FANDOM


Fai la tua scelta... 



1 o 2.




1Modifica

Talvolta, il tuo letto può sembrare il luogo più sicuro del mondo. Accoccolato sotto una calda coperta lasciata lì per addormentare. Non importa dove sei, il pensiero di tornare a casa nel tuo letto è confortevole. Assapori il momento in cui la tua testa crolla sul cuscino e senti tutti i muscoli del tuo corpo tirare un sospiro di sollievo. Quel momento in cui la tua mente naviga nei più remoti confini dello spazio e del tempo fino a che non raggiunge uno stato di inconsapevolezza e beatitudine. E come se il mondo ruotasse intorno al tuo benessere. Ma certe volte, la tua mente si aggira in un posto diverso. Un posto oscuro. Lo avrai già avvertito prima. Il cuore comincia a battere un pochino più veloce. Perle di sudore iniziano a formarsi sulle tue gambe, fa cosi caldo sotto quelle coperte. Quindi, perchè non tirarle fuori? Perchè non esporre il tuo corpo all'aria? Poi ti senti meglio.



Ma, aspetta, cos'è stato quel rumore? Probabilmente non era nulla. La materia produce suoni tutte le volte. Forse è stata una tubatura, o il movimento delle assi del pavimento. Non riesci a sentire nient'altro. È impossibile che ci sia qualcosa lì. E caspita, sta diventando veramente 

Anche quella sera come ogni sabato ero a dormire a casa di Dario, appuntamento che aspettavo tutta la settimana. Era il mio migliore amico e a causa dell'enorme stress della scuola non potevamo vederci spesso, così queste nottate diventavano per noi dei veri e propri eventi. Non è che facessimo chissà cosa: dopo la cena generosamente offerta dai genitori, salivamo in camera a guardarci un film e a dire qualche cazzata, tra un bicchiere e un altro della bottiglia di vodka che nascondevo nel mio zaino. Avevamo solo 15 anni, quindi dato che i suoi restavano nelle vicinanze dovevamo evitare di farci scoprire. Perché non uscire invece di chiuderci in casa? Per il semplice motivo che mia madre sosteneva che i nostri amici fossero una cattiva compagnia, e mi impediva di vederli. Di nascosto? Neanche, la casa stava in montagna e non aveva amici nelle vicinanze, proprio perché non c'erano altre abitazioni oltre alla sua.



"Cia Gu, che fai là sulla porta, entra!"

Dio, quanto odiavo quell'uomo. Mi chiamo William, eppure non sembrava capirlo. Guglielmo di qua, Guglielmo di là, non l'ho mai sentito usare il mio vero nome. Non so come abbia fatto a generare un figlio tanto diverso da lui, ma non mi stupirei se scoprissi che Dario è nato per partenogenesi. Fortunatamente la madre è davvero forte. Mi ricordava vagamente "Una mamma per amica" da quanto ero abituato a vederla scherzare con il figlio e allo stesso tempo parlare con lui di cose serie con molta naturalezza. Era molto severa e oserei dire che fosse lei a portare i pantaloni, ma era premurosa come nessun'altra. La mia... beh, lasciamo perdere.



Entrai dalla porta principale con Dario che mi accolse come sempre, dandomi un pugno sulla spalla e prendendomi lo zaino per portarlo in fretta in camera sua, per evitare che i genitori, non conoscendone il contenuto, lo potessero urtare. Feci un po' come a casa mia, buttando la giacca nella poltrona e lasciando il cellulare su una mensola della cucina, vicino al suo. Proprio in quell'istante mi arrivò un messaggio, così ovviamente lo lessi:




20/12/2012 20:58

Scusa Will, anche se vieni a casa non troverai nessuno. Mio padre si è sentito male all'ultimo momento e siamo corsi in ospedale. Non ti arrabbiare se ti avviso solo ora, non è colpa mia!



"Che razza di scherzo è questo?" pensai. Il mittente era Dario, ma il suo telefono era lì, vicino al mio, come aveva fatto a mandarmelo? Intuii che doveva averne un altro con sé in cui aveva messo la sua scheda, e decisi di fargli uno squillo per controllare se avessi ragione.

Negativo. Quello che vedevo io si accese e iniziò a squillare. Tra l'altro, il messaggio non appariva neanche tra gli inviati. Mi misi a ridere, sembrava una scena di quelle storie che si leggono online, quelle dove alla fine ti viene il mindfuck e ti scorre un brivido lungo la schiena. Complimenti, era riuscito a spaventarmi per bene, ma non gli diedi la soddisfazione di farglielo sapere. Tornai in salone dagli altri e mi sedetti a guardare la TV. C'era la partita in diretta.



