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Marcus si sentiva strano. Non aveva mai provato quella sensazione prima, era qualcosa di particolare, tra l'oppressione e la stanchezza. Erano le tre di notte. Marcus si trovava nel suo ufficio. Quel particolare edificio che aveva sempre amato, sembrava un palazzo del barocco. Ma in quel momento, lui lo odiava. Doveva finire il suo lavoro per le sette. Era stanchissimo, i suoi occhi si chiudevano, per poi riaprirsi di scatto, cercando di non addormentarsi. Marcus si alzò. Aveva bisogno di un caffè. Uscì dalla sua stanza e passò per il corridoio. Ci voleva un gran senso dell'orientamento per non perdersi in quel palazzo: centinaia di corridoi, stanze, vicoletti tutti uguali l'uno dall'altro. 

Quella sensazione non passava. Anche dopo il caffè, non era cambiato nulla. Ad un certo punto, Marcus sentì un forte giramento di testa. Cercava di rimanere in piedi, ma non ce la faceva. Si appese ad un mobile. Cominciò a tossire sangue. Dopo un paio di minuti, Marcus svenne.

Si risvegliò. Che ore erano? Marcus guardò l'orologio. Era bloccato. Le finestre erano chiuse. Cercò di fare un po' di luce con il cellulare, ma era scarico. La luce era saltata. Marcus si avviò verso l'interruttore generale. Procedeva a tentoni. L'interruttore era impossibile da trovare: anche con la luce. Infatti si trovava in una stanza chiusa, possibile da aprire solo con una chiave. L'unica cosa da fare era aspettare che i suoi occhi si abituassero al buio.

Dopo un po', Marcus si accorse che la stanza era cambiata: i muri erano diventati di un blu scuro, e le decorazioni di un nero molto particolare: questo nero era molto opprimente, aveva l'apparenza del vuoto. 

Un'ombra scattò. Marcus si girò velocemente, ma senza vedere nulla di particolare. L'ombra scattò di nuovo. E ancora, e ancora. A questo punto, Marcus era spaventato, quando la luce si riaccese improvvisamente. Il pavimento era ricoperto di una sostanza bruna. Qualcosa che non poteva essere naturale. Marcus sentì uno stridio e si girò: una creatura si trovava dietro di lui. Essa continuò a emettere quei terribili versi. Marcus corse via con le orecchie tappate. Corse nell'altro corridoio, continuando a tapparsi le orecchie.

Come si aspettava, il secondo corridoio era praticamente uguale al primo. Camminando, Marcus si accorse di una cosa: nella sostana bruna, ogni tanto si trovavano degli spazi vuoti. Questi spazi avevano una forma di lettera. Tornò indietro. Li lesse tutti, e rabbrividì, quando vide la frase completa:

NON PUOI FUGGIRE.

Ormai Marcus era terrorizzato. Erano rimaste soltanto piccole tracce di umanità in lui. Continuava a correre per i corridoi.

Sempre più strada...

Sempre più lontano...

Sempre più perso...

Sempre più pazzo...

...


Marcus svenne di nuovo.

Si risvegliò. Nella stanza era apparso uno specchio. Ci si specchiò. Non era possibile. Era diventato una bestia! Occhi non umani, sguardo demoniaco, aspetto terribile. Cercò di urlare, quando si accorse che riusciva soltanto a emettere fastidiosi stridii. 

Vide un suo collega. Finalmente un essere umano! Corse da lui. Scattò. Il collega si girò e ando in un altro corridoio. E vide Marcus. Il collega scappò. Ormai il collega aveva perso ogni facoltà mentale, e vide le scritte sul paviento. Era terrorizzato. Erano rimaste solo piccole tracce di umanità in lui. Continuava a correre per i corridoi.

Sempre più strada...

Sempre più lontano...

Sempre più perso...

Sempre più pazzo...

...

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