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Post originale di ebay

Ecco un estratto della descrizione originale della scatola, scritta dal primo venditore. Tutti gli eventi che mi accingo a narrare nella seguente lista sono assolutamente veritieri, e possono essere verificati dall’offerente vincitore grazie alle copie dei referti ospedalieri e delle dichiarazioni giurate che ho incluso nell’armadietto come parte della vendita. L’offerente avrà inoltre la possibilità di contattare molte delle persone coinvolte per ulteriori curiosità, conferme e per poter essere pienamente consapevole di ciò a cui va incontro.

A settembre del 2001 partecipai ad una grande svendita tenutasi in una proprietà ormai abbandonata, a Portland, nell’Oregon. Gli oggetti venduti erano appartenuti ad un’anziana donna deceduta da poco, all’età di 103 anni. Una nipote della donna mi disse che sua nonna era nata e cresciuta ed aveva messo su famiglia in Polonia finché non fu deportata in un campo di concentramento nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu l’unico membro della famiglia a sopravvivere. I suoi genitori, i fratelli, la sorella, il marito, i due figli e la figlia furono sterminati. Sopravvisse trovando un passaggio di fortuna grazie ad altri prigionieri, che riuscirono a scappare in Spagna. La donna visse lì sino alla fine della guerra. Mi è stato detto che è proprio lì che la donna ha acquistato l’armadietto di cui stiamo parlando, e che è stato uno dei tre soli oggetti che è riuscita a portare con sé quando è emigrata in America, assieme ad uno scaldabagno e ad una scatola contenente l’occorrente per il cucito. Ho acquistato l’armadietto insieme alla scatola del cucito e qualche altro mobile.
Finita la vendita, sono stato avvicinato dalla nipote dell’anziana signora, la quale mi disse: “Ho notato che hai preso la scatola del dibbuk”. Le ho chiesto cosa fosse esattamente un “dibbuk”, e lei mi disse che quando era piccola, sua nonna teneva sempre l’armadietto nella stanza dove cuciva. Era sempre chiuso a chiave e tenuto fuori dalla portata di tutti. Sua nonna lo definiva sempre ‘scatola del dibbuk’. Quando lei le chiese che cosa mai vi fosse contenuto, la nonna si sputò tre volte in mano – per scaramanzia – e disse: “Un dibbuk e un keselim”. Inoltre, ammonì la nipote dicendole che quell’armadietto non doveva mai e poi mai essere aperto.
La nipote mi informò inoltre che la nonna desiderava che quell’armadietto fosse sepolto con lei. In ogni caso, una simile richiesta non era minimamente contemplabile per una sepoltura Ebreo-ortodossa, dunque le fu negato. Chiesi ulteriori informazioni su cosa mai fossero il “dibbuk” e il “keselim”, e lei mi rispose semplicemente che non lo sapeva. Le ho chiesto se volesse aprire l’armadietto assieme a me, ma lei si è categoricamente rifiutata, poiché sua nonna era stata molto seria ed enfatica nel vietarle di aprirlo, e, qualunque fosse la ragione di tale preoccupazione, voleva tener fede alle sue promesse. Le ho anche offerto di tenerselo, poiché mi sembrava che fosse un ricordo molto prezioso per lei. Ma, a quel punto, cominciò a spazientirsi. 
“No, no! Tu l’hai comprato!”, mi disse. Le ho spiegato che non volevo indietro i miei soldi, e che pensavo le avrebbe fatto piacere, dato che essere gentile mi fa stare bene. Ma lei non ha reagito molto bene. Ripensandoci adesso, il modo in cui si è innervosita è stranissimo. Ha alzato la voce e ha gridato “L’hai comprato! Hai fatto un patto!”. Quando ho provato a controbattere, ha cominciato a gridarmi contro. 
“Non lo rivogliamo indietro!”
Incominciò a piangere, mi disse di andarmene e a sua volta se ne andò. Ricondussi tutto l’episodio allo stress e al dolore che dovevano averla oppressa, così presi i miei acquisti e me ne andai educatamente. Nel periodo in cui ho comprato l’armadietto, ero il proprietario di un’attività che si occupava di rifiniture ai mobili. Ho portato l’armadietto lì in negozio e l’ho messo in cantina, nel laboratorio, in attesa di dargli un ritocchino per poi regalarlo a mia mamma per il suo compleanno. Non ci ho riflettuto più del dovuto. Ho aperto il negozio e poi sono andato in giro a fare delle commissioni, lasciando sola la ragazza incaricata di prendere gli ordini. Dopo circa mezz’ora, ho ricevuto una chiamata sul cellulare. Era da parte della ragazza al negozio. Era in preda all’isteria e urlava che qualcuno aveva fatto irruzione nel negozio rompendo tutte le lampadine e bestemmiando. Inoltre, l’intruso l’aveva chiusa dentro bloccando tutte le uscite, anche quelle di sicurezza. Mentre le dicevo di chiamare la polizia, il cellulare si spense. Corsi come un pazzo per tornare in negozio il prima possibile. 