Mi misi a parlare un po' controvoglia con il signor Piras chiedendogli delle sue ottime condizioni di salute, mentre il figlio portava due bicchieri pieni di aranciata. Non avevo sete, quindi non bevvi.

"Coraggio, non c'ho mica messo veleno!"

D'un tratto mi sentii a disagio. Sia il padre che Dario mi fissavano e insisterono parecchio prima di arrendersi al fatto che non avevo voglia di bere! Quelle parole mi avevano un po' scombussolato, non credevo alle leggende metropolitane, ma mi sentivo inquieto.



Immaginai che la cena fosse quasi pronta e andai in bagno a lavarmi le mani. Dalla finestra si accedeva a una grande veranda che portava alla sala da pranzo. Passai da lì per raggiungerla e senza che mi vedessero udii: "Non vuole morire".

Gesù mio. Tornai indietro di corsa. Il mio cuore batteva impetuosamente e non avevo alcuna intenzione di stare a dormire in quella casa. Con mia grandissima gioia (si fa per dire) iniziò a piovere a dirotto, e dopo pochi minuti saltò il segnale dell'antenna televisiva.



A tavola non mi sentii mai così in imbarazzo. Fissavo in continuazione la finestra, e i miei ospitanti si erano accorti del mio turbamento. Lo stesso Dario evitava di parlarmi, e rimanemmo entrambi in silenzio ascoltando i discorsi dei genitori. All'improvviso tuonò tanto forte da scuotere le finestre, e la luce andò via per qualche secondo. In quell'istante lo vidi. Il mio amico si era appena infilato il coltello nella manica ed aveva notato il mio stupore. Si alzò e così feci anche io d'istinto.

"Vieni, andiamo a metterci il pigiama".

Obbedii passivamente. Durante il tragitto verso la stanza da letto mi fece stare davanti, così affrettai il passo. Ci cambiammo in fretta, dicendoci le solite frasi di circostanza.

"Resta qui un attimo, vado a lavarmi i denti. Poi devo raccontarti una cosa su Helliot, riderai tantissimo".

Avevo paura, tanta. Se questo era uno scherzo doveva finire, e subito! Mi chiesi se per caso non fosse tutto uno stratagemma per terrorizzarmi, ma tutto mi sembrava così irreale. Cosa doveva dirmi? Perché non potevo spostarmi? Mi riempii la testa di troppe paranoie.

Andai a prendere il cellulare per chiamare a casa con la scusa di un malore, in modo da scappare, ma non c'era campo. Mi disperai. Corsi nuovamente in camera a prendere il telefono di Dario ma anche quello non aveva ricezione. Cercai di mandare un messaggio, niente. Gli guardai nuovamente gli inviati per controllare se avessi controllato male senza risultati diversi da quelli sperati. Ma tra i ricevuti, c'era qualcosa che non avrei mai immaginato di trovare e che mi diede il colpo di grazia:




20/12/2012 21:05

Heilà, mi spiace davvero, ma non riesco a venire. Ringrazia i tuoi della cena, ma oggi resto con i miei. Ci sentiamo.




2Modifica

Anche quella sera come ogni sabato William era a dormire da me, appuntamento che aspettavo tutta la settimana. Era il mio migliore amico e a causa dell'enorme stress della scuola non potevamo vederci spesso, così queste nottate diventavano per noi dei veri e propri eventi. Non è che facessimo chissà cosa: dopo cena salivamo in camera a guardarci un film e a dire qualche cazzata, tra un bicchiere e un altro della bottiglia di vodka che nascondeva nello zaino. Avevamo solo 15 anni, quindi dato che i miei restavano nelle vicinanze dovevamo evitare di farci scoprire. Perché non uscire invece di chiuderci in casa? Per il semplice motivo che sua madre sosteneva che i nostri amici fossero una cattiva compagnia, e gli impediva di vederli. Di nascosto? Neanche, la casa stava in montagna e non avevo amici nelle vicinanze, proprio perché non c'erano altre abitazioni oltre alla mia.


"Cia Gu, che fai là sulla porta, entra!"

Ma non è possibile. Glielo avevo detto mille volte di chiamarlo col suo nome inglese, perché non mi da retta? Dobbiamo sempre fare figure di merda! Anche se Will non me lo ha mai detto esplicitamente ero sicuro che non sopportasse mio padre, e posso intuirne il motivo. Certe volte penso di essere stato adottato, o che mia madre abbia avuto qualche avventura extra-matrimoniale.


