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Per la piena comprensione del finale del racconto, ecco il prequel: 

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Prequel

ROOM


Parte 1Modifica

Sono un elettromeccanico di 29 anni, sono un cittadino italiano e ho qualcosa da raccontare al mondo intero.

Mi sono interrogato a fondo sul da farsi e mi sono prodigato nelle più disperate ricerche prima di giungere alla conclusione che ciò in cui sono incappato, questo insieme di documenti, deve essere reso noto all’opinione pubblica internazionale in modo che si faccia luce su questa faccenda.

Incappai in questo RAR verso fine novembre del 2010, nel forum di 808chan. Un utente americano creò una conversazione per allegare quelle foto che, ancora non sapeva, sarebbero state il suo problema. Quella conversazione è sparita, l’utente l’ha seguita e di quel malcapitato non ne so più nulla. Diceva di aver trovato un block-notes in un pacco in fronte all’ingresso di casa sua una sera qualunque mentre portava fuori il cane e non sapendo cosa farsene, o forse cosa credere, decise di condividerle all’interno del forum.

Il file conteneva 171 foto che ritraggono tutte le pagine del suddetto blocchetto completamente appuntato. Il materiale scritto in quei fogli è incredibile, tutt’altro che piacevole, potrebbe persino passare per uno scherzo molto elaborato e questa fu anche la supposizione che fece colui che le pubblicò prima di sparire.

Come faccio a sapere che non è uno scherzo? Non lo so. Ma lo spero.

Quella che segue è la trasposizione tradotta del manoscritto fatta da me stesso. In alcun modo sono intervenuto nel testo, quello che leggerete è stato scritto in prima persona dalla persona interessa in lingua inglese, io mi sono limitato a riscriverla a computer (i trattini indicano che è passato del tempo da uno scritto all’altro) per quanto sono stato in grado, data la scarsa nitidezza delle innumerevoli foto e le condizioni del diario. I fogli fotografati sono infatti spesso molto rovinati, alle volte anche strappati e sporcati.

Nonostante sia desideroso di rendere noto tutto questo al più alto numero di persone consiglio ai più suscettibili di considerare il fatto che il materiale è altamente angosciante.


ROOMS


Giorno 2

Ho trovato un quadernetto e una penna oggi, d’ora in poi terrò un diario.

Mi trovo in una stanza di circa due metri per due, alta due metri, sono in una merda di cubo e non ricordo come ci sia arrivato. Non c’è niente se non una candela accesa, una porta serrata, un forellino su una parete delle dimensioni di un bottone e una scatola chiusa.

Sono solo.

Il silenzio è inquietante, interrotto solo da regolare gocciolare del soffitto. Penso di essere qui da più di un giorno, mi sono svegliato ieri con il più grande mal di testa che abbia mai avuto, nudo e avevo freddo.

Ho tutt’ora freddo. E sanguino.

Non ricordo nulla, non ricordo il mio nome, non ricordo il mio lavoro, non ricordo la mia famiglia, ho perso la memoria. Dio, ho perso tutto.

Ho paura. Cosa sta succedendo?

Il buio ricopre la stanza più di quanto la candela possa illuminarla. Questa stanza mi opprime, se mi alzo in piedi il soffitto dista dalla mia testa una ventina di centimetri, non posso camminare senza che la nausea mi assalga, infatti camminerei in un circolo ristretto. La stanza è lurida, puzza, è insozzata da una sorta di crostume marrone che ne ricopre le pareti, a tratti diventa anche melmoso e cola dal soffitto. Non so da cosa sia provocato questo lerciume, agli angoli del soffitto l’umidità ha rovinato le pareti e l’odore è quello di escrementi e di altre secrezioni, è fortissimo. Il pavimento dove sono ora rannicchiato è gelido e quasi più sporco delle pareti, sembra che sangue, vomito, saliva ed escrementi abbiano formato uno strato di lordura impenetrabile. Sembra che sia cosi da anni, sembra una merda. Il forellino mi permette di vedere l’esterno, ma è di dimensioni talmente ridotte che ho difficoltà a riconoscere quello che sta fuori. È posizionato in un angolo basso, a circa due dita dal suolo, per cui non riesco a posizionarmici davanti. Dalla nebbia impenetrabile mi pare si scorga una foresta molto buia e per una manciata d’ore al giorno della flebile luce lo illumina. Non ho il senso del tempo, è già la seconda volta che la luce illumina il foro quindi devono essere passati due giorni. La luce dura soltanto quelle che potrebbero essere quattro ore, ma magari sono otto o due. Probabilmente non sono più nel mio paese.

Dio, dove cazzo mi trovo? Quale cazzo è il mio paese? Cosa diamine mi hanno fatto?

L’oscurità mi pervade, la stanza trasuda cattivi presagi, lo si percepisce. Sento l’aria greve riempirmi i polmoni, provocandomi uno stato di pesantezza, e ad ogni respiro in cui io assorbo l’essenza di questa stanza, lei assorbe qualcosa di me. La mia integrità fisica e mentale. La mia speranza.

Ovviamente non ci sono finito da solo qua. Qualche figlio di puttana si sta divertendo a giocare con la mia vita, non pensavo ci si potesse spingere così oltre, pensavo che cose del genere succedessero solo nei film horror. Qualcuno deve avermi drogato, non ricordo assolutamente nulla.

La sensazione che mi pervade è completamente sconosciuta: ho paura, rabbia, sconforto, freddo.

Ho freddo. Ci saranno quindici gradi qui dentro. E io sono praticamente nudo.

Cosa vogliono farmi? Dove mi trovo? Mi hanno dato questa carta per scrivere, perché? Vogliono farmi fare la fine del topo in questo sgabuzzino di merda.

Ma io non glielo permetterò. Perché mi avrebbero lasciato un coltello altrimenti?

-

Giorno 2, ancora.

Il freddo e l’umidità mi stanno spezzando le ossa, sto cercando di trattenere il calore, dai polmoni viene fuori solo un’aria gelida e putrida. Provo a muovere braccia e gambe per scaldarmi, ma non c’è possibilità di muoversi in questo spazio claustrofobico. Poi mi stanco subito. Così sono costretto nel mio angolino, rannicchiato, cercando di riscaldare gli organi e sacrificando culo e schiena facendoli poggiare sul questo pungente pavimento.

Ho aperto la scatola prima che iniziassi a scrivere, sembra vecchissima, è piena di ammaccature eppure la serratura era molto resistente. Col coltello l’ho forzata da un lato. Mi sono tagliato un dito nel farlo e ho perso molto sangue, anche ora devo stare attento a non sanguinare sulla carta. La scatola di metallo aveva le dimensioni di un baule d’epoca e vi erano riposti la penna e il taccuino con cui sto scrivendo, una vestaglia da ospedale (una di quelle aperte dietro) con cui mi sono ricoperto, un pacco di fiammiferi, due contenitori da due litri d’acqua l’uno e due latte arrugginite e pesanti che mi precipitai ad aprire. Contengono della maleodorante carne in scatola che provo disgusto solo a guardare. È tanta carne cruda, più che altro sembrerebbero intestini e altri organi. Una gelatina gialla collosa lega i pezzi di carne, vi ci posso vedere anche dei nervi bianchi che si stagliano tra il rosso e il rosa della carne. Ho provato ad assaggiarla ieri, ma subito il mio corpo l’ha rigettata. Ho vomitato solo quel che avevo mangiato, infatti il mio stomaco è vuoto è ho dannatamente fame.

Devo trovare del cibo. Devo uscire da questa stanza.

-

Giorno 3.

Ieri dopo gli appunti ho provato a forzare la porta col coltello. Il portone è inquietante, è sporco come il resto e nonostante sembri stia per cadere a pezzi dimostra una robustezza impressionante. Ho provato a sfondarlo a spallate all’inizio, ma sono finito col distruggermi una spalla. Ho tentato anche a infilare il coltello nella serratura, ma non ci entra. Non riesco a capire come sia chiuso.

Devo pisciare in un cazzo di angolino fottuto e ho realizzato di non essere l’unico ad esser stato rinchiuso in questo buco. L’odore deriva dalle secrezioni di coloro che qua hanno sofferto e io lo sto incrementando. Questo è un incubo, come può essere vero. Cazzo devo uscire da questa porta. Non posso rimanere qui a morire di freddo e di fame.

La tunica mi lascia scoperta tutta la schiena, è una di quelle bianche che danno alle persone che stanno per finire sotto i ferri in ospedale. Oddio, l’hanno fatto anche a me?

No. Non ho cicatrici sul corpo. O forse dentro al corpo?

Sono rasato. Non so se lo sono sempre stato. Ma sembrerebbero non esserci cicatrici in testa, se non una piccola crosticina sulla nuca, a destra. Non so cosa sia. NON SO UN CAZZO!

-

Giorno 3, ancora.

Sono in gabbia. Sono in una gabbia.

No. Voglio uscire. Voglio uscire.

Non posso uscire. No. No. No. No. No. NO. NO.

Si.

-

Il dolore mi attanaglia. Il freddo mi ustiona. Il silenzio mi preoccupa. L’odore mi invade. La fame mi lacera.

La spalla mi duole intensamente e così i polpastrelli dopo aver cercato di forzare praticamente qualunque cosa qui dentro. Scrivo nei pochi momenti in cui il mal di testa non mi opprime. Ho provato a fare esercizi fisici per non impazzire, devo far passare il tempo qua, ma non sono riuscito a fare più di sei flessioni. Mi sono imposto di farne almeno cinque tutte le volte che mi sveglio e prima di dormire, ma non ne ho le forze. Invece di migliorare la situazione perdo solo le poche energie che mi rimangono.

Tra poco finirò il primo bottiglione d’acqua. Ne resta solo uno.

Tutto mi crolla addosso.

DEVO USCIRE.

-

La porta è impenetrabile.

L’oscurità ha inghiottito la candela. La voleva morta. È buio, è buio ed ho fame.

Anche qualcos’altro ha fame. Scintilla.

Vado.

-

Giorno 4, penso.

Ho trovato qualcosa. Rabbrividisco. Cosa succede alla gente qui dentro? Scrutando un segno sul pavimento coperto da una crosta di marciume marrone-gialla, ho trovato quella che sembrerebbe un'unghia. Un pezzo di unghia semi distrutto, è nera e sporca. Sotto, tra lo sporco, s’intravede una scritta.

“THEY ARE COMING. AGAIN.”

Qualcuno è stato qui. E qualcuno sta arrivando. Merda, chi sta arrivando? Perché? Perché? Perché sono qui? Cosa ne sarà di me? Cosa cazzo vi ho fatto maledetti mostri?

Non sono l’unico.

Io no. Non vi lascerò farmi impazzire. Non l’avrete vinta. Io me ne vado da qui. Vado ad aprire la porta. La porta. La porta… e poi?

Cosa c’è fuori dalla porta?

-

Qualcuno mi aiuti.

Sono esausto. Ho provato. Ho provato, ma non ci riesco. Ho avuto un raptus d’ira è ho distrutto tutto. No, non ho distrutto niente. Quella merda di carne? Non la voglio mangiare. Ogni volta che la mangio il mio corpo subito la respinge. Cosa devo mangiare? Ho perso le poche forze che avevo, mi sono fatto male, ho sferrato calci e violenti pugni alle pareti e alla porta, ora mi sanguinano le nocche. Ho gridato con tutte le mie forze, ma non c’è NESSUNO. Solo la merda che gocciola dal soffitto mi ha risposto. E le mie lacrime. Ma non posso restare qui a farmi mangiare dalla fame e dal freddo. Sento la testa ribollire come all’interno di un frigorifero. Devo raccogliere le forze, quelle poche che mi rimangono per respirare.


Non riesco più ad alzarmi cazzo. Sono sfinito. Non mangio da non so quanto tempo.

-

La luce non si fa più vedere dal forellino. Non c’è più nulla che mi tenga compagnia. Nessun rumore, nessun movimento. Ho passato almeno due ore ad aspettare che un granello di polvere mi passasse davanti agli occhi, ma non c’è nulla, nulla è rinchiuso in questa fogna. Neanche un insetto , cazzo questo posto dovrebbe esserne infestato. In quattro giorni niente. Neanche il sibilo del vento s’è degnato di attirare la mia attenzione, neanche il più minimo movimento d’aria ha sfiorato la mia pelle. Ho mangiato la carne in scatola, ho trovato un fegato, penso di maiale e mi son riempito la pancia. In confronto al resto sembra caviale. Poi ho provato ad assaggiare dell’altro, non so cosa fosse e quasi lo vomitai. Mi sono tappato la bocca con le mani per non rigurgitare nulla, sono stato bravo. La fame si è attenuata, ma il freddo mi avvolge.

Mentre mangiavo ho avuto brutti presentimenti, dei flash balenavano nella mia testa. O forse erano delle ombre.

They are coming. Cosa significa?

Cosa ho visto? Chi ho visto?

Non lo so. Forse erano ricordi. Si, può essere. Mi aiuterebbero a capire. Capire perché sono qui. Non ricordo già più niente cazzo! Erano solo delle ombre. Nulla di più.

-

Non può esserci un motivo, non può esserci un motivo per cui io sia qui!

NON PUÒ ESISTERE UNA RAGIONE PLAUSIBILE PER CUI IO SIA QUI!

PER CUI QUESTO SIA…

NON PUÒ ESSERE COSÌ!

Che diavolo ho combinato?

Oh santissimo cristo signore, potrei aver combinato tutto…

Calma.

-

Notte, notte penetra la mia anima sospesa tra nuvolacce cariche di odio e delirio che sovrastano il deserto nero, devastato dalle intemperie e dalla guerra. Corro tra ostacoli insidiosi che ricoprono questo suolo brullo color morte, pronti a trascinarmi nel profondo delle mie fobie. Essenze abitano queste valli disgustose alla vista. Essenze che strappano lembi di terra rivelando tutto il sangue che sgorga a fiotti dal terriccio. La terra trema, sanguina, ha bisogno di vita, echeggia un malinconica melodia fatta da cori di mille voci spezzate. Inizio a inciampare, ad affondare nel suolo che si scioglie in fango putrido e puzzolente. E mentre mi unisco al mio carnefice, essenze ricompaiono planando frettolosamente verso di me, infilano artigli nella melma e li estraggono trascinandosi dietro i miei occhi, i nervi ottici, i bulbi oculari e la mia testa rivelandomi la realtà: mura. Ai confini dell’orizzonte appaiono delle mura. Gigantesche imponenti strutture si ereggono maestose, costruendosi autonomamente, mattone dopo mattone. Le essenze mi riempiono la testa di ganci e mi costringono a guardare il muro che, impenetrabile, mi ingabbia. Come farò a riempire gli spazi vuoti? Provo a rannicchiarmi, cerco un lembo di terra meno freddo degli altri, ma non riesco a fermare le mani che scavano tra le mie tempie, in cerca di spiegazioni. Ondate di brama logorano il mio spirito. No, io sto cercando qualcos’altro. Qualcosa di irreale. Qualcosa al di fuori delle mura.

-

Giorno 5.

Sento di star diventando lentamente parte integrante di questo posto, la mia schiena vi ci si incolla praticamente per tutto il tempo. Sento il male esalato da queste mura, inizio quasi come ad immaginare cosa succede alle persone qui dentro. Mi sembra di saperlo. Ma non posso pensarlo. Non posso scriverlo. Altrimenti perdo il gioco.

Sempre più spesso mi intrattengo nel cercare ricordi, pezzi di vita. Memorie. Sto aspettando per la locomotiva, sto aspettando che respiri, che attraversi i binari dei ricordi trascinandosi dietro tutti i dettagli, tutti i vagoni della mia memoria. Appena mi tornerà in mente qualcosa, anche la più piccola cosa, so che verrà seguita da tutto il resto. Tutto si sistemerà, come un puzzle.

Un giorno.


Le mie mani. Le mie mani, le riconosco.

