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Tutto ebbe inizio in quel dannato Martedì di Giugno.

Stavamo passeggiando io e 4 miei amici, due ragazzi e due ragazze. Il ragazzo più robusto, Peter, appena vide il manicomio[1], non esitò a dire, in modo molto arrogante e presuntuoso: "Dato che non stiamo facendo niente, andiamo a vedere cosa c'è in quella casa?" Lui non sapeva che era un manicomio, pensava solamente a fare colpo sulle mie amiche. Oh! Amber e Gemma, che cosa... le aveva fatto.

Io e l'altro mio amico, Dave, non volevamo entrare, ma ci avevano convinto. Entrati lì dentro avvertivo già un senso di pericolo e angoscia, l'edificio era vuoto, pieno di murales e con i muri scrostati... Ma c'era una stanza che attirava tutti, la sala di isolamento. Lì si provava un senso di sicurezza e di tranquillità.

Creepypasta L'odore del buio

Il resto dell' edificio era spoglio, i vetri che calpestavamo si frantumavano in mille pezzi, le porte che aprivamo suonavano come una corda di chitarra scordata e il vento batteva sulle finestre con molta potenza. Avevamo deciso poi di andare nei sotterranei: grave errore. Subito sentimmo un odore di marcio, di muffa e nel buio più totale non era di aiuto. Una delle mie amiche aveva calpestato qualcosa di mollo e male odorante. L'ansia saliva e la puzza si faceva sempre più forte. Era qualcosa di veramente insopportabile. Lo stress era alle stelle e nessuno di noi aveva intenzione di continuare. Così Peter prese la sua torcia elettrica e quello che avevamo visto ci aveva pietrificati, eravamo immobili mentre le mosche volavano sui capelli, sul naso e sugli occhi; Oh Dio... c'erano letteralmente montagne di pelle, pelle scuoiata da corpi umani in decomposizione, tendini buttati lì in mezzo, il sangue che usciva dai pezzi di carne... era un incubo.

Dopo qualche minuto, era caduto qualcosa di molliccio, seguito subito da un inquietante rumore di passi, sempre più veloci, sempre più veloci: noi non potevamo fare altro che scappare. Nella stanza in cui ci siamo rifugiati, avevo trovato un tubo di ferro, che Peter mi aveva subito preso. Io gli ho detto:" Ridammelo buffone!" Lui si girò di scatto e mi disse:" Vado a controllare, voi rammolliti state qui con le ragazze". Dave allora gli raccomandò di tornare entro un minuto, ma Amber urlò: "Oddio, come fa ad essere mezzanotte e mezza!?" Sì, era proprio mezzanotte e mezza, e Peter era già andato.

Dopo un minuto esatto sentivamo dei sussurri, molto macabri e inquietanti e Peter non c'era. Lo eravamo andati a cercare e quello che avevamo visto fece svenire Amber: Peter era dentro una camicia di forza insanguinata, era senza la pelle, dei vermi li uscivano dal naso e dagli occhi, che... erano conficcati nei suoi canini pieni di sangue. Cristo santo, chi mai farebbe questa cosa! Amber era ancora svenuta quando sentimmo un tonfo fortissimo e a quel punto comparì un' ombra più densa del buio, bianchissima, alta quasi 2 metri , magra e con sangue dappertutto, con quell'inquietante sorriso a 32 denti, gli occhi verdi scuro con le pupille rosse, senza naso: era una creatura veramente raccapricciante.

Jailmundy

Tentai invano di svegliare Amber, ma quando la creatura si mise in quadrupedia, con quelle braccia lunghe e magre, aveva incominciato a correre velocissimo e, raggiunto il viso di Amber lo prese a morsi. Con quei denti lunghi e affilati strappava pezzi di carne dal viso di Amber, il sangue schizzava via come le tubature che esplodono, gli occhi della creatura erano diventati neri, come il buio. Scuoiava Amber con i suoi denti, gli staccava braccia e gambe e spaccava le sue ossa. Quando ebbe finito, lasciò quello che restava di Amber lì, al freddo in mezzo ad una pozza di sangue e bava giallognola, mentre si portava via la pelle indisturbato, correndo velocissimo.

Io, Dave e Gemma eravamo scappati ai piani superiori, sempre con quella puzza, quell'odore di muffa e marciume quando quella cosa si rifece viva. Prese Dave per il collo, saltò sul soffitto e incominciò a sbranarlo per la faccia, gli occhi di Dave mi guardavano mentre lui veniva sbranato vivo come gli altri. Io e Gemma arrivammo alla stanza di isolamento, e non ci poteva fare più niente, eravamo al sicuro. Erano le 2 e 45 di notte e i nostri cellulari erano andati.

Dopo qualche minuto, decidemmo di andarcene, nell'oscurità eccolo che lo rivedo, correre più veloce di prima, con quella lingua lunga di fuori. Davanti a noi c'era l'uscita... Oh Dio, Gemma non so perché si fermò, la creatura la prese la scaraventò a terra e gli tolse gli occhi dalle orbite, li mangiò insieme alla sua carne. Gemma scalciava ancora quando la bestia le divorava il viso e, mentre gli staccava gli arti, la soffocava con la sua lingua. Era tutta nella gola della povera Gemma, ed io ero lì a correre mentre guardavo quello scempio di sangue.

Uscito da quell'inferno, corsi subito a casa, ed esausto caddi a terra e mi addormentai. I miei quella sera non c'erano. La mattina seguente, sul giornale vidi le foto dei miei amici scomparsi.

Dopo tanto tempo, lo rivedo ancora, con le finestre in frantumi, i muri sporchi e rovinati, le piante che lo circondano e... quella cosa... Uh! Lo vedo! Sento il suo odore! Mi... mi sta guardando! Ma è nel buio.

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NoteModifica

  1. Manicomio di Cogoleto (Genova)

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