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Questa è la storia di Paolino (chiamiamolo Paul) e dei suoi quattro amici. Paul e i suoi quattro amici erano sempre stati compagni di classe per tutto il periodo dell'infanzia. Purtroppo, in terza media, il giovane lasciò la scuola. La sua famiglia era troppo povera per acquistare i libri scolastici... e questo rattristò molto i suoi amici. I ragazzi fecero di tutto per tirarlo su di morale . Lo invitavano alle feste, gli facevano regali... come dei veri amici. Con le superiori l'amicizia si rinforzò ancor di più. Quand'eran tutti diciassettenni, i giovani venivano sempre nel locale di Paul. Paul lavora con la sua famiglia in una piccola e modesta trattoria fuori paese. Come si divertivano! Quando andavano a casa sua passavano pomeriggi interi ad accarezzare Ettore, il Labrador nero di famiglia. Ma Paul era triste.

Mentre gli anni passavano e i suoi amici si avvicinavano al diploma, lui era rimasto ancora indietro.



Dopo le superiori, i quattro ragazzi andarono tutti all'università. Erano mesi che Paul non li rivedeva. Provava a chiamarli ma la chiamata risultava sempre inesistente. Provò a contattarli su internet, solo uno dei suoi quattro amici rispose. "Purtroppo in questo periodo siamo pieni di esami e ci risulta difficile svagarci" disse il suo amico. Paul comprende, e lo saluta. La crisi economica aumenta sempre di più e ogni serata alla trattoria è sempre più scarsa. Gli incassi diminuiscono e le bollette rincarano. Il papà di Paul invecchia ogni giorno che passa e riesce a sfamare a stento una famiglia di tre persone. La mamma piange tutte le notti, suo fratello e sua sorella vogliono scappare di casa. Migrare altrove, alla ricerca di un futuro. La famiglia di Paul ha alzato i prezzi della trattoria, ma la situazione non migliora affatto.



Era un sabato sera e nel locale non c'era nessuno. Ad un tratto, la porta si aprì ed entrarono i quattro vecchi amici di Paul. Erano tutti attillati, eleganti e con abiti di moda. Avevano genitori benestanti e non potevano provare il terribile sconforto della povertà. Insieme a loro c'erano quattro splendide ragazze. Quando Paul le vide, arrossì. -Hey ciao ragazzi!- disse il giovane ai suoi vecchi amici. Solo uno si girò a guardarlo. Gli fece un cenno con la mano e Paul ricambiò con un sorriso. Si avvicinò al tavolo e i suoi amici aggrottarono la fronte. Egli notò che i suoi amici non erano poi così disposti a parlare con lui, quindi Paul li lasciò stare. Mentre era in cucina, li sentiva parlare. Parlavano dei prezzi, del locale, e di lui. A sentire quelle parole al ragazzo venne da piangere. -La topaia non è cambiata...- disse uno. -Che razza di prezzi fanno??- disse l'altro. -Dopo dite al vostro amico di docciarsi.- disse a voce bassa una ragazza. Ci fu un susseguirsi di risatine ed imitazioni. -Hey ciao ragazzi!- disse uno, imitando la sua voce. Era pietrificato, erano sempre stati i suoi vecchi amici. Gli bruciava la gola e gli veniva da vomitare. A stento tratteneva le lacrime. Poi, si ricordò che doveva andare a prendere l'ordine al loro tavolo. Prese coraggio, afferrò il suo block notes e si diresse verso il tavolo. Le ragazze sviarono lo sguardo e suoi amici guardavano altrove. Solo uno dei suoi amici ordinò qualcosa, quello che lo aveva salutato prima. Ordinò una porzione di patatine fritte. Gli altri non ordinarono niente, nemmeno da bere. Paul se ne andò in cucina per riempire la friggitrice di patatine. Mentre friggevano, si mise a piangere. Sua madre accorse ad abbracciarlo. I suoi amici non lo consideravano più. Era come un estraneo. Andò il fratello di Paul a servire la porzione di patatine.



