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I Jikininki (食尸鬼, "Fantasmi mangiatori di uomini"; pronunciato shokujinki in giapponese moderno) sono creature classificabili come yūrei, ovvero fantasmi presenti nella tradizione giapponese. In passato, questi erano persone note per la loro meschinità e per il loro egoismo, che, proprio a causa di queste caratteristiche negative, sono stati maledetti dopo la morte. Questa maledizione consiste nel costringerli per la fame a cercare e divorare carne umana. 

Descrizione dell'aspettoModifica

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I Jikininki vengono spesso considerati dei morti viventi, dal momento che assomigliano a cadaveri in decomposizione ambulanti; il loro corpo, infatti, è spesso ricoperto di diversi tipi di lesioni, come vesciche, cicatrici, abrasioni ed infezioni.

Secondo alcune testimonianze, questi spiriti presentano pochi capelli e sono caratterizzati da occhi luminosi e artigli affilati, per meglio strappare la carne umana.

Tuttavia, alcuni sostengono che siano considerati dei Preta (o Gaki), meglio conosciuti come "hungry ghosts", il che fa pensare che i Jikininki abbiano un aspetto simile a quello dei Preta, spesso rappresentati nell'arte giapponese durante il periodo Heian.

Questi venivano raffigurati come esseri dal collo lungo e sottile, aventi una pancia gonfia e grottesca ed un corpo cadaverico. Si dice che siano tanto orripilanti da paralizzare dalla paura qualsiasi umano osi guardarli, per via del loro aspetto deforme, orribile, disgustoso e disturbante.

Vengono spesso avvistati durante la notte, ma in alcune leggende si dice che, durante il giorno, riescano a trasformarsi in normali esseri umani.

Caratteristiche e modus operandiModifica

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Questi spiriti sono in grado di vedere al buio, di arrampicarsi, di sca

vare nel terreno a una velocità impressionante e di riuscire ad avvertire l'odore del sangue fino ai 3km di distanza. Sono inoltre in grado di sostituire gli arti che eventualmente potrebbero perdere.

La caratteristica principale di questi spiriti e la più orripilante, tuttavia, è il fatto che debbano nutrirsi ogni notte di carne umana; si dice che siano consapevoli della loro condizione e che trovino deplorevole il dover sottostare a quest'obbligo.


Si nutrono solitamente di cadaveri già in decomposizione, dalle tasche dei quali, talvolta, rubano oggetti di valore.

Dal momento che si nutrono di persone morte, i Jikininki sono portatori di numerosi batteri e malattie; un solo morso o graffio può provocare gravi infezioni. Solitamente, i sintomi avvertiti dopo essere stati feriti da un Jikininki sono stanchezza fisica e mentale, visione offuscata, accompagnati da un dolore lancinante e straziante. Nel caso la ferita non venga medicata entro le 24 ore, la persona corre il rischio che il punto colpito vada in cancrena, il che comporta la perdita dell'area attaccata. Passato questo tempo, l'infezione si diffonde, dando inizio a una morte lenta e dolorosa.

Queste creature mostruose sono note per la loro tecnica di caccia, si limitano difatti a ferire la vittima per poi fuggire. Così facendo, la vittima decede a causa delle malattie e al Jikininki non resta che attendere la sua morte, prima di potersene cibare.

Ulteriori informazioniModifica

Si dice che questi spiriti affamati conducano un'esistenza più sofferente di quella di certi animali, ma meno di quella di coloro che sono all'inferno.

Vivono la loro vita continuamente tormentati da una costante fame e sete, sono per cui sempre in cerca di nutrimento. Difatti, malgrado facciano sparire qualsiasi tipo di cibo trovino, rimangono ugualmente deboli ed affamati. Si dice che lasciare offerte di cibo fuori dalla propria porta destinate a queste creature e formulare preghiere compassionevoli possa aiutarli a liberarsi dalla propria sofferenza e quindi permetter loro di morire e rinascere sotto forma animale, ma ciò può avvenire solo se l'offerente è un essere umano santo e/o rispettoso, che non ha mai recato disonori alla famiglia.

LeggendaModifica

La leggenda del jikininki è raccontata nel vecchio racconto giapponese del prete buddista Muso Kokushi.

La leggenda narra che Muso era in viaggio in solitudine attraverso le montagne della prefettura del Giappone Mino, quando perse il cammino. Era quasi buio quando vide un vecchio anjitsu in cima a una collina, e così chiese al vecchio prete che ci abitava asilo per la notte.

Egli aspramente rifiutò la richiesta, suggerendo tuttavia che avrebbe potuto trovare cibo e un posto per dormire in un piccolo villaggio nelle vicinanze. Muso seguì le indicazioni del vecchio prete, e una volta arrivato al villaggio fu accolto con benevolenza dal capo-villaggio che gli diede cibo e alloggio. Poco prima di mezzanotte Muso fu svegliato da un giovane, il quale lo informò che quella mattina, prima che arrivasse, suo padre era morto. Aveva taciuto in precedenza affinché Muso non si fosse trovato in imbarazzo o sentito in obbligo di partecipare alle cerimonie.

Tuttavia tutti gli abitanti del villaggio avrebbero lasciato le loro case per alloggiare in un villaggio vicino, secondo l'usanza di lasciare il cadavere da solo per la notte, pena l'incorrere in avvenimenti infausti per gli abitanti del paese.

Come sacerdote, Muso disse al giovane che avrebbe fatto il suo dovere ed eseguito il servizio di sepoltura vegliando tutta la notte il cadavere. Non aveva paura dei dèmoni o spiriti maligni di cui il giovane aveva parlato. Quando il giovane e gli altri abitanti del villaggio se ne andarono, Muso si inginocchiò accanto al cadavere preparando le offerte dando inizio alla cerimonia.

A notte fonda un essere informe entrò nella stanza mentre Muso era in meditazione. Muso rimase impietrito mentre guardava la forma divorare il cadavere e le offerte. La mattina dopo, quando gli abitanti del villaggio furono tornati, Muso raccontò al giovane quello che era successo, che si mostrò tutt'altro che sorpreso. Poi chiese al giovane perché il sacerdote sulla collina vicina non avesse celebrato lui la cerimonia. Il giovane gli rispose che non c'era nessun prete che viveva nelle vicinanze e che non ve n'erano stati per molti anni. Quando Muso riferì della anjitsu il giovane negò la sua esistenza. Prima di partire, si recò verso l'anjitsu in cima alla collina per vedere se si era sbagliato.

Trovò la collina e l'anjitsu facilmente, e il vecchio prete questa volta lo lasciò entrare. Il vecchio prete cominciò a scusarsi per aver mostrato la sua vera forma di fronte a Muso, che si rese conto che la figura informe che aveva visto divorare il cadavere di fronte a lui era il prete. Il vecchio rivelò che era un Jikininki. Dopo aver vissuto una vita egoista come sacerdote, preoccupandosi soltanto del cibo e dei vestiti che poteva permettersi con la sua professione, una volta morto si risvegliò come Jikininki, destinato a nutrirsi cadaveri.

Egli supplicò Muso di eseguire una cerimonia Segaki in modo da poter mettere fine alla sua esistenza di orribile Jikininki. Tutto ad un tratto il vecchio prete scomparve insieme all'anjitsu. Muso si trovò inginocchiato nell'erba sulla cima di una collina accanto a una tomba antica e coperta di muschio della forma della go-rin-ishi, che sembrava essere la tomba di un sacerdote.

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