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Un giorno io e il mio amico Enoch venimmo a sapere della leggenda di Sherman, un uomo solitario e paranoico che viveva solo in una casa vicino ad una foresta. Sherman venne accusato di pedofilia: rapiva i bambini, li portava in casa sua e li violentava, o li torturava nei modi peggiori. Stette in prigione per 2 anni, dopodiché riuscì ad evadere, nascondendosi nell'ombra. Sherman non fu mai ritrovato dalla polizia, e non si seppe più dov'era finito; molti bambini continuarono a sparire e si continuava a pensare che fosse sempre opera di Sherman.

Inizialmente io e Enoch pensammo che fosse una leggenda inventata, finché ci venne in mente di cercare la casa in cui abitava Sherman. Quando scoprimmo il luogo in cui si trovò la casa, ci dirigemmo lì immediatamente in macchina. Ci mettemmo fino a tarda notte, ma infine la trovammo, la casa di Sherman. Vista da fuori sembrava una baracca mal costruita, forse Sherman la costruì da solo e non con l'aiuto dei costruttori. Enoch cominciò ad avvicinarsi alla casa e disse "Questa è la casa di Sherman? Me l'aspettavo più grande." poi si voltò verso di me e disse di darci un'occhiata dentro. Prima che aprimmo la porta, sentii un brivido lungo la schiena che mi bloccò: non me la sentivo di entrare. "Cosa c'è?" mi chiese Enoch, e io risposi "N-Niente", non gli dissi che non me la sentivo di entrare: avevo il presentimento di trovare Sherman che ci avrebbe aggredito. Mi feci coraggio ed aprii la porta. L'interno era vuoto: non c'erano mobili, ma solo un tappeto. Esplorammo bene la casa, e quando camminai sul tappeto, sentii di calpestare qualcosa sotto di esso; quando tolsi il tappeto, scoprimmo che sotto era nascosta una botola che non era neanche chiusa. "Forse è qua sotto che Sherman viveva, forse si nascondeva nel caso lo trovassero" dissi, e a Enoch venne l'idea di esplorare il sotterraneo che conduceva la botola. "Non ti basta avere visto l'interno della casa?!" dissi, "Hai paura, Danny?" mi domandò Enoch ridacchiando; per non fare la figura del cagasotto, decisi di entrare nella botola, Enoch mi seguì. Finimmo in un tunnel buio, non avevamo le torce e quindi dovevamo tenerci per mano per non perderci. Raggiungemmo una porta, la aprimmo e trovammo una stanza da letto, forse lì dormiva Sherman. C'era un'altra porta che portava ad un soggiorno e un'altra porta, ma quella era rossa e chiusa a chiave. Sherman era proprio furbo a vivere sottoterra. Enoch, incuriosito, apriva i mobili per vedere se c'era qualcosa. Sentii un brivido lungo la schiena e una voce che sussurrava, che forse poteva essere Sherman che sapeva che eravamo dentro casa sua? Senza avvisare il mio amico, cercai di capire da dove provenisse il sussurro, fino a ritornare nel tunnel. A metà tunnel, il sussurro sparì, e io decisi di ritornare da Enoch, pensando che sicuramente mi avrebbe chiesto perché me ne stavo andando. Ma quando tornai, Enoch non c'era né nella camera da letto, né nel soggiorno; sul letto trovai un libro a cui non avevo fatto caso prima e spinto dalla curiosità lo aprii; era il diario di Sherman, che raccontava tutta la sua storia si da quando era un bambino. I suoi ricordi erano tristi: da quello che lessi capii che Sherman era spesso soggetto di bullismo e umiliazioni fisiche, da parte dei suoi coetanei e dal padre vedovo. Mi sentii triste a dover leggere queste cose; forse questi ricordi lo fecero impazzire, questo forse giustificherebbe la pazzia e la sua cattiveria. Forse è per questo che viveva da solo nel foresta: voleva isolarsi da tutti.

Chiusi il diario, e quando alzai la testa notai che la porta rossa era aperta, forse Enoch era riuscito ad aprirla ed era entrato. Quando entrai, vidi l'orrore: c'erano cadaveri di bambini decapitati, torturati, bruciati o smembrati; alcuni di questi erano inchiodati ai muri, con la pancia aperta e gli organi rimossi; altri erano senza occhi, lingua e denti, oppure erano spellati. Sul soffitto c'erano dei bambini appesi con le catene ed erano sgozzati come maiali. Stavo per vomitare solo a guardare, e vidi anche il corpo del mio amico Enoch torturato e inchiodato al muro, aveva che dei segni dei morsi sul corpo. Decisi di scappare, ma quando attraversai il tunnel, qualcosa mi trascinò dietro...

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