-

È solo immaginazione. È la tua immaginazione. Non stai bene, suvvia, è ovvio. Non stai bene. Ma come fanno a saperlo? Perché mi guardano così? Io Io non ho fatto niente! Lo giuro. Perché MI GUARDI COSÌ?

-

Sono spaventato.

Non spaventato come si pensa, spaventato nel profondo, tanto da provare dolore alla bocca dello stomaco. Spaventato dell’ignoto. Sono spaventato per tutto ciò che questo posto non è. Non sono la stanza, il silenzio ed il buio ad inquietarmi. Sono spaventato da ciò che non vedo, ciò che è al di fuori, ciò che non c’è, ciò che non mi capiterà. A meno che al di là di questa stanza ci siano centinaia di spiegazioni a quello che mi è accaduto, quello che mi aspetta è ciò che mi spaventa di più. Quello che non è ora.

Ma non posso neanche rimanere qui ad unirmi alla melma e diventare tappezzeria.

Devo tranquillizzarmi e trovare qualcosa da fare. O dormo o scrivo.

-

Gli incubi mi assalgono. Sogno cose orribili, cose che la mente umana non dovrebbe concepire.

E se rimanessi qui? Se rimanessi qui ancora qualche giorno? Cosa ne sarebbe di me? Quei maledetti verrebbero a portar via quel che resta del mio corpo con una carriola e mi getterebbero in pasto ai lupi. E poi riderebbero leggendo le mie memorie. Perché altrimenti mi avrebbero lasciato questa carta? Perché il coltello? Vogliono che mi suicidi? Tanto cosa cambia? Sto già per morire.

No. Forse serve ad altro.

-


Giorno 6 o 5.



Ho aperto la porta.

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Parte 2Modifica

Da quando ho reso noti i documenti mi sono successe delle cose strane, spero di essere solo colpito da una forma di suggestione, ma tutta questa faccenda inizia a preoccuparmi. Non sto insinuando che ci sia un legame tra questo e il mio lavoro di trasposizione, ma quello che mi sta accadendo mi preoccupa. Spesso mi sembra di sentirmi osservato e cado sempre più volte vittima di presentimenti infondati.

Non so cosa pensare. D’altronde l’ultima persona che ha avuto a che fare con tutto ciò è scomparsa e di quelle prima non ne so nulla.

In quello che seguirà lo scrittore inizia a cedere sotto tutti gli aspetti, provato dall’orribile realtà in cui è stato catapultato. La narrazione si farà sempre più contorta ed ermetica, questo è dettato anche dall’avanzare di squilibri mentali. Spesso si troverà in situazioni in cui dovrà scrivere mentre agisce trovando nella scrittura la sua unica arma di difesa e mezzo di estraneazione dalla realtà che riuscirà a dargli la forza per le situazioni più dure. Alterna poi fasi di profonda disperazione ad altre in cui cerca di farsi coraggio.

Non posso neanche immaginare quanta disperazione possa provare un uomo.

-


Giorno 6 o 5.


Ho aperto la porta.


-

Ce n’è un’altra.

C’è un’altra stanza.

C’è un’altra porta.

C’è altro buio.

C’è un altro incubo.

Ci sono ancora IO.

Ho portato fuori, o meglio dentro, la candela per illuminare. È uguale alla mia stanza. Sopra la porta che da all’altra camera c’è una grossa incisione: 014 B, sul lato opposto c’è un’altra porta, ma a questo punto non oso immaginare cosa ci sia dietro. 014 B. Che cazzo significa? 14? Dio, sono il 14° ad essere rinchiuso in questo buco? E gli altri 13? No, non può essere, altrimenti ci sarebbero segni delle altre incisioni. Invece qui non c’è nulla. Neanche la scatola, neanche il foro all’angolo, lo sporco sembra meno fitto, così come l’odore e l’aria non è più molto pesante.

Col coltello sono riuscito a rompere la scatola e a creare una specie di leva da incastrare tra la porta e il pavimento. Poi ho allentato quanto possibile il bullone arrugginito dell’infisso più basso usando il coltello e con un paio di salti sulla leva l’ho spezzato. Da lì in poi furono spallate e calci. Penso di essermi fracassato una spalla. Ho dovuto mangiare quella merda per trovare un po’ di forza. Ora, però, sono distrutto. Riesco a malapena a scrivere ora che l’adrenalina sta scemando. Sono stanco. Devo dormire ora, sono stanco.

-

Porca puttana, mi sono rotto la spalla. Un livido enorme parte dall’anca e mi arriva al collo. Sono assalito da spasmi, ho mal di testa e conati di vomito che mi percuotono le budella. Il dolore fisico ha raggiunto quello psicologico. E poi questo freddo. Questo silenzio. Dove mi hanno rinchiuso?

Dio, voglio che tutto finisca.

-

Continuo a cercare di ricordarmi qualcosa, ma mi sembra di grattare sul fondo di una grossa scatola vuota. So che è vuota e so che non lo è sempre stata. So che se gratto con forza forse troverò qualcosa, ma per ora non so come si gratti più forte. Continuo a guardarmi il corpo, almeno quello è qualcosa di familiare. Ho provato a toccarmi il naso, gli occhi, le labbra, le orecchie, i capelli, ma non mi dicono niente. C’è una cicatrice sul gomito sinistro che accende il mio spirito, mi sembra di ricordare una caduta, da bambino, una generica caduta da una generica bicicletta blu di un generico bambino. Spero non sia solo immaginazione.

Forse sono solo proiezioni create dal mio subconscio per cercare di nascondere qualcos’altro, per non pensare alle mie mani.

Le mie mani le ricordo bene.

Sono nere di sangue.

-

La forza delle radiazioni di queste mura è poderosa, me ne avviluppo. Mi entra dalla pelle e mi sconquassa, ma io sono vivo. Sono vivo perché qualcosa mi ha toccato e io l’ho sentita, se fossi morto non me ne sarei accorto. Un alito di inquietudine ha velato il mio collo e mi ha svegliato. La paura e l’oblio si fondono a pari merito, un dente ciascuno aprono le fauci che mi inghiottiscono, mi digeriscono, mi espellono.

Sono pronto.

Me ne vado.

-

Ho aperto la porta e un’altra dopo, e un’altra ancora dopo. Sono stato in tre nuove stanze. Tutte uguali. Sono in un labirinto.

-

Sono in un labirinto. Sono in un labirinto. La mia mente si ingarbuglia alla ragione e la sopprime. Cos’altro dovrei fare? Una miriade di porte che aprono una miriade di stanze rubano la mia essenza, piano piano pensano di mangiare le mie speranze. No. No! IO TI GHIGNO IN FACCIA, CREATURA GHIGNANTE! Se solo tu ti rivelassi per ciò che sei, se solo voltassi lo sguardo per intrecciarlo col mio, oh si, si che ti dissanguerei. Ti aprirei, ti stuprerei, mi ciberei dei tuoi resti. Carcassa putrida, nido di mosche, portale dell’insania.

Vieni fuori. Mostra il tuo schifo. Schifo. Questo sei. Neanche degno di considerazione, neanche degno delle mie mani e dei miei dolori.

Solo un ricordo resterà di te, nient’altro, nient’altro.

-

Troppe porte e troppi presentimenti, l’aria si posa sulla mia nuca troppo frequentemente.

I sudori freddi mi scuotono molto più spesso di prima.

Osservare.

Sentire.

Vado nella mia stanza.

-

Eccomi!

Cameretta, cameretta mia, tu mi proteggi. Tu non volevi farmi uscire. Io potevo rimanere qui con te, tu mi hai avvisato. Questo sarebbe stato il nostro mondo, quante cose avremmo visto insieme! Avremmo potuto giocare ad accendere e spegnere la candela, ad illuminare le tue soffici pareti, a scaldarci e a raffreddarci, avremmo contato i giorni insieme, avremmo contato le gocce che cadono dal soffitto. Avremmo visto passare l’autunno e avremmo visto arrivare l’inverno! Tu ti sei presa cura di me. Hai provato ad avvisarmi che il mondo la fuori è crudele, è cattivo, che qui tu mi avresti accudito, ma io ho distrutto tutto. Ho distrutto il nostro mondo unico.

-

Ho guardato nell’abisso.

-

Giorno 7, forse.

Ho sentito un rumore. Un battito in lontananza. Un sussulto del labirinto. È vivo.

Qualcosa si è mosso o qualcosa è stato mosso. C’è qualcuno. Tra due, tre, dieci, cento camere c’è qualcuno.

Forse.

Mi sono addentrato in queste stanze maledette, tutte uguali, con due, tre o quattro porte, tutte uguali, tutte stagnanti e luride. Ogni sforzo compiuto, ogni attesa per entrare in una stanza si trasforma in odio per essa e subito devi uscire dal posto in cui ardentemente hai desiderato entrare. Così per ogni stanza. Si intrecciano e tessono la struttura della mia ragnatela.

DOVE SEI RAGNO?

Fatti vivo ancora.

L’acqua sta finendo, solo un dito ne rimane. Un dito per colmare questa mia infinita fame. Ma perché tutta questa carta? Ce n’è per un esercito qui. Non potrò mai riempirla se mi arrendo. Devo uscire da questo incubo, devo estrarre i suoi artigli dal mio cuore. Il mio cuore solo e impaurito. Ottenebrato dall’oscurità.

E fuori cosa mi aspetta? Ancora peggio? Non può esistere un orrore peggio di questo. E se esistesse io lo scoprirò, non resto qui a morire.

-

Un altro rumore! Qualcosa è stato colpito! Si è distinto nitidamente nel silenzio totale, come se qualcosa fosse stato colpito violentemente in una cassa ovattata. È durato pochissimo. È stato soffocato dalle pareti, ma io l’ho percepito. È dentro di me ora, l’ho assimilato e il mio orecchio starà ben in guar

ANCORA! DI NUOVO! QUALCOSA È CADUTO! C’È QUALCUNO!

DEVO ANDARE!

-

I rumori si sono animati. Potevo chiaramente riuscire a seguirli attraverso gli intestini di questo labirinto. Qualcosa lo sta attraversando, proprio come me, lo sapevo di non essere solo. Ho chiamato aiuto, ho gridato ma non sono riuscito a distinguere una voce che mi rispondesse. Solo delle porte che venivano sbattute, penso. Se entravo in una stanza in cui i suoni si percepivano meglio, in quella che seguiva avrei smesso di sentirli. È impensabile che esista un labirinto costituito da stanze di due metri cubi, dove mi trovo? Ho inciso dei numeri col coltello, ma ho fatto solo confusione. Ho segnato anche stanze con più di un accesso su cui avevo già inciso senza accorgermene per via della scarsa illuminazione che la candela offre. Ora c’è una stanza numero 1 (la 014 B), una n.2, una n.3 e n.11, una n.4 e n.17, una n.5, una n.6, una n.7 e n.11, una n.9, n. 22 e n.15, alcune senza incisioni. Ho anche trovato delle altre incisioni ma non c’ho capito niente. Delle linee ricurve che indicano un angolo del soffitto.

Ecco.

Sembra arrivare qua.

Aiuto.

-

Sono scappato. Sono morto.

Pazzia prendimi! Lasciami riposare in pace!

Qualcosa! Qualcuno!

Qualcosa è successo, qualcuno è stato qua.

Il soffitto mi ha puntato, mi ha guardato. Sto piangendo, sto piangendo nel mio vomito. Mi vuole morto! Perché non mi prendi maledetta?!

Che vuoi da me? Non riesco ad uscire, non vedi! Sono tuo! Non c’è bisogno che mi giudichi, voglio solo andarmene da qui.

E tu vuoi solo farmi restare.

Tu non provochi il mio spirito, infiammi solo la paura, sei benzina gettata sulla legna umida della mia angoscia nell’oscurità. Sei il perno che ruotando stringe le corde ai miei polsi.

Un sussurro, un sussurro soltanto si è spento nelle tenebre. Un'informazione è stata recepita; inviata e ricevuta. Ho potuto constatare che è stata inviata a circa due dita dal mio orecchio destro, quindi è stata ricevuta subito. Tremiti hanno attraversato le mie carni e il mio sangue ora sobbolle nel mio corpo. Lentamente cuoce le mie membra straziate da queste putride prigioni, le nostre sostanze si uniscono in un unico marciume. In un unico destino. Perché non l’ho sentito solo io. Anche voi bollite di paura ora, care pareti.

Non siamo più soli.

-

Giorno 8.

Oscure presenze hanno infestato il mio sonno, non riesco a descriverle. Ombre erano, il più sfuggevoli possibile, eppure mi possedevano, un legame indissolubile univa la mia mente e la loro entità. Mi sono svegliato rannicchiato, come al solito.

Terrorizzato, come al solito.

Nessuno si è fatto più vivo, non si sente più nessun rumore. L’apparente salvezza si è lasciata inghiottire dalla perdizione più determinata.

Eppure quei segni. Alle volte accompagnano brutte esperienze. Quelle linee orizzontali che curvano verso il basso. In questa stanza ce n’è solo uno in un angolo in alto. Vediamo nelle prossime. Qui non ce n’è neanche uno cristo!

Ok, qui è pieno di segni in alto e indicano una porta. Non è ancora stata aperta. Cristo ho le spalle distrutte, quante ce ne sono ancora da aprire?

L’ho forzata, ora le serrature sono più facilmente scassabili, infatti giocando col coltello si riesce ad estrarre la placca di metallo che fissa la porta al muro. In questi ultimi due giorni mi sono riempito le mani di tagli e il corpo di lividi. Entro.

È pieno zeppo di segni! Oddio, è inquietante! La stanza sembra ricoperta di vernice grigia-nera per l’enorme quantità di incisioni, solo le parti più inferiori e uno degli angoli del soffitto mantengono il loro colore arrugginito originale. Deve essere un lavoro di diversi giorni. La candela si è ridotta ad un ammasso di cera bollente, devo avvolgerla nella tunica per non scottarmi, continua a spegnersi, del lucignolo resteranno solo un paio di centimetri. Accendo un fiammifero.

No!

No! Dio santo, no!

Un ammasso di materia organica si raduna in un angolo del pavimento della stanza, opposto a quello sul soffitto con meno segni. Cristo, non riesco a distinguere niente! Questa stanza è pregna di aria viziata e più buia delle altre per via dei segni. C’è del sangue sulle pareti, cristo! Ci sono sono delle impronte… Cos’è quello? C’è la tunica, un pezzo di tunica esce da quei detriti. Sembra siano lì da secoli.

Mi avvici-nn-----^--______

la porta si è chiusa.

-

Cazzo, qualcosa ha chiuso la porta! La corrente, una corrente maligna che mi ha pervaso. Mi sono pisciato sotto. Mi sono fottutamente pisciato sotto! Una corrente più nera del petrolio ha attraversato il mio corpo, portava con se un sospiro. Un sospiro logorante, esalato da un paio di occhi sbarrati che mi trafiggono, mi fissano nel profondo e io non posso vederli. Si nascondono nelle mie paure e purtroppo i miei occhi non sono in grado di vederli. Non posso descrivere il terrore provato, non ci sono parole o almeno… non ricordo orrore del genere. La stanza mi opprime, sembra acquisire vita nutrendosi della mia. Mi sta fissando. Mi sta aprendo! DEVO USCIRE CAZZOO!!!

-

L’abisso mi stava inghiottendo, ma sono riuscito a liberarmene! Sono uscito! Sono salvo! Ho percosso la porta il più possibile, con una forza che mi meraviglio d’aver sprigionato e l’ho sfondata. Non so come. Ora sono in una stanza molto più pulita e meno maleodorante delle altre. Ho solo i fiammiferi in tasca e quello con cui scrivo, ho lasciato l’acqua indietro e la candela nella scorsa stanza. Non c’è una porta, solo un varco nella parete che rivela la solita, agghiacciante, oscurità. E non posso più tornare indietro.

