere con le dita dei piedi e tirare col braccio destro. Ho deciso che sarebbe stato un buon momento per vedere se fossi riuscito a tornare indietro. Ci provai, e lo fu. Questo mi ha dato molta più fiducia, eppure, ho chiesto a B di restarmi appiccicato ai piedi per sicurezza, nel caso in cui mi avesse dovuto tirar fuori.


Iniziai a sentire del dolore al collo, essendo questo piegato sul lato. La testa iniziava ad essere pesante e l’unico modo per riposarla era appoggiarla sulle rocce spezzate. Era doloroso ma lo feci molte volte. Avevo la faccia rivolta verso destra. Era appena a 2-3 centimetri di distanza. Per la maggior parte del tempo, però, non guardavo la parete perché tenevo gli occhi chiusi (lo faccio qualche volte mentre sto attraversando dei punti stretti) oppure perché la torcia faceva luce verso una direzione che non mi permetteva di vedere la parete. C’era molta quiete nella Tomba, si sentiva solo il mio respiro. Respiravo in modo molto pesante, visto lo sforzo che facevo per muovermi. Fortunatamente era presente la brezza che mi permise di rinfrescarmi. Sollevando la testa e toccando la parete sopra di me di volta in volta potevo misurare la larghezza del passaggio che mi accingevo a percorrere. Come un gatto che con i baffi misura l’apertura di un recinto. Arrivati a misurare i 2 metri capii che gli spazi sarebbero stati molto stretti.

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L' ultima foto prima che fossi davvero dentro. Notare che ai miei piedi è legata una cinghia, non si sa mai.

Mentre giacevo nell’oscurità, in un passaggio all'interno di una grotta, pensavo solo ad una cosa. Una montagna si trovava letteralmente sopra di me, il resto della terra sotto. Un piccolo movimento della terra ed io avrei cessato di esistere. O ancora peggio, sarei venuto a conoscenza delle terribili esperienze passate da Floyd Collins mentre si trovava li, intrappolato per giorni nelle profondità del cuore di Madre Terra, incapace di liberarsi da quella prigione. Mettetevi nei miei panni: poggiato sullo stomaco con il braccio sinistro esteso oltre la testa. Il braccio destro al mio lato, con solo pochi centimetri in cui muovermi. Le braccia e le mani indolenzite e sanguinati a causa dello strisciare sulle rocce spezzate. Tutto il corpo si riposa sulle rocce. Il collo è stanco di mantenere la mia testa distante dalle rocce, quindi lentamente mi riposo, appoggiando la guancia sul terreno sporco. Quando ricomincio a strisciare devo fare forza con le dita per avanzare attraverso il passaggio. Dopo pochi centimetri iniziavo a respirare con difficoltà e dovevo riposare. Inspirando posso sentire la schiena comprimersi contro la parete del passaggio. Ci volevano diversi minuti prima che riesca a recuperare abbastanza da poter continuare. Mentre ero lì pensavo tutto il tempo a come avrei fatto ad uscire.


Decisi che questo sarebbe stato un buon momento per fare una foto del “passaggio”. Quella foto, in realtà, è stata fatta in un'altra escursione ma posso assicurarvi che la Tomba di Floyd era quasi identica . Potete notare la mia testa girata sul lato e potete vedere come riposavo sulle rocce. Notate anche quanto risultasse difficile guardarmi davanti. Le mie braccia sono bloccate. Praticamente non c’è nessuno spazio fra il soffitto del passaggio e la mia schiena. Assolutamente non un posto per claustrofobici!

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Quando raggiunsi il punto dove la mia schiena strofinava col soffitto e dove potevo sentire con la testa che il passaggio non diventava per niente più largo sapevo che non sarei riuscito a passare. Decisi comunque di darmi un'altra spinta. Se fossi stato in questa condizione un anno fa sarei andato nel panico, ma non quel giorno! Ero deciso. Riposai per qualche minuto, quindi provai. Ho esalato completamente l’aria dai miei polmoni. Cosi facendo, trattenendo il respiro, feci diminuire la grandezza del mio petto riuscendo ad avanzare di qualche centimetro. Appena riiniziai a respirare il petto sbatté contro il pavimento e la schiena contro il soffitto. Incredibilmente lo feci di nuovo! Trattenere il respiro, avanzare, riposare. Lo ripetei. Mi presi qualche altro minuto per “godere” di questa posizione. Bloccato in questo piccolo passaggio. Wow, non riesco a credere quanto potevo essere rilassato. Provai il procedimento un'altra volta ma la schiena strofinava troppo per continuare. Nonostante lo sforzo, ero entusiasmato. Mi fermai per molti minuti per recuperare. B mi incoraggiava per tutto il tempo.


Tornare indietro non fu troppo difficile ma impiegai lo stesso del tempo. Trovai gli stessi ostacoli di quando vi entrai. Mentre mi dimenavo con i fianchi per andarmene, cosa che mi impiegò del tempo, ebbi dei problemi nel fare uscire le spalle. Tutte e due le braccia a questo punto erano in alto, la maglietta si stava per incastrare nelle rocce e le spalle sfioravano le rocce appuntite. Dopo aver lottato per trovare una buona posizione ci rinunciai e feci semplicemente uscire la parte alta del mio corpo. La maglietta si tolse e mi feci dei bei tagli sulle spalle, ma non mi interessava. Per me quell’escursione era stato un successo. Mi ero portato oltre quello che pensavo fosse possibile. Mi inginocchiai all’entrata e guardai, dentro il passaggio, da dove ero appena passato. La parete adesso era a 3 metri (l’avevo spinta un po’ con le braccia). Il punto più piccolo era di circa 2 metri. Eravamo vicino. Fra il lavoro e l’eccitazione ero stanco. Mi sedetti sulla borsa, sorridendo. Wow! Che viaggio!


Il resto della pagina del diario parla delle solite cose: l’uscita dalla grotta, la cena, il ritorno a casa ecc. Tornando a casa abbiamo pensato a qualche idea che ci avrebbe aiutato ad andare in fondo alla grotta. Abbiamo entrambi inventato degli attrezzi per rimuovere la roccia nei passaggi stretti. Eravamo entrambi eccitati per l’escursione. Io per il fatto che mi ero portato oltre il limite e B per il successo nella risalita della grotta. Questa era la prima volta che risaliva senza l’aiuto mio o delle attrezzature. Era un successo personale che mi mostrò il progresso che aveva fatto dall'incidente. Molto buono.

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Il nostro progresso sul buco.

Tutto era stato dimenticato, lo strano rumore era stato collegato alle nostre menti o a delle spiegazioni razionali.



7 Aprile 2001Modifica

Stavolta prima di tornare nella grotta mistero, abbiamo passato un sacco di tempo a prepararci. Quando fummo dentro determinammo che, per passare attraverso la fessura, ci sarebbero serviti ancora 8 centimetri, così iniziammo a raschiare. La posizione migliore per passare dal passaggio si rivelò essere una postura prona, spingendosi solo con le punte delle dita e strisciando con tutto il corpo. Successivamente ci costruimmo gli attrezzi necessari a lavorare. B stava saldando dei tubi di acciaio in modo che poi potessero essere smontati durante la discesa verso la grotta. Abbiamo creato anche delle punte da avvitare in cima al tubo. Trovai anche un modo per attaccare il trapano all'estremità del tubo ma le altre invenzioni erano talmente efficienti che finimmo per non usarlo. Eravamo davvero fieri di noi!

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Questa è una foto di B. modificata al fine di mantenere la sua identità anonima, in mano ha un arnese da noi progettato. Ho fatto la foto con la "Tomba di Floyd" alle mie spalle. è seduto sulle corde che usiamo come letto di fortuna. Alla sua sinistra, dietro, c' è il passaggio che conduce alla fonte d' acqua mentre a destra ci sono dei marchingegni di colore arancione che usiamo per tornare in superficie.

Mi impostai un obiettivo: non mi sarei dato pace fino a che non fossi riuscito ad espugnare la "Tomba di Floyd". Per motivi vari non entrammo più nella grotta per un po', prendendoci così il tempo per schiarire le idee ed ultimare i nostri attrezzi. Dopo qualche tempo vi ritornammo armati dei nostri utensili che funzionarono a meraviglia. Il tubo d'acciaio ora aveva un'estremità per raschiare ed un'altra per martellare. Fu così che, dopo due ore di estenuante lavoro, fui colto dal desiderio di sperimentare se il mio corpo fosse adatto a passare dalla strettoia. Mi armai di torcia, mi tolsi le bretelle e non attaccai una corda ai miei piedi, fiducioso della riuscita dell'operazione.


Non l'ho scritto nel mio diario ma mi accorsi subito che sia la brezza che il rimbombo erano nuovamente percettibili.


