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Paziente N° 22

Dio mio, non posso credere a quel che ho sentito. Su questo mio diario riporterò punto per punto ciò che la mia paziente mi ha raccontato, per quel che ho potuto capire tra un lamento e l’altro. Come mio solito sono stato chiamato dal manicomio, data la mia professione psicologo del luogo, per il mio giro di visite quotidiano. Tutto nella normalità, finché non noto una nuova paziente nella camera speciale imbottita, di solito lì vengono portate persone con squilibri mentali e autolesioniste e il mio compito era quello di scoprire cosa fosse successo loro, parlare col paziente e diagnosticare la malattia che lo ha portato in manicomio. Sono entrato e mi sono accomodato su una sedia posta avanti alla finestra di vetro infrangibile così da poter parlare col mio assistito. "Tutto nella norma" pensai, ma ciò che ella mi raccontò, dopo che l’avevo messa a suo agio, ha sconvolto persino la mia mente scientifica. Qui di seguito riporterò la testimonianza del paziente n°22.

"Quindi vuole sapere cosa è successo, non è così?" iniziò lei strisciando verso di me impedita nei movimenti causa la camicia di forza. "Le racconterò tutto, non intendo tralasciare il minimo dettaglio, perché tutto quello che ho fatto è stato solo per lui, perché per me è tutto il mio mondo. Le dirò di più, sono addirittura felice, perché gli ho dimostrato tutto il mio amore." Per tutta la spiegazione aveva stampato sul volto un sorriso soddisfatto e inquietante, da far impallidire anche il più intrepido degli uomini. "Vengo direttamente dal tribunale dove sono stata assolta, non per mancanza di prove, ma perché hanno detto che sono pazza, si rende conto? Io pazza? Forse sì, ma pazza per amore."