-

Scale.


-

Sono su delle scale. C’è un buio fottuto oltre la luce del fiammifero. Cristo, non si vede niente! Non non… Salgo. Sono in cima. C’è un corridoio. È nero come il petrolio. Non posso più tornare indietro.

-

UN’OMBRA ---__-_çW- - .. ; + ---“_--__-__-_


NON SONO SOLO.

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-

C’era qualcuno!

E io l’ho lasciato andare.

È scomparso, tra le mura. Non ho avuto il coraggio di inseguirlo, ma solo un’INUTILE, FREDDA, compostezza che non mi aiuterà ad uscire di qui. Qualcuno attraversava il corridoio, correva, l’ho intravisto scomparire dietro la curvatura che compie il corridoio, ad una manciata di metri da me. Non sono riuscito a cogliere molti dettagli, l’oscurità lo celava. Non sono riuscito a cogliere nessun particolare, dannazione.

E ora non c’è più nessuno.

Nemmeno me stesso. Solo un vigliacco, questo non sono io. Solo un ammasso di ossa, nervi e legamenti che tengono unite le mie membra. Delle mani insanguinate. Una penna. Della carta. E tanto buio. Tanta paura.

L’ho lasciato scappare, qualcosa mi ha bloccato le gambe. Qualcosa mi ha bloccato la volontà. Ma voglio veramente uscire di qui? O sono pronto ad accettare il mio destino? Pensa. Basterebbe poco. Una manciata di ore. E tutto finirà. Finirà per il meglio. ALLA GRANDE.

C’è qualcosa di meglio a cui possa andare in contro? No.

Solo paura e oblio.

E qualcuno che scompare dietro gli angoli.

Lui non mi ha visto, altrimenti si sarebbe fermato! Era di fretta, magari è nelle mie stesse condizioni. Potrebbe aiutarmi. O potremmo aiutarci.

Arrivo.

-

I miei occhi. Ora vedono. L’oscurità si sta poggiando sulle pareti, quindi basta che non mi avvicini ad esse. Vedo tra le tenebre. Sono tenebra.

Ho attraversato il corridoio, continuava a curvare verso destra e alla fine c’era un’altra rampa di scale, che portava verso il basso. Sono uguali a quelle che ho salito.

Sono appena sceso e mi ritrovo nello stesso scenario in cui ho sguazzato per giorni, ma visto al contrario. C’è un varco che si staglia fra le pareti e una di quelle merde di stanze dentro.

Non so che fare.

I miei occhi si sono abituati all’oscurità, ma oltre quel varco non posso intravedere nulla se non il solito grosso alone nero, più nero del solito. Accendo un fiammifero.

Cazzo, si è spento! ANCORA. Non è possibile! Non c’è il minimo spostamento d’aria qui dentro! Ne restano solo tre. Me li tengo.

-

La stanza è buia. Inverosimilmente buia. Inconcepibilmente buia. Sono tornato nell’antro, perché non si vede un dannato niente in quella fottuta stanza. Non riuscivo a vedermi i piedi, non vedevo le pareti, per Dio! Non capisco come sia possibile, non ho mai… eppure io devo passare. Non sto qua a ballare, sono ancora vivo.

-

Sono passato. Tastando le pareti mi sono fatto strada fino alla porta. La solita porta arrugginita. Era aperta. La stanza che si apriva era ancora molto scura e… ho visto, ho sentito e,  beh, ora sono in quella successiva e qui il buio è normale. È buio e nient’altro. Ci sono delle chiazze nere sulle pareti, sono incrostate e di nuovo quei simboli. Per terra c’è un’altra chiazza inquietante. C’è un silenzio inquietante. E come al solito c’è la porta.

-

Ancora, ancora e ancora all’infinito.

Ancora stanze. Infradiciate dal solito sozzume che le accomuna. Un'infinità di stanze uguali, indistinguibili. L’odore stantio di muffa che le infesta è penetrato attraverso ogni angolo del mio corpo, e il freddo lacera le mie ossa indebolite. È sempre più difficile entrare in una nuova stanza. Ogni volta spero di trovare qualcosa, qualsiasi cosa che possa aiutarmi e invece, ogni singola volta, trovo l’ennesimo mattone che forma la gabbia che mi rinchiude.

Neanche un’ora fa ho trovato quelle scale. Per un attimo ho anche pensato di aver imboccato la via della salvezza. Povero stolto. Tutto qui è pensato per farti perdere ogni speranza, ogni straccio di fiducia.

Cristo, come faccio a trovarmi nel posto dal quale sono arrivato dalle scale? Eppure le rampe erano due, distinte, collegate solo da un lungo corridoio, avrebbero dovuto portare a due luoghi differenti. Eppure entrambi gli archi che nascondono le scale a loro volta rivelano stanze già aperte. Troppe domande, troppa confusione ed un solo straccio di cuore, mangiato dalla paura. Devo accettarlo. È arrivata la mia ora.

No. Continua a scrivere.

Spero che questi scritti, spero che qualcuno legga questo diario, qualcuno deve fare giustizia e nessun altro deve provare queste pene. Nessuno. Quei figli di puttana che mi hanno rinchiuso in questa fogna devono patire le pene dell’inferno. Devono venire torturati, per giorni, fisicamente e mentalmente, come è successo a me.

E la persona che ho visto prima? Chi è? Anche lei morirà? Ma dove è finita? Quanto è grande questo labirinto? Merda non mi ci sono materializzato qui dentro, ci sarà un'uscita. Da qualche parte mi ci hanno fatto entrare!

-

Sto perdendo sensibilità in diverse parti del corpo, non sento più l’osso sacro. Ho paura che sbattendo contro qualcosa potrei perdere le dita dei piedi, se le tocco la sensazione è angosciante. Sembrano fatte di ghiaccio e questo mi tiene lontano dal muoverle. Ho fame. Ho sete. Mi dolgono i muscoli del collo, intirizziti costantemente dai brividi dovuti al freddo, infatti tengo i muscoli della faccia irrigiditi, così soffro meno questa temperatura. Questo posto sta riuscendo ad uccidermi. D’altronde, quanti ne ha uccisi prima di me? Nessuno si è salvato. Nessuno è scappato. Nessuno ha avuto il coraggio di combattere, come si può combattere in queste condizioni? Come può il mio spirito elevarsi sopra la paura, il dolore, il gelo e la fame? Eppure colui che ho visto prima… correva. Sembrava essere di fretta. Sta combinando qualcosa. Forse sta venendo a prendermi e a salvare quest’anima torturata. Forse ha bisogno di una mano. Perché non mi ha visto allora? Sarebbe in guardia se stesse cercando qualcuno.

O forse invece è il bastardo che mi ha rinchiuso. Forse sta venendo per piantarmi un'accetta tra gli occhi. Anche in quel caso si sarebbe dovuto accorgere di me.

L’unica speranza è che, se c’è qualcuno, abbia più paura di me.

-

Ho ripercorso le scale e scendendo sono tornato nello stesso posto dal quale sono salito. Sto attraversando questi buchi angusti per trovare qualcosa. Anche solo la mia camera, c’è della carne lì. Ma non la trovo.

La stanza in cui mi trovo ora è quella con dei segni incisi sulle pareti che indicano una porta. Devo passare per quella porta, e poi per quella successiva, per tornare alle scale, quello che mi aspetta mi intimorisce. La stanza al di là di questa porta è la peggiore in cui sia incappato.

Le scale sono dall’altra parte.

Strappo un pezzetto di camice da infilare tra la porta e il pavimento in modo da lasciarla aperta, non ho altro che possa bloccarla. Solo un paio d’ore fa questa porta mi ha giocato un brutto scherzo. Apro la porta.

L’altra porta è chiusa! No! L’avevo fracassata!

Entro, con calma. Continuerò a scrive__ cazzo, mi fischiano le orecchie! No no no proviene dall’interno!

Ho chiuso la porta. Qualcosa ha sibilato nella stanza -ma- non c'era nessuno.

Dio dio dio dio dio dio dio dio dio dio dio. Che faccio? Che faccioo? Devo andare devo andare. NO! Fischiava! Cazzo, fischiava!

IO HO UN COLTELLO. Lo tiro fuori.

Farò con cautela.

Apro. Metto dentro un piede. Nessun rumore.

Nessun rumore.

L’aria si fa più pesante. Metto dentro l’altro piede. C’è un tanfo insopportabile. Tengo gli occhi sgranati sul blocchetto su cui scrivo, così niente mi disturberà.

Sono dentro. È molto più buio qui. Non devo guardare. Guarda qui. Guarda qui. Scrivi tutto! Forza, fai un altro passo. Scrivi tutto, tutto. L’aria è cattivissima, opprimente, mi sento schiacciato. Scrivi tutto. FAI UN PASSO! Provo ad allungare la mano verso l’altra porta, senza guardare, dovrebbe essere già forzata.

Non ci arrivo. Non vedo cosa faccio. Alzo lo sguardo un secondo. Scrivi tutto! Scrivi tutto! Non puoi guardare. Non puoi guardareEEEEEE, scrivi scrivi scrivi porca troia ombre mi schiacciano chi mi schiaccia no no scrivi tutto scrivi le pareti si rivoltano su di mee scrivi i polmoni sono vuoti fischio ombre mostri via viaa porca troia lasciatemi viaaaaaa dove sono non cè più spazio aiuto non respiro non c’è spazio niente spazio perché ridi i muri mangiano le mia testa aria aria no il coltello. Scappo. 

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-

Sono scivolato sulle scale nello scappare e mi sono fatto male. Sono scappato senza badare, molto veloce. Mi sono rotto una gamba. Sono lontano ora. Ho una gamba rotta! Ancora un secondo e sarei stato divorato vivo là dentro. Qualcosa mi ha schiacciato. Le mura si sono animate, animate di sentimenti spregevoli, demoniaci. Soppresso come una latta. Non posso descrivere la paura, non ci sono aggettivi giusti. La mia gamba! La mia gamba! Sembra stia per lacerarsi. Una visione disgustosa e grottesca. Si vedono nettamente al di sotto della pelle nera per la botta subita le carni separarsi dall’osso che sembra voglia uscire solerte dal mio corpo in un tripudio di dolore. L’osso si è rotto, devo rimetterlo a posto. Dio cosa faccio? Sono esausto, se non medico il trauma il più presto possibile morirò di emorragia interna. Mi sembra di sentire il sangue affluire all’interno della tibia.

CRISTO CHE MALE!

Mi sono legato il coltellaccio alla gamba con un pezzo di camice. Terrà l’osso dritto e la gamba insieme a lui, ho sofferto come un animale nel risistemare l’osso. Ho bisogno di urgente assistenza medica.

Come posso sopravvivere? Perché? Perché sono andato di là?

Piano, piano questo posto riuscirà veramente ad uccidermi. Tassello dopo tassello.


Una gamba a te e una gamba a me.

-

Non riesco a camminare. Non trovo una maniera adeguata di camminare, ma devo muovermi comunque, tra il silenzio e la morte.

Mi appoggio alle pareti, respiro affannosamente, grido. Inutilmente. Devo trovare del cibo e dell’acqua, devo riempirmi lo stomaco, non ho più forze a sufficienza neanche per camminare, rischio di restare a marcire qui per l’eternità. Devo trovare aiuto per la gamba. Che qualcuno mi aiuti.

-


C’è una porta. Con una chiave.


E sopra c’è


inciso…


189 C.


Apro.



Un uomo. In un angolo.

È vivo.

.

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Parte 3Modifica

Giorno 8.

C’è una porta. Con una chiave.

E sopra c’è inciso… 189 C.

Apro.


Un uomo. In un angolo.


È vivo.

-

A, B, C, D. B cattivo, anche D. Tutti si liberano, C rimane in gabbia. C si allea con D per uccidere B, incontro A che vuole uccidermi, ma io la uccido. D uccide B e si salva con C. Io sono D. Io mi salvo con C. No. Ma io sono B. Io sono cattivo? Io sono LORO?

Io non sono nessuno.

Neanche C lo è.

-

Ho deciso di intervenire in questo punto per rendere un po’ più chiare le cose. Nelle prossime righe, colui che da ora chiameremo B, si ritrova a riunire pensieri frenetici che gli attraversano la testa. Le righe che invece precedono sono un rapido riassunto di ciò che B crede sia fondamentale tenere bene a mente, informazioni precedentemente apprese a cui non era stato dato peso, ma che ora sembrano fondamentali. Nelle foto queste pagine erano piene di cancellature ed incongruenze. Con l’aiuto dell’intero album di foto ho cercato di riportare il più fedelmente possibile il pensiero di B, grazie anche a dettagli che verranno svelati più avanti.

In ciò che segue la narrazione diventa sempre più intricata, questo rende infatti sempre più difficoltosa la piena comprensione del susseguirsi degli avvenimenti. Già nelle prossime righe constaterete un brusco cambio di argomento che non rappresenta nient’altro se non le confessioni di un uomo disperato, sempre più conscio di essere vicino alla fine, ma meno di ciò che sta accadendo. Confessioni che sfociano in pensiero sussurrato al nulla, colpevolizzazioni di una mente posseduta da quelle camere infernali.

-


Giorno 9, forse.

Corri, coniglio corri.

Scava quella buca e dimenticati del sole. E quando alla fine il lavoro è fatto, non perdere tempo nascondendotici, è tempo di scavarne un’altra in cui scappare dalla realtà. E quando mille buche avrai a disposizione per cancellare la lucentezza dell’erba, per dimenticare il tepore della luce pomeridiana, la candida freschezza dell’aria e l’affetto dei tuoi cari allora il tuo cuore sarà in pace.

Scava, lupo scava.

Cerca tra la melma con una triste consapevolezza. E quando alla fine tutte le buche sono dissotterrate, non illuderti, il coniglio è ancora lì. Persisti e affonda gli artigli nel terreno soffice, là dove tu non ti nasconderesti. Là dove la terra si unisce alla codardia. Cerca dove il terrore regna incontaminato, libero da mediocri pregiudizi, dove non ci si ricorda più della luce del sole. E se bene tra la vigliaccheria e la paura tu scaverai un bel coniglio infreddolito troverai. Ma sta attento a non magiare quella mela marcia, potrebbe infestare la tua anima di terribili parassiti.

Respira, respira l’aria.

Riempiti il corpo, esala il gas. Più grande è il respiro, più grande è il dolore al cuore. Più in alto voli, più precipita la tua anima. E per quanta luce tu possa scorgere, per quanta aria tu possa assorbire, per quanta vita tu possa rubare inesorabilmente al destino sarebbe solo una presunzione di credere di restare in equilibrio sull’onda. Correresti verso una tomba prematura.

-

Ho una mano sulla caviglia, ho una mano sulla caviglia e non c’è modo di toglierla. Non puoi far finta di non pensarci, non puoi dimenticarla o cancellarla e non puoi conviverci.

Ho una mano sulla caviglia che stringe sempre più forte, che invoca la mia attenzione.

Ho una mano sulla caviglia.

-

Non so come scriverlo caro diario, non voglio scriverlo diario mio, tu non lo meriti. Non meriti di venire imbrattato con inchiostro profano, annullerei interamente il tuo compito. Io scrivevo per denunciare, denunciare quegli assassini. Quei mostri di merda. Come me.

Sono un mostro di merda.

Caro diario,


ho ucciso un uomo.

-

Sono entrato in quella stanza, sopra era scritto 189 C.

La stanza era buia completamente, rimasi qualche istante sull’uscio incredulo di quel che avevo trovato.

Dentro c’era un uomo, sulla cinquantina, rannicchiato in un angolo. Era nudo, sporco e puzzava. La stanza lo aveva oppresso completamente. Il suo aspetto era orribile.

Dietro di lui sulle tre pareti che attorniavano la porta vi era incisa ad enormi caratteri cubitali la scritta “NON MORIRE”.