Una volta che la mia parte superiore del corpo fu dentro illuminai davanti a me, al fine di elaborare un "piano d'attacco". Successivamente cercai di rendere i miei fianchi meno ingombranti in modo da entrare con tutto il corpo. Comincia a spingere con le dita dei piedi e con tutta la mole del mio corpo, strisciando come un verme. Sentivo che andando avanti la parte superiore del passaggio mi comprimeva sempre più la gabbia toracica, schiacciandomi contro dei sassolini appuntiti. Rimasi un minuto fermo, quasi incastrato, cercando nuovamente la mia tecnica di respirazione. La brezza fresca ghiacciava le gocce di sudore sulla mia fronte sporca. Sentivo un migliaio di spigoli aguzzi raschiare la mia pelle. Quando mi ricordai però che ero quasi riuscito nella mia impresa mi caricai di adrenalina e ripetei i soliti tre movimenti fino allo sfinimento: Espirare. Muoversi rapidamente. Fermarsi per riprendere fiato. Il passaggio cominciava ad allargarsi rendendo me e B. estremamente felici.


Dopo pochi minuti ero finalmente dall'altro lato! Sia io che il mio compagno eravamo al settimo cielo e ci prendemmo qualche momento per festeggiare. Dato che B. non sarebbe mai riuscito a fare quello che ho fatto io gli detti una descrizione approssimativa di ciò che vidi: la strettoia effettuava una lieve virata verso destra, dando l'impressione di continuare ancora per molto. A causa della ridotta grandezza della "nuova grotta", dei detriti che si erano accumulati, e della mia debole torcia mini-mag non vidi molto. Così, B, mi passò il caschetto con torcia annessa.


Mi lanciò una corda ed io, tirandola, ripresi gran parte del mio equipaggiamento. Finalmente potei vedere completamente la nostra grotta, NOSTRA! Finalmente ore ed ore di duro lavoro diedero i risultati dovuti. Comunque non c'era molto, solo un'altra strettoia più grande della precedente: sarei potuto passare comodamente attraverso questa ma prima volli scattare delle foto per B.


Gli chiesi poi quanto avrei dovuto addentrarmi nella grotta secondo lui, alla luce degli eventi che erano accaduti. Con quelle parole feci ricordare a B. gli strani rumori che avevamo sentito, inquietandolo notevolmente. Mi passò così uno di quei tubi con la punta di ferro nel caso avessi incontrato un animale o qualcos'altro, disse. Anche se il rischio di incorrere in qualche guaio era minimo non presi nemmeno in considerazione che, se mi fosse accaduto qualcosa, B. non avrebbe potuto aiutarmi ma, in quanto professionista, mi sono concentrato sul mio obiettivo e non sui potenziali pericoli nei quali sarei potuto incappare. Fino ad ora possiamo dire di aver schivato il proiettile proverbiale. Fino ad ora..

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La prima sezione del nuovo passaggio. All' apparenza puo' sembrare un vicolo cieco ma in fondo c' è una curvatura verso destra.

Dopo aver allacciato guanti e ginocchiere iniziai la mia avventura. Cominciai a strisciare lungo il corridoio della foto sopra. Era lungo circa 20 piedi (6,1 m) ed alla fine girava leggermente a destra, ora mi ritrovavo a dover salire una leggera pendenza di 40 piedi (12,20 m). Fortunatamente questo passaggio era più grande del precedente, rimanevano invariate le pareti ed i sassolini sul terreno. Era evidente che nessuno era mai stato qui prima d'ora. Notai anche due singolari formazioni sulle rocce, la prima simile a del formaggio bianco-bluastro, la seconda formata da filamenti di roccia simili a capelli, sfortunatamente è molto difficile da spiegare a parole.


Non avevo ancora finito di esplorare la seconda parte della 'nuova grotta' che la voce di B. stava già scomparendo. Gli gridai che avrei voluto continuare per ancora mezz'ora, la sua risposta fu affermativa. Nel frattempo avevo progredito talmente tanto che riuscivo quasi a stare in posizione eretta. Alla mia sinistra notai un'ulteriore formazione, stavolta di cristalli. Erano disposti a strati, formavano all'occorrenza delle stalattiti di svariate misure, la più lunga era di 10 cm.

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Qui si possono vedere alcune delle formazioni da me introdotte in precedenza.

Ci vollero circa 100 piedi (30,5 m) prima che la grotta si aprisse un po'. In fondo c'era una curva verso sinistra che portava ad una stanza di 15 piedi di altezza (4,6 m) e 30 (9,2 m) di lunghezza. Appoggiata ad un muro c'era una pietra rotonda: è un fenomeno abbastanza raro ma nulla di paranormale. Nonostante le mie conoscenze mi tranquillizzassero ammetto che in quel momento fui leggermente turbato. Non so se avete mai provato la sensazione di essere osservati. Nel caso vi fosse mai accaduto sappiate che fu il mio costante stato d'animo in quella stanza.


L'emozione della scoperta svaniva lentamente se pensavo che in un modo o nell'altro mi stavo avvicinando alla fonte di quegli strani rumori. Improvvisamente mi sentii molto solo. Per mia fortuna dovevo tornare da B. in quanto il tempo limite era scaduto. Mi presi giusto il tempo di scattare qualche foto. Stavo per andarmene quando qualcosa attirò la mia attenzione: alla mia sinistra, al livello degli occhi, vidi qualcosa che poteva sembrare un geroglifico. Mi correggo, era un geroglifico! Era una rozza rappresentazione di alcune persone inginocchiate sotto ad un simbolo. Questo significa che c'era un'altra entrata oltre a quella da noi scoperta e che, quindi, anche B. sarebbe potuto entrare! Non trovo le parole per esprimere la mia eccitazione! Quando tornai dal mio amico non respiravo nemmeno per la foga con la quale gli raccontavo l'accaduto. Ne parlammo e ritenemmo giusto che per la prossima esplorazione avremmo dovuto portare un'altra persona, al fine di ottimizzare il tutto. Non vedevo l'ora di tornarci di nuovo!


Passare attraverso la prima strettoia si rivelò essere arduo anche in verso opposto. Però, circa a metà passaggio, udii un suono grave provenire da dietro di me, sembrava una roccia che scivolava su un'altra roccia. Mi si gelò il sangue nelle vene. Stetti fermo per qualche secondo ma poi ripartii a strisciare più forte di prima, forse spinto dall'istinto di sopravvivenza, ma, pensandoci, sopravvivenza da cosa? Non dissi nulla a B. ma, mi ricordai solo dopo, che lui mi confidò tempo prima di aver sentito un suono uguale a quello che ho sentito io.


Quando andai a visualizzare le foto scattate in precedenza riscontrai qualcosa di molto strano: le foto scattate nella stanza apparivano disturbate, pesantemente disturbate. La cosa che non capivo è perché le foto fatte prima e dopo fossero totalmente normali. Così, sia la foto della roccia circolare che quella del geroglifico andarono perse! Fortunatamente ho una memoria ferrea e sono riuscito a fare un disegno approssimativo di ciò che vidi.

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Questo è il disegno del geroglifico: un po' rozzo ma accurato. Mi ricorda molto The Blair Witch Project. Intorno ad esso c' erano delle specie di uomini che alzavano le mani ad esso.








14 Aprile 2001Modifica

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Questa è l'ultima foto che ho scattato prima di entrare nella sala. Alla fine del passaggio, è parzialmente nascosta dall'ombra la roccia rotonda che avevo visto.

Trascorsero pochi giorni prima che B trovasse qualcuno disposto ad attraversare il passaggio con noi. B mi disse che aveva parlato con un po’ di persone che, però, non potevano venire a causa di impegni. Mi disse anche che loro lo assillarono per avere informazioni sulla grotta e sul passaggio. Lui, ovviamente, non disse nulla. Neanche il ragazzo che stava venendo con noi sapeva di che grotta si trattasse, fino a che non vi arrivammo vicini. Gli 

facemmo giurare di non rivelare la locazione a nessuno.


Non lo chiamerò per nome, quindi sarà semplicemente “Joe”.

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Ecco qui la stessa foto, con però la roccia rotonda riquadrata. Non si capisce molto bene dall'immagine, ma sono le uniche foto che ho della roccia rotonda.

Joe, B ed io partimmo la mattina presto per assicurarci di avere tutto il tempo possibile per esplorare il nuovo passaggio. Arrivati alla grotta eravamo ormai in grado di salire e scendere molto velocemente. E’ molto più facile se non devi caricarti tutta l’attrezzatura per portarla giù nella grotta. Joe fu impressionato dal nostro lavoro. Perfino io e B ci fermammo un minuto per congratularci di tutto ciò che avevamo fatto. E per il fatto che ce l’avevamo fatta fino a lì!


Joe è uno speleologo con molte esperienze nelle caverne. Disse che questo era il passaggio più stretto dove fosse mai stato. Sapevo che fisicamente poteva farcela, poiché io ero più grosso di lui ed ero riuscito a passare. Fu pronto velocemente ed aspettò per ascoltare qual era il nostro piano. Pensai che avrei potuto mandare lui avanti, ed io lo avrei potuto seguire. B ci avrebbe passato le attrezzature e ci avrebbe aspettato fuori dal passaggio. Era stato carino da parte sua aspettarci poiché è molto noioso stare da soli in una grotta. Con il piano definito, eravamo pronti per andare.


