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L'incessante picchiettio della pioggia sui polverosi vetri della stanza sembra voler riflettere l'ineluttabile scorrere del tempo, scandendo a suo modo i secondi che lentamente trasmutano il volto ormai stanco di Henry Toole.

Seduto nella penombra, osserva i passanti che colti alla sprovvista dal temporale cercano rifugio nelle proprie case, rimandando al giorno successivo ogni altra incombenza: la luce giallognola dei lampioni indica loro la via fino al porto sicuro ove passeranno la notte, cullati dall'idea di un domani più sereno e di un futuro più invitante.

Auto sgargianti percorrono di fretta la strada che le porterà verso la città, lontani dai boschi che nelle tenebre appena accennate sembrano assumere una vitalità quasi umana: dita contorte e braccia nodose lambiscono i tetti delle case a loro più vicine, come se stessero invitandole ad abbandonarsi e perdersi tra i ceppi mozzati; forse è soltanto una curiosa interpretazione data dalla mente di Henry allo scuotersi degli alberi, ma lui sa che non è così, perché sa cosa si cela là dentro.

Ormai nessuno più è rimasto in strada: vialetti fangosi su prati inondati di foglie ingiallite si susseguono cadenzati, e solo le luci che improvvisamente divampano dietro le finestre del quartiere spezzano l'immagine di naturale cupezza di Blackroug. Luogo magico in cui vivere, isolato quel tanto dal frastuono delle città da potersi definire un'oasi di pace mai scalfita, immutato dal tempo e lontano dai futili problemi che attanagliano l'uomo; facce cordiali e sorrisi sinceri, tutti pronti a dare una mano nel momento del bisogno.

Eppure, Henry conosce il loro segreto: perché Henry sa, Henry vede, ed è proprio nelle notti come questa che i suoi incubi più profondi prendono vita.

A rendere il quartiere reale è soltanto la pioggia, perché se non fosse per le fredde gocce che monotone si susseguono sarebbe impossibile per chiunque credere che quel luogo sia vero: è più un'immagine da cartolina, un quadro statico dipinto in tempi non così lontani dalle sapienti mani di chi voleva esprimere in un paese la perfezione più assoluta; chi mai potrebbe credere quindi che tutto questo sia soltanto una mera facciata creata al solo scopo di deviare l'attenzione da ciò che si nasconde al suo interno?

È un inganno talmente assurdo che Henry non riesce a capire come facciano gli altri a crederci, ma alla fine non è questo ciò che conta: il suo compito non è quello di far aprire loro gli occhi, ma di proteggerli, e anche se gravoso, è un compito che intende portare a termine.

C'è stato un tempo in cui non era deciso come lo è adesso, temeva tutto quello che non riusciva a comprendere e per non vedere aveva persino provato ad accecarsi con le sue stesse mani: terrore e follia prendevano il sopravvento sul suo animo, ma adesso era riuscito ad incanalare i due sentimenti in un qualcosa di nuovo, più alto.

Certo, la paura era sempre presente, ma questa non lo avrebbe fermato: il mondo non poteva permettersi di perdere il suo unico salvatore, e lui lo sapeva.

Lentamente allunga le dita sul tavolo, stringendo l'oggetto bramato: una luce rossastra divampa nel buio della stanza, mentre Henry chiude gli occhi e si gode il dolce sapore del tabacco che gli riempie i polmoni: un ultimo piacere prima che il destino si compia, lontano dall'orrore quasi da far pensare che non esista. Immagini di quiete tra una boccata e l'altra, condensate in sbuffi azzurri che si dissolvono nella camera: fantasie, ecco cosa sono, nient'altro che insensate fantasie, vane speranze di un mondo pacifico o subdoli tentativi di qualche essere amorfo che lo vorrebbe spingere a credere nell'irreale così da non essere cacciato.

Non deve credergli, e non appena apre gli occhi, si rende conto di non essere più da solo.

Qualcuno, qualcosa, è vicino a lui: ma si sbagliava, non è dentro la stanza, ma fuori; alla fine è arrivato, è questa la sera designata.

Rigurgitato da chissà quale incubo, l'irrealtà prende forma, ed una creatura la cui unica presenza rende offesa all'intero creato si materializza nella tempesta, ingigantendosi sempre più: ecco, è il momento.

Henry non si guarda indietro, ma deciso esce e in un attimo si ritrova per strada: l'infame creatura però aveva già intuito le sue mosse, ed ora si trova proprio davanti alla porta di una casa dall'altra parte del quartiere.

Deve fare in fretta, non c'è tempo da perdere.

Quasi fluttuando, Henry corre nelle tenebre che come un guanto lo avvolgono, divenendo ad ogni passo più soffocanti: sente che la paura sta per prendere il sopravvento, ma deve riuscire a restare calmo, non è la prima volta che da la caccia ad uno di loro, deve essere concentrato.

È vicino, sempre più vicino: eccolo, ci siamo!

Estrae dalla tasca il coltello, e lo affonda nella schiena della creatura che emette un urlo agghiacciante: quel suono gli rimbomba nelle orecchie, ed ora non ha più paura.

È euforico, colpisce ancora, ancora una volta, fin quando l'orrore non si volta, e la realtà va in frantumi.

--- Estratto del quotidiano locale "The Central Virginia" ---

"Orribile massacro nella contea di Montgomery, si sospetta il coinvolgimento dell'efferato serial killer Henry Toole, scappato dall'Ospedale Psichiatrico Broadmoor pochi mesi fa. Toole era stato accusato dell'uccisione della madre e dei tre fratelli e condannato alla pena capitale, sentenza poi rivista e modificata dati i suoi gravi problemi psichici. Stando alle testimonianze dei medici, Toole sarebbe affetto da disturbi paranoici ed allucinazioni profonde che lo portano a credere nell'esistenza di creature ultraterrene. Le ricerche sono ancora in corso, gli inquirenti credono che l'assassino si aggiri ancora per Blackroug (sua città natale e luogo del massacro) o per i boschi limitrofi. Chiunque dovesse incontrarlo è pregato di contattare immediatamente la polizia e di non tentare in alcun modo di avvicinarlo."

Ad oggi, Henry Toole non è ancora stato catturato.


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