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Quel Giorno

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"Papà, ho fame."

Disse il bambino.

Il padre si girò fissandolo con sguardo afflitto "Forza, campione, resisti ancora un po' " rispose con una voce di cui non riconosceva più il timbro.

Non ricordava da quanto erano lì, i mesi si erano confusi con i giorni e i giorni con le ore, e le ore di nuovo con i mesi. In quel cubo grigiastro non una sfumatura cambiava con l'alternarsi delle giornate, non un'ombra si muoveva, era vittima di quella galera di cui era prigioniero e carceriere.



Tutto quello che potevano fare era aspettare



"Papà, ma io ho fame" supplicò il figlio piegandosi su se stesso per i crampi allo stomaco, "Sono giorni che no..."

"Adesso smettila!" tuonò il padre "Mi sembra di averti già detto perché siamo in questa situazione. Ritieni già fortunato ad essere vivo." concluse con severità facendo scoppiare in lacrime il poverino.

Quella situazione lo stava portando alla pazzia, non conservava altro che i ricordi sbiaditi di quelli che erano una volta i sentimenti: "Amore", "Tristezza", "Odio". Non erano altro che parole vuote e ormai prive di significato, la monotonia aveva sostituito ogni emozione.

"E adesso anche il cibo è terminato" constatò con indifferenza fissando la dispensa vuota.

Solo il figlio lo teneva ancora legato a quella vita priva di senso e i suoi singulti lo riportarono alla realtà facendogli riaffiorare gli ultimi baluardi di un'umanità quasi dimenticata.

Piangendo gli si avvicinò e lo abbracciò "Mi dispiace Tommy" gli sussurrò porgendogli l'ultima galletta rimasta "È solo che questa situaz..." un lampo gli attraversò gli occhi, aveva continuato a rimandare, ma adesso gli era chiaro che era giunto il momento, forse era stato l'esaurimento delle scorte, o forse il pianto del figlio, ma in ogni caso adesso sapeva che doveva farlo.

"Tommy... Ti racconterò una storia:

tanto tempo fa, c'era un luogo fantastico e pieno di felicità sai? Le persone vivevano insieme, e si poteva uscire di casa quando si voleva, le preoccupazioni erano insignificanti e le famiglie erano unite e spensierate...

Ma poi... Poi venne "Quel Giorno" o come l'hanno chiamato alcuni: "Il Giorno X". Le bombe iniziarono a piovere dal cielo come pioggia e l'aria, normalmente azzurra e fresca, si trasformò in un fumo verde e tossico, le persone iniziarono a correre intorno cercando riparo e la situazione sembrava ormai disperata, ma venne annunciato che il governo stava già per risolvere il problema, e tua madre è una persona molto importante capisci? È per questo che non è con noi, Tommy, ed è per questo che noi stiamo aspettando, perché presto sarà tutto finito e potremo di nuovo uscire all'aria aperta. Quindi sii forte anche per lei, va bene ometto?" concluse sorridendo.

Il bambino lo fissò per un paio di secondi rimuginando sulle parole appena sentite e poco dopo sorridendo a sua volta rispose: "Sì papà, sarò forte per tutti e due fino a quando la mamma tornerà a prenderci!"

"Bravo Tommy, non perdere mai la speranza, ti voglio bene."

Uno sparo.

Tra le braccia il corpo senza vita del figlio e nella mano destra una pistola insanguinata, i vestiti imbrattati da quello che fino a poco prima era il contenuto della testa del bambino e sulla faccia, quello che era un dolce sorriso si era trasformato in un ghigno isterico, le lacrime fluivano inesorabili dai suoi occhi di nuovi vuoti incorniciando il ritratto della sua disperazione.

"Scusami se ti ho mentito Tommy, sai... Le cose non sono andate proprio così." aggiunse piangendo mentre fissava il corpicino ormai inerme.