Fu molto irresponsabile da parte nostra non aver raccontato a Joe tutti gli eventi inaspettati accaduti nella grotta prima della sua venuta. Ma cosa dovresti raccontare in questi momenti? Quante di quelle strane cose dovevamo raccontargli? Inoltre se tutto fosse andato per il verso giusto non saremo mai più tornati laggiù. Fu così che non gli raccontammo niente prima che fosse entrato nella tomba di Floyd. Ovviamente non gli raccontammo niente neanche dopo, era troppo tardi. Non potevo credere a quanto velocemente Joe fosse passato attraverso il passaggio. Disse che era stretto, ma sicuramente non lo era veramente per lui. Arrivati dentro, gli passammo le sue attrezzature, quindi iniziai. Anche sapendo che potevo passarci, fu lo stesso un lento viaggio. Quando raggiunsi la stretta entrata del passaggio, mi feci scattare una foto da Joe. Pensai sarebbe stata una bella foto. Una volta attraversato B iniziò a passarmi le attrezzature. Fu allora che accadde il disastro. Ero entrato completamente per prendere le mie attrezzature, dovevo stare piegato sulle ginocchia. Avevo solo il mio elmetto e la luce e dovetti girarmi per ridare la corda a B quando sbattei la testa nella roccia. Dissi a B cosa era successo, lui mi mandò un kit medico. Sanguinavo ma, peggio ancora, non mi sentivo troppo bene. Mi curai, quindi dissi a Joe che pensavo fosse meglio per me non continuare. In quel momento mi parve un bambino quando gli viene detto qualcosa di spiacevole. Non mi piaceva l'idea di fargli esplorare la caverna da solo (per ragioni egoiste, ovviamente).


Gli dissi quanto lontano sarebbe dovuto andare, e quanto tempo ci avrebbe dovuto mettere. Disteso lì potevo sentirlo strisciare nell’oscurità. La sua luce sparì dopo la prima svolta. Mi riposai per un minuto o due, quindi riiniziai il mio percorso attraverso il passaggio. Era deludente essere arrivati a quel punto nella grotta e non averla potuta esplorare fino alla fine. Dopo essere ritornato dal mio compagno mi sedei e mangiai una barretta Clif. Dissi a B che avrei pagato per una stanza nel motel se Joe fosse restato durante la notte. Quindi avremmo potuto vedere come stavo il giorno dopo e avremmo potuto fare un altro tentativo nella grotta. Mi sentivo goffo per aver sbattuto la testa nella roccia. B disse che voleva fare un altro tentativo l'indomani. Era ansioso di mettere la parola fine a tutto questo. Dopo aver deciso ciò ci sedemmo godendoci il buio. Potevamo sentire il totale silenzio provenire dal passaggio. Il silenzio mi ricordò del rumore di raschiatura che sentii l’ultima volta che fummo lì. O del cambio della forza del vento. O del brontolio. O del terribile urlo che abbiamo sentito. Improvvisamente entrambi ci rimproverammo di aver mandato Joe da solo nella grotta.


B si avvicinò al buco e vi gridò dentro. “Joe”. Nessuna risposta. Nulla di strano. Non puoi sentire i tuoi compagni quando sei molto lontano dentro la grotta. Abbiamo nervosamente aspettato per qualche suono ( Suoni piacevoli, ovviamente). Il limite di venti minuti che avevamo prefissato passò. Poi ne passarono 25. Il dolore alla testa era lancinante ed il passaggio mi sembrava più stretto che mai. Sapevo però che avrei dovuto assicurarmi che Joe fosse salvo. Mentre mi preparavo per tornare là dentro vidi una luce in fondo al passaggio. “Joe?”, dissi. Niente. “Joe!”. Sempre nessuna risposta. La luce diventava più visibile, e potevo sentire il rumore di qualcuno che strisciava attraverso la roccia che rivestiva la grotta. “Tutto ok Joe?” . “No”, questa fu la sua debole risposta. Quando arrivò dall’altra parte della tomba disse che non si sentiva molto bene. Velocemente si tolse l’attrezzatura di dosso e la mise nello zaino cosi che potessimo farla passare attraverso. Non avevamo avuto neanche la possibilità di chiedergli cosa aveva visto. Appena uscì dal passaggio notammo che il suo aspetto era terribile. Era pallido in faccia e non riusciva a respirare, ricoperto della polvere che si trovava lungo tutto il passaggio. Aveva diversi graffi e tagli nella faccia e nelle braccia: probabilmente causati dalla sua veloce uscita dalla strettoia. Aveva gli occhi spalancati.


Joe si accinse ad uscire fuori dalla grotta senza dire una parola. Restai un minuto a raccogliere le nostre attrezzature mentre i miei compagni se ne stavano andando. Quindi mi fermai ad ascoltare eventuali rumori provenienti dal passaggio. Non sentii niente. Il vento si era fermato. Una parte di me voleva scappare più velocemente possibile da quella grotta mentre l'altra voleva immediatamente tornare dentro il passaggio per scoprire cosa vi fosse realmente. Non era quello il momento, però. Sentivo ancora le vertigini a causa della ferita. Notai che B e Joe erano andati molto avanti e mi sentii solo. Dei brividi percorsero il mio corpo mentre mi affrettavo per raggiungerli.


Pensammo che avremmo potuto scoprire qualcosa su ciò che era successo a Joe appena fuori ma, quando arrivò alla fine, si liberò velocemente dalla corda e si diresse verso la macchina. Alla luce del giorno appariva ancora peggio rispetto a prima. Io e B quindi raccogliemmo le nostre cianfrusaglie e lo seguimmo. Joe disse che non voleva restare durante la notte perché si sentiva malissimo (e noi lo capimmo), quindi ci dirigemmo verso casa. Non riuscimmo ad estrapolare nessun informazione. Guardava dritto davanti a sé. Tremava come una foglia nonostante non fosse per nulla freddo. Quando provavamo a chiedergli qualcosa le sue risposte erano corte e vaghe. Gli chiesi se aveva visto dei geroglifici, “No”. Se ci avesse sentito gridare. “No”. Se avesse visto la roccia circolare. “No”. Se avesse visto i cristalli. “No”. Disse che andò poco avanti dal passaggio perché iniziò subito a sentirsi male. Le sue risposte avevano qualcosa di sospetto. Doveva avere visto per forza i cristalli se era arrivato abbastanza lontano da non sentirci gridare. Ma perché non ci forniva particolari?


Il resto del viaggio passò in un pauroso silenzio. Mentre lo aiutavamo ad uscire, gli chiedemmo se voleva tornare nella grotta. Scosse la testa e corse verso la sua casa. Provai a chiamarlo nei giorni seguenti ma si attivata sempre la sua segreteria telefonica.

28 Aprile 2001Modifica

In questa data ho parlato brevemente delle sensazioni che io e B provavamo a questo punto. Vorrei elaborare queste sensazioni per creare l'atmosfera in questa parte del mio diario. Spero di riuscire a trasmettere i nostri esatti pensieri e sentimenti mentre pianificavamo la mossa successiva. Se non ci riuscirò temo che al lettore qualunque appariremo come ignoranti, ingenui o completamente stupidi.


Questa grotta rappresentava per noi il culmine di settimane di duro lavoro dove molte emozioni erano sorte. Dalla stanchezza al timore. Dalla trepidazione alla paura. Dalla frustrazione alla gloria. Per quanto ci riguardava, non eravamo sull'orlo di una possibile distruzione ma, piuttosto, stavamo onorando un contratto non ancora firmato. Un po' come i genitori di un bambino ribelle non volevamo abbandonare il nostro "bambino" per la paura dell'ignoto. Che ci piacesse o no, questa caverna era diventata parte di noi stessi. E adesso dovevamo portare questa avventura fino al suo compimento. Oltretutto, spiegazioni prolisse a parte, la curiosità ci stava mangiando vivi! Nonostante l'impressionante numero di avvenimenti inspiegabili che ci erano capitati DOVEVAMO tornare nella grotta. Cosa stava causando il rumore rimbombante? Perché c'è stato quel cambiamento nella forza del vento? E così via, fino ad arrivare a Joe. Cosa poteva essergli accaduto? Cosa aveva visto o fatto? Nonostante le mille discussioni continuavamo ad arrivare alla stessa conclusione: dovevamo tornare alla caverna. Non potevamo teorizzare nessuno scenario credibile che potesse spiegare i molteplici misteri racchiusi nelle profondità della grotta. L'unico modo per sperare di completare il puzzle era conquistarla. Due settimane erano passate dal viaggio con Joe. Per prepararci a questo viaggio avevamo chiamato il gruppo di soccorso locale e ottenuto in prestito il loro telefono a basso voltaggio. Il telefono consiste in due ricetrasmittenti e una lunga bobina di cavo sottile. Sarei stato così in grado di srotolare il cavo quando fossi entrato nella strettoia, per restare in contatto con B per tutto il tempo. Pensammo anche che sarebbe stata una buona idea portare una videocamera dentro il nuovo passaggio. Comprai una custodia che l'avrebbe protetta dalla polvere e, ovviamente, dalle rocce appuntite.


