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La piccola Katy sapeva che il tempo era qualcosa di importante, sapeva che non sarebbe stata piccola per sempre. Il dolce papà della piccola Katy era un orologiaio e aveva insegnato a fondo alla piccola Katy quanto fosse fondamentale la tempistica, le aveva insegnato che non c’era nessun nemico peggiore di quelle lancette, a cui la loro vita era legata con un filo sottilissimo. Il papà della piccola Katy conosceva bene, infatti, la morte, poiché tempo prima sua moglie era mancata in un triste incidente, incastrata tra gli ingranaggi della torre dell’orologio del paesino in cui la piccola Katy e il suo papà abitavano. Che tragedia! Che tremenda catastrofe! La piccola Katy però si era abituata a vivere senza la dolce mamma e sempre più aveva la consapevolezza che ben presto avrebbe preso il suo posto con un altro papà, sarebbe invecchiata e ci sarebbe stata un’altra piccola Katy. Che orrore! Pensava Katy. Lei voleva essere piccola per sempre!

Un giorno la piccola Katy venne a sapere di un triste fatto: la dolce nonnina della piccola Katy era in fin di vita, la vecchiaia se l’era già mangiata tutta e aveva lasciato alla Morte le sue ultime ore perché lei l’accompagnasse dove doveva. Ancora un’altra grande tragedia gravava sulle spalle della piccola Katy, che amava tanto la sua nonnina! Il padre accompagnò la piccola Katy a casa della vecchietta e qui la piccola Katy pianse come non mai sul giaciglio di morte della sua nonnina. “Non andare! Non andare!” Gridava la piccola. Il padre era tanto afflitto nel sentire la sua piccola urlare così tanto. “Resta piccola con me, resta piccola con me!” La supplicava ancora. Il cuore dell’anziano orologiaio si straziava ad ogni urlo della piccola Katy e allora decise che in qualche modo doveva porre fine a tutte quelle lacrime. Il padre, avendo lavorato per tanti anni da sembrare secoli a braccetto col tempo, un paio di trucchetti li aveva imparati, così, certo di rendere felice la sua dolce fanciulla, pregò il dottore di riaccompagnarla a casa e di lasciarlo lì assieme alla sua vecchia madre in attesa che questa si spegnesse del tutto.

La piccola Katy tornò a casa assieme al dottore con gli occhi tanto grandi e tanto gonfi! Povera piccola Katy, lei sì che avrebbe desiderato rimanere piccola per sempre: al diavolo il tempo, al diavolo la Morte! Rimase arrotolata nella sua coperta quella notte a disperarsi e disperarsi ancora. “La mia nonnina! La mia povera nonnina!” Gridava la fanciulla tra i lamenti e i piagnistei. La torre dell’orologio, ancora macchiata della morte della mamma, rintoccò la mezzanotte e la piccola Katy ancora non dormiva. Col sorgere dell’alba altro tempo era trascorso nella clessidra della vita della Piccola Katy. La piccola Katy era così furiosa con quei granelli di sabbia che mai si fermavano e mai si fermavano! Corse a casa della nonna sperando in bene che il tempo l’avesse risparmiata e che la Morte fosse ancora lontana, ma la trovò ancora lì, nel vialetto, con la sua falce e la sua aria cupa. Guardava l’orologio sul suo esile e magro polso battendo impaziente il piede a terra. “Che succede mia tetra signora?” Domandò allora la piccola Katy con qualche timore. Non avrebbe mai saputo quanto tempo le fosse rimasto quindi ovviamente aveva paura della rispettabile signora Morte, ma di certo il suo destino le lasciava ancora chissà quanti giri di lancette e allora, col massimo rispetto, si permetteva di dialogare con la dama dalla tunica nera. “Succede che qualche furbastro si è deciso a farmi aspettare qua fuori! Ecco che succede! Ma sai che ti dico? Io me ne vado, ecco cosa faccio!” Sbottò allora la tetra signora. La piccola Katy era così gioiosa! Chissà cos’aveva fatto papà? Ma con quale gaudio voleva festeggiare: l’aveva salvata! L’aveva salvata! La piccola Katy entrò allora nella stanza del soggiorno. Il papà sedeva sul divano a fianco al caminetto mentre la nonna stava proprio davanti al fuoco, seduta sulla sua comoda poltrona che impediva alla piccola Katy di vedere il bel volto appena guarito.