Pochi minuti dopo, il tavolo si svuotò. I ragazzi se ne andarono senza salutare, parlottando tra di loro. Paul si avvicinò al tavolo per portare in cucina il vassoio di patatine. Il vassoio era praticamente pieno di patatine e sul tavolo c'erano delle banconote da 5 euro ed alcune monete, lasciate come mancia. Raccolse il denaro, e prima di metterlo in cassa, lo contò. Tra banconote e monetine, la mancia risultava 28,50 euro. Da un lato, Paul se ne rallegrò Dall'altro, la cosa lo rattristava. I suoi amici avevano intuito la loro situazione economica, e quella mancia rappresentava per lui solamente una bieca azione di carità.

Quando ritornò a casa, Paul scatenò la sua rabbia. Prese a pugni il muro e si strappò i capelli. Si morse e si graffiò la faccia. Poi, si buttò nel letto e scoppiò in lacrime.



Passarono tre anni, le tasse aumentarono e la madre di Paul vendette la sua macchina. Il fratello sta raccogliendo i soldi per andarsene in America e Paul ha notato che sua sorella torna a casa sempre più tardi. La sentì rientrare alle 3:00 di mattina e quando sua sorella salì le scale sentì il rumore inconfondibile di tacchi a spillo percorrere il corridoio, per poi sparire nella camera da letto. La mattina seguente trovò tre banconote da 50€ sul tavolo. Per tre giorni non vide più sua sorella, in casa si dice che il papà l'abbia riempita di botte.



Una sera, tornarono i vecchi amici di Paul. Questa volta, si dimostrarono molto più amichevoli, lo invitarono pure a tavola, dopo aver cenato. Il giovane si sentiva a disagio a stare tra di loro, trasandato com'era. Ormai mancava poco al termine dell'università e l'argomento della serata era la tesi di laurea. Alcuni l'avevano già iniziata ed erano decisi su quale argomento portare, altri invece no. Paul non sapeva molto di quelle cose, pronunciavano termini a lui sconosciuti. Non sapeva nemmeno che cosa stessero studiando e in che cosa si stessero laureando. Parlavano di attualità, di politica, di economia e di futuro. Uno di loro chiese a Paul il suo parere sullo spread. Una ragazza chiese, ironicamente, se sapeva almeno cosa fosse lo spread. Il giovane chinò lo sguardo e balbettò. Si sentì come alle elementari, durante un interrogazione, quando non sapeva come rispondere a una domanda. Solo che alle elementari era la maestra a fare le domande, non i suoi vecchi compagni. Un altro amico chiese a Paolino cosa ne pensava del fatturato del proprio locale. Paul disse. senza sapere di che cosa stesse parlando, che ne era felice e i suoi amici si misero a ridere, perche sapevano che Paolino non era a conoscenza di cosa fosse il fatturato di una attività. Gli amici rincararono la dose di domande, alcune amiche fecero notare degli errori grammaticali nel menù. Poi, Paolino se ne andò. Sentì uno dei loro amici gridargli alle spalle. -Dove vai??- per poi segure una graffiante risatina. Povero Paolino, umiliato nella sua ignoranza.



I mesi passano... e a Paolino incominciano a passare per la testa strani pensieri. Erano anni che lo umiliavano, nel suo locale! Come si permettevano! Oh oh! Ma Paul ha strani pensieri per la testa... brutti e strani. Cioè, insomma: il lavoro va da schifo, la sua famiglia vive da schifo, lui viene trattato da schifo dai suoi ami...ex-amici che entrano nel suo locale per sedersi, umiliarlo e fingere di aver pietà di lui come fosse un cucciolo abbandonato. Come si può andare avanti così?



Dopo lavoro, quando tornò a casa con la famiglia, aspettò che suo padre se ne andasse a dormire, lasciando libera la cucina. Paolino entrò in cucina e aprì il frigo. Prese l'utimo yogurt rimasto. Dopodichè, aprì il cassetto delle posate per prendere un cucchiaino. Mentre lo cercava, i suoi occhi si posarono su un grande e affilato coltello da cucina. La lama scintillava alla luce della lampada. Lo afferrò e, ad un tratto, incominciò a solleticargli il palmo della mano. Un delizioso formicolio gli percorse il braccio, salendo poi per il collo e arrivandogli nel cervello. Era come se al sua rabbia si fosse concentrata tutta nella sua mano. Rigirò il coltello, guardando la lama come fosse la cosa più bella del mondo. Poi, poggiò il coltello sul tavolo e aprì lo yogurt, trangugiandolo con gusto.