La mia testa era a posto. Avevo ancora una tenue linea rossa là dove entrò in collisione con la roccia. Non ne ho mai parlato con un dottore ma è stata un'esperienza molto dolorosa. Pensai a cosa sarebbe successo se fossi stato in grado di andare avanti con Joe. Era un'altra persona quando ne è uscito. Lo chiamai a casa quasi ogni giorno per cercare di parlargli, ma non volle rispondere al telefono. B lo cercò a lavoro. Un amico comune ci disse che si era dichiarato malato due settimane prima e non era ancora ritornato. Affermò anche che Joe aveva avvisato il suo capo che sarebbe stato via per un po'. Andai persino a casa sua un paio di volte. La prima mi sembrò che qualcuno fosse in casa ma nessuno rispose. La seconda non c'era la macchina e le luci erano spente. Avrei voluto parlargli prima di questo viaggio ma non ce l'ho fatta.


Mentre stavamo preparando la corda per scendere nella grotta sentii qualcosa per la prima volta. NON VOLEVO ENTRARE NELLA CAVERNA! Non era un presentimento. Non stavo avendo alcuna premonizione. Semplicemente non avevo alcun desiderio di entrare nel mondo sotterraneo. In quel momento non condivisi il mio sentimento con B. Anche se non avevo voglia di entrare nella caverna sapevo che DOVEVAMO farlo. Così, controllata una seconda volta la mia attrezzatura, mi calai oltre l'orlo del precipizio. Fin dall'inizio sembrò che la caverna non volesse che fossimo lì. Niente andava liscio. Ogni volta che provavamo ad agganciare un moschettone, o fare un nodo, o legare qualcosa alla corda, dovevamo riprovare due tre volte per riuscirci. Ce ne accorgemmo, fortunatamente, e ci assicurammo che ogni cosa fosse a posto e sicura. Mentre lentamente ci facevamo strada verso il fondo, continuavamo a sbattere contro le pareti della grotta, ad inciampare quando camminavamo o a far cadere le cose. Il nostro carico era relativamente leggero ma stavamo impiegando un'eternità per raggiungere la fessura. Finalmente, ci riuscimmo.


Controllammo la videocamera e il telefono per assicurarci che fossero sopravvissuti al viaggio. Ci guardammo l'un l'altro, ma non ci dicemmo niente. Poi mi girai verso il passaggio. Mentre piegavo il mio corpo per entrare nella Tomba, desiderai disperatamente che fosse l'ultima volta che mi contorcevo per entrare in quell'incubo claustrofobico. Il viaggio attraverso la Tomba di Floyd andò liscio, figurativamente parlando. Dopo che ebbi attraversato il passaggio, impiegammo diversi minuti a passarci gli attrezzi. Mi preparai, e testai tutto l'equipaggiamento. Il telefono era per me una sorta di amuleto. Filmai la strettoia, e poi la prima sezione del nuovo passaggio. Siccome sarei stato incapace di filmare mentre strisciavo, il mio piano era di intrufolarmi nella sezione successiva, e poi registrare un altro po'. Avrei filmato il tragitto che avevo appena percorso, e poi quello che avevo intenzione di intraprendere. In quel modo, avrei ottenuto la visuale di ogni sezione da entrambe le estremità. Cominciavo a sentirmi parecchio ottimista riguardo il viaggio. Sentivo un senso di personale soddisfazione al pensiero di aver procurato a B un modo per vedere i frutti del suo lavoro. Era terribile trascinare la telecamera e svolgere il cavo del telefono mentre cercavo di strisciare lungo il percorso ma sapevo che ne sarebbe valsa la pena.


Le formazioni erano troppo piccole per essere visibili nel video. Con la normale luce dell'esterno non ci sarebbero stati problemi ma, essendo la lampada sulla mia testa l'unica sorgente luminosa, il risultato fu assolutamente scadente. Approfittai di una pausa nel filmato per controllare il telefono. Era confortante sentire la voce di qualcuno nelle profondità del passaggio. Chiacchierammo brevemente, poi staccai il telefono per prepararmi a continuare. La batteria era dalla parte di B, quindi era sempre accesa. La ricezione era chiara, come in un normale cellulare, così continuai.


I progressi erano lenti ma regolari. Le cose andarono molto bene, finché non raggiunsi la roccia rotonda. Ancora una volta, ebbi una strana sensazione. Mi guardai bene intorno ma non vidi niente per cui allarmarmi. Continuai a filmare l'intera stanza. Ottenni delle buone inquadrature della roccia da ogni angolazione. Catturai l'immagine delle pareti, della volta e del pavimento al meglio delle mie capacità. Ottenni anche qualche buona ripresa della figura sulla parete. Era difficile capire dal video cosa fosse esattamente, ma si poteva intuiva chiaramente che ci fosse qualcosa. Una volta soddisfatto delle registrazioni, mi diressi verso l'estremità della sala, per prepararmi ad una nuova esplorazione.


Questo passaggio mi conduceva nell'oscurità. L'entrata era più bassa di me di circa trenta centimetri, e sembrava continuare con quell'altezza fin dove riuscivo a vedere. Mi accucciai sotto la volta e mi preparai a vedere qualcosa di nuovo. I muri ora erano più scuri di quanto lo fossero quelli del resto della caverna. Il pavimento era fatto dello stesso tipo di rocce spaccate. La volta aveva la stessa forma di arco quasi perfetto come nella vecchia sezione della Grotta Misteriosa. Riuscivo a vedere solo fino ad una decina di metri, là dove il passaggio sembrava svoltare a destra. Pensai che sarebbe stato un buon posto da esplorare con B. Ci vollero un paio di squilli prima che B rispondesse al telefono, la sua voce era ancora chiarissima. Sembrava che stesse per addormentarsi (ero stato via così a lungo?). Mi disse che se la stava cavando bene, e che potevo prendermi tutto il tempo che volevo. Lo ringraziai e riagganciai. La sua pazienza era stata meravigliosa durante tutto questo progetto. Aveva trascorso un bel po' di tempo ad aspettare mentre io esploravo il passaggio. Ero contento che avesse ancora voglia di stare seduto in attesa. Riattaccai il telefono e continuai a filmare, poi accadde...


Da dietro di me sentii il rumore stridente. Era forte. Era vicino! Veniva dalla sala che avevo appena lasciato! Mi girai intorno per fronteggiare qualsiasi cosa avesse prodotto quel rumore. Quando lo feci persi la testa e cercai di mettermi in piedi. Crash! Il mio elmetto si sfondò contro la volta del passaggio. La luce si ruppe e mi ritrovai nell'oscurità totale. Il dolore mi attraversò tutto per poi concentrarsi sulla schiena. L'elmetto mi aveva protetto la testa ma il mio collo era diventato quasi insensibile per l'impatto. Il terrore mi avvolse e le ginocchia cominciarono a cedere. Lentamente e involontariamente mi inginocchiai. Appoggiai gentilmente la telecamera quando cominciai a vedere le stelle per il dolore alle spalle. Il rumore graffiante era durato un secondo e ora l'unico suono che potevo sentire era il mio stesso respiro, affannoso per il panico. Non solo potevo sentire la paura pesare sul mio petto ma, l'oscurità, sembrava avermi immobilizzato. Mi sentivo vulnerabile da ogni direzione. Volevo girarmi e guardarmi dietro, di lato, di fronte. Ovunque guardassi, vedevo nero. Finalmente ruppi lo stupore del terrore abbastanza a lungo da cercare una fonte di luce alternativa, la torcina sul mio elmetto. Girai la lucetta per accenderla, e per poco non piansi! Avevo dimenticato di mettere delle batterie cariche, e ora riuscivo a malapena a vedere ad un paio di metri di distanza. Cominciai immediatamente a fare più luce possibile nella sala grande. Mi sforzai di vedere, anche solo di sfuggita, qualsiasi movimento. Niente.


Tremavo violentemente, intanto sedevo lì a cercare di capire cosa fare. La mia mente non era stabile. Pensai seriamente che sarei rimasto lì dentro per sempre. Per un attimo mi chiesi come avrebbe fatto B a capire cosa mi era successo. Poi il pensiero mi colpì come un masso: IL TELEFONO! La mia mente deve essersi chiarita a quel punto, perché pensai anche ai miei tubi fluorescenti. Senza levare lo sguardo dalla sala grande tastai il mio zaino per cercarli. Siccome mi stavo portando il telefono e la videocamera avevo preso l'indispensabile e, una delle cose che avevo lasciato con B, era la mia lampadina di riserva quindi, mi erano rimasti solo i tubi luminosi. Ne trovai uno e gli strappai la confezione. Capii che qualcosa non andava dal rumore che aveva fatto. Lo buttai per terra e ne cercai un altro. Distolsi lo sguardo dalla sala grande solo occasionalmente per guardare nel passaggio dietro di me. Trovai un altro tubo e lo spezzai per accenderlo. La verde luce soffusa creava colori inquietanti sulle pareti frastagliate. Il tubo produceva una luce a malapena sufficiente ad illuminare l'area circostante, non dando alcun indizio su cosa si trovasse più avanti. Tastai lo zaino per cercare un'altra luce, di nuovo senza distogliere lo sguardo dalla stanza. Sentii un terzo tubo fluorescente e lo estrassi dalla confezione. Dopo averlo spezzato per assicurarmi che non fosse rotto esitai un attimo, poi lo tirai nella sala grande.