Le sue pupille nere si erano completamente dilatate per via della totale assenza di luce, e man mano queste devono aver preso a scolorirsi. Non so come è possibile, ma quel disgraziato aveva gli occhi completamente neri come coperti da una patina biancastra, imbevuti nell’ammoniaca. Subito pensai che stesse per morire, ed effettivamente sarebbe morto da lì a poco se fosse rimasto ancora senza assistenza medica. Non sapevo che fare quindi gli chiesi se stava bene e lui mi rispose che avrei dovuto dirglielo io se stava bene. Mi chiese se fossi D, se fossi venuto per ucciderlo e io gli dissi che non ero venuto per ucciderlo, né mi chiamavo D. Mi chiese chi fossi, ma io gli risposi che non lo sapevo, allora aggiunsi che se stava per caso alludendo alla lettera impressa nel muro sopra la porta dell’entrata della mia stanza, era la lettera B. A quel punto mi chiese se l’avrei ucciso comunque e io gli risposi di no.

Io non volevo farlo, lo giuro.

Quando si rese conto della mia inconsapevolezza nei confronti di qualsiasi cosa sia accaduta o stia accadendo qui dentro, mi chiese se per caso ricordassi qualcosa.

Gli risposi che, no, non ricordavo nulla.

Allora lui alzò il volto e quello fu il momento in cui i suoi occhi ebbero l’occasione di perforare le tenebre imprimendosi eternamente nella mia mente. Quello sguardo mi diede i brividi freddi, non so quante altre volte mi è mai capitato, ma… quegli occhi… privati di ogni traccia di calore e di umanità, che racchiudevano in loro atroci sofferenze, sofferenze mai espresse e soppresse in una morsa di dolore e disgusto.

Tenne lo sguardo fisso sul mio per una decina di secondi, io mi accorsi dell’odore devastante che era rinchiuso in quella stanza.

Allora mi chiese di aprirgli la scatola col coltello che probabilmente aveva visto fasciato alla mia gamba rotta per vedere cosa ci fosse dentro. Scoprii così che lui non aveva un coltello personale, ma nient’altro che un grosso lucchetto. Aperto.

Quel poveraccio, non era neanche riuscito ad aprire la sua scatola con le provviste, non aveva preso il camice, non aveva preso la candela. Deve essersela passata molto peggio di me. La sua magrezza era impressionante, era ridotto ad un sacco di ossa legate dall’esile pelle che sembrava stesse per lacerarsi da un momento all’altro.

Gli aprii la scatola, non senza grandi difficoltà, lui non si mosse di un centimetro dal suo angolo, non ne aveva la forza. Gli porsi l’acqua, poi la carne e così, lentamente, iniziò a farfugliare strani discorsi. Disse di sapere come uscire da questo posto.

“Ricordi la luce?” mi disse.

Io esitai a rispondere perché in realtà non sapevo come rispondere.

“Mi manca, se è questo che intendi.”

“Se mi ascolti, forse, potremo rivederla…” e si fermò come se avesse da aggiungere qualcosa, me lo ricordo nitidamente, non fu particolarmente poetica come scena, stava ancora rannicchiato in quell’angolo praticamente immobile se non per il movimento delle braccia che cercavano di sfamarsi, si vedeva che aveva una fame dannata, ma non era in grado di cibarsi. Mi chiesi come avrebbe potuto aiutarmi quando non sarebbe stato in grado neanche aiutare se stesso.

“Ci dev’essere stato un errore, qualcosa è andato storto…” biascicò tra un respiro affannoso e l’altro.

Mi disse che noi due, insieme ad altre due persone siamo vittima di un insano esperimento condotto da un gruppo di persone delle quali non si conosce nulla, eccezion fatta per i disturbi mentali che li accomunano. Iniziò a descrivermi i dettagli dell’esperimento, farneticò che dovremmo morire tutti, che solo uno di noi si salverà, cioè B, o colui che sarebbe dovuto esserlo.

Mi spiegò di lui, mi disse che è l’artefice di tutto questo incubo, mi disse che questi sono i sadici giochi che fa con i suoi pazienti, io non capii bene, tutto mi risulta confuso ora.

Disse che B è l’unico a sapere cosa sta succedendo e a ricordare tutto, che se ne sta nascosto da qualche parte, tra le stanze pronto ad agire, ad assalirti alle spalle.

Quando gli chiesi quale fosse il motivo per cui lui era a conoscenza di queste cose, rispose che noi: A, B, C, e D, stiamo giocando ad un gioco, un gioco per il quale è necessario perdere la memoria, al cui interno ognuno ha i propri ruoli, le proprie strategie, le proprie forze e i propri punti deboli.

“Io sono il saggio…” sospirò con un tono straziato.

Disse di sapere come sarebbe andata a finire questa storia, diceva di saper cosa sarebbe successo, chi sarebbe morto, come e quando. Disse che glielo avevano detto loro, per rendere il gioco più intrigante e che quella sua conoscenza era la sua arma. Per questo fu lasciato solo, incapace di nutrirsi, coprirsi… liberarsi. L’unica possibilità di sopravvivenza era rappresentata da un elemento esterno alla stanza.

Me.

Evidentemente no.

Dio mio, cosa ho fatto. Continuava a infilare quelle lunghe dita scheletriche all’interno della latta della carne e si riempiva la bocca di schifosa gelatina giallastra e nel frattempo raccontava la sua storia. Non so dove e in quale quantità la fantasia, o meglio la pazzia, si mescoli con la realtà, d’altronde quest’uomo deve aver passato, quanti? 7? 8? 10 giorni rinchiuso in una stanza buia senza nè bere nè mangiare, come diamine faceva ad essere ancora vivo?

“Un errore, un errore…” continuava a ripetere di uno sbaglio, era visibilmente disturbato.

Disse di aver ricevuto tutte le informazioni, che prima di iniziare l’esperimento fu istruito sugli avvenimenti che si sarebbero susseguiti durante esso. Disse che D l’avrebbe ucciso e che poi questo sarebbe stato a sua volta ucciso da B. D, secondo quanto lui diceva, o almeno la persona che lui indicava con quella lettera, si sarebbe dovuto presentare ad ammazzarlo prima o poi, ma il fatto che io non fossi D e soprattutto che non avevo intenzione di ucciderlo, gli fece pensare ad un errore. Dio, non ci capisco nulla.

“Devono aver sbagliato, sbagliato tutto! Devono aver confuso B con D e questo ha mandato all’aria tutti i loro piani! Devono aver invertito i ruoli per qualche strano motivo che mi sfugge. Ora possiamo salvarci io e te, tu dovrai aiutarmi!”

Non posso descrivere le emozioni provate, solo una mescolanza di paura, perdizione, accettazione unita ad un sentimento di ribellione, ma soffocato subito, da queste mura.

“Da dove si esce da questo posto?” gli chiesi, interrompendolo.

“Non lo so…” disse, riabbassando la testa verso la sua carne.

Gli chiesi cosa cazzo sapeva, gli chiesi come cazzo aveva intenzione di aiutarmi se tutto quello di cui era a conoscenza era che sarebbe morto. Mi disse che avremmo potuto allearci, per scovare D ed ucciderlo e poi uccidere B. Che questo sarebbe stato fondamentale per fuggire poiché ognuno di noi è proprietario di un oggetto, ed è proprio in questi oggetti ad essere rinchiusa l’unica possibilità di sopravvivenza.

“Quattro oggetti per quattro persone fanno quattro persone morte. Quattro oggetti per una persona fanno un uomo libero…”

“Ma noi siamo in due.” Risposi.

“Già…” rispose lui, infiammando il mio spirito.

Allora gli chiesi perché avrei dovuto aiutarlo, quando ogni secondo che passava per lui poteva essere l’ultimo, gli chiesi perché avremmo dovuto instaurare un rapporto di fiducia sulla base di un paio di parole pronunciata da un pazzo sul punto di morte, gli chiesi come avremmo fatto a salvarci entrambi nonostante continuasse a dire che solo una persona si salverà. Gli feci notare che lui mi stava proponendo di uccidere non uno, ma ben due uomini che per quanto mi riguarda possono benissimo non esistere solo perché lui diceva così. Gli chiesi come avrei potuto fidarmi di lui, gli chiesi cos’altro avrebbe potuto fare per aiutarmi o aiutarci. Gli dissi che non gli credevo affatto.

“Io so tutto, io so come andrà a finire qui dentro! Io so che D sta venendo per uccidermi, ma io non glielo permetterò!” Faceva pena. Non avrebbe potuto far nulla per impedire la sua morte.

“Io non morirò qui. Vogliono farmi fare la fine del topo, ma io sono più sveglio, hanno commesso un errore imperdonabile e…”

“E cosa?” lo interruppi con sprezzo.

“E tu mi aiuterai, per Dio!” gridò alzandosi in piedi con le poche energie rimaste sventolando le braccia davanti a me e fu così che zoppicando fra le fameliche fiamme degli inferi mi diressi verso quella carcassa di pelle ed ossa e gli infilai il coltello nel cranio.

-

Devo riposare, devo veramente riposare.

-

Io sono solo.

Non lo ero fino a qualche ora fa.

Io sono sporco ora. Non posso pulire lo sporco, finirei solo col sporcarmi le mani.

Che sciocco. Pensavo di aver raschiato il fondo, pensavo di aver sopportato tutta la malvagità di questo mondo eppure non c’è limite alla malvagità umana. Pensavo che le situazioni non fossero in grado di precipitare così drasticamente.

E cos’è la vita se non un susseguirsi di situazioni?

Ma io non sto vivendo.

Io seguo il bianco coniglio nel retto infiammato dal cancro del mondo. Lo seguo nella tana.

Nella tana delle meraviglie.

Lì i coltelli non sono i benvenuti.

-

Ecco qui tu sei.

DOVE?

Rinchiuso nel fragile bozzolo delle tue insicurezze a senso unico. Appeso al crocefisso che sovrasta i binari del tuo futuro. Quale treno prenderai? Il treno in arrivo da Stridule Insicurezze e diretto a Soffocare nell’Ombra è in arrivo al binario uno. Attenzione, non oltrepassare la sottile linea delle convinzioni latenti. Il treno in arrivo da Lascia Perdere diretto a Lieto Finale è in arrivo sul binario 3. Attenzione, non oltrepassare la linea del coraggio.

Che treno aspetti? Nessuno dei due ti aggrada? O forse è solo che sai, nel profondo, che alla fine non esiste un treno per un rifiuto come te. Cosa ti meriti? Una morte può essere ripagata solo con un'altra morte.

IO SONO LA VITTIMA QUI DENTRO!

Vittima di che? Vittima delle tue illusioni e delle tue paure? Il mondo è pieno di cose spaventose. Puoi far finta di niente, puoi cercare di ignorarle, tappare quel verme dentro al tuo stomaco che pian piano ti divora, secondo dopo secondo, anno dopo anno. Eppure loro torneranno sempre a farti visita, nonostante tutte le precauzioni che tu possa prendere. Non esiste la malvagità, non esistono sentimenti deprecabili, solo un grandissimo, infinito, complicato intreccio di situazioni più o meno reali che vengono riflesse dal tuo cervello al tuo corpo.

PERCHÈ DICI QUESTO? Perché DOVREBBE IMPORTARMENE ORA?

Perché io sono qui per aprire la tua mente. Non sei in grado di sbarazzarti delle tue azioni. In pochi lo sono. E chi lo è non può spiegare agli altri come farlo, perché non capirebbero. Tu non capiresti. Tu non concepiresti neanche la più minima parte di uno soltanto di tutti gli universi paralleli che stanno là fuori.

MA DI CHE DIAVOLO PARLI? TU NON SAI NIENTE!

Io so tutto. Potrai far finta di niente e nasconderti la verità per il resto dei tuoi giorni o delle tue ore. Potrai celare la tua vera natura al mondo intero, alla realtà. I tuoi incubi saranno solide masse smielate di lieti fini in confronto. Ma in fondo, dentro di te, resterà sempre impresso, ogni volta che sbatterai gli occhi, ogni volta che chiuderai gli occhi, in ogni tuo più spensierato sogno comparirà sempre inevitabilmente.

COSA? COSA, CAZZO?

Il coltello.

Quel tuo docile coltello che con lentezza impressionante si sfila delicatamente dal teschio di quel vecchio, scricchiolando e raschiando, trascinandosi dietro piccolissimi lembi di sostanza rosa mentre gli occhi, qualche centimetro più in basso perdono ogni debole traccia di vita, solcati da un unico, quasi tenero rivolo di denso sangue nero che divide il viso ossuto in due metà spaccate che si scuriscono inevitabilmente nei meandri del tuo inconscio. Per sempre.

PIANTALA! PIANTALA, MALEDETTO! NON CAPISCI? NON CAPISCI COSA STA SUCCEDENDO? MI STANNO FACENDO IL LAVAGGIO DEL CERVELLO QUA DENTRO! È COLPA LORO! LORO STANNO ARRIVANDO! E IO SARÒ SOLO LA LORO PROSSIMA VITTIMA!

Loro chi? Non c’è nessun loro, imbecille. TU hai ucciso un uomo, nessun’altro. TU sei un assassino. TU hai ucciso un povero vecchio indifeso senza che lui non facesse nient’altro che confidarti i deliri che questo posto gli ha causato. TU hai ucciso un uomo. E in evidenza di tutte queste prove non c’è neanche bisogno che la giuria si ritiri a deliberare, perché io non posso che sentenziare di riservarti il massimo della pensa consentita.

Convivere per tutta la vita con questa consapevolezza che ti brucia dall’interno.

Alzati ed esci da questo posto.

-

Sono tornato là. Ho fatto finta di nulla, era per il mio bene.

Per il bene di entrambi.

Non è stato facile, ho preso quello che dovevo prendere e me ne sono andato.

Quella scritta.

Quel grido disperato.

È stato straziante, ma lo ho nascosto a me stesso. Ora sto cercando di riempirmi lo stomaco perché sono davvero stanco, davvero al limite. Ho ripulito un po’ la gamba con la sua acqua e l’ho legata col bottiglione, allevia leggermente il dolore lancinante. Sento la parte che sta sotto al trauma estremamente fredda, il sangue non deve circolare bene lì, spero non abbia smesso di farlo perché non sento più praticamente nulla. Sono pieno di lividi. Forse anche la spalla è rotta, mi fanno male tutte le dita di qualsiasi arto, e devo continuamente riscaldare il naso e le orecchie o finirò col perderli. Se prima il freddo era insopportabile e pungente ora rischia davvero di uccidermi.

Non so quanto sia stata una buona mossa, ma ho lasciato il coltello lì dentro.

Non lo voglio più.

È grazie a lui se sto vivendo quest’incubo.

-

Devo ragionare, non posso buttare tutto all’aria. Devo cercare di ricostruire il puzzle.

Solo allora potrò constatare se quella povera bestia mi ha riempito la testa di cazzate o meno. Io stavo nella stanza 014 B e diciamo dunque che io sia B. Nella stanza 189 C c’era colui che si chiamava C o così di faceva chiamare. Non sarebbe sbagliato quindi pensare che ci possa essere anche un signor A, o un’altra cavia a questo punto. Siamo vittime di un esperimento? Di un gioco?

C’è stato un errore. Continuava a ripeterlo.

Un errore perché D stava venendo per ucciderlo. Quindi facciamo finta che esista anche un signor D.

Dio mio potrebbero esserci ancora due persone qui dentro. Magari sono morte. O magari… i rumori, di ieri. Non c’è altra spiegazione. Devo ragionare.

D, o almeno colui che era rinchiuso nella stanza D, stava venendo per ucciderlo, ma mi sono presentato io, B. Dovrei cercare quelle stanze, magari potrei trovarli. Magari potremmo aiutarci. Forse sono morti. Dio, forse avremmo potuto salvarci tutti, anche C.