Papà, titubante, guardava il vecchio corpo di un cipollotto senza quadrante, finché si accorse che la piccola Katy era finalmente arrivata. “Piccola mia! Piccola mia!” Gridò allora entusiasta il padre. “La nonna non muore, la nonna non morirà mai!” Ingranaggi, molle, pezzi di vetro, lancette e orologi: sul pavimento era sparsa ogni piccola diavoleria in gran disordine sporca di ruggine rossa e scura come il sangue. “Piccola mia! Piccola mia!” Gridò allora entusiasta il padre “L’ho cacciata via quella vecchia con la falce! La caccerò per sempre!” Un po’ sorpresa la piccola Katy sfoggiò un sorriso per sembrare gentile, ma a dire il vero era un po’ preoccupata. “Piccola Katy saluta la nonna!” La esortò allora il padre. “Vieni piccola Katy!” La accolse una voce gracchiante dalla poltrona. “Nonna, Nonnoletta mia!” Gridò allora la piccola Katy correndo all’impazzata verso il caminetto.

Arrivò giusto d’innanzi al vecchio schienale e il padre ruotò la poltrona affinché le due potessero di nuovo incontrarsi. Due lancette fissavano la piccola Katy, niente più pupille, solo lancette che giravano frenetiche alla ricerca di un’ora che fosse un po’ precisa. I quadranti di due cipollotti erano ora al posto degli occhi della bella nonnina con carne rossa rossa, vene e pezzi maciullati di pelle che facevano loro da cornice. La faccia imbrattata di lacrime rosse e dense che scivolavano giù dalle lancette ed un sorriso così largo e così innaturale accoglievano la piccola Katy con sangue che zampillava dalle vene degli occhi come acqua da una fontana. Il petto della nonnina era squarciato a metà e tra le ossa spaccate in tanti frammenti si vedeva un cuore scalpitante e pieno di energia in cui erano incastrati tanti ingranaggi che giravano all’impazzata e molle che si comprimevano e si distendevano. “Non è bella la tua nonna? Non è bella la tua nonna?” Diceva papà ripetendosi come un disco rotto. “Non può più muoversi, ma può parlarti e sentirti e non morirà mai! L’abbiamo gabbata quella vecchia morte, l’abbiamo gabbata!”

La piccola Katy piangeva frenetica ricoperta dal sangue della nonnina che inondava la stanza. Sentiva le risate della nonna e del padre che si univano in un coro di felice armonia. “Non si muore più! Non si muore più!” Canticchiavano insieme, mentre la piccola Katy si dondolava in un angolo tra gli ingranaggi e le ruote dentellate.  “E tu piccola Katy! Perché fai così? Su non piangere! Rimarrai piccola anche tu, non ti preoccupare!” Urlò allora il padre euforico, estraendo dalla tasca del grembiule da lavoro un paio di bellissimi cipollotti scintillanti. Stringeva quei due cipollotti tra le mani mostrandoli con orgoglio alla piccola Katy. “Guarda che belli questi quadranti: piccoli piccoli, ci staranno benissimo nelle orbite della piccola piccola Katy! Sono tali quali quelli che ho regalato alla tua mamma, pensa un po’!”

La piccola Katy corse verso la porta, ma non fece in tempo a scappare che due grosse e precise mani da orologiaio la fermarono e la fecero sedere su una poltrona di velluto rosso immobilizzandola. Le grida di dolore non servirono a chiamare la morte affinché ci fosse finalmente la pace per la piccola Katy, poiché la morte da allora in avanti non sarebbe venuta mai.

Nel minuscolo paesello si dice ancora di non uscire la notte, poiché proprio quando la luna brilla sulla punta del campanile, si possono riconoscere tre figure femminili sedute sul bordo della strada, a fianco alla torre. Una piccola, una giovane e una vecchia che sorridono coi loro denti scintillanti e i loro sorrisi innaturali che illuminano la notte e i quadranti al posto degli occhi con le lancette che girano e girano all’impazzata. Si dice anche che la più piccola delle tre, nonostante il suo corpicino squarciato in due proprio sul petto, non rimanga immobile e silente tra le ombre della torre, ma si avvicini ai passanti sorridendo, stringendo due cipollotti tra le mani e mostrandoli con orgoglio. 

My Little Katy












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NarrazioniModifica

LA PICCOLA KATY E IL TEMPO Creepypasta ITA08:52

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