Al mio arrivo, le porte erano effettivamente serrate e ho dovuto forzarle. Una volta entrato, ho trovato la ragazza in terra, in un angolino, che singhiozzava disperatamente. Mi precipitai giù per le scale, e poco prima di arrivare in cantina il mio naso fu colpito da un intenso ed inconfondibile odore di urina di gatto (si noti che nel mio negozio non sono mai entrati animali, né domestici né randagi). Le luci erano fuori uso. Indagando più a fondo, ho scoperto che il rumore di vetri rotti e il mancato funzionamento delle luci erano collegati. Questo intruso avrebbe – da solo – spaccato tutte e nove le lampadine, e tutti e dieci i neon da quattro piedi, che giacevano completamente scassati sul pavimento. Ma questo intruso non si è mai trovato. 
Dovrei anche aggiungere che vi era un'unica via d’entrata e d’uscita per la cantina, e che sarebbe stato impossibile non incontrarmi durante la fuga. Risalii per parlare con l’impiegata, ma se n’era già andata. Non tornò mai più a lavorare (dopo essere stata al negozio per due anni). Ancora oggi, rifiuta di fornire altri dettagli sull’incidente. 
Non avevo mai pensato di collegare quell’evento alla presenza dell’armadietto nel laboratorio. Ma poi, le cose peggiorarono. Come già detto, avevo deciso di regalare a mia madre l’armadietto per il compleanno. Due settimane dopo l’acquisto, decisi di cominciare a ritoccarlo. Sono stato abbastanza sorpreso di scoprire il meccanismo unico delle porte: nel momento in cui se ne apre una, automaticamente scatta anche l’altra assieme al piccolo cassetto in basso. Lo trovo veramente ben fatto.  Al suo interno, vi erano i seguenti oggetti:
  • 1 Penny USA del 1928
  • 1 Penny USA del 1925
  • una piccola ciocca di capelli biondi (legati con uno spago)
  • una piccola ciocca di capelli scuri (legati con uno spago)
  • una piccola statua di granito con su incisi dei caratteri ebraici (che dovrebbero formare la parola SHALOM)
  • un bocciolo di rosa essiccato
  • una coppa da vino dorata
  • uno strano candelabro di ferro nero ad otto bracci
Avevo intenzione di restituire tutti gli oggetti alla famiglia, ma non li hanno voluti. Così, sono inclusi nel pezzo. Dopo averlo aperto, però, decisi di lasciarlo perdere per un po’. L’ho pulito per bene, versandoci anche dell’olio di limone. È stato allora che mi sono accorto della presenza di un’incisione in ebraico sul retro dell’armadietto. Sotto, c’è una foto della stessa. 
Il giorno del suo compleanno, il 28 Ottobre del 2001, mia madre mi chiamò avvertendomi che avrebbe trascorso tre giorni fuori città, e che dunque dovevamo rimandare i festeggiamenti. Il 31 Ottobre del 2001, mia madre venne al negozio. Avremmo dovuto pranzare assieme, ma prima di andarcene volevo assolutamente mostrarle quell’armadietto. Le piacque moltissimo. Mentre lei lo esaminava, sono andato a fare una telefonata. Non erano passati più di cinque minuti quando uno dei miei collaboratori fece irruzione nel mio ufficio avvertendomi che mia madre si era sentita male. Quando sono tornato a controllare che cosa fosse successo, ho trovato mia madre seduta su una sedia, proprio accanto all’armadietto. Non aveva espressione, ma piangeva. Non importa quanto provassi a farla reagire, lei non rispondeva. O, forse, non poteva rispondere. 
Salta fuori che è stata vittima di un colpo apoplettico. Abbiamo dovuto portarla in ospedale in ambulanza. 
È ancora parzialmente paralizzata, e all’epoca aveva perso l’uso della parola (che ha successivamente riguadagnato, per fortuna). Poteva solo capire ciò che le veniva detto, ed indicare delle lettere su un tabellone per formare le parole che voleva dire. Quando il giorno dopo le chiesi come stava, gli occhi le si riempirono di lacrime e mi disse N-O R-E-G-A-L-O. La rassicurai dicendole di averle fatto un regalo, ma lei fece cenno di no con la testa e disse O-D-I-O R-E-G-A-L-O. Io sorrisi, e le dissi che non doveva preoccuparsi, che mi dispiaceva che non le fosse piaciuto, ma che le avrei subito preso qualsiasi altra cosa volesse, a patto che facesse del suo meglio per rimettersi in forma.
Ancora non riuscivo a collegare tutto alla presenza dell’armadietto, o a qualcosa di paranormale. Francamente, non avrei usato l’aggettivo “paranormale” sino al mese scorso. 
