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La Marabecca

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Adesso, vorrei raccontarvi una storia. Una storia che mi spaventa e mi incuriosisce allo stesso tempo. Ma prima di iniziare con il racconto, vorrei fare una piccola premessa:



In casa mia, nella sala da pranzo, c'è un orologio antico, di quelli a cui si deve dare la carica e la cui campana tintinna in modo inquietante.

Sopra il quadrante dell'orologio, seduta su quello che sembrerebbe uno sgabello decorato, sta una donna. Dall'abbigliamento - una lunga tonaca nera - e dall'acconciatura, sembrerebbe essere una donna di origini greche o romane. Pensa.

I suoi occhi neri, fissano il vuoto mentre una delle mani stringe una pergamena dorata, con dei simboli astronomici incisi.

La sua figura imponente, di pietra lavica, colpisce sempre gli ospiti che chiedono delucidazioni.

Purtroppo, né mio padre né i miei nonni sanno da dove provenga. I miei bisnonni l'avevano già in casa. Un altro fatto interessante è che sembra che la statua sia stata posta sull'orologio in un secondo momento. E che la Marabecca, così si chiama la donna, sia molto più antica di quanto sembri.



Ora, forse vi starete chiedendo perché vi ho raccontato tutto questo. Ve lo spiego subito.

Quando ero bambina, mio padre per farmi stare buona, mi raccontava la storia della Marabecca. Una storia che inventava li sul momento per farmi stare buona, perché come ho già detto, mio padre non conosceva la vera storia di quella donna.

Diceva che era una scienziata romana ai tempi delle lotte contro le eresie. Diceva che era stata condannata a morte dalla Chiesa per le sue idee sull'universo e antireligiose.

Diceva anche che, risentito per tutto quell'odio, lo spirito della donna aveva occupato tutte le statue che la ritraevano.

Di notte, la Marabecca si alzava dalla sua postazione e girava per casa, ticchettando con i suoi piedi di pietra, per controllare se tutti in casa stessero dormendo. Se ti trovava sveglio, per te era finita.



Bèh, io ero una bambina e credevo a queste storie. La suggestione mi portava a sentire realmente quei passi lungo il corridoio, a sentire la serratura della porta cigolare ed aprirsi lentamente. Per la paura, mi rintanavo sotto le coperte finché quella strana sensazione di ansia non mi abbandonava.



Crescendo, smisi di pensare a quella storia.



E' da qualche mese ormai che mi sono nuovamente interessata a quella donna. Su internet non si trova nulla, ma io sono sicura che qualcosa sotto ci sia. Anche senza la carica, a volte l'orologio si sente ticchettare e lo scampanellio a mezzanotte è davvero agghiacciante. Inoltre, anche quando in casa tutti dormono da un pezzo ed i vicini non ci sono, si sentono distintamente dei passi pesanti sul pavimento.

Io ho smesso di andare a letto presto da un pezzo ormai.

A volte, la notte fatico a prendere sonno. Le storie di mio padre mi rimbalzano nella testa e resto ore intere ad ascoltare quei passi ritmici, all'interno di casa mia.

Non poche volte ho avuto l'impressione che la porta della mia camera si stesse aprendo, per poi richiudersi e quei passi svanire.



Non poche volte mi sono svegliata di notte, madida di sudore fissando l'oscurità.

Ed avrei giurato, ogni volta, che qualcuno, una donna, mi stesse fissando con i suoi occhi vuoti dall'oscurità.

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