Il lancio fu perfetto, e il tubo attraversò la sala per tutta la sua lunghezza. Nel breve momento in cui la luce aveva viaggiato attraverso la stanza non vidi nulla a parte le pareti della caverna. L'assenza di qualsiasi cosa inusuale non aveva avuto effetto nell'alleviare il mio senso di panico. All'estremità della sala intravedetti per un attimo la roccia rotonda, quando la luce ci rimbalzò contro. Poi la luce andò dietro la roccia e sembrò sparire. Stavo ancora tremando, ma almeno non avevo visto niente. Però, c'era ancora quel rumore...


Usai il tubo per illuminare il telefono, e con dita tremanti riuscii a collegarlo allo spinotto. Avvicinai il telefono all'orecchio, e sentii... NIENTE! Il solito bip per indicare la connessione con l'altro telefono non c'era! Terrorizzato staccai e riattaccai lo spinotto. Di nuovo silenzio. La linea era morta. Cosa poteva essere successo? Avevo APPENA parlato con B! Cominciai a singhiozzare per la paura. Sapevo che l'unica via per tornare indietro era quella che avevo preso all'andata. Ma c'era QUALCOSA lì! Un terzo tentativo di contattare B mi diede lo stesso risultato. Provai a pensare ad un altro piano ma tornavo sempre al ricordo del suono stridente che avevo sentito. Debole com'ero crollai sulla parete del passaggio, respirando come se avessi appena finito una corsa, senza mai rompere il contatto visivo con le ombre della sala grande. Quando le mie spalle toccarono il muro una potente scossa di dolore mi ricordò la collisione col tetto della caverna. Disperazione, agonia, terrore..


Non saprei dire esattamente quanto tempo sia rimasto lì ma i piedi mi formicolavano e le ginocchia dolevano. Il dolore alla schiena si era fatto meno intenso ma quello al collo non era cambiato. Mi decisi a fare un tentativo di uscire da quel passaggio malefico. Sapevo che se avessi aspettato troppo a lungo avrei perso quel poco di luce che mi rimaneva. Provai a mettermi in piedi ma non ne avevo la forza. Strisciai lentamente lungo la sala grande, trascinandomi lo zaino a fianco. Usando le pareti della caverna fui in grado di mettermi lentamente in piedi, anche se non stavo proprio dritto per via del dolore alla schiena. Respirando rapidamente avanzai lungo la sala. Continuavo a riavvolgere il cavo del telefono man mano che andavo avanti. Il mio sguardo era fisso davanti a me, attento a qualsiasi segno di movimento. Ad ogni mio passo la luce cambiava le ombre sui muri e mi occupavo di controllare ognuna di esse. I miei occhi cominciarono a bruciare quando capii che non li stavo chiudendo da molti minuti. Quanti esattamente? Da quanto stava andando avanti questa storia? Gli unici suoni che potevo sentire erano lo scricchiolio dei miei piedi sulla roccia e il mio respiro ansimante. Man mano che riavvolgevo il cavo potevo sentire il cigolio della bobina; ogni giro mi portava più vicino alla Tomba. Più vicino a B. Più vicino alla salvezza.


Per il breve viaggio attraverso la sala impiegai un'eternità. Quando passai di fronte al graffito mi sembrò che brillasse, come se stesse offrendo una sorta di avvertimento. Non sapevo cosa rappresentasse quel disegno ma ogni cosa in quella caverna sembrava instillare paura. Vicino all'estremità della sala potevo intravedere la roccia rotonda sul limitare della mia luce. Sembrava avesse qualcosa di diverso ma non avrei saputo dire cosa. Quando arrivai ad un paio di metri di distanza potei finalmente capire cos'era cambiato. Si era mossa! Era QUELLO il suono che avevo sentito! Di nuovo, il terrore attanagliò il mio intero corpo quando capii quant'ero vicino a... qualcosa! Non avevo altra scelta che continuare. Proseguii lentamente verso la roccia, stringendo il tubo fluorescente nella mia mano tremante, usandolo per fendere l'oscurità. Mi fermai a lato della roccia e riavvolsi il cavo del telefono. Capii finalmente perché avevo perso il contatto con B: il peso della roccia si trovava ora sul cavo! Gli diedi uno strattone, e il cavo sottile si spezzò. La mia unica speranza di contatto col mondo esterno cessò di esistere quando quel filo si ruppe. Non mi sono mai sentito così solo e indifeso. Sepolto nelle profondità della terra, ero disceso volontariamente nella mia stessa tomba, una bella bara di solida roccia.


Essendo il telefono fuori uso, lo poggiai nel passaggio. Con lo sguardo fisso sulla roccia rotonda andai avanti. Il mio respiro era rapido, la gola secca e dolorante, la bocca piena di polvere. Ad ogni scricchiolio delle pietre sotto i miei piedi il mio cuore sembrava fermarsi. Dopo qualche passo balzai indietro per l'orrore di quello che avevo visto. A lato del passaggio, vicino al pavimento c'era un buco, con un altro passaggio ancora. Prima era coperto dalla roccia MA ADESSO ERA LIBERO! Non poteva essersi mossa da sola. Mi allontanai dal buco e sbattei contro la parete opposta. Non avevo prestato attenzione al dolore della mia schiena ma, in quel momento, tornò con tutta la sua furia. Fissai il passaggio che avevo appena scoperto. Scendeva con un angolo di circa quarantacinque gradi e continuava dritto per quanto riuscissi a vedere. Parecchi metri più in basso c'era il tubo luminoso che avevo lanciato. Illuminava il passaggio abbastanza da farmi vedere che le pareti erano piuttosto lisce. Anche il pavimento sembrava esserlo, al contrario di quello nel resto della caverna. Il passaggio aveva circa un metro di diametro, fin dove riuscivo a vederlo. Sarebbe stato facile da esplorare, se avessi avuto anche solo il minimo desiderio di farlo. In quel momento, quello che volevo era uscire da quella grotta e tornare alla luce del sole. Mi allontanai lentamente dal buco, dirigendomi verso B. Non tolsi mai gli occhi dall'abisso. Quasi inciampai nel cavo del telefono quando mi girai per lasciare quella tana diabolica. Notai che la mia torcina era praticamente morta, lasciandomi solo col tubo fluorescente. Volevo correre alla Tomba di Floyd. Il solo sentire un'altra voce umana mi avrebbe aiutato ad alleviare il senso di paura che provavo.


Quando voltai le spalle alla roccia ed al buco avvertii un potente senso di panico riempire la mia anima. Mi sentivo come se una legione di demoni fosse sul punto di attaccarmi alle spalle. Mi sentii come se la salvezza fosse di fronte a me e Lucifero fosse dietro di me, cercando di trattenermi dal raggiungerla. Mi ritrovai a muovermi molto più velocemente di quanto avrei dovuto in quella grotta. Il mio unico pensiero era di uscire il più in fretta possibile. Superai la formazione di cristalli, notando a malapena quella bellissima opera della natura. Ogni volta che mi piegavo per evitare una roccia, sentivo la mia schiena urlare per ricordarmi della ferita. Quando arrivai al punto del passaggio dove dovevo strisciare mi buttai a quattro zampe, rallentando a malapena quando mi lasciai cadere. Quando le mie mani vennero in contatto col pavimento, sentii una scossa elettrica attraversarmi tutta la schiena e scendere fino alle braccia. Per la prima volta da quando quell'incubo era cominciato lasciai uscire un urlo. Mi rannicchiai sulla pietra con nuovi livelli di dolore che si manifestavano ogni volta che inalavo. Gemendo per la paura e il dolore provai ad ascoltare qualsiasi altro rumore nella grotta. Potevo sentire il silenzio rimbombarmi in testa. Sapevo dalla spedizione precedente che B era ancora fuori dalla portata d'orecchio. Ma ero vicino.