Ogni mese che passa Paul non pensa ad altro. Passa pomeriggi e notti intere a scervellarsi su come farlo. Nel locale? No no... figurarsi! Attirarli in bagno? Chi per primo? Quando? Pensando pensando... Paul riuscì a decidersi. Domani li avrebbe aspettati in bagno e li avrebbe sistemati... una volta per tutte.



La sera seguente. in trattoria, i genitori di Paolino discutevano: avevano deciso di vendere il locale. Il difficile era trovare un acquirente che avrebbe pagato bene. Ad un tratto, la porta si aprì ed entrarono i vecchi "amici" di Paul. Paul li sorrise, in fin dei conti... era contento di vederli, no? Si sedettero al tavolo e incominciarono a discutere sulla tesi di laurea, ormai mancava poco. Paulie non si inserì nel discorso, doveva tenere d'occhio la situazione. I minuti passarono e Paolino incominciò ad innervosirsi. Gli sudava la fronte e sentiva il coltello nascosto dietro la cintura tremare e sussultare. Poteva persino sentire la sua voce, nella sua mente. Una voce che insisteva e insisteva. Una voce che chiedeva GIUSTIZIA. Ad un tratto, uno degli amici si alzò, e a Paolino incominciò a ribollire il sangue. Ma la preda non puntò il bagno, puntò invece l'uscita. Il tizio uscì dalla porta e si accese una sigaretta. Pochi minuti dopo, se ne andarono tutti, lasciando i soliti 20 euro sul tavolo... come commiserazione. Povero Paul... aveva fallito. E un dubbio lo assaliva: e se non fossero più tornati? Ormai l'università stava finendo e dopo sarebbero spariti tutti. Paulie non resisteva più. Ogni volta che pensava a loro e a quello che gli avevano fatto, il cervello gli pulsava e si contorceva come se una piovra vi si fosse avvinghiata e lo stesse stringendo. Doveva farla finita, era questione di giorni.



Durante la settimana Paolino fece una strana scoperta. Anche il papà rientrava tardi. Colto da un presentimento, Paolino sbirciò nel protafoglio di suo papà, e trovò ben tre banconote da 100! Dove le aveva guadagnate? Con quei soldi riuscirono, in ritardo di una settimana, a pagare la bolletta della corrente... ma sai com'è, quando si finisce di pagare una bolletta subito ne spunta fuori un'altra.



Tutte le volte che il telefono squillava, tutti si precipitavano alla cornetta con la speranza di parlare con un acquirente che avrebbe pagato bene il locale. Ma ogni volta erano le compagnie telefoniche con le loro pubblicità. La situazione in famiglia era al limite e spesso nella cassetta della posta compaiono lettere anonime contenenti delle banconote da 50 euro. E ogni volta che mia mamma le vede, scoppia a piangere. Tutti i nostri parenti sapevano della nostra situazione ed era ingiusto ricevere soldi da loro. Il cibo incomincia a scarseggiare e il povero Ettore sta giornate intere in soggiorno con la ciotola in bocca, nella speranza che qualcuno lo sazi.



Il fratello sta risparmiando i soldi per acquistare un biglietto per lo Utah, mentre la sorella non si fa più vedere in trattoria. Nel locale di Paul in una settimana si sono fatti vedere appena dieci clienti. A volte entrano delle persone strane in sala che chiedeno del padre di Paul... e che appena lo vedono, prontamente, lo accompagnano fuori dal locale. Dal vetro della porta vede suo padre ridere e scherzare... ma Paul lo sa che c'è poco da scherzare, e lo sa anche suo padre. La famiglia di Paul passa le notti insonne e l'unica fonte di guadagno è il lavoro "redditizio" della sorella.