"Non è mai arrivato "Quel Giorno" o "Il Giorno X", non sono sbarcati alieni umanoidi sulla terra schiavizzando la popolazione e non c'è stata alcuna terza guerra mondiale, nessuno si è reso conto di ciò che stava succedendo ma lentamente e inesorabilmente la follia dilagava fra la popolazione, ma non era portata da virus sconosciuti o malattie inimmaginabili, no, era la follia che da sempre era assopita dentro di noi.

I combustibili fossili diminuivano giorno dopo giorno, ora dopo ora, ma finché ce n'erano nessuno si preoccupava, credendo che non era un problema nostro.

Certo, molte associazioni ambientaliste provarono a sensibilizzare le persone, ma queste, come i drogati dalla cocaina, assuefatti dalle comodità, distoglievano lo sguardo dai problemi che erano sempre più vicini all'oggi che al domani.

Nessuno, riusciva ad immaginare una vita con più preoccupazioni, anche minime, l'usare automobili a energia solare sembrava una regressione oltre che uno spreco, considerata la cappa di smog sempre più impenetrabile da qualsiasi raggio e alle multinazionali ciò non poteva che giovare. Le montagne di rifiuti si innalzavano sempre più imponenti verso il cielo, ormai per la strada era sempre più raro incontrare persone e le poche che si incrociavano indossavano sempre almeno una mascherina protettiva e camminavano nervosamente nella paura che sfiorando qualche altro passante potessero venire contagiate.

Il conteggio delle vittime da tumori aumentava continuamente, l'azzurro del cielo non era niente più che un malinconico ricordo.

Nessuno lo diceva apertamente, nessuno faceva niente, ma tutti lo sapevano.

Potevamo semplicemente continuare ad agire come avevamo sempre fatto nell'attesa che qualcosa cambiasse, c'era anche chi sperava ancora che il governo facesse qualcosa, ma anche loro, politici corrotti ed egoisti pensavano che il problema non li riguardasse, credevano che con i lori soldi potessero cavarsela semplicemente... Che stupidi.

Ma come rimproverarli? Si erano comportati né più né meno come la loro popolazione, continuando a scavarsi lentamente e inesorabilmente la propria tomba.

Presto i soldi non divennero che inutili pezzi di carta, fu l'anarchia.

Le strade erano deserte, i saccheggi erano all'ordine del giorno, uscire all'esterno era ormai inimmaginabile se non si possedeva una maschera anti gas.

Fu in quel momento che io e tua madre prendemmo la decisione di venire a rinchiuderci in questo bunker portandoti con noi...

Tommy, io vidi tua madre inciampare, vidi il suo tubo dell'ossigeno staccarsi, la vidi supplicarmi di salvarla tra le lacrime, e le voltai le spalle.

Tommy... Io ho ucciso tua madre."

Concluse singhiozzando l'ultimo uomo della terra.

"Non c'è mai stata speranza, abbiamo sempre saputo che potevamo solo rimandare il nostro momento... Come al solito non potevamo fare altro che attendere, attaccati fino all'ultimo a questa miserabile vita."

Avvinghiato al corpo insanguinato del suo unico figlio iniziò ad urlare scosso dagli spasmi della disperazione.

Raccolse la pistola.

Se la puntò alla testa.



Click.



Click... Click... Click... Click... CLICK... CLICK... CLICK... CLICK... CLICK... CLICK.



"Perché?!" urlò rigirandosi l'arma fra le mani.

"Perché diavolo non funziona?!" estrasse il caricatore.

"I... I proiettili!" gli occhi dilatati dall'orrore, il caricatore vuoto.

In ginocchio gridò tutta la sua disperazione per quell'ennesima beffa della vita.

Fu così che l'ultimo uomo della terra continuò ad aspettare.

Fu così che si estinse l'ultima scintilla dell'umanità, divorata da fame e sete reali, come se per punizione per la fame di denaro e la sete di potere.

Fu così, penosamente e lentamente, senza nessuna esplosione, senza nessuna invasione, semplicemente per la nostra stessa stupidità, che fummo rimpiazzati dal nulla.

Fu così, che ebbe fine la nostra storia.



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