Appena Will entrò dalla porta principale, mi ci avvicinai e gli diedi un pugno sulla spalla come al solito, per salutarlo. Aveva portato lo zaino, e non potevo rischiare che i miei lo colpissero per sbaglio o che lo vedessero troppo in giro. Così lo presi e lo sistemai sotto il mio letto, dove nessuno, speravo, avrebbe mai guardato. Tornai in salone e vidi che il mio amico parlava con papà. Decisi di portargli dell'aranciata e sedermi con loro a guardare la partita. Mentre riempivo i bicchieri, mi arrivò un messaggio. Fui molto stupito, recitava:



20/12/2012 21:05

Heilà, mi spiace davvero, ma non riesco a venire. Ringrazia i tuoi della cena, ma oggi resto con i miei. Ci sentiamo.


"Ma che senso ha?" Era stato Will a mandarmelo, eppure il suo telefono era lì, vicino al mio. Mi vennero i brividi. Non capivo come avesse fatto a scrivermelo! Decisi comunque di lasciar perdere, l'importante è che ora sia qui.

Tornai da loro e gli porsi l'aranciata.

"No, grazie, non ne voglio."

"Non c'ho mica messo veleno, dai bevi!"

"Ti ho detto che non ne voglio, finiscila!"

Anche mio padre tentò di convincerlo:

"Come mai non ne vuoi? Guarda che mi offendo!"

"Signor Piras, non per offenderla, ma non ho sete!"


Inutile dire che rimasi sconcertato e lo fissai per un po'. Ma che gli succedeva? Poi mi ricordai del messaggio, e tornò il brivido di prima. Mi spaventava vederlo là seduto con un atteggiamento che certamente non era da lui. Perché trattarci a quel modo? Non riuscivo a capire.

Cercai mia madre per sapere fra quanto avremmo mangiato. Era alle prese con l'anguilla.

Mi rispose che avremmo cenato presto, e l'abbandonai mentre gridava:

"Non vuole morire. Quest'anguilla non vuole morire".

C'era infatti lo spiedo nel camino, e quella povera bestia cercava ancora di divincolarsi, aprendo la bocca in cerca di aria.


Iniziò a piovere e a tuonare, tanto che non riuscimmo a finire di vedere la partita perché la TV perse il segnale. A tavola WIll continuava a fissarmi e quando me ne accorgevo si voltava a guardare la finestra. Di solito scherzava e scherzavamo davanti ai miei, mentre quel giorno completamente senza motivo era taciturno, strano. Mi spaventava, specie se ripensavo al messaggio; mi pentii di non avergli controllato il cellulare, pur avendolo avuto sotto il naso in cucina: avrei saputo subito se c'era motivo di preoccuparmi. Quando all'improvviso un tuono spense le luci della sala, mi infilai un coltello nella manica. Non sapevo che fare, era una situazione decisamente inquietante, e non mi sentivo al sicuro di andare in camera mia da solo.


Mi alzai e chiesi a Will di starmi davanti. Volevo solo risolvere il mio dubbio, controllargli il telefono, ma prima di farlo non volevo averlo alle spalle. Ci cambiammo e indossammo i pigiami, e parlammo con molto nervosismo. Quasi gli ordinai di stare in camera mia e di non muoversi finché non fossi tornato dal bagno, usando come scusa il pretesto che gli avrei raccontato qualcosa su una nostra compagna di classe. Mi diressi invece in cucina, dove prima che lui arrivasse di corsa riuscii a leggere il motivo di tanta angoscia:



20/12/2012 20:58

Scusa Will, anche se vieni a casa non troverai nessuno. Mio padre si è sentito male all'ultimo momento e siamo corsi in ospedale. Non ti arrabbiare se ti avviso solo ora, non è colpa mia!


Non ero stato io a scriverlo, e di certo, non era stato Will a mandarmi quel messaggio.

Vota questo racconto:

Voto complessivo:

È necessario registrarsi e collegarsi dal browser per poter votare e visualizzare i risultati.
Un ringraziamento alla Wiki tedesca per questa funzione.


Ad blocker interference detected!


Wikia is a free-to-use site that makes money from advertising. We have a modified experience for viewers using ad blockers

Wikia is not accessible if you’ve made further modifications. Remove the custom ad blocker rule(s) and the page will load as expected.

Inoltre su FANDOM

Wiki casuale