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Era appena finito il mio momento preferito della giornata; quel momento in cui due corpi possono dimostrare il loro amore con l'atto finale, quello più lussurioso ma dolce che si possa compiere assieme alla persona che ami.

Stesi sul letto, lui già dormiva, assorto in sogni tranquilli. Io invece no, non riuscivo a dormire sapendo che il mattino dopo sarei partita per tornare a casa mia, lontano da lui, lontano dalla felicità...

Cominciai a piangere, trattenendo i respiri profondi che si creavano per colpa di quell'odioso stato d'animo, singhiozzando, provando a non far sentire nulla al mio uomo. Non volevo mostrargli quanto fossi debole, quanto poco dolore potessi sopportare.

Ad occhi socchiusi, girai il viso verso di lui, poggiando il palmo della mano destra sulla sua spalla nuda, ma il suo corpo, diversamente dalle mie aspettative, risultò freddo.

Lo tirai verso di me, e ciò che vidi fu un viso corrugato dal dolore.

Esanime, il mio gesto lo fece cadere sopra di me, schiacciandomi col suo peso morto. Facendomi male fisicamente, oltre che psichicamente.

Un respiro profondo, spaventato, in preda ad una paura che mai avevo avvertito, era un sogno?

Un incubo, sicuramente; quale meravigliosa cosa per una ragazza che soffre di bradicardia.

...

Era appena finito il mio momento preferito della giornata; quel momento in cui due corpi possono dimostrare il loro amore con l'atto finale, quello più lussurioso ma dolce che si possa compiere assieme alla persona che ami.

Stesi sul letto, lui era assorto in sogni tranquilli. Io invece no, non riuscivo a dormire sapendo che il mattino dopo sarei partita per tornare a casa mia, lontano da lui, lontano dalla felicità...

Gli incubi continuavano ad impedirmi un buon risposo.

Mi girai verso di lui e, come se fosse un flashback, poggiai la mano sulla sua pelle nuda, sfiorandola, trovandola calda come pensavo.

Mi sentii soffocare, i singhiozzi divennero quasi isterici e continui non lasciandomi respirare. Il contatto con la sua pelle era un qualcosa di doloroso, anche se bello ed unico.

La gola si stringeva, avvertivo le pareti stringersi e le narici tapparsi magicamente. Urlavo, ma nessuno mi sentiva. Provavo a muovermi, ma il mio corpo era duro, freddo. Rigor mortis, forse?

Mi risvegliai nella notte, in preda alle mie solite crisi. Piangevo ed il mio ragazzo mi stringeva, mezzo addormentato, ripetendomi 'sono qui con te'.

Quella frase era così bella..

....

Era appena finito il mio momento preferito della giornata; quel momento in cui due corpi possono dimostrare il loro amore con l'atto finale, quello più lussurioso ma dolce che si possa compiere assieme alla persona che ami.

Stesi sul letto, lui era appena stato strappato dai suoi sogni tranquilli, in cui è sempre assorto durante il sonno. Io invece no, non riuscivo a dormire sapendo che il mattino dopo sarei partita per tornare a casa mia, lontano da lui, lontano dalla felicità...

Ero in piedi, sul lato del letto, dove il mio uomo stava piangendo e singhiozzando convulsamente, quasi non riuscisse a respirare. Il mio corpo non era più accanto al suo, la mia voce non poteva consolarlo.

L'angoscia penetrò il mio animo e mi convinse a stringermi e fargli sentire il calore di un brivido sulla pelle.

Tra quelle lacrime si dipinse dolcemente un sorriso, su quelle labbra sottili e piene.

'Sono sempre qui con te..'

Lo ripetevo ogni sera, ma lui non mi sentiva, però, i miei abbracci, lo toccavano sempre. Facendogli capire che non me ne ero andata totalmente, che ero lì, ad aspettare con pazienza che capisse.

Una notte però cambio tutto; dopo averlo stretto si alzò, camminando verso il bagno con passo svelto.

Si guardò allo specchio, sospirando, lasciando cadere gli occhi stanchi sul lavandino, trascinandoli debolmente verso l'armadietto con l'anta aperta, mostrando gli interni.

La stessa lametta, lo stesso mio metodo. Lo stesso modo per far vivere l'eternità.

La prese, sorridendo con poca forza, aprendo l'acqua del lavandino per coprire i rumori, per rilassarlo.

Cominciò col scrivere il mio nome su quella pelle tanto morbida e calda, dipingendola del colore di mille rose rosse, passando poi a premere più forte, incidendo con cattiveria sui polsi

'È colpa mia vero? Ho insistito troppo ed ora farà più male del previsto, tornare da me...'

Strizzò le palpebre, facendo scivolare il suo corpo nella vasca dietro di sé rimanendo sorridente.

Finalmente le mie parole potevano raggiungerlo, finalmente potevo stare con lui, ed ora per sempre.. Finalmente potevo spiegargli il perché della mia dipartita... Non volevo lasciarlo un'altra volta, non era quello il mio intento.

'Non avrei mai voluto allontanarmi da te, e per non lasciarti, ho cercato di fare in modo di stare per sempre con te. Per sempre, solo io e te.'

L'ultima notte, solo io e te.









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