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Capitolo 1Modifica


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Tutto immobile, tutto buio, neanche il vento si fa sentire,

I miei passi sembrano non esistere coordinati con quel perfetto nulla,

Della mia stessa presenza potrei dubitare,

mentre dall’alto la luna mi culla.

D’un tratto schiamazzi spezzano rudi quel paradiso,

dall’entrata impolverata passi rombano e s’impongono,

scorgo dall’ombra in cima alle scale il loro alcolico sorriso,

come hanno trovato questo luogo dove suoni non si odono?!

Come osano, in casa altrui, irrompere privi di motivo?

Rompono, gridano, corrono e bevono ancora,

Dannati irrispettosi, insegnarvi sarà l’obiettivo,

le mani prudono, arrivo! prima che la rabbia mi divora.

Quei due bambocci in cucina conversano,

il buio mi assiste, scivolo alle loro spalle,

abile e silenzioso, coltelli tra le mani scorrono,

afferro il primo e la lama gli disegna la pelle.

Dalla gola sgorga il rosso aspro che colora il pavimento,

cade a terra inerme, gli occhi dell’altro mi vedono e prova sgomento,

il mio volto lo turba e il sorriso lo terrorizza,

pallido cadaverico s’immobilizza.

Non attendo oltre e gli prendo la vita,

a questo profano una lezione va impartita,

se disturbi il silenzio ne farai parte

solo da morto ne apprezzerai l’arte.

Fine del caos, pulisco lo scempio e porto via i corpi,

raggiungeranno il museo di sotto,

con altri irrispettosi si uniranno e penseranno ai loro torti,

con stanchezza mi tolgo il volto e lo butto di botto.

Alle pareti appesi tutti i purificati,

arredano la stanza per pagare i danni arrecati,

un sospiro mi esce, la pace è tornata,

mi siedo e vedo la mia collezione aumentata…


Capitolo 2Modifica


Fitte luci s’infiltrano in casa,

poco tempo ed è subito invasa,

torce puntate da quei dannati,

cercano i due giovani ormai spacciati,

tutto rovinato! Maledizione devo fuggire,

uno mi vede ma non ha tempo di agire,

vestito di buio passo tra loro,

m’ allontano da questo insopportabile coro.

Il caos è ormai distante,

solo io ed il silenzio ammaliante,

di nuovo in viaggio come in passato,

cercando un paradiso ancora celato.  



Diario di David J.   12 Settembre    12:30

“Come si nota è da tanto che non registro un audiolog, ma ero stanco, stressato, e la mia ricerca continuava a non dare risultati. Ma dopo ciò che è successo ieri, tutto è cambiato. Dopo mesi a cercare indizi, io e gli altri della squadra, finalmente, abbiamo fatto un passo avanti.

Abbiamo trovato ventidue corpi senza vita in una casa abbandonata poco fuori dalla nostra città. Ci siamo recati in quel luogo orrendo in cerca di due ragazzi spariti nel nulla, per poi trovarne altri venti. Non ho mai assistito a niente del genere.

Continuerò a fare incubi dopo questo, ma non mi importa, perché ora gli sono più vicino. Dopo tanta fatica sono riuscito a trovare uno dei suoi rifugi… e a dirla tutta, credo addirittura di averlo visto, ma non ne sono sicuro.

Per quanto astuto può sembrare, non ha avuto cura di nascondere le sue tracce. Stamani abbiamo trovato delle orme. Ci sono quasi, me lo sento.

Quando ti troverò… prega, perché non avrò pietà! Lo devo a quei poveri ragazzi, a me stesso, e a Eveline.”



Gigantesco, vuoto, perfetto,

da settimane ci alloggio con amore,

qualche gatto miagolante, ma lo accetto,

immerso nel buio mi si riempie il cuore.

Quando la luna torna col suo sguardo,

e la solitudine viene a cullarmi,

il destino come sempre beffardo,

con fragore vuole stuzzicarmi.

Persone entrano ai piani di sotto,

una cinquantina pronti a festeggiare,

alcool e musica assordante hanno introdotto,

mi incomincio ad irritare,

i timpani cercano pace,

per oggi devo resistere!

