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I seguenti scritti sono stati ritrovati nel Maggio del 1984 nella biblioteca di un convento domenicano nei pressi di Carcassonne, in Francia meridionale. Si sospetta una possibile contraffazione degli stessi, o almeno una loro successiva modifica. Il nome dell' autore del secondo testo non trova riscontri in nessuno manuale storico, data la sua probabile appartenenza ad un ceto basso. Traduzioni curate dall'Università di Padova.

Primo scritto, epistola:

“Dal Cavaliere peccatore Hugh de Arcis a Sua Grazia Isabella Cagliostro.

Tristemente le circostanze mi impediscono di stendere un exordium a te degno, mia consorte, ma il tempo è nemico nel mio mestiere e per ogni attimo che vola le colonne della fede si consumano e si corrompono sempre più. Poche ore fa ho ricevuto una lettera dal Sommo Pontefice Gregorio il Saldo. In essa egli mi spiega brevemente come l'eretica compagnia di Albi stia portando sempre più disgrazie all'Europa intera. La falsa purezza predicata dai catari ha ormai trovato terra fertile nel cuore di molti miei fratelli Francesi. Carcassonne non è mai stata liberata, l'eresia fisica è scomparsa, ma il male continua a infestare questa terra. Luigi il Santo mio sovrano, che mi perdoni per le mie parole, ha operato inutilmente, egli non sa e non dovrà mai sapere quale sia il reale disegno demoniaco realizzato inconsciamente dai catari. Tu non comprenderai queste mie parole, i fatti a tua conoscenza sono solo quelli che stagnano solo sulla superficie del reale mare di peccato in cui ci troviamo a navigare. L'insidiosa eresia della compagnia di Albi è un'altra, e il nemico è un altro. Non ti dirò di più, anzi, quanto hai ora appreso potrebbe portarmi alla morte, nessuno deve sapere. Sua Santità Gregorio il Saldo mi ha ordinato di raccogliere un esercito in nome di Cristo, ma parte di questo esercito sarà in realtà addestrata in funzione del nostro scopo principale. Ho trovato un buon compagno, egli sarà a comando del drappello che estirperà il vero male che attanaglia Nostra Madre Chiesa, se dovessi perire in battaglia o per Dio sa quale cospirazione, questi ti cercherà e provvederà a te e ai nostri figli. Saprai riconoscere in lui la volontà divina. Fra pochi giorni partirò per il Rossiglione. Da lì progetterò l'attacco che porterà il nido del male definitivamente al fuoco. Prenderemo Montsegùr fra tre anni. Fino a quel momento non avrai mie notizie, se Dio vorrà le avrai in seguito. A causa dei preparativi devo interrompere la stesura di questa lettera, unico mio conforto in questo clima di terrore. Avrei desiderato il mio ultimo saluto in forma più sontuosa ed espressiva, anche se so che tu hai la capacità di leggere anche quello che non scrivo. Quindi, con il volto bagnato dalle lacrime, termino questa lettera, augurandoti di trovare in Cristo il sostegno che non avrai dalle mie braccia. Anche se non in corpo, sarò per sempre presente in Spirito. Perdonami.

Mese di Venere dell'anno di Dio 1241”


Questa è probabilmente l'ultima lettera non diplomatica scritta da Hugh de Arcis, il primo servitore della famiglia reale di Carcassonne, scelto da Papa Gregorio IX per debellare l'invasione catara in Francia. Gregorio IX non vedrà mai la caduta dei catari in quanto morirà pochi mesi dopo la stesura della lettera di cui sopra. Il male che de Arcis è chiamato a combattere dal papa non viene descritto in nessun testo ufficiale, questi due documenti sono l'unica prova di una sua ipotetica esistenza.

Il testo seguente è invece una sorta di diario, trovato allegato all'epistola riportata in precedenza e altri scritti indecifrabili o ormai corrotti dal tempo. Lo stile poco elaborato e frenetico lascia intendere che sia opera di un membro della piccola borghesia, forse un commerciante o un artigiano, chiamato alle armi da de Arcis in persona, forse in relazione ad una intima amicizia o semplice stima. Egli è probabilmente la stessa persona che Hugh de Arcis ha incaricato di provvedere a sua moglie nel caso della sua morte. Di seguito il memoriale:

