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La prima volta che Pietro si mise gli occhiali di suo padre, non seppe che stava per infrangere una delle più grandi leggi che governano l'universo: il mondo dei vivi e quello dei morti non devono entrare in contatto. Pietro aveva ereditato quegli occhiali da suo padre, scomparso prematuramente all'età di quarant'anni, in seguito a varie psicosi neuro-degenerative. Erano dei begli occhiali circolari con montatura in un materiale simile all'oro, non si sa. Il padre di Pietro gli diceva sempre che non si poteva mai togliere quegli occhiali, altrimenti non avrebbe visto MAI PIÙ NIENTE.

Facciamo un passo indietro. Pietro ora viveva con sua madre, Gloria (sempre più caduta in depressione dopo la scomparsa del marito) e suo fratello più piccolo, Enea, di soli cinque anni. La loro casa era modesta, scarso mobilio e qualche ragnatela di troppo, ma ciò nonostante, Pietro non mancò mai di nulla, ne affetto, ne beni materiali.

Pietro aveva 17 anni, era un ragazzo alto e robusto, decisamente intelligente ma timido, amava scrivere e lo faceva spesso, prima della morte di suo padre. Tornando alla storia, Pietro inforcò gli occhiali del padre a distanza di qualche giorno dai funerali. Erano leggermente sbagliati per lui, vedeva perimetralmente delle macchie di colori, ora blu, ora rosse, poi gialle e così via. Con il passare dei giorni quelle macchie si fecero più nitide, purtroppo. Pietro aveva ben impresso quel giorno in cui realizzò di essersi messo dentro a qualcosa di molto più grande di lui. Era in salotto, con Enea di fianco. Il giovane fratellino era coricato davanti al divano, sopra al tappeto, e stava parlando verso il vuoto.

“Sei un monello” disse Enea verso il niente “quando la mamma entrerà in casa ti vedrà e ti metterà in castigo, ecco cosa farà.”

“Sei completamente fuori Enea, che fai ora? Parli anche da solo?” domandò Pietro al piccolo.

“Ma fratellone guarda, lui continua a fissarmi e non vuole andarsene, le altre volte giocavamo insieme poi lui spariva, oggi invece mi osserva e non ne vuole sapere di allontanarsi. Digli qualcosa tu” rispose Enea facendo una linguaccia verso il vuoto.

Fu in quel preciso momento che le macchie presero forma. Non erano semplici difetti delle lenti, forse troppo vecchie. Erano delle cose nitide e ben definite. Erano dei demoni. Erano ovunque, invadevano la casa. Il bambino non aveva mai guardato il nulla, un essere rosso e squamoso stava proprio davanti ad Enea e lo fissava con uno sguardo diabolico. Ora Pietro poteva vedere e sentire. Era entrato in una di quelle leggende del passato. Ricordate dei miti dei greci? Del mitico Enea troiano nel regno degli inferi? O dei giochetti che i demoni dell'Ade usavano fare alle giovani fanciulle greche? Non sono mai state leggende.

Ora Pietro poteva vedere ciò che anche suo padre vide, e che lo condusse alla follia più totale. Decine di creature abominevoli e spregevoli riempivano la casa. Demoni che si lanciavano addosso alle pareti, mostri che camminavano attorno a sua madre. Le muovevano i capelli, soffiavano accanto alle sue orecchie. Alcuni tentavano anche di violentarla, ma il confine materiale era troppo definito, era infatti impossibile per un demone abusare di una vivente, essendo un sacrificio di carne troppo grande.

Pietro iniziò ad impazzire, ora capiva il perché dei discorsi di suo padre, della sua follia degenerativa. Delle sue frasi apparentemente senza senso, delle sue eccessive preoccupazioni, delle sue levatacce nel cuore della notte e delle urla che lanciava quando erano solo loro due in casa.

Fu proprio Pietro a chiamare l'istituto di igiene mentale, qualche mese prima. Era preoccupato per suo padre, stava peggiorando. Aveva iniziato a graffiare le pareti con le unghie, a strusciare il suo membro contro l'aria, apparentemente senza senso, parlava anche il latino e chiedeva a tutti di andarsene. Le sue ultime parole furono:

“Loro sanno e sono ovunque, non mi avrebbero mai avuto da vivo, mi hanno dovuto condurre alla pazzia, ora sono lucido, per un secondo. Non avrei mai voluto vedere. Addio.”

Pietro collegò tutto. Ora lo schema appariva chiaro. Gli occhiali facevano da ponte tra il mondo dei vivi e quello dei morti, permettevano la visione di quei demoni. Loro però sapevano degli occhiali, le creature erano sempre li pronte ad impedire che il loro segreto potesse essere svelato. Gli occhiali infatti permettevano la visione dei demoni terreni, ma portavano con loro un grande segreto. Nel caso fossero stati tolti, la persona sarebbe stata immediatamente preda dei demoni, che lo avrebbero preso con loro.

I giorni sembravano non passare mai. Pietro vide creature che tentavano di violentare il piccolo Enea, provò ad impedirlo ma venne lacerato sul volto da un'unghiata terribile di uno dei demoni. Alcuni si divertivano ad urinare sulle lenzuola del giovane ed altri provavano gusto a fare rumori sinistri per tormentarlo anche nei suoi incubi.

“Non si resiste con quelli addosso per sempre” lo schernì un demone una volta. Aveva ragione. Piano piano Pietro stava perdendo la coscienza di se. Iniziò a tagliarsi, non parlava più con sua madre e con suo fratello. Era schivo e freddo con tutti. Le cose si misero davvero male quando un giorno, dopo essere tornato da scuola, Pietro prese i libri e cominciò a lanciarli ovunque per la casa urinando sopra di essi.

“Ti purifico immonda, affogaci dentro, dai” disse Pietro schiaffeggiandosi il volto. Uno schiaffo violentissimo. Gli occhiali si disarcionarono dal volto del ragazzo. Un lampo, Pietro non fece in tempo a raccoglierli dal pavimento che si ritrovò  coricato supino, accerchiato da infiniti demoni. Era tutto buio, Pietro vedeva solo le creature infernali che lo insultavano ed approfittavano di lui.

“Finalmente abbiamo l'onore di averti con noi” disse sghignazzando uno di loro.

“Si, il genietto è impazzito hahahaha” gridò uno iniziando a salivare sul volto di Pietro in maniera orribile. Sfoderò una lingua lunghissima, orribile e rancida. Con essa si divertì ad ispezionare le membra dell'ormai morto ragazzo.

Il corpo esanime di Pietro venne ritrovato qualche ora dopo dal fratello. Il bambino sfoderò un sorriso da far gelare il sangue.

“Loro mi dicevano sempre che ti avrebbero preso” disse, mettendosi gli occhiali.

Scritta by La Tana del Diablo ([[1]])

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