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C'è un posto nel mio paese chiamato da tutti la foresta rossa. Finora, ho sempre creduto che si chiamasse così a causa dei numerosi cespugli di lamponi che vi crescevano intorno garantendoci il primato in produttori di marmellate al lampone ma, ora che ho scoperto la verità, capisco perché tutti la evitano.


Mia madre era molto malata quell'anno, aveva bisogno di medicine di continuo, però lei era talmente fissata con l'omeopatia che mi mandava quotidianamente dall'erborista. Il vecchio e pacato gestore del negozio aveva un infuso che alleviava molti dei dolori di mamma per questo ogni volta che entravo era già a prepararlo.

Ma quel giorno non fu così.

Entrai e chiesi dell'amato infuso di mia madre, ma lui mi disse che lo aveva finito e che a causa di una tormenta ne sarebbe rimasto a corto per almeno 3 giorni. Gli chiesi dove potessi trovarne un po' dato che mia madre diventava intrattabile con i dolori, e lui mi disse che al centro della foresta rossa crescevano tutte le erbe di cui avevo bisogno. Rallegrato, mi feci dare una lista, ma il vecchio mi porse anche un Revolver. "Per difenderti. O per ucciderti" borbottò

Inquietato, uscii di corsa e con la mia fidata mountain bike raggiunsi la foresta.
Red forest autumn hd wallpaper-t2.jpg

Non aveva nulla di inquietante, era una foresta come molte altre in quella zona. Inoltre era dotata di un sentiero fatto piuttosto bene, in cui solo un'idiota si sarebbe perso. Raggiunsi il centro, un piccolo spazio dove non crescevano alberi, e vi era solo un praticello di erbe.

Seguendo le indicazioni della lista raccolsi tutte le erbe di cui avevo bisogno. Stavo per andarmene quando, qualcosa non catturò la mia attenzione. Oltre lo spiazzo verde il sentiero spariva e il bosco sembrava cambiare. Gli alberi erano più fitti e rossi. Mi avvicinai e toccai uno di quegli strani alberi, ricoprendomi la mano di una corteccia color sangue piuttosto puzzolente. "Merda" imprecai.


Un sibilo, poi tutto si fece buio.

Mi svegliai in una grotta con accanto a me un cadavere umano. Lanciai un urlo sovrumano e poi mi nascosi in una nicchia, accorgendomi che non ero l'unico essere vivente in quel cunicolo. In fondo vi era una figura umanoide, ricurva su stessa, che ringhiava e sbavava come solo una bestia poteva fare. Più in là, un coniglio, con l'aria spaventata quanto me. La bestia lo prese violentemente per le orecchie e ignorando i suoi pianti lamentosi lo ingoiò tutto d'un fiato, sputandone via i peli e lo scheletro. Poi si girò verso di me e potei vedere i suoi orribili occhi gialli, fissarmi famelici.

Uscii di volata dalla grotta, sentendo che quella bestia mi seguiva con passo accelerato, quasi traesse piacere dalla mia paura. Poi notai che le cime degli alberi non erano rossi, ma verdi, e che sulla corteccia degli alberi vi erano organi umani spalmati sopra, quasi come se qualcuno li avesse usati come grattugia. Mi fermai per vomitare e mi accorsi di avere un taglio infettato sul collo.

L'adrenalina era troppo forte per farmi sentire il dolore, ma la testa mi girava e sanguinavo copiosamente. Mi arrampicai sull'albero più vicino e poi tirai fuori il revolver, ancora nella tasca dei pantaloni. Lui era lì sotto, mi guardava e girava impaziente attorno all'albero, con i suoi lunghi, affilatissimi e sporchi artigli ansimando. Puntai la pistola e gli sparai. Non riuscii a colpirlo, ma lo ferii alla zampa, facendolo scappare via. Corsi a casa, feci delle ricerche e trovai delle foto.

Quella cosa si chiamava The Rake. Molti articoli parlavano della foresta del mio paese, di gente trovata impalata agli alberi, grattugiata viva e martoriata da artigli e poi privata delle membra. Rabbrividii pensando a cosa avevo appena visto e da cosa ero scappato. Ora sono qui, è passata più di una settimana da quel giorno. Il taglio ancora mi brucia, nonostante le abili cure di mia madre.

Però, lo sento. La sua puzza, è qui per me. ADDIO MONDO. ADDIO.

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