Mi ero detto “ne sei capace”,

ma continuano a persistere!

Da maestro vi farò,

ma lo rimpiangerete,

il silenzio vi donerò

e nel buio annegherete.



Diario di David J.   9 Ottobre    4:50

“Non riesco a dormire. Poche ore fa in una palazzina abbandonata ad est della città si è svolta letteralmente una carneficina. Siamo arrivati con le volanti a tutto gas, ma in ritardo. Aveva già compiuto la sua macabra opera. Lo sapevamo che era andato in quella direzione, ma siamo stati troppo lenti!

Cinquantasei adolescenti morti nei modi peggiori. Come se non bastasse, ventotto inchiodati al pavimento in posizioni inumane… che ha usato per lasciare un messaggio.

Con quei poveri corpi, ha scritto la parola SILENTIUM. Pazzo! non è altro che un pazzo! è il male! Le indagini hanno portato a credere che gli sventurati si erano dati appuntamento per una festa organizzata illegalmente… ma a questo punto cosa importa.

Pure questa volta si è dato alla fuga, ma gli è caduto qualcosa. Si, sicuramente è suo. Ho trovato il braccialetto di un paziente di un vecchio ospedale. Ho fatto delle ricerche. Ora quell’ospedale ha chiuso da tempo, ma ho scoperto che in quello stabile facevano esperimenti per donare l’udito a quelli privi di esso. Le notizie dicono che avevano successo, fino a quando accadde un inconveniente. 

Un ragazzo di diciotto anni, nato sordo, fu posto ad un nuovo trattamento, non ancora testato, ma qualcosa andò storto. Le cartelle cliniche spiegano che acquisì l’udito, ma che non era ancora psicologicamente pronto. Non sopportava nessun tipo di rumore, anche quello più flebile l’avrebbe fatto impazzire.

Stava mesi sigillato in una stanza dello stabile a leggere, era l’unico passatempo che non lo innervosiva. Fino al giorno fatale, quando sgozzò lo psichiatra per aver fatto cadere un bicchiere. Dopo ciò le notizie sono confuse.

Ho capito solo che durante il trasporto verso uno speciale ospedale psichiatrico riuscì a fuggire, e da quel momento non si seppe più altro. Guardacaso, sul cartellino che ho trovato c’è lo stesso nome di quel ragazzo.

L’ho trovato! Finalmente! Eveline ci sono riuscito! Forse, dopo quelli che sembrano secoli, sono finalmente riuscito a fare un passo avanti… ci sono vicino, me lo sento! Riesco a sentirmi persino più rilassato.

Ora proverò a stendermi, che la stanchezza si fa sentire, cercando di non dare ascolto a questa strana impressione di sentirmi osservato..."

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Capitolo 3Modifica

Una dolce melodia. Lievi note di pianoforte mi attraggono. Cammino passando attraverso molteplici stanze inondate da luce paradisiaca. Cammino, rilassato come non lo ero da tempo, seguendo quel flebile suono, che col mio avvicinarsi diviene sempre più forte. Giunto nel salone la vedo. È bellissima. Eveline sta suonando la nostra canzone. Mentre fuori il buio domina sovrano, lei sembra splendere di luce propria, una luce che mi attrae e che spinge ad avvicinarmi. Sono in piedi al suo fianco, le passo dolcemente le dita tra i capelli, ma non mi guarda. Il suo sguardo, prima sereno e concentrato, ora diventa rabbioso. Le note diventano sempre più dure e veloci, mentre la luce inizia ad affievolirsi. Quando provo a pronunciare il suo nome, mi blocca stringendomi il polso. Si gira e mi guarda furiosa. Aveva un lungo coltello in fronte, da cui sgorgava putrido sangue nero “ Perché non mi hai salvata!? Perché?! Ti odio!!!” terrorizzato dalle sue parole, mi allontano. Il buio mi circonda. L’ansia. La disperazione. La rabbia. Infine il suono della sveglia.

