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Ne osservai lo sguardo fermo e intenso, mi fissava come se fossi l’ultima cosa che potesse vedere.

La studiai, nei suoi occhi non vedevo altro che un immobile istinto primitivo d’amarmi, la meraviglia e lo stupore nel riscoprire il mio corpo nudo che lei trovava così affascinante.

Era una bambola: con lo sguardo fisso e vitreo, dalla pelle candida e fragile, le labbra socchiuse che non sembravano neppure lasciar trasparire un poco di vita, né di fiato.

Quanto avrei voluto toccarla, passare la mia mano sulla sua delicata cute, tra i suoi bianchi e generosi seni, ma proprio non riuscivo a distogliere lo sguardo da quegli immensi occhi celesti di vetro.

Sembrava morta, mentre entrambi ci studiavamo attentamente.

Si dice che il cervello rimane attivo fino a sei minuti dopo la morte, sapete? Chissà a cosa sta pensando.

Lei non poteva sapere a cosa stessi pensando, a lei non importava più.

Non ci sono più preoccupazioni dopo la morte.




Passerò quei sei minuti guardando il mio più grande, unico ed ultimo amore rivestirsi, togliersi i guanti in lattice ed abbandonarmi.




La sottile corda di metallo che stritola il mio collo ormai non la sento neanche più.

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