Qui vorrei sintetizzare un po’ – o quantomeno ci provo. Ho dato l’armadietto a mia sorella. Se l’è tenuto una settimana, e poi me l’ha ridato. Si lamentava di non riuscire a chiudere le porticine, e che si aprivano in continuazione. A me non è mai successo, e poi non ci sono meccanismi a molla. L’ho dato a mio fratello e sua moglie, che me l’hanno restituito dopo appena tre giorni. Mio fratello insisteva nel dire che profumava di gelsomino, mentre sua moglie continuava a ripetergli che l’odore era di urina di gatto. L’ho dato alla mia fidanzata, che dopo due giorni mi ha consigliato di venderlo o darlo via. L’ho venduta il giorno stesso ad una simpatica coppia di mezz’età. Dopo tre giorni, andando ad aprire il negozio, me lo sono ritrovato all’ingresso con un biglietto che recitava: “È pieno zeppo di energia negativa”. Non avevo ancora idea di cosa volesse dire di preciso. 
Comunque, sono finito per portarmelo a casa. Poi, le cose sono drasticamente peggiorate. Dal giorno in cui l’ho portato a casa, ho cominciato ad avere un terribile incubo ricorrente. Di solito va più o meno così: mi ritrovo a camminare con un amico, o comunque qualcuno che conosco bene, finché ad un certo punto lo/la guardo negli occhi e mi accorgo che qualcosa non va. C’è qualcosa di diverso, nei loro occhi, qualcosa di malvagio. A quel punto, la persona con cui sono si trasforma nella più orribile, disgustosa e demoniaca delle vecchie streghe che abbia mai visto. Al che, finisco sempre per essere pestato a sangue da questa strega. 
Molte volte mi ritrovo lividi e graffi dove sono stato colpito dalla vecchia la notte precedente. E comunque non ho MAI ricollegato gli incubi all’armadietto, e confesso di non aver mai formulato tale ipotesi prima di un certo avvenimento. 
Circa un mese fa, mia sorella, mio fratello e sua moglie sono venuti a trovarmi per qualche giorno. Il mattino dopo il loro arrivo, a colazione, mia sorella si è lamentata di aver fatto un sogno terribile. Mio fratello e sua moglie sono rimasti di sasso, e hanno timidamente accennato al fatto di aver dormito malissimo – non solo: avevano pure avuto lo stesso, orribile incubo. Mi si sono rizzati tutti i peli, e ho i brividi al solo ripensarci. Parlando ancora, abbiamo scoperto di avere avuto quegli incubi solo quando l’armadietto era in casa. Per sicurezza, ho chiamato la mia fidanzata chiedendole se avesse avuto incubi, di recente. Lei mi ha detto di sì, e non sono rimasto affatto sorpreso quando mi ha descritto l’orribile vecchia strega. Quando le ho chiesto se ricordasse la data precisa dell’incubo, lei ha risposto di no. Poi, però, le ho chiesto se fosse stato per caso la notte prima di restituirmi quel dannato affare. Al che, lei mi ha risposto allarmata: “Sì! Come diamine fai a saperlo?!”
Da lì in poi, da quando ne ho parlato con la mia famiglia, sembra che si sia scatenato l’inferno. Per una settimana intera ho visto cose che potrei descrivere come ombre, ma le ho viste solo e soltanto con la coda dell’occhio. Molte delle persone venute a casa mia hanno confermato la presenza di strane ombre. Ho messo l’armadietto fuori da casa, e mi sono svegliato di soprassalto quando è scattato l’allarme anti-incendio quella notte. Sono andato a controllare, ma non c’era assolutamente niente che stesse andando a fuoco, o che facesse fumo. In compenso, c’era sempre la solita puzza di urina di gatto. Tornato in casa, la puzza era anche dentro. IO NON HO UN GATTO, E NON CE L’HO MAI AVUTO. Sono quindi tornato fuori – incazzato nero -, ho preso quel coso maledetto e l’ho riportato in casa. 
Mi sono connesso a internet per cercarne il modello, ma mentre navigavo mi sono addormentato e ho rifatto il solito incubo. Mi sono svegliato intorno alle quattro e mezzo del mattino (e solo quando ho sentito qualcosa che mi respirava sul collo, insieme ad un odore sgradevole di fiatella marcia), per scoprire che uno stranissimo odore di gelsomino invadeva la casa…e giusto in tempo per vedere un’ENORME ombra sgusciare via lungo il corridoio. 
Distruggerei quell’armadietto in un secondo, ma vorrei essere prudente, anche perché non so con cosa io stia effettivamente avendo a che fare. Ho una paura matta (e non sto scherzando) che, se distruggessi l’armadietto, questa cosa potrebbe piazzarmisi tra i piedi a tempo indeterminato. Mi è stato detto che esistono persone disposte a comprare oggetti come questo su eBay, che capiscono queste cose e che le cercano.
Se tu che leggi sei una di queste persone, ti prego, TI PREGO, compra quest’armadietto. Ho bisogno di aiuto. Come puoi vedere non ho pretese, o offerte minime. Se mi permetterà di ricominciare a vivere normalmente, farò qualsiasi cosa in mio potere. 