Eppure i rumori si sono placati da quando ho trovato quella stanza. Forse era lui. Forse si divertiva a scorrazzare per queste mura per spaventarmi. Ma a che scopo se poi non sarebbe stato in grado di difendersi? E poi come diavolo avrebbe fatto a chiudersi dentro dall’esterno? Chi cazzo ha chiuso a chiave quella stanza e lasciato lì la chiave? Significa che qualcuno voleva che quella stanza si aprisse solo dall’esterno. Sì, a vedere come era ridotto quel disgraziato sono sicuro che non riuscì mai ad uscire da quella stanza. Che fine orribile.

Chi ha lasciato lì la chiave? Loro? Chi sono loro? Noi siamo loro? Ma noi chi? Chi c’è qua dentro?

Diciamo che qualcuno ha lasciato lì la chiave per agevolare qualcun altro, o se stesso. È possibile che la chiave era lì per aiutare qualcuno ad uccidere il vecchio? Quindi lui aveva motivo di temere la sua morte. Dio, potrei essere perfino io ad aver lasciato lì la chiave!

No, cazzo! Non farneticare cose insensate.

Ora si tratta di stabilire se credere o meno alle parole di quel vecchio. Il nostro incontro ha solo peggiorato la situazione.

Tutto questo è incredibile. Se fossero tutte fantasticherie ora dovre

Eccolo! Un frastuono!

Devo andare.

-

Oddio, sono sfinito. Ho attraversato questo labirinto demoniaco zoppicando per almeno venti minuti. Ed ora ho trovato qualcuno. Qualcuno che non è ridotto uno straccio, finalmente!

Seguendo i rumori sono giunto alle scale, le ho ripercorse e ho visto una figura scomparire in una stanza, continuava a correre sbattendosi dietro le porte. Gli ho gridato di fermarsi, gli ho chiesto aiuto, l’ho implorato di fermarsi. Quando gli ho detto di avere una gamba rotta e di essere bisognoso di cure si è fermato. Ora è nella stanza di fianco alla mia. Gli ho chiesto un minuto di riposo per riprendermi dalla corsa ed ora sto appuntando questo.

Ha detto che non si fida di lasciarmi entrare e che vuole parlare attraverso le pareti.

Mi ha chiesto chi sono. Non lo so chi sono, piantatela di chiedermelo.

-

Ok, è una donna e ricorda il suo nome! Si chiama Anne. L’ho informata di aver bisogno d’aiuto, di essermi rotto una gamba scivolando sulla melma che ricopre i pavimenti. Mi ha detto di non sapere nulla e quando l’ha chiesto a me le ho detto di trovarmi nella sua stessa identica condizione. Le ho chiesto di entrare nella mia stanza, per parlare meglio.

Sta venendo.

-

È entrata, abbiamo parlato per un paio di minuti. Ora è andata a prendere qualcosa per medicarmi la gamba nella sua stanza. Mi ha detto di venire dalla stanza 001 A.

È abbastanza alta, la fame ha divorato anche le sue carni, d’altronde anch’io sto diventando giorno dopo giorno più rinsecchito. È sulla trentina, ha circa un centimetro di capelli biondi e dei piccoli occhi scuri, non sembrava ferita, anche se la sua tunica era strappata in diversi punti. S’è stretta il camice legandoselo dietro al collo e al bacino, poiché questi cosi sono abbastanza larghi e non lasciano spazio all’immaginazione.

Mi ha detto che sta girando in questo posto da almeno cinque o sei giorni e di non aver trovato nient’altro che stanze, stanze ed altre stanze. E ogni tanto delle scale.

Ecco chi diavolo era! Era lei che avevo visto scomparire ieri o non so quando, sulle scale. Ecco chi causava tutti quei rumori. Finalmente una buona notizia almeno non sono più solo.

Sta tornando.

-

Mi ha fasciato la gamba con dell’altra stoffa, per farlo ha rimosso quella vecchia e la visione della mia gamba rotta ha inorridito entrambi. È completamente nera. Dobbiamo uscire alla svelta da questo posto.

Quando le ho chiesto come abbia fatto a sfondare tutte queste porte con l’esile corporatura che si ritrova, mi ha detto di possedere una chiave, un passe-partout che apre tutte le porte. Un cazzo di passe-partout! E io mi sono sfondato una spalla solo per aprirne una. Per questo non è ferita, ma sembra comunque sull’orlo di un crollo psicologico. Ogni tanto si deve fermare a prendere dei grossi respiri e continua a sbattere gli occhi quando mi ascolta parlare, sembra debba capacitarsi delle cose che le dico. Le ho chiesto se per caso avesse una candela per rincuorare un po’ il mio spirito, è da più di un giorno che sono completamente al buio. Mi ha risposto che la sua stanza non è proprio dietro l’angolo. Allora le chiesi se conoscesse un po’ l’anatomia del pos…

In realtà le ho chiesto un bel po’ di cose e lei le ha chieste a me.

Mi ha detto di ricordare il suo nome e un paio d’altre cose, è una studente di legge. Ma cosa fondamentale, mi ha detto di ricordare come è finita qui dentro. O almeno degli stralci confusi. Ora mi sta ripetendo tutto ciò che sa in modo che io possa scriverlo.

Ricorda il suo rapimento, dice che una notte è stata assalita mentre dormiva nel suo letto da due uomini che l’hanno stordita. Poi c’è un balzo nel quale non ricorda cosa sia successo, solo scenari bianchi, e degli uomini sempre vestiti di bianco. Ricorda di essere stata in una stanza asettica, sempre bianca, completamente. Ricorda di essere stata operata e poi che si è svegliata qui. Dice che ci hanno iniettato una specie di siero, una sostanza che danneggia irreparabilmente il sistema nervoso, causando danni permanenti. Non ricorda molto altro. Dice che però gli sono rimasti impressi dei pezzi di frasi pronunciate da coloro che ci hanno operati. Dice che la sostanza a cui ci hanno sottoposto era di loro invenzione, ed era capace di eliminare definitivamente ogni traccia di ricordi immagazzinati prima dell’intervento e di annichilire la fase di richiamo dei suddetti ricordi, andando ad agire sull’ippocampo e sul talamo.

Del perché ci stiamo subendo tutto ciò lei non sa nulla, non sa nient’altro che quello che mi ha detto e che io ho appena scritto. Dice che evidentemente con lei qualcosa dev’essere andato, perché se io non ricordo assolutamente nulla vuol dire che quei bastardi avevano ragione. Beh, anche con C qualcosa deve essere andato storto, qualcosa lui ricordava. Nonostante questo Anne dice di ricordare solo il suo nome e il suo impiego e, in maniera confusa, gli ultimi momenti prima dell’intervento, nient’altro, neanche la sua età.

Sono solo io il povero pezzo di merda che non ricorda niente!

-

Ha fatto una cartina del posto in cui ci troviamo, in tutti questi giorni e con l’aiuto del passe-partout è riuscita a farsi un’idea ben chiara. È abbastanza inquietante vederlo così.

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Ora tutto mi è più chiaro, io ero nel reparto B che comunica solo ed esclusivamente col reparto C. Lei era nel reparto A, che comunica solo con il D. Ora siamo nel mio reparto, il B, e mi ha detto che è giunta fin qui grazie alla sua chiave. C’è una porta nascosta dall’oscurità nel passaggio che collegava il suo reparto A con il D, aprendola è giunta sulle scale che collegano il mio reparto B, con il C.

Nel suo reparto tutte le porte si aprivano e tutte le stanze avevano più porte, le ha contate: 49. 49 stanze nel reparto A, 49 nel reparto B, 49 nel reparto C, 49 nel reparto D, fanno 196 stanze. TUTTE dannatamente uguali. È un numero incredibile, ci credo che la gente impazzisce qui dentro. Questo posto è progettato per farci crepar dentro la gente.

Le ho detto che dobbiamo andare subito nel reparto D. Lei mi ha chiesto perché. Non posso dirle il perché!

Mi ha detto che è stata diverse volte in quel reparto D e che ha anche raggiunto una stanza 196D, ma al suo interno non c’era niente e nessuno.

Piuttosto vuole recarsi nel reparto C, più precisamente nella stanza di 189C, eravamo entrambi in quel reparto quando iniziammo a rincorrerci. Pensa che probabilmente ci sia una persona lì dentro e questo è vero, ma lei non deve saperlo, nessuno deve sapere ciò che ho fatto.

Ora ha accettato di riportarmi in quella stanza. Devo dare un’occhiata, magari D è tornato.

In cambio devo condurla nel reparto C.

Non posso condurti lì, cazzo.

-

Ci abbiamo messo un po’ per arrivarci, abbiamo dovuto cambiare reparto, per cui mi ha fatto vedere il passaggio segreto che dalle scale porta ai reparti A e D. Ora siamo dentro la stanza 196D, ma qui non c’è nulla. Neanche la scatola, o segni di effrazione della porta. Non ci sono segni o incisioni particolari, eppure la stanza è lercia almeno quanto la mia. Da quanto ho capito non siamo i primi che vengono sottoposti a questo spietato esperimento. Non c’è modo di constatare che qui dentro ci sia stata una persona negli ultimi giorni.

Mi ha detto che se anche la stanza 189C è in queste condizioni significa che probabilmente solo noi due siamo rinchiusi in questo posto. Che questo significa che forse unendo le forze potremmo riuscire a salvarci, altrimenti non ci sarebbe motivo per cui rinchiuderci in ambienti collegati. Che probabilmente l’unica via di salvezza implica la presenza di due persone. Mi ha chiesto se per caso fossi in possesso di un qualcosa in particolare o se nella mia stanza ci fosse qualche indizio.

“Io ho la chiave, anche tu avrai qualcosa!” mi ha appena detto. Le ho detto che non sapevo di cosa stesse parlando, che non ho niente.

Adesso vuole andare a controllare la stanza 189C.

Cosa mi invento ora?

-

Stiamo andando verso il reparto C, è necessario ripercorrere le scale, per farlo e questo mi debilita molto. Ora ci siamo fermati, per farmi riposare, non è facile camminare con una gamba rotta, il dolore è lancinante.

È incredibile come la presenza di un’altra persona possa giovare all’animo di entrambi. Quando l’ho vista la prima volta, ho sentito una stretta al cuore dall’emozione. Ora, appoggiandoci l’uno sull’altra, sarà decisamente più facile andare in contro al nostro destino. Qualunque esso sia.

È veramente una donna in gamba. Avere la chiave l’ha agevolata incredibilmente, però è stata in grado di costruirsi, usando il materiale con cui è costruita la scatola metallica presente nelle nostre stanze, una specie di struttura metallica che funga da lanterna per la candela. È andata a prenderla mentre riposavo, ora la luce illumina il mio mondo. Non credevo di poter provare sentimenti del genere qui dentro, ma è proprio quando tutto va a rotoli, quando tutto il tuo universo ti crolla addosso, è in queste situazioni che puoi far tesoro di piccole cose come queste. Questa luce, questa donna, mi sta riempiendo il cuore.


-

Non lasciarti schiacciare. La salvezza è dentro di te. Lo è sempre stata. E sempre lo sarà.

-Anne



Ha lasciato questo sul mio diario prima di andarsene. Solo per rincuorarmi. È andata avanti in perlustrazione, io non ricordo quale sia la combinazione esatta di porte da aprire. Ora devo assolutamente trovare una spiegazione plausibile per la morte del vecchio. Potrei supporre che è stato D, lui doveva essere ad ucciderlo, non io. Nessuno penserebbe a me, anzi penserebbero a D. Se esiste. O potrei anche far finta di essere estraneo alla faccenda, per quanto ne sa lei io non so nulla nè di C nè di D.

Cazzo, ho lasciato il coltello in quella stanza.

Non mi servirà più quel dannato coltello.

Quell’uomo era fuori di se. Non posso lasciarmi influenzare dalle sue stronzate. Ora devo solo trovare il modo di uscire con Anne da questo posto.

-

Anne sta ritardando più del previsto.

Avrebbe già dovuto trovare la stanza o almeno tornare. Non sento più rumori. Spero torni presto.

-

Eccola, sta tornando. Sento le porte sbattersi.

Finalmente.

-

Non ha trovato la stanza. Ora mi ha proposto di tornare indietro a cercare qualche indizio che ci tiri fuori di qui. C’è un passaggio segreto nelle scale, potrebbe essercene un altro. O altri mille.

Forse tutto si sistemerà. Quella specie di espressione rassicurante che fa Anne, quando io guardo a terra colto da momenti bui è… è rassicurante. È confortevole, forse nasconde un sorriso.

Proviamo ad andarcene.

-

Stiamo girando da un bel po’, sembreremmo esserci persi. Anne dice di non riuscire a trovare indicazioni sulla cartina da lei disegnata. Dovremmo essere nel reparto C, anche con tutte le mappe e le guide del mondo questo posto riesce a farti perdere ogni riferimento. Tutto è fottutamente uguale a se stesso. Ogni tanto riesci a distinguere una camera, ma è completamente inutile, tutte le altre finiranno col confonderti.

In effetti non è la prima volta che ci troviamo in questa stanza, sembra di girare in torno.

Non capisco perché Anne non riesca a parlarmi, sembra voglia rimanere sempre sulle sue. Sembra colpita da mille pensieri, assorbita dai suoi problemi. Ha fatto di tutto per aiutarmi e mettermi a mio agio, ma sembra comunque voler mantenere le distanze. Dev’essere semplicemente una persona riservata.

-

Mi trovo davanti alle scale, qualche minuto fa Anne ha detto di dover controllare qualcosa, non ho capito bene cosa intendesse. Sembrava un po’ preoccupata.

Quindi sono solo. Posso far riposare la mia gamba, tutto il corpo risente del suo dolore, dover zoppicare così vistosamente per così tanto tempo mi ha causato dolori anche alle anche e alla schiena. Mi sento costantemente affaticato.

Intanto mi guardo intorno, alla ricerca di un fottuto passaggio nascosto dall’ombra e devo dire che, se mai ci fossero altri passaggi, questa li nasconde bene. Guardare vicino a me o sul taccuino non è un problema, difficili da scrutare sono le pareti.

È tutto un oscuro scrutare.

-

C’è qualcosa sulle pareti qui.

“The best hiding place is where your opponent has no reason to find you.”

“Il miglior posto dove nascondersi è dove il tuo avversario non ha ragione di trovarti.”

Che diavolo significa? Chi l’ha scritto?

Anne? No, non può essere, come avrebbe potuto?

Quante persone ha fatto impazzire questo luogo?

-

Cazzo, mi sono addormentato! Quanto ho dormito?

Anne non c’è. Dio, la gamba… il dolore è costante ed intenso.

Anne non risponde. Non si sentono più rumori. Perché cazzo mi ha lasciato qui da solo conciato così? Sto gridando, ma non risponde. Dove cazzo sei?

Aiutami.

-

MERDA!

Anne sta scappando! Ha aperto la porta dell’unica stanza che intravedo da qua e subito se l’è richiusa dietro dopo avermi visto. L’ho inseguita, ma subito è scomparsa, lei corre molto più svelta di me.

Grido, la invoco. Lei non risponde.

-

Ancora.

È successo ancora. Cercando Anne ho visto una porta spalancarsi completamente in fronte a me e, non so come sia possibile, ma dietro non c’era nessuno. Cazzo, nessuno! Ha causato un frastuono terribile sbattendo violentemente contro il muro, non può esser stata un movimento d’aria.

Cosa dovrei pensare? Che cazzo è successo? Dov’è Anne?

UN ALTRO FRASTUONO! In lontananza! È agghiacciante, è violentissimo!

Devo andare.

In contro alle mia paure.

-

La stanza si è chiusa. C’è qualcosa. Sono tornati ****** me. ******* chiusa***Ile**#** dentro****ancora TU***nd ***o*r** la morte?**rr** non c’è spazio*,t****cosa*****io**zttorturi***macellato***occhi. Guarda perché*******non so. Tiratemi fuori di qui. Tiratemi fuori di qui. CHE QUALCUNO MI TRASCINI FUORI DI QUI!