La mattina seguente Paul si svegliò col cuore in gola. Dal piano di sotto proveniva un trambusto di grida e vetri spaccati. Paul corse di sotto e vide in cucina il padre buttare a terra i bicchieri nella credenza e prendere a calci le sedie, mentre la mamma lo implorava di smettere. Paolino afferrò il corpo imponente di suo padre e lo bloccò, poi giunsero anche i suoi fratelli che lo immobilizzarono. Il padre si inginocchiò e scoppiò in lacrime. La moglie lo abbracciò e insieme a lei si unirono pure i fratelli. -E...Ettore... Ettore!!- esclamò il padre, mentre singhiozzava. Paul e i suoi fratelli si catapultarono fuori dalla porta di casa. Ettore era sdraiato sull'erba, a pochi passi dalla veranda davanti casa. Paul si avvicinarono ad Ettore e appena videro il volto, la sorella lanciò un grido d'orrore. La testa di Ettore era totalmente fracassata e il corpo del povero cane era dilaniato da lacerazioni. La pelliccia grondava di sangue e il terreno intorno al corpo senza vita del cane ne era totalmente zuppo. Accanto al corpo senza vita dell'animale, c'era un foglio con un pezzo di carta con sopra scritto in un elegante calligrafia "Speriamo abbiate compreso." e accanto ad esso c'era un pacchetto di fiammiferi. I vicini giunsero in massa e pochi minuti dopo giunse pure la polizia. Chiesero al padre se aveva già subito delle minacce in passato e se conosceva delle persone poco affidabili. Il padre mentì, dicendo che non conosceva nessuno. La polizia aprì un'inchiesta e il corpo di Ettore venne portato via. Quello fu il giorno più brutto che la famiglia avesse mai vissuto. Paul passò il pomeriggio intero ad auto-lesionarsi e a strangolarsi, per poi disperarsi e piangere da solo, nella sua camera... al buio. Uno scemotto direte voi, ma il povero Paul non se la passa poi così tanto bene!



L'inverno stava arrivando e la famiglia teme il peggio. Poteva essere il loro ultimo inverno. L'insegna e le luci in sala erano accese. Il locale era pulito e luccicante. Il padre e la madre erano in cucina e il fratello stava passando lo straccio sul lungo bancone di legno accanto alla cassa. C'era pure la sorella di Paul, con il suo grembiulino nero e la sua lunga treccia castano. Stava dando una spazzata al pavimento, mentre il nostro Paul attendeva accanto alla porta, in attesa di un cliente da accogliere con un sorriso. La famiglia di Paul aspettava...aspettava l'arrivo di clienti affamati che, dopo aver consumato il loro pasto, se ne sarebbero andati soddisfatti e con la voglia di ritornarci di nuovo. Se ne sarebbero andati a casa e avrebbero detto alla loro famiglia dove fossero andati. Avrebbero detto come si mangiava bene, in quel luogo. Avrebbero decantato il filetto arrosto che la mamma aveva preparato con cura... avrebbero riverito la cameriera, i cuochi e il proprietario del locale. Migliaia di speranze perseveravano nella mente dei nostri amici, mentre i minuti passavano e i minuti diventavano ore. Ad un tratto, arrivò una macchina.



Ne uscirono quattro ragazzi più una ragazza. Si avvicinavano lentamente all'entrata del locale e quando entrarono, il nostro Paul non poteva far altro che sorridergli. Erano loro! I suoi vecchi amici! Quelli che avevano trattato per anni il nostro mitico Paul come una pezza da piedi! Erano arrivati... finalmente! Paul era felicissimo di vederli, li avrebbe serviti come dei pascià, perchè questa era l'ultima volta che sarebbero venuti. Paul corse in cucina a preparare una maxi porzione abbondante di patatine fritte. Poi corse da loro e arzillo e pimpante chiese che cosa volessero ordinare.