Obbligandomi a muovermi trasalii quando mi tirai su e cominciai a proseguire lungo la grotta. Tenevo ancora il tubo luminoso in mano ma avevo smesso di controllarmi le spalle. Adesso la mia attenzione era puntata di fronte a me. Raggiunsi il punto dove avrei potuto gridare a B ma non emisi un suono. Non volevo fermarmi neanche per il tempo di parlare. Finalmente raggiunsi l'ultimo segmento di grotta prima della strettoia. Mentre strisciavo verso l'entrata della Tomba chiamai B. Mi rispose. Gli gridai di preparare tutto per andarcene. Mi chiese se stavo bene (da quando non mi aveva sentito più al telefono, si era preoccupato). Gli risposi di no e di preparare tutto per andarcene. Raggiunta la fune, mi tolsi l'elmetto e lo infilai nello zaino. AVEVO DIMENTICATO LA VIDEOCAMERA! Comunque, ci pensai di sfuggita. Non mi importava della telecamera più di quanto ad un passeggero del Titanic sarebbe importato di un cappello o di un cappotto. Legai lo zaino alla corda e gli dissi di tirarlo via. Poi dissi di dirigersi verso la superficie non appena lo avesse recuperato. Mi chiese perché, gli urlai che c'era qualcosa nella grotta con noi.


La schiena mi doleva ad ogni movimento ma sapevo che non aveva importanza. Stavo per attraversare la Tomba il più velocemente possibile, a prescindere dalle ferite. Appena mi infilai nella strettoia sentii il vento aumentare nel passaggio e, con esso, il puzzo più nauseante che avessi mai sentito. Puzzava come umida, marcia, rancida, putrida MORTE. Mi salirono i conati. Tirai su la camicia per coprirmi il naso e proteggermi da quell'odore terrificante. A questo punto l'aveva sentito anche B. Urlò "Cos'è QUESTO?", poi mi gridò di sbrigarmi e raggiungerlo. Gli dissi che stavo arrivando, presi poi un respiro profondo attraverso la camicia, e ricominciai ad avanzare. L'urlo di B aveva intensificato la mia paura e il mio panico, come se ne avessi avuto bisogno. Sapevo che poteva sentire il mio senso d'urgenza di uscire da quel posto ma, mentre mi facevo strada, gli urlai comunque di partire, che l'avrei raggiunto non appena fossi riuscito a passare. Mi disse che l'avrebbe fatto. Piazzò il mio tubo luminoso dentro il passaggio, poi cominciò ad arrampicarsi fuori.


Questa volta, nella strettoia, non mi preoccupai di quanto fosse risicato il passaggio. Mi stavo sfregiando la faccia, le orecchie, le braccia e le spalle. Ogni centimetro della strettoia mi procurava numerosi graffi sul corpo. La mia schiena mi stava quasi paralizzando dal dolore. Ancora una volta sentii il bisogno crescente di vomitare a causa dell'odore che mi arrivava alle narici dalla brezza. A metà presi una pausa per recuperare il fiato. Ero esausto e la mia frequenza respiratoria era al limite. Il soffitto della strettoia sembrava dare sollievo alla mia guancia, mentre il pavimento che sembrava fatto di vetri rotti premeva contro l'altra. Quando mi fermai per respirare sentii il rumore stridente venire dalle profondità della grotta! Continuò per diversi secondi, poi silenzio. Lanciai uno strillo che mi colse di sorpresa. Non reagivo più coscientemente ai rumori. Lo strillo era una risposta del mio subconscio alla paura che permeava il mio intero corpo. Ormai nel panico cominciai ad annaspare nel passaggio. Quando raggiunsi la parte più larga della Tomba feci scivolare velocemente le braccia sotto il corpo per mettermi in posizione e uscire attraverso il buco. Afferrai la corda e la tirai con tutte le mie forze. Quando le mie spalle raggiunsero il buco si bloccarono e rimasi incastrato! Piantai i piedi nel pavimento e mi divincolai per tornare indietro nel passaggio. Ruotai il mio corpo con cautela e provai nuovamente. Questa volta riuscii a tirare fuori tutto il tronco. Normalmente avrei fatto attenzione ad uscire, dato che c'è un dislivello di un metro fuori dal buco. Questa volta calciai con i piedi e tirai con le braccia ed uscii fuori, cadendo dritto sulla spalla. Provai a rotolare per attutire l'impatto, ma non potei fare altro che prendermi la botta.


Mi girai sulla pancia rimettendomi lentamente in piedi. L'odore era molto meno intenso fuori dal passaggio. Afferrai il tubo luminoso e lo usai per ritrovare l'elmetto. Mentre me lo rimettevo cominciai a dirigermi verso le cinghie per tirarmi su. Quando le raggiunsi mi sporsi per afferrarle, poi balzai indietro per l'orrore. Nella luce del tubo, potevo vedere per la prima volta le ferite sulle braccia. Gli avambracci erano ricoperti di sfregi e tagli profondi. La maggior parte delle mie braccia era ricoperta di sangue. Le ferite non erano abbastanza profonde da sanguinare copiosamente ma gocciolavano. Nel breve momento in cui mi fermai notai che c'era silenzio nella caverna. Nessun suono dal passaggio e da sopra di me. Ancora una volta era tornata la sensazione di solitudine, motivandomi a procedere. Risalire i piccoli pendii si rivelò difficile nelle mie condizioni. Avere solo il tubo fluorescente come fonte d'illuminazione era un altro elemento di difficoltà. Una volta in cima mi precipitai per raggiungere B. Ero impressionato dalla velocità della sua ascesa.


Anche se non ho più parlato delle mie condizioni fisiche durante la salita, provavo dolore dappertutto! Ad ogni passo, ricevevo scosse di dolore lungo la schiena e il collo. Le mie braccia erano maciullate, e la spalla aveva un bel livido. Credo onestamente che se non fosse stato per il terrore che provavo, non avrei trovato l'energia e la motivazione per arrampicarmi fuori. Stavo correndo per pura adrenalina. Sfortunatamente, anche quella stava per finire. Non avevo visto o sentito B finché non ebbi raggiunto il piccolo spiazzo in cima al precipizio. Era sulla corda, e si stava arrampicando più veloce che poteva. Potevo sentirlo muoversi veloce e respirare pesantemente. Lo chiamai, e la sua reazione improvvisa mi disse che anche lui era teso quasi quanto me. Mi disse di prendere la corda e cominciare a salire. Sapevamo entrambi che era pericoloso e che non l'avremmo fatto normalmente, ma questa volta era diverso. Restai lì a guardare dove la corda spariva nell'oscurità sopra di me. Continuava ad ondeggiare, mentre B si faceva strada verso l'esterno. Non riuscivo vederlo, ma sapevo che era vicino. Sapevo che la corda era la mia via di salvezza verso la salvezza. Verso la luce, la sicurezza. Dietro di me c'era la paura, l'oscurità, l'ignoto. Per un attimo pensai alla scena di un film dove l'attore aveva raggirato il mostro e raggiunto la porta della casa stregata. Appena afferra la maniglia. sente un suono dietro di sé e si gira, solo per vedere...


Pensai che avrei lasciato salire B ancora un po', mentre recuperavo la corda che era srotolata verso il fondo della grotta. Avrebbe reso più semplice uscire una volta raggiunta la cima del precipizio. Scelsi di non avvolgere la corda intorno al braccio, visto che faceva male e stava sanguinando, quindi mi limitai a raccoglierla in una pila sul pavimento. Sopra di me sentii B avvisarmi, "rocce!", e mi acquattai sotto una sporgenza mentre diverse piccole pietre cadevano ai miei piedi. Ripresi velocemente a tirare su la corda. Ne avevo recuperato la metà, circa quindici metri, quando si impigliò. Era incastrata bene! Era fuori questione che tornassi indietro a liberarla, così decisi di lasciar perdere, mi infilai la mia imbracatura e cominciai a filare via dalla grotta. Mi disposi l'imbracatura intorno e cominciai a chiudere le fibbie. Prima che potessi assicurarla sentii uno strano rumore ai miei piedi. Le mie pulsazioni cominciarono ad aumentare. Abbassai lo sguardo sulla corda, solo per scoprire con orrore che stava sparendo nell'oscurità. QUALCOSA LA STAVA TIRANDO VERSO LA GROTTA!!! Mollai l'imbracatura e cominciai ad arrampicarmi direttamente con la fune. In quel momento non riuscivo a pensare chiaramente e cominciai ad arrampicarmi fuori dalla grotta senza essere assicurato a nessun ausilio. Mi arrampicai velocemente, per quanto me lo consentisse il mio corpo malconcio. Mi stavo riavvicinando ad uno stato di panico e conseguentemente graffiavo, sbattevo e contorcevo le braccia e le gambe. Mentre mi arrampicavo gridai a B che qualcosa stava tirando la corda. Di rimando, mi urlò di sbrigarmi. La fortuna fu con me visto che non scivolai e non caddi nel precipizio. Se fosse successo avrei sbattuto diverse volte contro le pareti prima di cadere sul pavimento. Le ferite sarebbero state fatali. Senza dovermi fermare per far scorrere il bloccante realizzai un tempo eccellente per salire. Potevo vedere i raggi del sole sopra di me, provenienti dall'entrata della grotta.


