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Lavoravo dalla signora Harris come domestica, nel periodo in cui ella morì.



Eliza Harris amava i quadri, nutriva per essi un'incredibile passione. Ma c'era un quadro, uno solo, da cui era completamente ossessionata: era "l'invito del cavaliere", e rappresentava un uomo nell'atto di porgere una mano verso l'osservatore, come un cavaliere medievale che tende la sua mano verso una dama ad un ballo.



Io stessa ero molto interessata a quel quadro, soprattutto allo sguardo di quell'uomo, che pareva quasi maligno, ma magnetico al punto che non potevo smettere di guardarlo ogni volta che entravo nella stanza dove si trovava. Ed Eliza ne era ancora più assuefatta: restava in quella stanza ore ed ore ad ammirarlo, immaginando di essere la dama pronta ad accettare l'invito.



Più scorrevano i giorni, più tempo Eliza passava in quella stanza, guardando il quadro e sospirando il suo desiderio di prendere la sua mano, la sua mente tanto immersa nei suoi occhi di tela da dimenticare perfino di mangiare.



Trascorsero alcuni mesi, nei quali l'ossessione di Eliza diventava sempre più forte, finchè arrivò a chiudersi nella stanza, rifiutando sia il cibo che la mia compagnia.



Un giorno, infine, la sentii chiamarmi ripetutamente, con voce flebile. Preoccupata andai verso la stanza, che trovai aperta. Lei era li, seduta davanti al quadro, col volto scarno e pallido, segnato dalle lacrime che ancora scendevano sul suo volto.



Mi precipitai da lei, che singhiozzando iniziò a parlarmi:


-"Amica mia, il mio amore sta dilaniando la mia anima. Non posso più vivere se non posso toccare la sua mano, non posso vivere senza essere quella dama, ma non capisci, io SONO quella dama! È a ME che sta tendendo quella mano! DEVO RAGGIUNGERLO!! DEVO ESSERE CON LUI!!".



Cercai di calmarla, era chiaramente impazzita. Ma lei ora indicava un punto accanto al quadro, e sorrideva tremante ed isterica:

-"Guardala, non la vedi? è la mia cornice, e adesso io raggiungerò il mio amore! Sì! Potrò finalmente accettare il suo invito!"


Urlai e cercai di afferrarla e fermarla, ma senza riuscirci. Si diresse verso la "cornice", e si lasciò andare al suo interno. Corsi fuori dalla casa, e la trovai senza vita, proprio nel punto che corrispondeva alla finestra di quella maledetta stanza.




La polizia non trovò il quadro all'interno della casa. E non lo vedranno mai. Ho preso io quella tela, e ora finalmente potrò vendicare la mia amica bruciandone ogni piccolo pezzo, nessuno lo rivedrà mai più, mai.




Ho acceso il fuoco stasera, anche se è maggio. Presto farò sparire quel quadro. Ho tolto il telo che lo copriva, sto per staccare la tela, ma i miei occhi incontrano i suoi.





Oh, mio cavaliere, è me che stai invitando?



Dddddd








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