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Quando vado a trovare mio nonno, nella sua casetta di periferia, mi racconta sempre di come ha vissuto la guerra.

Io mi siedo sul divano vicino a lui e, fra un biscotto e l'altro, mi racconta com'era vivere in trincea; di come sia stato doloroso vedere i suoi compagni lasciarlo davanti ai suoi occhi e della gioia nel ritrovarsi la sera nei rifugi a parlare del più e del meno brindando ad un altro giorno di vita.

Lo ammetto, sono un tipo veramente curioso, e più facevo domande più mio nonno era lieto di ricordare le sue avventure per intrattenermi; finché non chiesi come mai si usava portare al collo due piastrine identiche anziché una sola.

Come al solito mi sedetti di fianco a lui sul divano, ed egli mi raccontò che terminata una lotta le infermiere avevano l'obbligo di cercare tutti i corpi ancora integri dei soldati periti in battaglia, per registrarne le generalità e comunicarne il decesso alle rispettive famiglie; nel fare ciò, per segnalare che il defunto era già stato registrato, una piastrina veniva staccata e messa nella bocca del malcapitato.

Mi gelò il sangue quando notai un bagliore metallico provenire dalla bocca in putrefazione di mio nonno, che mi sorrideva compiaciuto.

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