Le misure sono 12.5” x 7.5” x 16.25” TUTTI GLI OGGETTI RINVENUTI ALL’INTERNO SARANNO INCLUSI NELL’ACQUISTO E VERRANNO CONSEGNATI INSIEME

Riguardo l'armadiettoModifica

Ho comprato questa scatola in una delle prime aste online su eBay, intorno al giugno del 2003, perché ero incuriosito da questa “scatola maledetta”. Avevo anche un blog sempre aggiornato, dove permettevo alla gente di pormi delle domande, dopo tante richieste via e-mail. Ho smesso di scrivere a settembre, e ancora non ho ricominciato, né intendo farlo. Per curiosità scientifica mi sono informato su cosa sia effettivamente un dibbuk/dybbuk nella cultura/mitologia/religione ebraica. Si tratta sostanzialmente di uno spirito irrequieto che non riesce né ad ascendere al Paradiso, né a scendere all’Inferno, bloccato in un Limbo o purgatorio. 


Un’altra definizione è questa: Dibbuk (folclore ebraico)

  1. Un demone che si impossessa di una persona vivente condizionandone i comportamenti. Sinonimi: dybbuk
  1. Spiriti maligni che causano malattie mentali, rabbia e sbalzi d’umore. Lo spirito o anima di una persona morta che abita il corpo di un vivente, con risultati a volte positivi, a volte negativi. 