Raggiunsi B sul "davanzale" sul quale avevamo fissato il nostro appiglio. Gli dissi di continuare ad andare. Gli ci vollero pochi minuti ma ogni secondo fu una tortura poiché dovevo aspettare che finisse di salire. Guardai la corda dalla quale ci eravamo appena arrampicati. Mi aspettavo di vedere qualche creatura arrampicarsi dalle profondità della terra e fare di me il suo pranzo. Mentre restavo lì in attesa di B continuavo a fissare la corda in caso fosse successo qualcosa di bizzarro. Non sapevo se il mio cuore avrebbe potuto reggere altro stress.. Non potevo essere più nervoso. Provai a rilassarmi un po' per essere sicuro di pensare razionalmente ma il mio povero cervello aveva raggiunto il sovraccarico sensoriale. Non appena B raggiunse la cima dell'ultima arrampicata mi preparai ad agganciarmi al bloccante e portare il mio povero culo fuori di lì. Fu allora che notai la corda tendersi da sotto di me. Potevo vedere la tensione della corda, ma era una tensione fissa, non come se qualcuno si stesse arrampicando. Comunque volevo uscire di lì il più velocemente possibile. Mi agganciai e balzai sulla corda. Non l'avevo notato ma B aveva continuato a muoversi verso l'uscita. Salii gli ultimi metri in tutta fretta. Mi sganciai e continuai a muovermi, lasciandomi dietro la corda.


La discesa (in questo caso la salita) della grotta era strutturata come se fosse un'enorme scalinata. Dovevamo salire la parte verticale di ogni "scalino" con una corda per poi riposarci sulla parte piana e così via. Ovviamente erano di varie altezze.


B era quasi salito al punto dove la prima corda era agganciata. Volevo uscire così disperatamente che quasi cominciai ad andare in arrampicata libera, senza agganciarmi. Ero appena partito quando ebbi un collasso per la stanchezza. Riuscii a ricompormi abbastanza da tirarmi su per gli ultimi metri. Mentre mi arrampicavo potevo sentire la tensione della corda che si manifestava con un suono scricchiolante. Pregai che non si spezzasse con me ancora attaccato. Nello stesso istante in cui raggiunsi l'uscita staccai il bloccante. Vidi B inginocchiarsi vicino all'albero, barcollai verso di lui e svenni. Per la prima volta, da quando mi ero infilato nella Tomba di Floyd, potevamo vederci a vicenda. Ci limitammo a fissarci. Sapevo che dovevo avere un aspetto orribile ma non pensavo che anche lui potesse avere una cera così brutta. Aveva tagli e graffi su ogni superficie esposta del corpo. La sua faccia era pallida, quasi bianca. Bocca e occhi erano spalancati. Stava respirando affannosamente. Lo stupore che provammo nel vederci si ruppe quando vedemmo la corda attorno all'albero tendersi, stringendo il nodo che B aveva fatto. Ero paralizzato sul posto. Schiacciato dalla paura. B, in un solo movimento, tirò fuori un coltellino e cominciò a tagliarla. È impressionante come lo stato mentale di una persona possa alterare la percezione del tempo. Sono sicuro che ci siano voluti solo quattro o cinque secondi per tagliare la corda ma sembrò un'ora. Quando fu tagliata, il nodo cadde a terra, mentre l'altra estremità sfrecciò fra le rocce e oltre il precipizio, producendo un suono vibrante per la velocità. Guardare la corda scivolare oltre l'orlo del precipizio mi riportò alla mente le emozioni nel passaggio. Mi tirai su e mi diressi al furgone. Notai che B giaceva ancora lì, con gli occhi spalancati, fissando il punto dove la fune era sparita. Lo chiamai rompendo la sua trance. Si tirò su e corse via dall'albero, dalla grotta, dall'incubo. Nessuno dei due disse una parola sulla via del ritorno a casa.


Adesso sono passati quattro giorni dalla nostra spedizione alla grotta. Mi ci sono voluti quattro giorni e dozzine di tentativi per scrivere questa esperienza nel mio diario. Ogni volta che cominciavo a scrivere mi tornavano alla mente le orribili sensazioni che avevo provato e non riuscivo ad andare avanti. Mi sono sentito costretto a continuare, in modo da documentare questi incredibili avvenimenti finché avevo i dettagli freschi nella memoria. Potevo ancora sentire il dolore. Annusare il puzzo. Provare il terrore. Perfino riportare il brano dal mio diario mi ha richiesto delle ore. Mi piacerebbe scrivere di più ma dovrò aspettare. Anche adesso, a giorni di distanza tra me e l'evento, non riesco a calmarmi. Riesco a malapena a concentrarmi. È tutto per adesso.

19/05/2001Modifica

Sono passate tre settimane dalla nostra ultima visita alla cava, e voglio aggiornarvi sulle mie condizioni, sui miei piani per la grotta e sugli eventi delle ultime settimane. Mi dispiace per non aver risposto alle telefonate. Ho ricevuto tutti i vostri messaggi, ma non me la sono sentita di rispondere. Steve e Marc, grazie per le vostre parole d'incoraggiamento nella mia segreteria telefonica. So che siete davvero preoccupati per me. Siete dei grandi amici. Marc, so che sei venuto a suonare alla mia porta qualche volta e mi dispiace non averti mai risposto ma mi ha aiutato anche il solo sapere che sei passato. Sorellina, sento un po' di preoccupazione: non ti preoccupare, sto bene, prenditi però cura dei miei nipoti.


Immagino che se riesco ad aggiornare frequentemente il sito posso far sapere a chiunque ciò che succede. Sono successe un sacco di cose prima di Natale. Immagino di dover iniziare da dove è finita l'ultima pagina. Ci ho messo un po' di giorni per scrivere il diario. Ero rimasto abbastanza scosso dall'esperienza, e non riuscivo a fare altro che sedermi a riflettere su ciò che era successo. Attualmente ho sospeso il mio lavoro su consiglio dei medico. Ho provato ad andare a lavoro per un po' di giorni dopo ciò che è successo, ma il capo mi ha rimandato a casa. Non riuscivo a concentrarmi e avevo un aspetto orribile. Sono già stato dal dottore, ma non gli ho raccontato nulla, quindi ha liquidato il tutto come troppo stress, mi ha raccomandato di riposarmi e mi ha prescritto un farmaco per aiutarmi a rilassarmi. Mmmmmm! Buona la droga!


Quando abbiamo lasciato al caverna ero molto vicino allo shock. Non riuscivo a ragionare lucidamente e non riuscivo a capire cosa fosse successo. Non ho più mangiato molto e non sono riuscito a dormire bene. Ero abbastanza felice di essere abbastanza lucido mentalmente da riuscire a scrivere l'esperienza appena vissuta. Come rileggo ciò che ho scritto sento di aver fatto un perfetto dipinto di ciò che è successo nella cava quel giorno. Non cambierei niente di ciò che ho scritto. Ci sono voluti tre giorni per scriverlo ed alla fine mi sono sentito molto meglio. Immagino fosse una specie di terapia. Sfortunatamente lo strano avvenimento non è stato l'ultimo. Infatti, dopo quello, tutto è iniziato a peggiorare.


B ed io ci siamo divisi dopo l'ultimo viaggio e io non l'ho rivisto fino a ieri. Non ho provato a raggiungerlo, e lui non ha provato a contattarmi. Nessuno dei due ha provato a chiamare Joe. B mi ha lasciato dopo il viaggio e ho passato gli ultimi giorni da solo a casa. Ho provato a mangiare ma non avevo appetito. Ero stanco ma non riuscivo a togliermi l'esperienza dalla testa. Proprio allora ho deciso di scrivere il diario che, come ho detto, mi aiuta a chiarirmi le idee. Inizialmente mi calmai ma non durò molto. Andai a lavoro il giorno dopo ma sono stato rimandato a casa. Sono stato travolto da un'ansia pazzesca, penetrata nella mia anima. Ero depresso e confuso e non volevo nessuno che mi aiutasse. Ricevevo un sacco di chiamate ma facevo rispondere la mia segreteria. Ho lasciato in segreteria un messaggio per far sapere a tutti che sto bene. Ho continuato in questo stato terribile, mangiando e dormendo quando volevo, per una settimana dopo il viaggio. Poi le cose si sono fatte strane.


Inizialmente iniziai a sentire rumori a cui non riuscivo a dare spiegazioni. Passi, rumori di cose trascinate e porte scricchiolanti. Insomma, i soliti rumori da film horror, solo che il suono non era distinto, era come se non fossi sicuro di aver sentito ciò che pensavo di aver sentito. Quando, per esempio, mangiavo, o facevo la doccia, se mi fermavo mi sembrava di sentire un rumore. Ma il rumore non si ripeteva. Se non fosse stato per il fatto che succedeva molto spesso non sarei neanche stato sicuro di averli sentiti la prima volta. Comunque sia, ero spaventato. Era come se fossi caduto nella tela di un ragno. Ero ansioso, teso, e avevo dei bruttissimi presentimenti. Poi sono arrivate la allucinazioni


Ho iniziato a vedere cose strano allo stesso modo in cui ho iniziato a sentire i rumori. Riuscivo solo ad intravedere qualcosa con la coda dell'occhio, e quando mi giravo a guardare quel qualcosa era sparita. Inizialmente dormivo con la luce accesa in camera mia, poi ho deciso di tenere accese tutte le luci della casa, dal crepuscolo fino all'alba. Quando ho iniziato a vedere frequentemente queste cose ho comprato un'arma grazie ad un'inserzione sul giornale, per non dover aspettare i permessi. Sono andato dal dottore, ma non gli ho raccontato i dettagli della mia vita. MI ha solo detto di rilassarmi e ne è uscito con una ricetta. Fortunatamente le mie ferite sono guarite. La schiena mi faceva ancora male ma la cura prescritta mi ha aiutato molto. Mentre facevo la terapia stavo meglio ma a quanto pare era solo uno stato temporaneo. Sfortunatamente le visioni divennero sempre più prepotenti, obbligandomi a prendere provvedimenti.