Questa volta, gli amici ordinarono una cena completa di tutto. Antipasto, primo e secondo. E ovviamente, una bella birra media dorata e rinfrescante. La loro ordinazione occupava ben due pagine intere del block notes e quando Paul ritirò i menù sul tavolo, corse in cucina a prendere le patatine, che oramai erano fritte a puntino. Le sistemò su un ampio vassoio ovale e le condì con salse varie. Sorridendo, le portò al tavolo dei bastardi e lo posò sul tavolo. -Offre la casa!- disse Paul ai suoi vecchi amici. Poi, sgattaiolò in cucina. Incominciarono a papparsele con gusto. Che cosa strana, tutti i suoi famigliari erano tristi, mentre lui era allegro. Ogni ordinazione arrivò al tavolo e i suoi amici incominciarono a mangiare. Ma loro non avevano fame in verità... mangiavano così per accontetarlo. Come l'avevo chiamata prima? "Bieca azione di carità". E mentre mangiucchiavano, la ragazza si alzò e andò in bagno. Passarono quasi due ore tra discorsi di politica, di gossip e di università. Ormai gli esami erano vicini, la laurea era alle porte... beh, all'incirca. Paul aspettava in cucina... aspettava... aspettava. Si grattava e si mangiava le unghie, mentre muoveva freneticamente la testa. Camminava come un puma in una gabbia, avanti e indietro... avanti e indietro. -Che ti prende??- disse la madre. -Niente...ho solo freddo.- mentì quel birbante. Paul incominciò ad impazientirsi, era quasi tentato ad andare da loro e invitarli ad uscire. Pochi minuti dopo, in sala si udì il soave suono dello strisciare delle sedie sul pavimento. Si misero la giacca e buttarono sul tavolino delle banconote da venti, poi si avviarono verso l'uscita. Uno di loro, quello più amichevole, si avvicinò a Paul e gli disse: -Dopo gli esami ci trasferiremo in america, ed è improbabile che tu ci riveda ancora. Volevamo soltanto salutarti per l'ultima volta e volevo ringraziarti per ciò che hai fatto per noi. Ovviamente parlo a nome di tutti, anche loro ti sono grati e vi auguro con tutto il cuore di riuscire a passare l'inverno.- Poi gli strinse la mano e se ne andò. Quando uscì, uno di loro si girò e alzò il dito medio. Il nostro eroe si irrigidì e, come spinto da una forza sovrannaturale, si girò e uscì dalla porta sul retro.



Girò la maniglia e uscì, l'aria era fredda e umida. Si avviò verso l'auto di suo padre, un fiorino bianco e ammaccato. Aprì la portiera e salì in auto. Solitamente suo padre non toglieva mai le chiavi dal quadro... sosteneva che l'auto era troppo vecchia e rovinata, e nessuno gliela avrebbe mai portata via. Girò la chiave, con un cupo borbottìo il vecchio motore diesel tossì. Rigirò la chiave di nuovo e questa volta il motore partì con un boato. Un fitto muro di fumo si sollevò da dietro la macchina. Paul era lì, seduto, stringendo il volante. Era sul culmine di piangere, gli si velarono gli occhi di lacrime e incominciò a mancargli il respiro. Lo stava per fare... ormai la decisione spettava a lui. Ma una domanda gli si formulò nella mente: dopo averlo fatto... che cosa gli succederà? Quali conseguenze dovrà patire? E mentre ci stava pensando, incominciò a tremare. Sentiva i bulbi oculari pulsare e gonfiarsi il sintonia con il cuore, mentre tutti i cattivi propositi gli sbranavano e corrodevano il cervello. E ripensò a tutto quello che aveva subito... a tutte le angherie. I suoi vecchi amici lo avevano tradito e abbandonato... ed era giunto il momento di pagare i conti. Il coltello sotto i pantaloni si arroventò e quando il nostro Paul perse completamente la capacità di riflettere, la voce di un grillo perverso gli sussurrò nella mente: VAI!



Innestò la prima e accellerò a tavoletta. Le gomme slittarono nella ghiaia e il furgoncino partì. Il vecchio motore urlava come non lo aveva mai fatto e quando la macchina girò l'angolo, si ritrovò a poca distanza dal gruppo dei ragazzi che stava fumando allegramente. Il nostro Paul cacciò uno strillo acuto di guerra, e con le lacrime che gli scorrevano sulle guance, accellerò, puntando il gruppo degli schifosi. Quei poveri cuccioli non fecero nemmeno in tempo a girarsi e ad escogitare una fuga.