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-

Sono ancora qui.

Chiuso dentro.

È buio.

C’è una luce.

C’è qualcosa, a due metri dalla mia faccia.

Mi guarda.

Ho paura.


Sono ancora qui.

-

La porta si è spalancata. È aperta ora.

L’ha aperta lui. Vuole farmici passare. Lui è appena lì a fianco.

Ora non voglio più uscire.

Mi ha aperto completamente. Ha scavato nelle profondità del mio essere, tra le mie carni marce.

Sono suo ora.

Forse chiunque altro vedrebbe un paio di piccole fonti di luce rotonde e bianche galleggiare nell’oscurità, perché non ci sarebbe motivo per vedere dell’altro. Ma io, ed io soltanto, vedo …

…vedo due occhi. E loro vedono me. E la paura affluisce e sgorga da qualsiasi angolo di queste pareti. E nient’altro.

Non è un ricordo o un’immaginazione, qualcosa mi sta fissando. Lui mi sta fissando. Io non so che fare.

Mi sembra di vedere delle mani comparire in fronte a me, al mio viso. Mi sembra di immaginare le mie mani sporche che cercano di ostruirmi la vista. Compaiono e scompaiono accompagnate da un’immagine, un’immagine che dura solo qualche decimo di secondo. Quell’immagine mi spaventa, non so cosa rappresenti. Compare troppo velocemente, non si capisce niente. Neanche le mie mani sono nitide. Sono sporche, dannatamente sporche. Si intravede una grossa ferita solcare il palmo di una delle mani. Non vogliono farmi vedere quel coso. La mia mente non vuole.

Anne, dove sei? Vieni a tirarmi fuori da questo incubo.

Lentamente si sta materializzando un altro fascio di luce al di sotto di quegli occhi, che cos’è?

Oddio.

Perché mi guardi così? Perché mi guardi così brutta bestia? Cos’hai da ridere? Perchè ridi?

Perché ridi?

Perché ridi?

La porta è aperta.

La salvezza è dentro di me.

-

Mi stanno inseguendo. Sono ovunque. Mi sfiorano senza che io lo voglia. Mi guarda___- Mi guardano. Hanno un ghigno stampato sotto gli occhi. Nessuno ride più. Solo un ghigno stampato sotto gli occhi. Si imbruniscono, da dove arrivano? Cosa sono non capisco non mi lasceranno più andare, sono loro. Io scappo, scappo dal nulla perché il nulla mi segue. Sbatto contro il cemento, dove sto andando le porte si aprono da sole.

Quell'immagine. Ricompare. Mi inquieta. Sono qui per prendermi. Piuttosto la morte. Aiuto. Sono qui. Intorno a me, ovunque, incollate alle pareti. Sussurri! Centinaia di incomprensibili sussurri riempirono la stanza, ripetono debolmente i miei pensieri. ANDATE VIA! Anne! Oh, Dio, sono troppe. L’immagine torna. Torna a spaventare il mio cervello. Centinaia di facce mi fissano, sempre con lo stesso ghigno. Le voci si fanno più forti e costanti. Un fracasso di mille terribili sospiri, acuti e gravi, mi perfora; aumenta, aumenta e ad ogni secondo si aggiunge una voce sempre più deforme. Fotogrammi si frammentano imprimendosi nel mio cervello, si mescolano alle grida, alle facce. Al terrore. L’immagine vibra in fronte a me, si intensifica, emana luce, luce rossa. Perché state lì immobili a farmi morire delle mie stesse paure? Sempre più frequente, sempre più duratura. Torna l’immagine. Rossa. Sempre più rossa. Sporca. Gli strilli esagerano, i sussurri urlano, perdo l’equilibrio, le facce mi bloccano, sento freddo, mi guardano un uomo morto.

APRI LA PORTA.

-

189C.

Sono tornato. Sono nella stanza che dà alla 189C. L’unica altra porta è dietro.


Queste. Queste che non senti caro diario, sono le mie lacrime. Anch’io vorrei sentirle rigare il mio volto.

Ho perso tutto. No, mi hanno strappato tutto.

Anche l’ultima delle mia lacrime.

Loro mi hanno portato qui, vogliono farmi entrare.

-

Ma che? Questo è ciò che vedevo?

C? C è scomparso! Al suo posto c’è un sacco di sangue, oh mio Dio. Mi viene da vomitare…

Dove diavolo è finito C?

Cosa ci faccio in questa stanza?

Perché sono qui?

Oddio, quella pozza di sangue…

Cos’è quella roba? Ci sono dei fogli!

-

Ok, ci sono delle planimetrie. Ci sono delle planimetrie dell’edificio, cazzo, erano nascoste! Ci sono i settori! Sì è così. 196 stanze. Ce ne sono altre sembrano di altri piani, sono diversi.

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Non capisco.


Ce ne sono altre due diverse. Una sembra solo essere una planimetria di una strana stanza o di un corridoio, è il terzo piano. Questo dovrebbe essere il secondo. Sembrano dei vecchi progetti.

Sono le scale! Uno è il progetto delle scale! C’è anche il passaggio segreto, non sembrano essercene riportati altri. C’è dell’altro…

Merda, qui c’è quello di cui parlava C. Non sono cose scritte da lui, cazzo. Non poteva!

Ricopio:

1 - A si libera. 2 - B si libera. 3 - C non si libera in 189C. 4 - D si libera. 5 - D uccide C in 189C. 6 - D incontra A. 7 - B è nascosto. 8 - D uccide A. 9 - B uccide D 10 - B vince il gioco.

Cazzo siamo in quattro! C è rimasto chiuso, noi altri no. D uccide C? Io ho ucciso C! D incontra A? Anne non ha mai incontrato D. Nessuno sa chi è D! Nessuno l’ha mai visto. B è nascosto? Io non sono nascosto!

L’errore? L’ERRORE! Il vecchio non era pazzo!

Io sono D?

Io non ho ucciso A!

Che… C’è…

C’è una luce, una luce arancio che avanza dietro di me, la mia ombra si alza, si stende sulle pareti.


Chi sei?



Anne?


-


Parte 4Modifica

B non c'è più.

Qui è Anne che scrive ora.

Gli ho rubato il diario qualche minuto fa nella stanza 189C. Circa tre o quattro ore fa sono andata in perlustrazione (lui non poteva muoversi), raggiungendo la stanza 189C. Al suo interno una visione orribile riempì i miei occhi: un uomo (che d'ora in poi chiamerò C) col cranio aperto da una coltellata riversava scompostamente sulle pareti. L'arma del delitto era inzuppata di sangue e si trovava di fianco al corpo. La presi con me. Per terra stava anche un grosso lucchetto, evidentemente era l'oggetto di C. L'ha ucciso quel malato di B e avrebbe ucciso anche me se non glielo avessi impedito. Lui è l'artefice di tutto quello che sta accadendo qua dentro e con la sua congregazione di persone malate sta perpetrando il suo giochino depravato. E queste pagine di appunti ne sono la prova, è stato talmente ingenuo da scriverlo sul suo diarietto. Le sue finte supposizioni sono patetiche.

Dopo esser tornata da B feci finta di niente, non sapevo come agire, fino a che la paura non si fece troppo forte. Quel pazzo avrebbe potuto uccidermi da un momento all'altro. Allora mi allontanai da lui, nascondendomi e lasciandolo solo. Decisi di aspettarlo vicino alla stanza 189C e in breve si presentò sul luogo del delitto. Arrivò gridando e zoppicando, sembrava posseduto. Entrò nella stanza. Io aspettai qualche secondo e quando aprii la porta un altro orrore simile a quando lo feci la prima volta mi assalì: C non c'era più! Non so come, ma C non c'era più. Invece c'era una enorme raccapricciante pozza di sangue al suo posto. Rossa. Estremamente rossa. Sembrava che C fosse stato sbranato e che nessun rimasuglio sia restato del cadavere. Mi si gelò il sangue nelle vene. Lui ovviamente non ne sapeva niente, fece finta di non sapere neanche cosa fosse successo. Quando lo incalzai, iniziò a farneticare di D, imputandogli la colpa. Voleva farmi credere che esistesse veramente un D e che fosse stato lui a commettere l'omicidio, quando risultava palese che l'avesse ucciso lui. Non c'è nessun'altra persona qua, nessun altro D. Saranno 6 o 7 o 8 giorni che controllo ogni stanza del settore A, B e D e non c'è mai stato nessuno! Per quanto mi riguarda, D non è altro se non lo stupido scaricabarile immaginario creto da B, non esiste nessun D, quella è la sua coscienza. O la sua scusante.

Mentre discutevamo ebbe anche la faccia tosta di provare a colpirmi, ma si rese solamente ridicolo, non riusciva neanche a reggersi più in piedi, con una gamba praticamente incancrenita e una serie così estesa di ematomi sul corpo c'è ben poco che si possa fare. Sarebbe comunque morto di lì a qualche ora. Non fu difficile respingerlo, così gli puntai il coltello addosso, continuava a ripetere cose insensate. Cercò di disarmarmi, finendo col lacerarsi profondamente il palmo della mano. Iniziò a strillare e a perdere molto sangue. Quella stanza ne era piena. Io allora indietreggiai verso l'uscita, decidendo di chiuderlo definitivamente dentro usando il lucchetto. Questa è la pena che si merita, essere rilegato tra la vita e la morte, aspettando che questa arrivi inevitabilmente a prenderlo. Resterà, per quel poco tempo che gli rimane da vivere, prigioniero dei suoi rimorsi e delle sue depravazioni. Allontanarsi da quella stanza, tra le urla disperate di quel folle, non è stata una bella esperienza, ma almeno non mi sono macchiata di omicidio. Invece, ho eliminato una persona disturbata dalla faccia della terra, ed ora devo uscire per denunciare questa setta di squilibrati mentali. Tutti devono pagare, non solo B.

Per tutti gli innocenti come me, come C.

L'importante è che abbia riunito tutti gli oggetti: la chiave, il coltello e in caso di necessità (tra qualche ora) anche il lucchetto. Ora che sono rimasta sola, l'unica possibilità di salvezza è racchiusa in questi oggetti. Però non riesco ad immaginare come debba usarli, probabilmente il tempo lo rivelerà. Devo continuare la mia perlustrazione, sono certa che ci siano altri passaggi segreti che conducono chissà dove tra queste stanze. Uno l'ho già trovato, si tratta solo di trovare il prossimo. Andrò a cercarli nei settori B e D.

Smetto di scrivere, riprenderò se ci saranno novità.

-

Sono nel settore D, qui le stanze sono un po' meno sporche rispetto a quelle degli altri settori. Sto scrivendo nelle stanza 196D e qui non c'è niente, niente di ciò che stava dentro alla scatola. Non è diversa dalle altre stanze, non è nè in condizioni migliori nè peggiori, ma nulla in confronto a quella di B che ho visitato prima, o di C ora. Qui non c'è mai stato nessuno, e penso che neanche nessuno sia passato da qua se non me, non ho trovato nulla che non avessi trovato nei giorni precedenti.

Questo settore è sempre stato disabitato.

-

Ok, scrivo ciò che è successo.

Mi trovavo nelle ultime stanze che dal settore D portano al corridoio che sta sotto le scale, che unisce i settori A e D, quando inziai a sentirmi a disagio, sembrava che qualcuno mi stesse osservando, il che in queste stanze è impossibile. Comunque, nel giro di un paio di minuti iniziai a vedere qualcosa muoversi tra le porte aperte delle stanze. Non so cosa fosse, ma d'istinto ho affrontato le mie paure per andare a vedere, lo seguii. Non so come descriverlo se non qualcosa di sfuggevole, devo averlo visto almeno quattro volte scomparire tra le stanze eppure non sono riuscita a distinguere nulla.

Sta di fatto che mi trovo in questa stanza, nel mio reparto (A) e c'è una botola che non avevo mai visto. Probabilmnte per la fretta con cui aprivo le stanze.

La apro.

Scriverò dell'altro più tardi.

-

Sono giunta in un altro piano. Sono scesa da una scala che stava sotto la botola, questo posto è completamente diverso!

È molto grande, anche il soffitto è molto alto, ed è sempre estremamente buio. È pieno di colonne.

L'ho perlustrato un po', ma per ora non ho trovato niente. Ci sono delle enormi finestre ai lati delle pareti, vicino al soffitto. Sono irraggiungibili, distano da terra almeno 6 o 7 metri, non so, ho provato a lanciargli il coltello contro, ma niente, devono essere antisfondamento. Questo posto è enorme, a meno che i due piani abbiano diametri diversi, devo aver sbagliato completamente con la mia mappa.

Dio, è così buio qui, non ci capisco nulla.

Ma perchè sto scrivendo su questo inutile diario?

-

Scriverò qualcosa semplicemente per mettere nero su bianco ciò che penso. Potrebbe aiutarmi a riflettere.

Devo cercare di ricordare il più possibile di ciò che è avvenuto prima di quest'incubo. Eravamo in un laboratorio penso, eravamo molti, tutti vestiti uguali, con lo stesso camice bianco. Probabilmente lo stesso che indosso ora. Avevano delle mascherine, sì. Di quelle per respirare. Mi vengono in mente dei frammenti, sono solo immagini, fotogrammi. Non riesco a risalire ad altro da questo. Solo tanto bianco. Tutto era bianco. Non riconosco le persone, sono solo ammassi di figure bianche che si stagliano nel bianco. Tutti si rivolgevano ad una sola persona, come se stessero rivolgendosi ad un capo o chissà cosa, sì, questo lo ricordo. Pronunciavano il suo nome, sì. Mi ricordo di un nome che ripetevano spesso. Ad un certo punto mi hanno operata, ricordo gli istanti in cui persi conoscienza.

E poi riaprii gli occhi qui, qualche giorno fa. E non mi è più tornato in mente niente.

Oddio, mi staranno cercando.

Oh mio Dio, ho fatto fuori uno di loro forse.

Oddio, no.

Devo andarmene. Devo riprendermi la mia vita.

Qualunque essa sia.

-

Questo posto è enorme, non è come sopra in cui la luce della candela illuminava completamente una stanza. Qui non riesco a vedere cosa si trova a qualche metro da me, non riesco ad orientarmi. Ho contato i passi per determinarne la grandezza, per un lato erano circa 40 metri, per l'altro ho perso il conto dopo i 50 metri. Ed è tutto completamente buio. Almeno di sopra anche al buio potevi scorgere la parete successiva, riuscivi a veder tutto quasi, ma qui, in questo spazio enorme non si vede un accidenti! Quei maledetti senza cuore, senza anima, senza emozioni. Perchè proprio a me? Perchè mi avete rinchiuso qui dentro?

Mi sono accampata qui con l'acqua, la candela, la chiave e il coltello, voglio riposare un po', ho corso molto.

-

Oh mio Dio.

Ho le allucinazioni.

No.

C'è qualcuno qui.

Qualcuno mi sta girando intorno. Non vedo niente. Sto cercando di trovare la forza di andare a controllare. Ho acceso la candela, non vedo niente comunque.

OH DIO! CHI SEI?

CHE VUOI?

FATTI VEDERE!

-

C'è definitivamente qualcosa qui. Una specie di ombra, una specie di ombra mi appare vicino ogni tanto, non è frutto del mio cervello. Come posso spiegare? Sembra un'ombra che si spegne nell'ombra, come se un pezzetto di buio si staccasse dall'enorme massa nera (perchè è così densa da sembrare una massa nera) per una frazione di secondo e vi ci si ricongiungesse subito.

Non so cosa sia!

Resta sempre alla stessa distanza.

Non ti avvicinare. Non ti avvicinare, per favore.

-

Mi ha sfiorata! Quella cosa mi ha sfiorata!

Mi sono spaventata da morire, ho le pulsazioni tirate al massimo. Sono scappata! Ma cosa è successo? Qualcosa mi ha toccata, oh Dio mio.