Se credete ai fenomeni paranormali, l’armadietto è posseduto da almeno un dibbuk, o forse due, come diceva la nonna: un dibbuk e un keselim. “Keselim” è una parola molto simile ad un termine turco che significa “sacerdote”. Forse ha a che fare con le due ciocche di capelli legate. 


La scritta in caratteri ebraici sul retro, per quanto ne so io, è una semplice preghiera che recita: “Ascolta, o Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Benedetto sia per sempre il nome del suo onorevole regno”. Si recita soprattutto in punto di morte, o in momenti di paura, etc. Avevo dei dubbi riguardo al fatto che fosse maledetta, e comunque non credo molto nel paranormale. Ciò che è successo in agosto e settembre può essere una coincidenza, così ne parlerò proprio come l’ho scritto sul mio blog. 


Domenica 31 Agosto 2003: La settimana scorsa sono successi dei fatti abbastanza interessanti, sebbene potrebbe benissimo trattarsi di coincidenze. Per prima cosa, condivido la casa con sei persone, ed abbiamo deciso di dormire a turno con l’armadietto in camera. Due di noi si stanno lamentando di avere gli occhi arrossati, uno è diventato apatico e privo di energie, ed un altro si è ammalato. [Tuttavia è un soggetto allergico, gli capita abbastanza spesso] Un po’ di giorni dopo aver palesato questi fastidi, ci siamo tutti accorti che fuori dalla nostra casa ci sono diversi insetti (venerdì). [Che sia normale, in estate?] La scorsa sera (sabato) ci siamo accorti che le porte dell’armadietto si sono aperte più e più volte, sebbene pare che nessuno l’abbia toccato né abbia avuto voglia di farlo. 


Mercoledì 10 Settembre 2003: Sebbene sia impossibile stabilire con certezza se sia proprio l’armadietto la causa di tutti questi strani eventi, di sicuro è un periodo molto sfigato. La casa puzza, la discarica qui vicino trasuda spazzatura e rottami, uno di noi si è preso la bronchite senza motivi apparenti e io mi sono rotto un dito. Parecchi topi sono morti nei motori delle nostre macchine (non chiedetemi come), e parecchi dispositivi elettronici stanno morendo (finora sono morti: la XBOX, il tostapane, la TV e le sveglie digitali). 


Non voglio parlare di ciò che è successo tra settembre e gennaio, ma vorrei spiegare un paio di ragioni per cui ho deciso di rivendere l’armadietto. 

  1. Intorno al 6 Ottobre circa ho incominciato a sentirmi male molto spesso, e ho molti problemi a dormire. Il problema persiste a tutt’oggi. 
  2. Ora vivo solo (con l’armadietto) e mi sono ritrovato a cambiare spessissimo le lampadine e a farmi riparare la macchina più di quanto dovrei (recentemente ho bruciato tutto l’olio e non so nemmeno come ho fatto). 
  3. Ho cominciato a vedere delle cose, tipo delle grandi ombre sfocate, con la coda dell’occhio. 
  4. Sento odori floreali o molto simili all’ammoniaca nel mio garage, e non ho la minima idea di dove saltino fuori. 
  5. La cosa più inquietante è che martedì scorso (27 gennaio 2004), hanno incominciato a cadermi i capelli.


Oggi (venerdì) sono caduti quasi tutti. Ho vent’anni, e ho appena fatto gli esami del sangue – con esiti più che discreti. Il dottore dice che potrebbe essere lo stress, E IO VOGLIO CREDERGLI. 


In ogni caso, per ragioni personali, non voglio più tenere quest’armadietto in casa. Spero ci sia qualcuno qui su eBay che mi aiuti a sbarazzarmene. [Lo butterei dalla finestra o nel bosco, ma ho saputo che è un oggetto di un certo interesse per alcuni]


DETTAGLI: Prezzo: US 20$ (negli Stati Uniti) L’acquirente paga le spese di spedizione. 


Assicurazione: Non coperta. Si invia in tutto il mondo. 


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