Sono passati già quattro giorni dall’ultimo sterminio attuato da quel pazzo, abbiamo in mano una prova importante, sono pronto a dare il massimo per quest’indagine… ma sembro essere l’unico. Hanno passato il caso ad un’altra divisione, non ho capito bene quale, non mi interessa. L’indagine è ancora aperta ed è la mia indagine… e come ho sempre fatto, la porterò a termine in un modo o nell’altro. Attendo la sera con ansia. Alle 22:00 in punto sono già in marcia verso il luogo dell’ultima strage. Tengo serrato, nel pugno in tasca, l’unico indizio… quel dannato braccialetto. Il luogo è deserto, i cadaveri sono stati rimossi. Solo alcuni cartelli della polizia che vietano l’accesso, come se potessero bastare. Avanzo in cerca di nuovi indizi.

 

Nascosto come un ratto,

non merito questo ripugnante fato,

allontanatomi dal luogo ormai disfatto,

in cui caos in arte ho mutato,

mani gelate in tasca e sussulto,

il mio oggetto, le mie radici ho perduto!

Per tutti, tranne me, deve rimanere occulto,

geloso del dono che dalla sorte ho avuto,

devo tornare prima che venga trovato,

prima che capiscano l’origine del miracolo,

prima che per invidia venga replicato,

prima che mi rovinino lo spettacolo.

 

 

Accendo una sigaretta mentre cammino nell’edificio abbandonato, scrutando ogni angolo che mi capita sott’occhio. Ogni macchia, ogni segno, ogni singola cosa che incrocio con lo sguardo la scruto come se potesse essere la prova definitiva. La prova che mi porterà nel covo della bestia.

 

Entro quatto da una finestra rotta,

cerco nel vecchio rifugio il mio sacro oggetto,

solo polvere, buio, e un topo che trotta.

Mi blocco, persiste un rumore sospetto,

passi risuonano in quella pace,

una luce nel corridoio si accende,

fermo il respiro, immobile il torace,

luce e suono, cose orrende.

 

Un rumore mi sorprende, tiro fuori la pistola e la punto insieme alla torcia verso l’origine di quello spavento. Rimango immobile, pronto a far fuoco, quando dal fondo del corridoio esce un topo squittendo. Spaventato da un roditore, sto perdendo colpi. Abbasso la pistola e proseguo verso quello stesso corridoio, dove probabilmente troverò solamente la tana di quel topolino.

 

Torno fuori dalla finestra e attendo la mia preda,

la neve cade, gioisce dell’arte che verrà,

lui entra nella stanza, son sicuro non mi veda,

appena si gira rientro con abilità,

non si accorge di me, sono solo un ombra,

estraggo la lama in maniera ansiosa,

ma non procedo, il blasfemo sospetto sembra,

mi fa sentire strano, mi ricorda qualcosa

 

Nella stanza al fondo del corridoio, come previsto, non c’è niente, solo una finestra rotta che fa entrare freddo e neve che mi ghiacciano il viso, perciò  volto subito le spalle ad essa, coprendomi meglio con la giacca. Illumino la stanza vuota quando, d’un tratto, una sensazione di disagio e rabbia mi assale. Mi faccio guidare dall’istinto senza alcuna ragione apparente, quindi estraggo la pistola e girandomi la punto verso la finestra … ed é li davanti a me, con un’assurda maschera ed un coltello in mano.

 

Mi ha visto, non va bene

Lo attacco immediatamente, ma schiva bene

 

Mi scivola la torcia mentre evito la lama, impaurito da quell’attimo di buio, in cui gli occhi non si sono ancora abituati, sparo un paio di colpi.

 

Rumore assordante e dolore atroce,

mi getto su di lui in maniera feroce

 

mi colpisce il braccio con furia e la pistola vola via nell’oscurità. Ormai senza paura lo colpisco prima in volto e poi alla mano, disarmandolo.

 

Controbatto con pugni veloci, provocandogli gemiti atroci

 

Soffro ma combatto, è giunto il momento

 

Non cede, provo sgomento

 

Mi butto su di lui urlando di rabbia

 

Ruggiamo come leoni in gabbia

 

Precipitiamo fuori dalla finestra

 

Vita strana maestra

 

Colpiamo forte il suolo

 

Ci immergiamo nel buio, ognuno dei due da solo.

 

 

 

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NarrazioniModifica

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Narrazione di orobic bg