NESSUNO MI DEVE TOCCARE!

Se qualcosa si riazzarda a toccarmi tiro fuori il coltello.

Ma così mi vede, così chiunque può vedermi! Devo spegnere la luce.

Io voglio solo uscire di qui.

-

È tutto buio. È tutto buio. Tutto riposa.

C'è una luce nelle tenebre, è piccola. È formata da un paio di pallini bianchi. Non riesco a definire la distanza.

Non so cosa sia, non voglio saperlo, non ho neanche la forza di alzarmi o parlare.

Ho paura.

Voglio tornare al piano di sopra.

Io voglio andarmene.

Perchè mi fate questo?

Chi siete? Perchè mi fate piangere? Non voglio piangere, io sono forte.

Dio, dammi la forza.

Io non ho... Oddio, ma si stanno avvicinando! No, no, no, no, no, ti prego.

Ti prego stai lì. Ti prego. State lì. Non venite qui. Vi scongiuro. State lì. Io non vi voglio. Vi prego. Vi prego. Sto già piangendo. Sì, ho paura. State lì. Non c'è nulla per voi qui. Vi prego. No. No, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no. Non vi avvicinate! Ho un coltello io! Basta! Stop!

Vi prego.

-

Oh, Dio mio, salvami tu. Oh, Dio mio.

Quei cosi seguono lentamente i miei spostamenti.

Com'è possibile? Cosa siete?

Lasciatemi stare!

Non posso spegnere la candela o non vedrei niente, ma non posso continuare a tenerla accesa. Sono l'unica luce in questo mare di oscurità.

Chiunque potrebbe vedermi in qualsiasi momento. Se la spengo non vedrò più assolutamente nulla.

Lasciatemi stare!

-

I pallini mi seguono ovunque, ho deciso di aspettarli e vedere cosa succede. Null'altro posso fare.

Penso siano ad una decina di metri da me, si avvicinano. Ho paura, sto piangendo.

Sappiate che ho paura!

Sappiate che sto piangendo!

Voglio solo andarmene!

Oddio.

5 metri.

2 metri, Dio, cosa devo fare, è vicinissimo.

Si son ingranditi! Continuano a farlo.

Che sta succedendo.

Oddio.

Prendono la forma di un ovale, sì, si stanno trasformando in un ovale. I puntini bianchi diventano neri.

Una faccia?

Perchè sorridi? Ch______________________________________-------------------================------------- -

Aiuto Continuo a scappare. E lui continua a venirmi a prendere. Qualcuno di maligno, qualche demonio.

Questa è la casa di un demonio.

Sono morta? Sono morta per caso?

Cosa dovrei fare?

Continuare a scappare?

Ora ho veramente paura. Una paura mai provata. Non ho paura per la mia incolumità, ho paura del buio. Il buio senza la lampadina. Il buio senza il sole. Di questo ho paura, non verrà mai la luce se rimango qui.

Non lasciarti schiacciare.

Dovrei affrontarlo?

Sì, rivoglio la mia vita!

Ma quel rumore. Un rumore, non so come spiegarlo... simile ad un ticchettio, un frinio di un decimo di secondo. Come per farmi capire di essere vero e di aver paura. Non sono resistita. Come posso affrontarlo?

Non voglio guardarlo.

-

Eccoli sono tornati. È tornato.

Pensavo se ne fosse andato. Scintilla e affonda nella profondità più oscura.

È qui per me.

Ti prego non ce la faccio più, non ti avvicinare. Ho ancora paura di te, lo sai!

Sono diversi. Non sono luminosi, anzi sembrano scomparire nell'oscurità. Ma che?

Sembrano veri...

Oddio, ma cosa sono? Sono... sono vitrei occhi affilati.

Oddio, quei cosi mi vedono? Spengo la candela.

Cazzo, si sta avvicinando.

Cazzo, sta correndo!

Cazzo, è una persona!

Gronda sangue ovunque!

Cazzo, sta zoppicando!


Cazzo, è B!

-

L'ho uccisa.

Le ho fracassato la testa a quella troia.

Ed ora tocca a me.

Anne non c'è più.

Rooms41.jpg














Sono tornato.


-

Voglio andare a casa.

Lavare via i peccati e lasciare lo show.

E aspetto in questa prigione perché devo sapere.

Devo sapere.

Se sono colpevole.

Se sono colpevole.

Casa non c'è.

Casa non esiste.

-

Se solo l'aria si facesse respirare.

Quadrati. Quadrati si sovrappongono in un tripudio di suoni, colori e follia. Ballano l'ultima danza. Non so cosa pensare. Devo solo leggere quello che non si vede, ciò che sta prima dei ma. È entrato e ha visitato pareti che solo in questi modi può conoscere. Ci si fa una bella idea così. Non è facile con questo rumore. Con loro.

Un drappello di brutte donne, ridono, ma senza divertirsi. Hanno perso qualcosa. Tutti perdono qualcosa. Non è un problema. Le luci continuano a lampeggiare, sono disturbate. C'è un'interferenza.

Sarebbe dunque giusto affermare l'irrazionale, infatti. Se solo potesse vedere ciò che lo rende così cieco. Sembra voglia sciogliersi da un momento all'altro. Ci si può mettere una vita per sistemare le cose. Le cose si accumulano sai. E allora perché non dirlo? Dimmelo e io, giuro, che lo terrò segreto.

Non è semplice. Mi sembra di venir cementato. La storia non ha una fine ben definita. Infatti penso che tu non potresti capire. Non in maniera completa. Per niente. Mi insegnarono una volta che è cosa buona saper portar rispetto verso quegli aspetti dei particolari che non sono presi in considerazione dai riflettori e dai palcoscenici e ciò benché la notte, ahimè, cali già sui nostri cappelli. E questo successe in tempi lontani, offuscati dalla sabbia e dalla stanchezza, mi riportano in luoghi dispersi e celati dall'oscurità degli spazi, profondi e infiammati come gli uteri incancreniti dalla vecchiaia che si trascinano dietro esperienze terribili. Quando lo dirai? Non c'è tempo per titubare, il futuro è vicino e il presente già scivola via. Viscidamente si divincolano coloro che hanno preso le giuste strade, che hanno accettato compromessi, i maestri che non hanno avuto il coraggio di guardare dentro le cose. C'è qualcuno là dietro. Lo posso sentire. Lo posso sentire accanirsi sui miei sospetti.

Eppure qui nessuno è per te. Si sarebbe potuto affermare il contrario forse, prima. Bisognerebbe essere felici di ritrovare qualcosa di così utile quando si perde, bisogna ricordarsi di tenerlo a mente. Non avendo la volontà, si finisce solo con l'ingobbirsi, d'altronde, cosa si fa per rimediare? Non è facile tornare a chiedere scusa, se si ha ragione. Soprattutto quando è l'unica possibilità. A me è sconosciuto. Anche avanzando con l'ignoto io non la conosco.

Irrimediabilmente perso. Camminare sulla plastica, avvolti dal cemento, anche ieri. Quando le formiche rompono le barriere possono essere insapettatamente pericolose. Io lo so bene.

-

Come avete potuto notare, il diario, e con lui la narrazione, è passato ad Anne, anche se per un breve lasso di tempo. Il propietario del diario (che chiameremo B ancora per poco) ne torna in possesso commettendo omicidio e come per la prima volta, si richiude dentro se stesso e i suoi problemi in una spirale di pensieri folli. Quelle che segue è un dialogo interiore che B intraprende con il suo inconscio (che si distinguerà essendo in corsivo), che lo aiuterà a risolvere la fase catatonica in cui ha riversato. Tornerà spesso nel corso delle prossime pagine in aiuto di B, rendendosi indistinguibile da una presunta sindrome di personalità multipla che avanza.

Le verità che vengono riportate alla fine sono disarmanti. Tutte le mie teorie verranno comprovate.

-

Alzati ed esci da questo posto.

Non ti salvi così, non è così che mi trascini a fondo con te.

Non è ancora tutto finito.

Non manca molto.

Devi solo alzarti.

Guarda nella tua tasca.

Il coltello, sì. C'è anche il lucchetto. Cosa manca? La chiave? Si, proprio lei. Vai a prendertela. Ti spetta di diritto, vai dal coniglio.

UCCIDILO!


Come hai fatto con Anne, e come hai fatto con C.

Ora sei giustificato, sì, sì, devi pensare alla pelle ora.

Lui è nasosto?

Allora tu nasconditi meglio! Aspettalo. Aspetta quel maledetto e quando è il momento adatto fallo rimpiangere di essere nato, fallo rimpiangere di essere venuto a cercarti. Quel verme.

DISTRUGGILO!

Alzati ed esci da questo posto!


Ok.

-

Questo posto è enorme.

Non si vede assolutamente nulla tra tutto questo nero.

E spero che assolutamente nulla veda me.

-

Giorno 11 o 12.

È passato del tempo, troppo tempo.

Ora sono tornato.

Riprendo la normale documentazione.

Ho letto tutto quello che ha scritto Anne, tutto ciò che credeva. Tutto ciò credeva stesse succedendo, è falso. È tutto sbagliato! Questo posto attanaglia il cervello degli individui e ne fa tartarre di carne. Pensava che l'avrei uccisa, quando invece è stata lei la prima ad ingannarmi. Ha cercato di uccidermi, mi ha condannato in quella maledetta stanza, mi ha scambiato per un pazzo fanatico malato mentale e infine mi ha rubato il coltello. Dio santissimo, avremmo potuto provare ad uscire insieme da qui. Ora è relegata all'imperfetto dell'essere. Spedita da un 'è' ad un 'era' nel giro di qualche secondo. Un braccaggio. Qualche coltellata. Delle urla. Un po' di liquido nero e puff... non esisti più.

Già.

Non esisti più, per mai, per sempre, per il sempre incatenato inevitabilmente alla reciprocità dei rapporti inumani. Voglio solo un po' d'affetto, voglio solo un po' d'affetto. Non, non... lei non...

Non aveva modo di provare le sue accuse, per quanto ne so io, anche lei potrebbe essere coinvolta in questa storia.

Anche io.

Anche C.

Anche D.

Chi diavolo è D?

Chi diavolo sei?


Io?

Tu?

Nessuno?

Troppe versioni discordanti che sommate creano un grande enigma. Neanche un rumore. Neanche un rumore.

Fatti vivo, maledetto.

Sì, lo so che ci sei! Come dovrei chiamarti? D? O forse preferisci B? Vorresti essere me? Eh già, perchè sembra proprio che io sia te. Tu dovevi presentarti ad uccidere C, tu dovevi allearti con Anne per poi tradirla ed ucciderla e poi io sarei sbucato fuori per ammazzarti. Non è così? Hai programmato tutto tu, non è vero? Hai solo sbagliato le camere, vero? Io sono D... sì, sì, tu vuoi confondermi, ma è meglio non cazzeggiare con me. Hai commesso troppi errori, so quali sono i tuoi piani ed agirò di conseguenza. Stai venedo a prendermi vero?

D uccide C.

D uccide A.

B uccide D.

Tu sei B. E vorresti vincere.

NO!

No, bello, così è troppo semplice. Aspetti solo di potermi sorprendere alle spalle, vero? Io lo so, lo so brutto bastardo. Ti piace giocare? Giocheremo nell'ombra, dove nessuno potrà vedere le nostre perversioni. Giocheremo nell'ombra, nell'inconsapevolezza più totale.

Devo, devo... devo riuscire a provare di riuscire al più presto a trovare un posto dove nascondersi in cui pensare alle prossime mosse, a come uscire di qui. Ho bisogno di cure, sto male. Non sento più nulla alla gamba se sto fermo, ma se la tocco o cammino il dolore è devastante. Ho, ho sfondato la porta della stanza 189C usando praticamente qualunque parte non lesa del mio corpo. Non ho idea di quale sia la forza che si impadronì di me in quel momento, ma mi accanii contro la porta il più vigorosamente possibile e... e la sfondai. Mi sono aperto completamente la fronte, le nocche e i gomiti nel farlo, sono... sono impregnato di sangue. Il sangue di tre persone.

È per questo sangue che me ne devo andare. È per questo che devo combattere. Alloggiare nonostante non sia stato dato il benvenuto, io voglio andare. Ora, ora me ne vado... Ora...

Ora sono appoggiato ad una colonna, ispezionare questo ambiente mi è difficile, non c'è nulla a cui mi possa appoggiare se non a queste colonne, ma non sono sparse su tutta la superficie. I progetti che ho trovato in camera di C me lo confermano. Questo è quanto devo, questo è dove, questo... questo... Questo posto dovrebbe avere un'estensione di circa due, due mila, quattro, duemilaquattrocento metri quadrati, ed il soffitto è a sette metri d'altezza. Le finestre a cinque, e sembrerebbe che dietro non ci sia nulla, o almeno, immersi in questa oscurità, non lo si riesce a definire. Non sembra molto diverso da una vecchia fabbrica dismessa. È immenso. Ed è completamente buio, buio e zitto. Tutto tace. Due? Tre? Quattro giorni sono passati, eppure sembra solo che di là ci siano i resti del collegamento. Sembra che il tempo si sia fermato per me.

Sui progetti non c'è il minimo indizio. Eppure dovrebbe esserci qualcosa. Il passaggio segreto che dalle scale conduceva agli altri settori era presente, anche quello che mi ha permesso di trovare la botola nel settore A era riportato come un piccolo puntino in una delle stanze sulle planimetrie. Mi serve solo il prossimo e sono fuori. Le planimetrie lo dimostrano. Non c'è luogo in cui non sia stato in questi tre piani. Devo solo leggere tra le righe.

C'è una figura al centro della planimetria di questo piano. Sembra schizzata frettolosamente, è solo un rettangolo. Si trova dalla parte opposta dell'edificio rispetto a dove sono io, devo scoprire cosa sia.

Brancolerò nel buio senza allor comprender ciò che si vuol.

-

Non riesco ad arrivarci. Sono sfinito, non ce la faccio. Non intravedo nemmeno un nulla in lontananza. Devo aver percorso nemm, nemmeno una ventina di metri, ed è passato un sacco di tempo.

Sarebbe più pratico strisciare.

NON STRISCIARE, MALEDETTO!

Io, io non lo so. Voglio solo riaprire gli occhi, e poter trovare quel, quel mondo che ho lascia______________________________________________________________________________________________________________________________________________-___________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________- to indietro, ciò che è mio, che mi spetta di diritto. Magari a casa, c'è qualcuno che mi aspetta, una famiglia tutta mia. Che aspetta che papà torni a casa. A rincuorarli. Sì, sì, tornerò a casa... tornerò dai miei cari e tutto questo non sarà altro che un brutto ricordo, sì... posso farcela. No, cazzo, come posso farcela? Non mi reggo in piedi, non ho cibo, non ho acqua, sto per perdere una gamba, ho perso tanto, troppo, enorme sangue. Guardo attraverso questo putrido cemento e vi ci annego dentro le mie pupille. Allora provo a guardare dentro me, ma non vedo altro che morte e persone distese.

Provo a guardare il soffitto, cercando di formulare preghiere e appena un pensiero prende forma viene subito occluso, estirpato, annegato, annullato, cancellato, consumato, otturato da un sospiro che prende forma al mio interno e succhia le vene del mio cuore, rendendolo secco come la polvere.

Solo, solo, tutto solo, solo in un gigantesco labirinto e mai nessuno che si faccia pena della mia anima agonizzante. NON SEI SOLO! NON DIMENTICARLO MAI! NON DEVI COMMETTERE ERRORI! NON È ORA DI CREPARE, SALVA LA PELLE!

Pelle? Vita? Ce n'è ancora per me?

-

No. Ancora voi?

NO!

