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Era ora di affrontare la solita routine, ancora.
Albert diceva di sentirsi come la pallina di una roulette, ma una roulette piccola piccola, tutta con gli stessi colori.
Immaginatevi la scena, un giocatore che scommette, sapendo che uscirà per forza quel colore e quel numero.
Quale sarebbe stata l'emozione provata nel vincere? Forse la gioia per il denaro vinto. Ma qual era stato il divertimento? Nessuno. Quel denaro sarebbe stato insipido. Ed era, più o meno, quello che succedeva ad Albert.
La sua vita era stupenda ma sempre, sempre, uguale.
Era ora di cambiare le cose.
Era una mattinata d'inverno fredda e umida.
Quella mattina, la sveglia, come al solito, suonò. Continuava a suonare da ormai una ventina di secondi, ma Albert era stanco. Stanco di quella piccola roulette che era la sua vita. Si alzò dal letto, prese l'aggeggio e lo lanciò contro il muro. Poi corse in cucina.
"Ecco la colazione, Albert!", esclamò la madre. "Sono di fretta questa mattina, mamma!".
"In che senso?", proseguì la madre di Albert, "Nel senso che devo vedermi con un amico, alla fermata di Elbert Street" disse seccato il ragazzo. "Elbert Street? Ma è ad almeno tre isolati da qui e poi lo sai che non è un bel posto. Che razza di amico è?
Elbert Street, era un quartiere, situato nella piccola città statunitense di Rapshire, la città di Albert.
Era un quartiere noto per l'alta concentrazione di criminalità, clandestini e piccole gang.
La madre di Albert l'aveva sempre visto male, ma, molto probabilmente, non a causa dei clandestini, nè delle gang.
In quel quartiere risiedeva una zingara, Aldha, famosa per la sua abilità nella cartomanzia.
Tuttavia, Aldha, oltre che per prevedere il futuro, era famosa anche per presunti riti di magia nera praticati nei campi circostanti la città.
Si diceva che potesse trasformare i suoi "clienti" in ciò che preferivano, ma il prezzo era altissimo. La loro anima.
Cosa poteva esserci di più bello, di più "diverso dal normale", che vendere la propria anima ad una maga?
Nulla, forse.
Ma per Albert il "forse" non c' era.
Era pronto a farlo, pur di cambiare.
Mentì a sua madre nel dire che doveva vedersi con un amico, ovviamente.
Albert, dopo averla convinta definitivamente uscì di casa.
Mai era stato così felice, così... vivo!
Gli bastarono una decina di minuti per arrivare a destinazione, alla tenda di Aldha.
"Entra, giovanotto", disse una voce profonda e tenebrosa, "non aver paura" proseguì.
Albert aveva capito di chi si trattava, era lei.
La vide e rimase estasiato.
Aldha aveva l'aspetto di una bella donna, di mezza età, perfetta in tutto. Ma un particolare saltò subito agli occhi del ragazzo... gli occhi, appunto.
I suoi occhi erano completamente bianchi, decisamente spaventosi.
Ma non diede troppo peso a questo particolare.
Una presentazione veloce e poi la domanda di Albert, un poco timida, ma chiara: "Io, vorrei... io... voglio cambiare".
"Nessun prezzo per questo è troppo alto, vero Albert?" domandò la necromante.
"No, niente."


Da allora, Albert, o meglio, ciò che resta del suo essere, vaga per porre fine alle routine troppo noiose.
Ogni tanto fa sbandare un'auto, ogni tanto dà fuoco a qualche casa, o magari fa scomparire i bambini.
Ma, sempre, SEMPRE, cambia le cose.

E presto arriverà da voi.

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