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Alla giovane Teresa -bimba dalla virtù assai rare e dal precoce furore verso la costola da cui fu generata e verso chi generò la costola- venne in sogno la morte; e la morte mostrò lei di oscure visioni: la figura di un vecchio in preda agli spasmi, su cui forze indefinite agivano.

E agivano con l'efferatezza degli arti e degli strumenti, con gli umori del corpo e con gli scherni continui: gli tiravano la folta chioma argentea attraverso una carrucola fin quando lo scalpo non cedeva, gli defecavano nel volto crucciato e deformato dai pugni e dai calci, agivano con una affilata barra di fustagno infuocato su nel retto- qui sino a perforare le pareti dell'intestino, e da li risalire ; e dall'alto - per moto di contrasto- il cadere incessante di gocce di cera che ustionavano il pube già vittima di multiformi scempi: il vecchio era stato privato infatti con forbici della sua virilità, e dopo ancora castrato, e costretto a ricevere in bocca le altrui perle per cui Onan si macchiò di peccato.

Le figure si assicurarono che nemmeno il petto restasse vergine delle violenze: e i capezzoli furono recisi, e il vecchio fu costretto a fagocitarli, e il banchetto fu consumato non senza altre prelibatezze: gli occhi cavati con ferri ardenti,le feci e il vomito di altri, e chiodi e altri oggetti.

Tutto questo in un tempo senza tempo e senza tempo di morire; e rivenne il buio, e ritornò le morte a indicare con mano scarna una incisione sopra uno strano marchingegno su cui ora il vecchio sembrava incastrato- rinsanito dalle vessazioni ricevute- : e l'incisione recitava "Teresa", e la morte con voce di vento: - Così sarà in eterno, così diverrai per l'eterno: contra-patior. E nulla che farai in vita potrà evitare quest'esito funesto.

E Teresa ritornò dall'orrore dei morti a quello dei vivi, non con meno terrore di quando in preda alle visioni; e decise di agire per non patire la morte e quel destino per lei senza arbitrarietà: trovare la vita eterna. E per una vita cercò: nelle verità dei manuali e in quelle della natura, nei sortilegi e nelle scienze senza discriminazione alcuna. E perse un occhio in un esperimento, e si recise una mano per un rito esoterico, e vendette ogni possedimento a chi prometteva elisir di fiori di ciliegio, e al momento di morire si strappò i denti e i capelli, e invocò senza remore alcuno Satana e Dio- perché in necessità a ogni padrone occorre prostrarsi-.

E tornò la morte, e questa venne con voce di bimbo: -Hai sofferto e ti sei data ogni pena che può dirsi terrena: niente di peggio può offrirti l'eternità". E con un colpo di falce la restituì al buio e alla pace del nulla, ma comunque salva.



Queste le beffe della Morte, fatte non per motivazioni precise o per cagione alcuna, ma per quel sentimento che fu anche della penna di Leopardi: la noia, da cui nemmeno chi regge i meccanismi dell'universo può fuggire.

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