Non sono in grado di affrontarvi ora, lasciatemi stare. No, voi non potete, io non vi ho fatto nulla, io non voglio stare qui, mi ci hanno imprigionato, mi hanno preso e mi hanno messo qui, senza via d'uscita, siete stati voi? Avanti, siete stati voi? Mi avete già ucciso da un pezzo, vero? Come avete fatto con Anne e con C, e con D, no! No! Andate da lui! Prendete lui! Perchè non tormentate lui? È lui il cattivo, lui vuole ucciderci tutti, lui vi ha rinchiusi qui! STATE LONTANI, cazzo, non ho più forze, sono esausto, devo tenere aperti gli occhi, devo farcela, sono sausto, sono esal_____,

-

LA MIA GAMBA!

CHE CAZZO FATE?

È MIAAAAAA!!!

LASCIATELA STARE!

STATE LONTANI!

-

Cristo santissimo, mi hanno mangiato la gamba.

La mia gamba.

L'hanno mangiata.

-

Ma che cazzo sta succedendo qui dentro? È un sogno, è tutto un terribile incubo, non è reale. Non possono esistere cose del genere.

Caro diario, la mia gamba è appena stata mangiata dal buio. Da quei cosi maledetti. Si sono accaniti sulla mia carne come degli affamati porci maiali schifosi, emettevano sibili orrendi. Come li aveva descritti Anne. Questo posto è vivo! Si nutre dei suoi abitanti, gioca con loro, li conduce dove gli è più congeniale e poi si ciba di loro. Come con C. Magari hanno preso anche Anne.

Pensi di battermi per una gamba?! L'avevo già persa giorni fa quella gamba, me l'avrebbero comunque amputata.

Non mi hai sconfitto!

Ti sei preso la gamba che ti spettava di diritto.

Io sono ancora vivo.

-

Ce la sto facendo, vedo qualcosa tra le colonne, non posso alzare lo sguard-o. Se lo faccio vedrò quelle centinaia di occhi maledetti. Cazzo, mi stanno, mi stanno inseguendo. C'è qualcosa, là, nel mezzo. Devo arrivarci. CAZZO, STATE LONTANI DA ME.

Sono appoggiato ad una colonna. Faccio schifo. Posso perfino figurarmi la miserabile scena di quel che resta del mio corpo martoriato che tenta di muoversi, sono penoso. Che cazzo avete combinato? Ero una persona normale una volta. Giocate slealmente. Vi abbattete contro un uomo senza difese, senza nulla. Sono io il cattivone, no? Tutti contro di me. Anche tu B, lo so che stai arrivando a prendermi.

Tu e questi succhiatori d'animo, alleati contro di me.

Io sono forte.

C'è qualcosa là, vi prego, devo arrivarci.

Vai a nasconderti.

-

STATE LONTANI, VAI VIA! VIA! NON VI AZZARDATE, DEVO ARRIVARCI!

DEVO RAGGIUNGERE QUEL COSO!

ME NE VADO! STATE LONTANI, CAZZO! PORCA TROIA NON TOCCATEMI!

MALEDETTI! CHE CAZZO AVETE DA RIDERE?! ME NE STO ANDANDO!

SÌ, ME NE STO ANDANDO! STATE INDIETRO!

Un container? C'è un container!

-

ENTRA, ENTRA, ENTRA, CAZZO! NON FARLI ENTRARE! NON FARE ENTRARE ANCHE LORO!

SI APRE! SPARITE, PORCA TROIA! ENTRA! ENTRA, CAZZO!

BENE!

CHIUDI! CHIUDILI FUORI! CHIUDI QUEI MALEDETTI ESSERI FUORI! ATTENTO!

IL LUCCHETTO! IL LUCCHETTO! CHIUDILI FUORI QUEI BASTARDI! SI!

Sono chiuso dentro. Ce l'ho fatta.

Cazzo, non ho la chiave!

-

Non può essere. Questo non è reale.

Mi sono chiuso dentro! Non ci sono altre uscite, non c'è un cazzo! Sono in un container vuoto! Nel buio più totale!

Oh, Dio, che cazzo ho combinato?

Mi sono chiuso dentro.

Mi sono ammazzato.

-

Guarda cosa hai combinato.

Che diamine avrei dovuto fare?

Cazzo, ti sei chiuso in un posto dal quale non puoi uscire, avresti potuto fare migliaia di altre cose!

Cosa?! Dimmi tu cosa!

Non importa cosa, lo sai. Ora sei chiuso qua, senza via di scampo, finchè... sai benissimo anche questo...

Finchè cosa? Riesci solo a confondermi. Io ho il potere non tu!

Quando si ferma? Quando si ferma il gioco?

NON LASCIARLO SCHERZARE CON LA TUA MENTE!

Lo sai che sono io a scherzare con la tua mente?

Oh...

Senti questa voce da così tanto tempo da pensare sia la tua. Credi che sia il tuo migliore amico.

Devi credere sia il tuo migliore amico.

Dove deve nascondersi un avversario? Dove non ha ragione di trovarti. Nessuno sa. Nessuno lo vede. Ma lui sa tutto, lui vede tutto quanto. Tutti siamo nel suo gioco. Altri lo sono stati. Altri lo saranno. E nessuno lo sa. E tutto questo è il suo mondo, gli appartiene, lo controlla.

Basta con tutte queste stronzate, mi confondono. Ne ho abbastanza.

Io ti dico cosa fare.

Adesso basta.

E quando farlo.

Diglielo. ADESSO BASTA, BASTA!

Aspetta. Ascolta. Tu distogli solo lo sguardo da ciò che non ricordi, ti nascondi dietro tutto il dolore che c'è stato, dietro tutto il crimine che è stato commesso.

Come posso esserci io dietro tutto il dolore, dietro tutti i crimini?

Ti sto dicendo che non esiste nemmeno. Ti sei messo in guerra contro il più grande nemico che hai creato e io ti dico che non esiste neanche.

Chi? Chi non esiste?

Tu.

Io? Io chi? Che cazzo stai dicendo? Io esisto, sono qui! RISPONDIMI, CRISTO!

PARLAMI? IO CHI? SIAMO MIGLIORI AMICI! DIMMI CHI?

Chi non esiste?

Come devo chiamarti? B? D?

Chiamami D, chiamami D. Sono innocente, no? D, va più che bene.

Tu lo stai proteggendo, D. Ma con che cosa?

Non ricominciare! Non ricominciare a farfugliare cose senza senso! Stavi dicendo che non esiste. Chi non esiste?

Dimmi, dov'è il posto migliore in cui nascondersi? Dove l'avversario non ha ragione di trovarti.

Lui si nasconde dietro il tuo dolore, D. Lo stai proteggendo. Con il tuo dolore.

Abbraccia quel dolore.

E vincerai questa partita.


-

Ok, mi ritrovo per l'ennesima volta in una situazione che non posso controllare. Mi sono chiuso con un enorme lucchetto all'interno di un container, nel primo piano del più infernale e malefico degli edifici mai costruiti. Ero inseguito da presenze sovrannaturali che popolano questi ambienti, mi hanno mangiato gran parte della gamba sinistra, ho perso il piede e almeno mezzo stinco, per mia fortuna quella gamba era incancrenita già da un pezzo per cui non sto perdendo molto sangue e il dolore non è lancinante. Purtroppo l'infezione avanza, tutta la mia coscia diventa man mano più nera, o viola, non capisco che colore sia. È tutto nero qui. È tutto silente.

La mia unica remota possibilità di salvezza è che quel maledetto B, se esiste, venga a riscuotere i miei strumenti. Il coltello e il lucchetto. Sia C che Anne ne parlavano. "Quattro oggetti per quattro persone fanno quattro persone morte. Quattro oggetti per una persona fanno un uomo libero". Che cosa significa? Come devono essere usati questi strumenti? Con la chiave apri le porte, con il lucchetto le chiudi e con il coltello poni fine ai giochi. Ma come si esce di qui? Di certo non con il coltello.

All'interno delle porte del container ci sono delle catene, posizionate in modo che il lucchetto possa unirle chiudendosi definitivamente dentro. Se hai la chiave o meno per aprirlo poi, sono fatti tuoi. Io non ce l'ho e aspetto che quel maledetto venga a prendermi.

Dio, da quanto sono qui dentro? Loro sono scomparsi.

Ho fame.

Anche qualcos'altro ha fame.

Scintillava.

-

Sta arrivando.

Per prendere me.

E io non lo vedrò arrivare.

Sta arrivando per porre fine al mio gioco.

Sta arrivando per portarmi là dove non c'è la luce.

Dove non c'è la luce per sempre.

Sta arrivando per prendere me.

E io non lo vedrò arrivare.

-

Quei cosi sono entrati, sono ovunque. Sono qui solo per me, e non mi lascieranno andare.

Se è vero che esiste questo fantomatico B, forse non lo conoscerò mai.

Mi stanno asciugando. Mi stanno prelevando le ultime forze, presto non riuscirò più a muovermi, non riuscirò più a scrivere. A respirare.

Mi faranno sparire come C. Non resterà niente, se non una pozza di sangue di me. Diventerò parte integrante di questo posto.

E riverserò la mia rabbia e il mio risentimento sulle sue prossime vittime.

-

Giorno 13 o 14. Non lo so.

Sono stremato, non mi resta molto.

Non scriverò più.

Mi devo preparare.

Non lascerò un saluto, un addio commovente che nessuno leggerà.

Sono nato e cresciuto in questo posto, e ci morirò, saluterò lui.

Addio stanze.

-

L'abisso ha guardato dentro me.

-

Modifica

Da questo punto in poi le prossime 12 pagine sono interamente ricoperte d'inchiostro, pasticciate di segni neri completamente. Quello che segue dev'esser stato scritto dopo diverso tempo, ma non è stato riportato.

Apprendere bene queste righe sarà complicato, io ho cercato di riportarle il più fedelmente possibile, ma bisogna tenere bene a mente il conflitto interno che lo scrittore sta avendo. Da qui in poi la normale narrazione si divide tra i pensieri interiori, il superio, i pochi ricordi che finalmente tornano a galla del protagonista e anche la normale documentazione degli eventi.


ROOMS.ogg


-

Passi. Rimbombano fuori.

Dal fondo del container arriva uno strano rumore, uno scricchiolio.

Si è aperto un passaggio. Entra della luce.

Alla fine sei arrivato.

Ti stavo aspettando.

Fatti vedere.

Ma tu?! Ma che?

Cos'è questo tepore? La verità che riempie i miei occhi? Il mio spirito?

Sei sempre stato tu.

Tu sai tutto. Tu sai tutto e io non so niente. Ci siamo sbagliati.

"Ambienti asettici e stanze bianche. Si rivolgevano tutti alla stessa persona, come se fosse il capo. Mi sembra di ricordare un nome, si ripetevano sempre lo stesso nome..."

"A, B, C e D. Li farò giocare ad un bel gioco, un gioco per il quale è necessario perdere la memoria, al cui interno ognuno ha i propri ruoli, le proprie strategie, le proprie forze e i propri punti deboli."

Allora avevate ragione, B era il cattivone.

Io sono B veramente.

C'è stato un errore.

Non ricordo. Mi avete cancellato tutto!

"B è l'artefice di tutto quello che sta accadendo qua dentro e con la sua congregazione di persone malate sta perpetrando il suo giochino depravato. Ha ucciso C e avrebbe ucciso anche me."

Si, l'avrei fatto, l'ho fatto.

"Il paziente #1045960 è pronto."

"Perfetto. Preparate la sala operatoria."

Cosa mi sta succedendo? Ricordi?

"Io sarò tra loro." Eh? Cosa?

Perchè stai lì immobile?

“Mi rinchiuderete nella stanza 014B, con il mio caro Jack e aspetterò che qualcuno venga a far conoscenza del mio caro amico Jack."

"Lasciategli un blocchetto e una penna, per scrivere qualcosa. Sarà meglio di un romanzo!"

È tutto sbagliato.

"Sto per morire qui?"

...

D è entrato nel container.

...

...

... John.

Sei tu.

Vieni qua, John.

Che cazzo dici, ti ucciderà!

Finalmente sei arrivato a prendermi. A prendere il tuo vecchio.

Vieni, vieni a prendere la tua pillola.

PARLAMI, PER DIO! FA QUALCOSA!

Perchè non mi parli?

John, dovresti dirmi molte cose!

...

Mi ucciderà.

No, questa è la tua unica possibilità di salvezza!

L'ha già fatto.

Dov’è il tuo orgoglio? Dov’è il tuo orgoglio?

DOVE È IL TUO ORGOGLIO?

Perché fai così? Ti limiti a fissarmi.

Eh? Uccidere?

Qualcosa echeggia nei meandri della mia mente, un sussurro lontano, sconosciuto… non… non si può… un uomo morto… non possono…

Non si può uccidere un uomo morto.

Non si può uccidere un uomo morto.


Vero?

Non si può uccidere un uomo morto.

Cosa significa? Di cosa stai parlando?

È così chiaro. È tutto così chiaro, così palese. Perchè continuare questa farsa? Perchè rendere più amaro il boccone? Avrei potuto pensarci giorni fa. Mi sembra di poter udire la malinconica melodia che accompagna i titoli di coda venire a rincuorarmi.

Non possono uccidere un uomo morto.

Non riuscite a farlo, vero?

Neanche io potrei farlo. Neanche tu puoi farlo, John.

Che fai?

NO, NO, SCHERZAVO! NON TI AVVICINARE!

Fallo venire, infilagli il coltello nella gola.

STAMMI LONTANO! Non ti lascierò uccidermi!

Non lasciarlo scherzare con la tua mente.

Tu non giochi seguendo le regole, vero John? A te piace fare stupidi trucchetti con la mia mente.

Cosa vuoi?

HO UN COLTELLO QUA! NON COSTRINGERMI AD USARE IL COLTELLO!

Sì, sì usa il coltello!

Non te lo lascerò fare.

Non puoi farlo.

Non si può uccidere un uomo morto.


PIANTALA DI BLATERARE QUESTA STRONZATA!

"Tutti moriremo un giorno, John."

Che fai? Stai fermo.

Non si può uccidere un uomo morto.


"Le mie mani. Sono nere di sangue."

Il lucchetto?

Non si può uccidere un uomo morto.


"Il miglior posto dove nascondersi è dove il tuo avversario non ha ragione di trovarti."

Lasciamelo! Non togliermi il coltello! Non ho le forze per stringere!

Non si può uccidere un uomo morto.


"Non lasciarti schiacciare. La salvezza è dentro di te. Lo è sempre stata…"

La chiave! L'avevi tu allora.

Non si può uccidere un uomo morto.


"… e sempre lo sarà"

Cos'è quel coso rosso? Che cosa avevi tu?

Non si può uccidere un uomo morto.

"Ah, non c'è niente di meglio che un buon vecchio cacciavite, vero John?"

Il cacciavite. Il tuo cacciavite.

Non si può uccidere un uomo morto.



"Voglio andarmene da qua. A qualunque costo."

No! Così non te ne vai da nessuna parte! Non in questo modo!

Non si può uccidere un uomo morto.


"Ricordi la luce?"

Si, la luce è la fuori! Vai a prendertela!

La luce è dentro di me. Lo è sempre stata e lo sarà per sempre.

Che diavolo stai dicendo? Non puoi fare questo a te stesso! No, no, non puoi farci questo! FARE QUESTO A ME!

Non si può uccidere un uomo morto.

Dove te ne vai, John? Aspetta! Mi lasci qui? Dopo tutto quello che ho fatto per te, mi lasci qui?

Aspetta, devo chiederti una cosa.

Vieni. Leggi.

Dimmi...



Sto per morire qui, John?

Dammi il coltello.

Non puoi farlo.

Non tu.


Sono già morto da un pezzo.


Rooms42.jpg
Rooms43.jpg
Rooms44.jpg




































Qui la narrazione si interrompe, questa è l'ultima pagina del blocchetto.


Rooms45.jpg














Il più grande inganno che io abbia mai fatto è stato farti credere di essere me.

John.


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