Il muso della macchina colpì di netto tre delle cinque persone. Erano due suoi vecchi amici, più la malcapitata fanciulla. In un secondo sentì ogni cosa, dalle ossa delle gambe che si spezzavano fino al rumore del cranio che si spaccava come una noce di cocco sul parabrezza della macchina. Sul vetro comparve una piccola incrinatura che pareva una piccola ragnatela. Paul schiacciò il pedale del freno e vide i tre ragazzi volare e rotolare a più di dieci metri di distanza. Paul uscì dall'auto e si avventò su uno di loro, che si muoveva ancora. Tirò fuori il suo prediletto coltello e sferrò tre violente pugnalate al petto della vittima. Poi corse da uno dei due superstiti, quello che prima lo aveva ringraziato, e lo buttò a terra, uccidendolo senza pietà. L'altro scappò via a gambe levate, come una lepre che tenta di scappare da un predatore. Con la velocità di un giaguaro, si avventò sulla preda e lo accoltellò. Alla seconda pugnalata la lama del coltello si spezzò, staccandosi dal manico. Gettò a terra il coltello e incominciò a strangolare il ragazzo. Sentiva le vene del collo pulsare sotto le mani, mentre gli occhi del condannato si gonfiavano. Trenta secondi... trenta maledetti secondi. In quei trenta secondi aveva fatto quello che non aveva fatto in più di cinque anni. Vendetta, sublime vendetta. Poteva gustarsela sulle labbra, quell'immenso piacere... quella deliziosa gioia.



Una gioia che si interruppe con l'arrivo del padre, che si avventò su Paul, immobilizzandolo. Poi giunse sua madre, suo fratello e sua sorella. Stavano in piedi, alle spalle dell'uomo, con gli occhi colmi di lacrime. Sentiva la mamma urlare impazzita. Avevano assistito ad un omicidio, e Paul ne era responsabile. Pochi secondi dopo giunsero tutti i vicini che, sentendo le urla, si erano spaventati. Stavano a fissare i corpi senza vita dei ragazzi, mentre il sangue si diramava tra i sassolini della ghiaia. Dopo di che, giunsero delle auto della polizia a sirene spiegate. Paul era confuso, non si era ancora reso conto di ciò che aveva fatto. Nella mente, cercò di svegliarsi. Cercò di convincersi che era stato tutto un incubo. E quando vide i poliziotti sollevarlo, trascinarlo verso la macchina e ammanettarlo, si rese conto della triste realtà.



Cinque ragazzi... cinque ragazzi erano morti davanti al suo locale, per mano sua. La sua tanto attesa vendetta si era trasformata in una tragedia. I poliziotti misero il nostro Paolino in auto e lo portarono via. L'ultima cosa che vide erano gli occhi della sua famiglia, intrisi di lacrime e di odio.



Dopo quel episodio, ci fu un periodo nero. I genitori di Paul e i parenti delle vittime piansero per mesi e mesi. Il padre non riuscì a pagare gli usurai che gli avevano fatto un prestito e l'inverno seguente il locale venne dato alle fiamme, mentre la famiglia era al suo interno, in attesa di clienti. Paolino non venne a sapere molto presto della notizia, e in quell'arco di tempo Paolino se la passò in una cella... ancora incredulo su ciò che aveva fatto.



Ogni personaggio di questa storia ha un finale:



-Il padre, la madre, il fratello che non era riuscito a trasferirsi in america e la sorella che passava tutte le sere su un marciapiede, bruciarono vivi all'interno del loro locale. Le autorità sono tuttora alla ricerca dei responsabili dell'incendio.



- I vecchi amici che si stavano per laureare riuscirono tutti a trovare un'argomento per la tesi di laurea, un argomento che non tutti hanno portato agli esami e che tutti quanti un giorno approfondiremo: la morte.



- Invece il nostro povero Paolino passerà tutta la sua vita in galera e lì imparerà il significato di "vendetta" e quali conseguenze comporta.



E tra le fiamme, la morte, e il doloroso, feroce ed eterno rimorso, si conclude la triste storia di Paolino e della sua tragica vendetta.


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