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Quella mattina Jade si svegliò presto. Con gli occhi ancora appannati si diresse verso il bagno, si guardò allo specchio e senza nemmeno lavarsi la faccia andò in cucina. Prese la teiera e si preparò un thè, come faceva solitamente tutte le mattine prima di accompagnare il figlio a scuola. Era tardi ma sembrava non importarle molto.

Alle 7:00 andò da Luke e provò a svegliarlo. Lui fece finta di non sentire e si girò dall'altro lato, allora Jade tirò su le serrande per far entrare quel poco di luce che c'era fuori. Luke fece un grugnito e finalmente aprì gli occhi. Dopo aver fatto colazione si vestirono e salirono in macchina.

Il bambino sembrava turbato quella mattina, ma la mamma pensò che il motivo fosse stato un brutto sogno, così decise di rompere il ghiaccio. "Allora Luke! Ti è piaciuta la canzone di ieri sera?" Lui, continuando a guardare fuori dal finestrino, annuì senza dire una parola. I due non si parlarono fino a quando non arrivarono all'asilo. Jade lasciò il figlio davanti l'entrata e diede le solite raccomandazioni che ormai aveva imparato a memoria. Trascinando lo zaino, Luke entrò in classe. La maestra guardando l'orologio gli disse che era arrivato in ritardo e che per questo ci sarebbe stata una punizione per lui. Con le lacrime agli occhi, il bimbo cercò di giustificarsi, invano. 

A ricreazione la maestra prese Luke e lo portò dal bidello, a cui sussurrò qualcosa all'orecchio che non riuscì a capire bene. L'uomo annuì e portò Luke in cantina, dove tenevano le provviste per la mensa. Quell'asilo era conosciuto per la massima severità con cui venivano educati i bambini che lo frequentavano.

Portò Luke nell'angolo più buio della stanza dove c'era una sedia, probabilmente servita per punire altri bambini in passato, e lo fece sedere. Non sapeva cosa volesse fare. Continuava a domandarsi "Per quanto dovrò rimanere qui?"  "Mia mamma saprà che cosa stanno facendo?"

Il bidello gli si avvicinò con un'aria un po' rattristata e disse "Mi dispiace Luke, saresti dovuto arrivare prima".

Chiuse la porta della cantina e tornò al piano di sopra. Luke ora era solo. Solo con se stesso.

Iniziò a piangere, non voleva stare lì. È vero, sarebbe dovuto arrivare prima e le prossime volte lo avrebbe fatto. Ma ormai era lì e a quanto pareva ci sarebbe rimasto per molto tempo. La stanza era illuminata solo da una vecchia lampadina che stava per finire: si accendeva e spegneva continuamente.

A Luke non era mai piaciuta quella cantina, tutti i suoi compagni che uscivano da lì raccontavano fatti strani, creature anormali che li guardavano senza dire una parola, ma lui non credeva a queste cose, o meglio, fino a quel momento non ci avrebbe mai creduto. Era da solo. Credeva di esserlo, ma si sbagliava.

Intravide qualcosa tra gli scaffali muoversi ma cercò di tenere i nervi saldi e la mente lucida. Iniziò a cantare la canzone che la mamma gli cantava sempre per farlo addormentare, ma non sembrava funzionare. Così chiuse gli occhi e cercò di pensare a qualcosa. Qualsiasi cosa, tranne quell'ombra che sembrava muoversi velocemente tra gli scaffali. Emetteva dei suoni inquietanti, respirava a fatica e anche Luke faceva lo stesso. Ad un tratto, quel suono sparì. Luke si sentì sollevato, era stato tutto frutto della sua immaginazione. Con un piccolo sorriso aprì gli occhi e fu lì che lo vide. Lui. Quella "cosa" che si aggirava tra gli scaffali.

Non era umano. Era una specie di angelo, ma non quelli a cui preghi perché tutto vada bene. No, quello non era uno di loro. Sembrava uno di quegli angeli che Luke aveva visto in un programma di mistero. Quello era l'angelo del male.

Era alto, le ali nere e spezzate erano insanguinate. Aveva lunghi capelli che arrivavano fino a terra e che coprivano il suo volto. Vestiva una lunga tunica nera, sporca, strappata. In mano aveva un bastone che continuava a battere sul pavimento. Luke per un momento rimase incantato dal ritmo con cui l'angelo batteva il bastone. In seguito alzò gli occhi e riuscì a vedere che, sotto la lunga frangia, la creatura aveva due occhi rossi che sanguinavano: stava piangendo. Rimasero a guardarsi per tanto tempo, Luke non aveva più paura di lui, anzi, ne sembrava affascinato.

Ad un tratto, l'angelo fece per allungare il braccio, ma la porta si aprì e apparve il bidello. La misteriosa creatura fece un lungo sospiro e svanì nel nulla.

"Allora Luke? Servita la lezione?" Il bambino scese dalla sedia e pallido in volto, con occhi spalancati, tornò al piano di sopra. Arrivato a casa non mangiò nemmeno, si diresse subito in camera sua. Era ormai li da due ore quando Jade entrò per chiedergli perché fosse cosi schivo.

Era seduto sul letto e guardava il muro con aria vuota e triste. Bisbigliava parole incomprensibili, forse un'altra lingua, ma Jade riuscì a capire una parola "lui".

Spaventata cercò di far finta di nulla e uscì dalla camera del figlio. 

La mattina seguente, Luke si svegliò di nuovo in ritardo e tornò di nuovo in punizione nella cantina. Voleva rivederlo, voleva rivedere quell'angelo.

Ne era affascinato ormai.

Anche questa volta la creatura si presentò, ma come la scorsa volta i due si limitarono a fissarsi.

Ora arrivare in ritardo, per Luke, stava diventando un impegno e incontrare quella creatura dalle ali spezzate era un appuntamento a cui non poteva mancare. Non poteva non farlo.

Luke entrò nella cantina. Era la settima volta che entrava in quella stanza; la luce continuava a venire ed andare, la sedia era sempre in quell'angolo buio. Tutto sembrava normale. Il bambino si sedette e con un inquietante sorriso sulle labbra iniziò a chiamare l'angelo. "Hey angelo! Vieni a farmi compagnia! Non sei cattivo, lo so. Vieni, vieni."

Luke si spazientì e iniziò ad insultare l'angelo, quando si girò di scatto e vide la creatura dietro di lui.

Per la prima volta, l'angelo alzò il viso e mostrò a Luke il suo volto. Il bambino restò sconvolto. Era privo di iride e stava continuando a piangere. I suoi occhi erano completamente bianchi, la sua bocca era una lunga linea tratteggiata o meglio incisa a formare una "X". Il volto completamente pallido. Luke sentiva che non avrebbe dovuto insultarlo in quel modo.

La creatura prese il bastone dal quale estrasse una grande lama.



Quando Jade andò a prendere il figlio a scuola trovò il bidello parlare con due agenti della polizia.

A quanto pare di Luke non c'era più traccia e nemmeno della cantina.

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