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Camminavo lentamente, zoppicando fra un albero e l'altro, e nel frattempo tremavo: un vento gelido, pungente, graffiava la mia pelle, ed era un qualcosa di atroce, un po' come essere trafitti da un centinaio di spine ed essere costretti a trattenere il dolore.

Come ha potuto mamma pensare di mandare una bambina sola nel bosco? E con tutto questo freddo, poi! Avrebbe potuto benissimo andare lei dalla nonna, o quantomeno accompagnarmi.

Anzi, no: cosa mi passa per la mente? D'altronde lo so, a lei piace lavarsene le mani, a lei piace mandarmi a calci in culo fuori di casa pur di sbarazzarsi di me il prima possibile. Lei pensa solo alla sua salute e a quella della nonna. Non di certo a me...

Ma sono stanca, stanca d'essere la solita bambina brava e ubbidiente, stanca di non potere dire quel che penso per la sola paura di ciò che quella lurida strega potrebbe farmi. Non sono una schiava, non sono un semplice pupazzo con cui potere giocare: a mio malgrado, anch'io provo emozioni. 

Ma adesso, le uniche emozioni che son rimaste dentro di me sono la rabbia e l'odio, misti ad un inappagabile desiderio di sfogo. 

Proprio mentre mi trovavo in balia di quei pensieri, sentii dei passi avvicinarsi a me. Era un lupo. Una di quelle creature di cui si parla ai bambini per farli intimorire. Anche mia madre e mia nonna l'avevano fatto, in passato. "Se non fai la brava e non ci ubbidisci, il lupo ti sbranerà" dicevano. Erano tutte cazzate. Adesso, se il lupo deciderà di attaccarmi, sarà soltanto colpa vostra, per non avermi dedicato abbastanza attenzioni e non esservi mai preoccupate di me. 

Eppure, perché dovrei morire a causa vostra?

È arrivato il momento di cambiare le regole. E il destino. E persino me stessa. 

Prima ancora che il lupo mi attaccasse, attaccai io lui: afferrai un legnetto appuntito che si trovava là vicino, poi presi una leggera rincorsa e mi precipitai contro di lui. Lo stesi a terra, con una mano gli serrai la bocca e con l'altra addentrai il legnetto nel suo petto. 

Era una scena patetica: una bambina che uccide un lupo. Nessuno ci avrebbe mai creduto. 

Centrai il suo cuore, quindi dopo qualche minuto il lupo era già morto. Che peccato, mi sarebbe piaciuto divertirmi un altro po'. 

Allora, pensai di squartarlo. 

Inizialmente mi aiutai col legnetto che avevo trovato prima, poi iniziai a strappare la sua pelle con le mani e con i denti. Era bello sentire il sapore del sangue, era bello stringere tra le mani le sue interiora, talmente forte da farle quasi scoppiare. Da vivo sarebbe stato più bello: l'avrei visto contorcersi, ululare disperatamente per trovare aiuto. Ma tanto nessuno l'avrebbe ascoltato. 

Mi piacerebbe se anche mamma provasse questo tipo di dolore: perlomeno capirebbe ciò che ha fatto provare a me finora.

Una volta squartato, tolsi la sua pelliccia insanguinata per scaldarmi e, infine, presi la gamba che avevo staccato a morsi e la misi nel mio cestino.

Alla nonna farà bene un po' di carne fresca.

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