I flash che vedevo con la coda dell'occhio non solo sono continuati imperterriti, ma hanno iniziato a prendere delle forme e delle ombre concrete. Li vedevo molto spesso fuori dalla finestra, la notte ma non erano ancora nulla di solido, perciò non potevo capire cosa stessi vedendo. Ho iniziato a chiudere tutte le tende per non vederle più. In questo modo ho aggirato un po' il problema ma la mia vita era comunque abbastanza incasinata. La mia routine era vuota e meccanica. Dormivo quanto potevo fin quando non ero più esausto, mi alzavo, mi lavavo, cercavo di mangiare qualcosa (avevo perso molto peso, e cercavo di mangiare il più possibile), facevo un po' di esercizi e tornavo a sonnecchiare. Nelle ultime due settimane sono uscito di casa solo un paio di volte, per andare allo spaccio: il dottore ed il negozio di armi. Non riuscivo neanche a guardare la tv, dato che non riuscivo a concentrarmi. Ho passato, però, molto tempo su internet, facendo ricerche sulle grotte e sui relativi misteri. Ho trovato solo una leggenda folkloristica riguardo l'Hodag, una creatura che vaga per le grotte.


Due settimane dopo l'ultima visita alla caverna, e una settimana dopo l'inizio dei rumori, ho incominciato ad avere degli incubi. Incubi estremamente lucidi, senza temi particolari o ricorrenti, solo immagini terrificanti. Qualche volta sognavo che qualcuno cerava di prendermi mentre ero in casa e non potevo scappare perché mi mancava la gamba. Qualche altra volta ero in una tinozza e qualcuno mi lanciava una specie di sciroppo che riempiva la tinozza stessa. Mi alzavo nel panico e rimanevo fino a quando la stanchezza non mi faceva cadere di nuovo nel sonno. Una routine brutale. Il tutto è continuato così per diversi giorni, raggiungendo il massimo il sesto giorno (ieri). I miei sogni erano così reali che non riuscivo a distinguerli dalla realtà. Ero a terra, completamente privo di energia e vitalità. Stavo andando dalla camera da letto al soggiorno, nel tardo pomeriggio, quando ho visto, in fondo a alla sala, un losco figuro. Inizialmente ho pensato fosse un ladro ed ho iniziato ad indietreggiare lentamente. Lui non si è mosso. Mentre indietreggiavo le luci saltavano e si riaccendevano. Tutti i miei muscoli erano in tensione. Ho smesso di fissare la figura, e subito dopo il telefono si è messo a squillare. Mi sono spaventato tanto da inciampare nella sedia. Quando mi sono alzato, guardandomi intorno, mi sono reso conto che non c'era niente. Ho subito preso le mie chiavi e ho lasciato la casa. Mi sono sentito costretto a salire in macchina e iniziare a guidare. Come ho acceso la macchina, le tempie hanno iniziato a pulsare. Ho deciso di andare ad un punto panoramico per vedere tutta la città illuminata. Non sapevo perché avevo bisogno di andarci, ma sapevo che ne avevo. Più mi avvicinavo più la cosa mi sembrava importante. Quando sono arrivato al punto panoramico ho visto qualcosa che mi ha sorpreso ed allo stesso tempo rilassato: Joe era lì! Era fuori dall'auto, guardando la città illuminata. Ci siamo guardati a vicenda. Riuscivo a vedere, attraverso i suoi lineamenti, la stanchezza e le mie stesse esperienza anche perché, a quanto mi ha raccontato, anche lui riusciva a vedere le stesse cose nel mio volto. La nostra conversazione è stata incredibilmente breve: "Sei tornato?"-mi ha chiesto, pur conoscendo la risposta. "Sì" "Dobbiamo tornare" "Va bene domani"-ho chiesto-"Sì". Lui è salito sulla sua macchina ed io sulla mia. Non volevo parlargli della mia esperienza e lui non voleva chiaramente parlare della sua. Sono andato a casa di B


Quando mi ha aperto la porta ho subito notato che stava meglio di noi ed era abbastanza felice ma, appena mi ha visto, la sua disposizione è cambiata. Anche la conversazione con B, come quella con Joe, è stata molto stringata: "ho incontrato Joe, domani a mezzogiorno torneremo lì.". B è diventato serio ed ha solo annuito. Gli ho chiesto anche se avessi potuto dormire a casa sua: ha accettato con entusiasmo. Non me ne accorsi subito ma, tutte le luci, erano accese. Mi ha condotto alla stanza degli ospiti: "puoi dormire qua" "grazie". Mi sono lavato, mi sono medicato e sono andato a dormire, facendo la prima dormita decente dopo un lungo periodo. Mi sono alzato presto stamattina e sono venuto qua a casa per prepararmi per il viaggio. Ho pensato di fare questo aggiornamento, altrimenti nessuno saprebbe cosa mi sta succedendo. Scommetto che mentre voi starete leggendo questo post, io sarò già a casa e avrò una storia da raccontarvi. Vi prometto che, se non aveste ancora sentito parlare di me da ora, lo farete a breve. Sono le 10.00 di sabato 19 maggio. Tra due ore partiremo per la cava.


Preparare questo viaggio sarà una cosa unica, non paragonabile a nessun altro . Per la prima volta nella mia vita porterò un'arma in una grotta. Prenderò parecchie fonti di luce, carta e penna. Dovrò anche portare della corda, dato che B ha perso la sua nella cava. Ne porterò parecchia anche dall'altro lato della tomba di Floyd (è la prima volta da tre settimane che ne sento parlare, solo scriverlo mi da i brividi).


Ci sono molte cose che devo finire oggi. Molte cose che spero di trovare in un piccolo passaggio nascosto alla vista. Oggi pensare a ciò che è successo mi fa sentire esaltato. È stato tutto un sogno? sfortunatamente sono ben sveglio e fra meno di un'ora dovrò affrontare il mio peggior incubo, l'idea di farlo in compagnia non allevia la paura. Ci sono anche alcune domande, abbastanza basilari, a cui non ho ancora pensato: chi entrerà per primo? Chi ci condurrà attraverso il buio? Chi deciderà quando tornare indietro? Ma la domanda a cui più penso è: cos'è successo alla videocamera che ho lasciato là?" In teoria la telecamera poteva registrare al buio ed io l'ho lasciata accesa quindi, cosa potremmo trovare registrato?.


È difficile dare un nome alla mia motivazione. Penso che "fine" sia la parola più giusta. Ho bisogno di scoprire un po' di cose sulla cava. La cosa più importante, che ci si creda o no, è trovare la fine della grotta. Date tutte le stranezze a cui ho assistito in queste ultime settimane potrebbe sembrare stupido come obiettivo principale, trovare la fine, ma è ciò che voglio fare. Per essere sicuro cercherò altre punte per il trapano per la strada. Se, comunque, troverò una fine per la grotta principale e una fine per il passaggio nascosto tra le rocce non tornerò mai più lì. MAI.


Potrebbe sembrare una cosa innaturale strisciare in uno stretto passaggio nell'oscurità, come lo scalare una parete rocciosa per divertimento, o saltare giù da un aeroplano perfettamente funzionante per divertimento. In realtà lo facciamo per soddisfare la nostra fame di avventura. Il nostro subconscio ci spinge a scalare il nostro piccolo Everest. B è solito dire: "L'esplorazione di grotte è l'unica possibilità per chi ha pochi mezzi.". Ha ragione. Con un po' di macchina, da qualunque parte del paese si parta, si può trovare sempre una cava inesplorata. Anche se molto famosa, la prima volta che viene esplorata, può essere un'avventura, qualcosa di nuovo, un ostacolo da superare.


Molti di voi non sono d'accordo con la mia decisione di procedere nella cava. Lo so, ho ricevuto molti messaggi a proposito ma penso di non avere altra scelta. Se voglio tornare a vivere devo continuare. Se voglio continuare a stare in casa mia in pace devo ritornare. ORA. Non ho altra scelta.


Per la mia famiglia ed i miei amici che stanno leggendo questo post: non vi preoccupate. Conquisterò quella cava e appena tornato aggiornerò questo sito. Posterò anche tutte le foto che scatteremo e, se vi fermerete a casa mia, vi farò vedere il video. Sarò a casa per stanotte, o al massimo per domani.

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