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Sapete tutti che non bisogna fidarsi degli sconosciuti, vero? Bene, nel caso non lo sappiate, questo vi sarà utile per non cadere nello stesso sbaglio di quest'uomo.

Si chiamava Jake, di professione era un detective privato: andava in giro sempre con il suo solito cappotto verdone scuro di stoffa pesante e un capello nero abbassato sulla fronte, con una valigetta in mano molto spesso, ma nessuno era mai riuscito a capire chi fosse, o a vederlo due volte, tanto era bravo a svolgere il suo lavoro. A lui erano affidati i migliori casi, quelli più difficili, all'apparenza impossibili, ma lui era abile e veloce a trovare il colpevole e a smascherarlo. Quella sera, mentre pioveva molto forte, lui stava tornando dal suo lavoro (che non aveva un luogo fisso al coperto) e fuori c'era molto traffico: dovette perciò abbandonare il veicolo e andarsene a piedi, ma era davvero lontano. Incamminandosi intravide un cartello con su scritto "Il corvo nero": «Oh, un locale finalmente». Pensò di fermarsi almeno fino all'alba visto che mancava ancora molto.

Poggiava pesantemente i piedi nelle pozzanghere che incontrava e faceva schizzare l'acqua senza curarsi del fatto che stava sporcando tutti i vestiti: dopotutto era sempre malconcio e disordinato nell'aspetto fisico. Arrivato all'entrata si fermò a guardare il cartello, era il locale in cui era morto un suo caro amico. Investigatore come lui, lo superava in tutto, ma questo non gli aveva mai generato invidia, solo un senso di sfida e una voglia di superarlo che li univa più di qualunque altra cosa. Era stato un bravo ragazzo, gentile e leale, riusciva a farlo stare bene come non ci era riuscito nessuno.

Poco dopo egli decise di entrare, aprì la porta e la chiuse dopo aver appoggiato la valigia ed essersi asciugato gli stivali sul tappeto d'ingresso. Voltò lo sguardo nella sala e vide un uomo pelato, con dei baffi e ben vestito. «Ah bene, buonasera! Mi potrebbe dare una stanza?». Poggiò la carta d'identità. Il cameriere, dopo aver messo i dati nel computer senza avergli rivolto parola, disse: «Mi segua.» con una freddezza da far paura. Salì le scale assieme a lui con la valigia in mano, l'addetto gli consegnò le chiavi con gentilezza.

«Vorrei anche un pasto caldo, a base di carne preferibilmente.» aggiunse.

«Subito.» Scese le scale. Intanto Jake entrò, sistemò la valigia e accese il fuoco, e dopo essersi levato le scarpe si sedette sulla poltrona di fronte a esso e sentì la porta aprirsi, era il pasto. Il cameriere glielo consegnò sulla poltrona. «La ringrazio.» Una volta rimasto solo, consumò il pasto leccandosi i baffi. «Caspita, certo che qua lo chef deve essere di fama mondiale! E' davvero deliziosa la cucina, dovrei venire qui più spesso.». Pensò a bassa voce tutto il suo pensiero, e di seguito si rivolse a Load, l'amico morto. Continuò a pensare parlando un po' da solo senza nemmeno rendersene conto. Infine concluse con un tono leggermente più alto sospirando «Ahhh, era davvero un bravo ragazzo.»

«Si, lo era.» Jake sobbalzò per poi voltarsi e vide un'ombra accanto al fuoco.

«Chi sei?!»

«Non lo vedi? Sono un'ombra»

«Cosa ne sa sulla sua morte?» disse sempre l'ombra. Si rilassò sospirando.

«Ho solo detto che era un bravo ragazzo, non ho detto di sapere qualcosa sulla sua morte» Rispose con voce rauca.

«Certo, nessuno può sapere cosa sia davvero successo, era solo in questa stanza, senza testimoni. Ma io posso avere un'ipotesi su com'è andata.»

Jake ridacchiò, ma cosa poteva saperne quel tizio? «Forza, mi dica.»

«Okay.. lui era nel letto, sudava, non aveva sonno. Si sentiva osservato, si sentiva però al caldo e protetto da queste mura, sazio dopo un buon pasto a base di carne. Morì proprio in questa stanza, ci credi? Era preoccupato per la sensazione di essere osservato che gli correva lungo la schiena, dandogli i brividi. Stava però così bene nel letto per controllare... Alla chiarezza della luce vide una figura dagli occhi grandi, enormi, che per poco non sporgevano, una bocca dalle labbra carnose con denti affilati e il volto pallido. Sai, voleva gridare, ma la voce era sparita, gli occhi per poco non gli saltavano fuori dalla paura. Ha fissato la figura con terrore fino a morire stecchito"

A quel punto si accese la luce.

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