Ciò che mi ha raccontato si ambienta in Valle d’Aosta, in un piccolo paesino turistico di montagna, frequentato da molte persone ricche. Lei viveva con suo marito e sua figlia adolescente, una famiglia anonima in un ambiente comune. Il marito lavorava in un pub molto conosciuto del luogo e spesso era costretto a rincasare molto tardi, ma la mia paziente non era convinta di questo. Erano anni che credeva che lui tornasse ad orari strani perché la tradisse con altre donne. Una sera non riuscì a chiudere occhio per l’ansia di dove potesse essere suo marito e così decise di aspettarlo alzata in sala da pranzo. Lui tornò e lei corse verso lui arrabbiata. "Dove vai tutte le notti fino a tardi? Non ci sei mai, non passi mai tempo con noi, con me che sono tua moglie!" gridò lei furiosa. "Cara cosa ti prende? Sai che non siamo ricchi e quando parlammo del mio lavoro accettammo qualche sacrificio" cercò di tranquillizzarla trattenendole le mani, ma con uno strattone si libera dalla presa. "Lavoro? Ora si dice così quando si passa il tempo con qualche prostituta o donna da compagnia?" iniziò a vaneggiare. "Cosa diavolo stai dicendo? Ho lavorato 12 ore ininterrotte per far vivere bene te e nostra figlia come meritate." "Non ti credo! Sei solo un bugiardo, dimmelo apertamente, c’è un’altra non è così? Resti fuori tutta la notte per spassartela tra le gambe di una più giovane di me!" Suo marito rimase allibito dalle affermazioni della donna, mai sentite fino a quel momento. "Cara, lo sai che non ti farei mai questo, amo te e nostra figlia più di ogni altra cosa al mondo". Queste dolci parole, però, sembravano bugie alle sue orecchie e alimentavano ancor di più la sua gelosia e la sua rabbia, a tal punto da iniziare a dagli dei colpi sul petto. Tra le parole di conforto smorzate dalle grida della donna e i suoi colpi ben assestati ai danni del marito, avvenne il peggio. Lui per sfuggire alla collera della moglie accidentalmente la spinse via con forza e perse l’equilibrio e scontrò il cranio sullo spigolo del tavolo e si accasciò a terra immobile e sanguinante. Tutto quello che ricordava poi è essersi svegliata in una camera di ospedale con due dottori e il marito e la figlia che piangeva di gioia per il risveglio della madre. "Signora, ha avuto un delicato intervento alla testa a seguito ad un violento trauma cranico" disse uno dei dottori controllando la cartella. Lei non si curò di nessuno dei presenti, ma solo del marito e appena incrociarono lo sguardo scoppiò in una risata isterica. Credo che questo comportamento anomalo sia dovuto al colpo alla testa che abbia causato squilibri mentali da lì in poi. Dopo alcuni giorni in ricovero tornarono a casa e sembrava tutto sereno e normale, le giornate trascorrevano come se non fosse accaduto nulla, facendo attenzione alla salute di lei. Un mese dopo il marito apprese la notizia che alcune donne sono morte in circostanze misteriose. Le prime vittime morirono per semplici emorragie in parti del corpo casuali, ma mirati per causare una morte lenta. Le altre vittime invece sono state trovate ferite in punti specifici come tagli al seno, labbra strappate, capelli bruciati. Le ultime vittime sono state trovate in uno stato di gran lunga peggiore; infatti queste donne presentavano ferite da morso molto profonde, in molti casi sono stati strappati via interi pezzi di carne che sulla scena del crimine non sono stati trovati. Tutte le donne era comprese tra i 20 e i 27, tutte molto attraenti e alcune sono state identificate appartenenti al mondo della prostituzione. La notizia sconvolse molto l’uomo a tal punto che decise di tornare a casa prima del solito col timore che la moglie poteva essere in pericolo, ma una volta tornato a casa apprese la sconvolgente verità. Trovò la porta aperta e lo zerbino colmo di sangue e subito pensò al peggio, la moglie era in pericolo. Corse dentro e seguì la scia di sangue fino alla fine e vide il vero volto dell’assassino di quelle donne. Era sua moglie. La vide accovacciata sull’ormai corpo senza vita della sua vittima come un orso feroce che sbrana letteralmente la sua preda; la osservò staccare un pezzo della carne del collo del cadavere della donna ricoperta di sangue, dopodiché lo inghiottì. Rimase letteralmente sbigottito dalla scena e cercò di fare il meno rumore possibile per tentare di scappare a tutto quello, ma fu inutile, ella lo sentì. "Amore" disse lei in tono amoroso "non sapevo tornassi così presto oggi, potevi avvertirmi, mi spiace…" sorrise mostrando i denti insanguinati "ma ho già cenato". In un impeto di paura scappò via per la casa alla ricerca della figlia; subito corse verso la sua camera e spalancò la porta, ma lo spettacolo era così forte che quasi lo fece vomitare: sua figlia era distesa sul letto in una pozza di sangue indossando il suo pigiama strappato sul petto mostrando ciò che rimaneva dei seni, una gran parte della sua pelle era stata strappata via a morsi tanto da far vedere i muscoli. Indietreggiò trattenendo le lacrime; non trovando la forza di parlare e non potendo più fare nulla decise di scappare via, ma non appena si girò trovò il volto sorridente della moglie che lo fissava. "Ti amava troppo per i miei gusti e così l’ho mangiata" disse in tono molto naturale. L’uomo non riuscì a dire nulla paralizzato dalla paura, così tentò nuovamente di scappare via da quell’inferno; ella però sapeva che sarebbe accaduto ed era pronta e nel momento che cercò di fuggire via da lei lo colpì con una padella in testa con un violento colpo che lo fece accasciare al suolo privo di sensi. Quando si svegliò era legato mani e piedi al suolo e con lei che lo fissava dolcemente. "Perchè? Perché stai facendo questo?" chiese lui in preda alla disperazione "Non è evidente amore mio? Perché sei solo mio è ovvio!" rispose sorridente. "E non riuscivo a sopportare che tutte quelle donne ti stessero attorno, così le ho uccise, in questo modo se ci sono solo io sei costretto ad amare solo me." Il suo discorso non aveva senso, era ovvio che non avesse nessun’amante. "Hai anche ucciso nostra figlia" singhiozzò lui. "Ora finalmente avremo la nostra intimità, la nostra notte d’amore, aspettami qui, vado a farmi bella per te" dicendo questo corse in bagno saltellando felice. Una volta lì, prese velocemente i primi trucchi che vide, di un forte verde per gli occhi e rossetto color rosso. Dopo essersi truccata si diede un rapido sguardo allo specchio e qualcosa cambiò. "Sei patetica." Disse lei guardandosi allo specchio "non vedi che lui non ti ama?". Iniziò a parlare da sola. "Cosa ne sai tu? Lui mi ama!", l’altra "se" rise. "Ti sbagli, mia cara, lui ama me, me lo ha sussurrato ieri mentre eravamo a letto assieme". La sua rabbia per "se stessa" era immensa, la pazzia l’ha portata addirittura ad odiare se stessa come donna che ronzava attorno al suo amato marito. Così, accecata di gelosia, si morse il dorso della mano sinistra strappando gran parte della sua stessa carne e fissò di nuovo lo specchio fiera e credendosi vincitrice. "Mia cara, qui l’unica donna sono io…", ma non riuscì neanche ad ingoiare che cadde a terra svenuta per il troppo sangue che usciva dalla mano. Si risvegliò poi ammanetta ad un letto di ospedale con enormi infermieri che la tenevano ferma e numerosi agenti di polizia pronti ad arrestarla non appena pronta per uscire dal ricovero, ma a lei non importava nulla della sua sorte, le importava rivedere il marito, lo cercò con gli occhi fin dove poteva, lui era li che la fissava da lontano con rabbia e un istinto omicida. Lei, però, fu felice che era li per lei e tra la confusione dei medici e degli agenti si senti forte e chiaro un suo urlo rivolto al marito. "TI AMO".

Il giorno dopo tornai  al manicomio per accertarmi delle sue condizioni e appresi la notizia che il paziente n°22 era morta suicida nella sua cella, si era morsa la lingua e al suo fianco c’era una scritta col sangue.



"Lui è solo mio, puttana."

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Paziente n°22 by Silery Make Up










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