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Attendevo l'ultimo treno di ritorno a casa, a Shibuya, mi misi seduta nella mia porzione di banchina sopra una sedia. Una leggera brezza percorreva la corsia del treno, in lontananza, un flebile rantolo meccanico annunciava il mio treno che giungeva per caricarmi a bordo.

Mentre rimanevo lì impassibile, una signora si sedette accanto a me.

Non aveva niente di particolare a parte il fatto che teneva in braccio un neonato.

Essendo un'amante dei bambini, non potei fare a meno di adorarne le paffute fattezze e di guardarlo teneramente a lungo. La signora se ne accorse, così cominciammo a chiacchierare amichevolmente mentre attendevamo.

"Questo non è un bambino, in realtà. Si tratta di una borsa." Dicendo ciò, tolse i vestiti al fantoccio e mi mostrò una chiusura lampo sul ventre. Ora che me l'aveva detto, notai anche che il bambino sembrava avere gli occhi di vetro.

"Accidenti, è molto realistico." Risposi.

"Sì, lo so. Ci è voluta molta pazienza e un sacco di lavoro per farlo. Anche parecchio tempo."




Al che terminò il discorso con qualcosa che mi irrigidì completamente, e mentre lei finalmente saliva sull'ultimo treno della sera io rimasi pietrificata, incapace di alzarmi dalla sedia. Rimasi a guardare il treno che scivolava via nel tunnel buio.



"Non mi ha annoiato farlo, mi piace riciclare le cose."





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