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Premessa: per capire il finale di questa storia bisogna leggere la sezione Curiosità della creepypasta Plague


Mark si arrampicò sulla cima innevata della montagna e rise soddisfatto: davanti a lui si ergeva una gigantesca foresta di conifere. I suoi pensieri però furono bruscamente interrotti dall'ennesimo urlo di Isabelle, che era scivolata. Mark rise e aiutò Isabelle a rialzarsi; si diressero verso la stazione delle funivie: Mark non vedeva l'ora di provare la nuova pista, aveva sempre voluto visitare le cime delle Dolomiti, si era perfino comprato una nuova macchina fotografica. Salirono sulla funivia, che partì subito dopo. Mentre Mark era intento ad aggiustarsi l'attrezzatura nuova, Isabelle ammirava lo splendido paesaggio invernale; che strano però... non c'era nessuno oltre a loro.

Poi l'inaspettato: la funivia si fermò con un sonoro rumore di ferro. Isabelle era già terrorizzata all'idea di dover restare ferma sospesa lì: aveva sempre odiato l'altezza. Erano passate ormai 2 ore e iniziava a fare freddo... Mark scorse una nube minacciosa all'orizzonte che si avvicinava investendo gli alberi: dovevano assolutamente scendere da lì. Mark propose alla ragazza l'unica cosa che si poteva fare: gli occhi di Isabelle si riempirono di lacrime. Mark strinse forte la sua fidanzata e insieme si lanciarono nel vuoto: la cosa durò pochi secondi. Mark non sentiva niente e chiamò Isabelle, più che altro per sentir la propria voce. Isabelle alzò la testa e urlò: il femore destro di Mark era uscito dalla gamba e si era rotto. Mark urlò di dolore. Isabelle si trascinò con l'unico braccio che poteva ancora usare e Mark fece lo stesso, forse sarebbe riusciti a trovare aiuto prima di morire assiderati.

Passò una mezz'ora e ancora nessuno: né uomini, né animali. La tempesta si avvicinava sempre di più e presto il freddo si sarebbe fatto sentire. Isabelle scoppiò improvvisamente a piangere e iniziò a urlare che LUI li avrebbe presi; la tempesta aveva iniziato a manifestarsi. Mark raccolse un bastone e si eresse in piedi con una grande sorpresa, afferrò Isabelle e la mise sotto spalla, mentre quest'ultima continuava a piangere. La nebbia di stava alzando e Mark era convinto che qualcosa li stesse osservando da quando la tempesta era iniziata.

I pensieri di Mark furono interrotti da dei passi nella neve: erano sempre più rapidi e Isabelle cominciò a tremare e poco dopo a vomitare: qualcosa si stava avvicinando. Mark si mise a correre, trascinando Isabelle, mentre continuavano a cadere nella neve brandelli della sua gamba. la ragazza si staccò violentemente dal ragazzo, si girò in cerca di qualcuno o qualcosa nella nebbia e si allontanò. Mark si lanciò per recuperarla ma l'osso fuoriuscente dalla sua coscia si fece sentire, facendolo crollare a terra in preda a violenti spasmi muscolari. Il ragazzo non poté far altro che fissare Isabelle mentre si allontanava nella nebbia. Poco prima di veder sparire la sua amata per sempre, Mark vide come qualcosa che lo osservava: aveva un lungo naso e degli occhi bianchi e vuoti, Mark non riuscì a guardarlo direttamente perché il dolore alla gamba aumentava e sentiva un forte mal di testa: svenì. Mark aprì gli occhi e vide una figura familiare a qualche metro da lui: quando capì di chi si trattasse si eresse rapidamente in piedi incurante del forte dolore alla gamba. Mark si avvicinò rapidamente zoppicando a Isabelle che era girata di spalle: improvvisamente, quando Mark stava quasi per raggiungerla, ella si girò mostrando la sua faccia congelata dalla neve, la mascella slogata e le ossa fuoriescenti dalla cassa toracica.

Sorrise mostrando un pezzo di carne nella sua bocca, Mark urlò: quello che la sua ragazza teneva in bocca e masticava con gusto era il suo stesso cuore. Mark urlò si voltò e lo vide: aveva una maschera come quella dei medici del '300, un vestito nero e emanava un'aura nera. Mark crollò a terra, vittima di una fortissima emicrania, credeva che fosse giunta la sua fine, che quell'essere lo avrebbe trascinato nella nebbia come aveva fatto in precedenza con Isabelle, ma non fu così: la creatura si girò e si allontanò nella nebbia. L'emicrania cominciò a diminuire fino a sparire del tutto, permettendo a Mark di alzarsi nuovamente.

Ormai erano passati diversi giorni e Mark sentiva un opprimente bisogno di mangiare e bere. Si accasciò a terra e afferrò una pietra, pronto a mettere fine alle sue sofferenze, ma a fermarlo fu una figura bianca, bianco puro che si stava avvicinando: era Isabelle. Mark ricordò l'ultimo incontro fatto con lei e il cuore cominciò a battere sempre più forte; pensava che gli sarebbe venuto un infarto. Isabelle si avvicinò e restò lì a fissarlo per diversi minuti con uno sguardo malinconico, poi si girò e indicò qualcosa nella neve poi sparì. Mark, incuriosito, si trascinò nella direzione di quell'oggetto; quando lo raggiunse rimase sorpreso: la sua macchina fotografica. Il ragazzo pensava di essere ormai impazzito. Mark si voltò e vide una fitta nebbia avvicinarsi: stava venendo per lui. Mark impugnò con decisione la macchina fotografica, aspettò qualche secondo e poi prese la mira, deciso a colpire quell'essere in faccia, ma quando quest'ultimo apparve Mark non era più sicuro del suo "piano", così fece l'unica cosa che gli venne in mente: scattò una foto all'essere che avanzava con passo deciso; Mark scattò un'altra foto e ancora e ancora, ma la creatura continuava ad avanzare. Mark, ormai allo stremo delle forze, si lasciò andare e si accasciò a terra, mentre l'emicrania prendeva possesso della sua testa. Quella cosa era a pochi metri dal ragazzo, quando Isabelle apparve e con delicatezza accarezzò il capo di Mark; quest'ultimo si alzò: aveva capito ciò che doveva fare. Impugnò la macchina fotografica e scattò una foto alla creatura, che ora iniziava a rallentare, alla sua amata e infine a sé.

L'essere lo raggiunse e Mark iniziò a vomitare sangue e a tremare, cadde a terra e... nero. Mark aprì gli occhi: era all'ospedale e Isabelle gli stava accanto. Il dottore affermò che era svenuto poco prima di salire sulla funivia. Mark, rasserenato da queste parole, si alzò, si vestì e tornò a casa insieme alla sua amata che guidava. Mark stava seduto a fianco a Isabelle, quando sentì qualcosa nella giacca: la macchina fotografica. Mark raggelò, ma controllò lo stesso le foto e quando le vide il cuore del ragazzo quasi si fermò: in tutte le foto in cui doveva esserci Isabelle, c'era quella creatura, in TUTTE le foto. Improvvisamente la macchina si fermò. Isabelle scese e Mark, incuriosito da questo gesto, fece lo stesso. Ma proprio quando stava per chiedere spiegazioni alla ragazza, quest'ultima spaccò la testa a un ragazzo che passava di lì. Mark, sconcertato, le chiese il perché di quella azione, ma l'unica risposta che ricevette dalla ragazza fu:


Ora Appartieni a me


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Un disegno di Plague







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