Memorie di Jehan Lévrier

Gli avvenimenti dei quali sono stato testimone negli ultimi giorni mi hanno spinto a portare alla carta i miei pensieri. So che queste memorie giungeranno casualmente ai posteri solo fra molti secoli, ma è giusto che sia così, se questo testo dovesse essere portato alla luce in un periodo dove la fede domina sull'uomo le conseguenze sarebbero le peggiori. La sinagoga di Satana è finalmente caduta, abbiamo assediato la fortezza per undici mesi, ma durante questo tempo io ho lavorato ad uno scopo più alto. Il mio generale ha dovuto partecipare alla normale battaglia per non destare sospetti, ma mi ha chiamato a portare avanti per lui una guerra più in ombra. Fino a pochi giorni fa abbiamo combattuto un male invisibile, che non comprendevamo, ma che sapevamo esistere. Nel mio lungo girovagare in Linguadoca, fra i domenicani, ho imparato ad amare e temere il Signore con tutto me stesso, ma ora ogni mia certezza vacilla. Al termine della nostra Santa Crociata il mio esercito è riuscito a penetrare nella fortezza di Montsegùr. Non eravamo più sotto la guida del mio generale e amico Hugh de Arcis, caduto un mese prima durante uno degli attacchi notturni, che riposi in pace; ma avevamo abbastanza informazioni per portare a termine la nostra missione divina. Sapevamo dell'esistenza di uno scopo secondario dei catari, e sapevamo che il tutto era comandato da Célestin Dieudonné detto Il Morente. Egli aveva allestito il suo antro demoniaco nelle fondamenta della cattedrale cittadina. Tutti i miei uomini sono caduti cercando di raggiungere l'inespugnabile sala, quindi mi ritirai. Mi nascosi in una vicina cappella mortuaria, probabilmente quella del precedente vescovo, e rimasi li per due giorni. Mi accorsi di un bizzarro trasporto di cadaveri verso il laboratorio segreto, ma non potevo indagare oltre. Tornai alla parte bassa della rocca, ormai conquistata, e lì continuai il normale assedio sperando di arrivare casualmente a qualche ulteriore dettaglio sulle maligne attività del Morente, e così fu. Avevamo appena preso il quartiere del mercato, i catari erano ancora riversi nelle strade, morti o morenti, e lì vidi ciò che mi portò alla luce: gli stessi uomini che scorsi trasportare cadaveri verso la cattedrale erano ora lì davanti a me, in cerca di qualcosa, dopo un po' capii che cercavano corpi, ma prima ero in errore, necessitavano di corpi vivi. Dovetti ricorrere ad un drastico stratagemma per entrare nella cattedrale, presi gli stracci di un cataro morto e mi vestii con essi, poi martoriai il mio corpo, rendendolo all'apparenza giunto ai suoi ultimi istanti di vita, senza toccare in realtà nessun punto vitale. Fu un lavoro difficile e doloroso, per la segretezza non potei farmi aiutare dal medico di guerra. Funzionò, gli uomini mi vennero a prendere. Fui portato nei sotterranei della cattedrale e venni disteso su della paglia, assieme ad altri sei uomini in fin di vita. Essi erano davvero catari, e stavano davvero morendo, non riuscivo a capire in cosa potessero contribuire ai satanici esperimenti di Dieudonné. Vennero a prendere due uomini prima che finalmente venissi portato via anche io. Era passato un giorno circa, l'attesa mi era stata quasi fatale, dovevo bere assolutamente. Mi trascinarono in una sala circolare nei sotterranei della cattedrale, illuminata da alcune piccole fiaccole disposte sulla parete. Mi distesero su un letto di tela e cotone dal quale riuscivo bene o male a vedere ogni punto della camera. A qualche metro da me, come unico oggetto ad arredare l'ambiente, c'era un lungo tavolo ricoperto di scartoffie, appunti e strane attrezzature da alchimista. Poi affianco a me vidi un contenitore di bronzo, conteneva dell'acqua. Potevo raggiungerlo sporgendomi un po' dal lettino, bevvi il contenuto tutto d'un fiato. Il retrogusto amaro che mi rimase in bocca mi rivelò che non era acqua. Da quel momento in poi i miei ricordi sono offuscati da una nebbia impenetrabile. Ricordo di aver visto un vecchio entrare nella stanza, mi si avvicinò e si stupì nel vedere il vaso di bronzo vuoto, inveì contro le guardie, probabilmente non avrei dovuto bere quel liquido in sua assenza, in fondo non era previsto che fossi in condizione di muovermi fino a raggiungerlo. Poi svenni. Nel mio breve sonno vidi delle cose, scenari che neanche la mente più perversa può concepire o comprendere. Mi risvegliai circondato dai miei compagni, avevano finalmente preso la parte alta di Montsegùr. Scorsi ai loro piedi il vecchio sgozzato: ormai la bocca del Morente, l'unica in grado di svelare il malato mistero dietro alla fondazione della compagnia dei catari, era stata messa a tacere per sempre. Uno dei soldati ordinò di bruciare quello che chiamò l'apparato di Satana. Gettarono le torce sul tavolo. Provai a salvare qualcosa che potesse aiutarmi a svelare quel segreto, ma ormai ogni carta stava bruciando, e quelle soluzioni erano inutili senza i manoscritti che le descrivevano. Però, prima che ogni foglio fosse cenere, riuscii ad intravedere ciò che sconvolse la mia anima. Rincorsa dalle fiamme appiccate dall'ignoranza vi era la scritta “..oprire cosa c'è dopo la morte. Si può arrivare alla conoscenza di Dio nelle giuste condizioni di sofferenza. L'essenza è completa. Pochi riescono a parlarne però, devo..”. Compresi la vera natura del mio sogno. Ulteriori parole sarebbero inutili, fate di questo testo ciò che ritenete la cosa migliore per la vostra gente. Io affronterò subito le mie paure, perché continuare a vivere conoscendole è una tortura ben peggiore.

Jehan Lévrier, un uomo senza fede.

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