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Jeff the Killer vs Slenderman

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Jeff the Killer VS Slenderman di Dylan R. - Creepypasta ITA SPECIALE DI NATALE29:47

Jeff the Killer VS Slenderman di Dylan R. - Creepypasta ITA SPECIALE DI NATALE

Traduzione di Schrödinger's cat.

Il buio e umido vicolo era leggermente illuminato dalla luce del cellulare di Sarah, che accendeva ogni manciata di secondi per vedere dove era diretta. I suoi occhi scrutavano il buio e saettavano da una parte all’altra come fossero imbizzarriti. Che cosa le era accaduto la notte precedente era un mistero: ripensò di nuovo, mentre stava tornando al bar. Era uscita con un paio di amici per una notte di divertimenti. Nulla poteva succedere, o così lei aveva pensato. Adesso stava tremando, mentre camminava da un edificio all’altro alle tre del mattino. Ancora una volta ci ripensò, ma tutto era confuso. Passò davanti a un vecchio motel e a un pub.

Sarah si fece strada passando dalla periferia del quartiere, attorno a una zona boschiva. Lei camminò, riducendo gli occhi a due fessure di tanto in tanto. Se ne stava avvolta nel suo cappotto per trattenere il calore, mentre la fredda pioggia l’aveva ricoperta per quella che le sembrò un’eternità. Proprio quando le sue palpebre si erano abbassate, aveva visto qualcosa brillare con la coda dell’occhio. Istantaneamente lei riaprì gli occhi e le sue pupille si dilatarono. Si guardò intorno. Non c’era nulla che spiccava nel buio e nella pioggia. Si guardò in giro  e continuò per la sua strada, sperando di tornare presto a casa; mentre si stava guardando attorno con circospezione, si ricordò una scorciatoia che una volta aveva preso da bambina quando aveva giocato a nascondino con i suoi amici d’infanzia.

Questo comportava dover passare dal bosco. La donna raffreddata esitò, ma arrivata alla conclusione che tutto quello che voleva era tornare al più presto possibile nella sua calda e accogliente casa, le sembrò l’idea migliore. Sarah si diresse verso la foresta e come aveva fatto ciò, il primo albero che i suoi occhi videro era stato marcato. Quello che era marcato sull’albero l’aveva lasciata sbigottita, era quello che sembrava un cerchio con una X all’interno. Lei non sapeva nulla circa le sue origini o il suo significato, così aveva presupposto che si trattasse di una specie di simbolo usato da qualche gang di ragazzini. Poi, pensò a voce alta.

«Mi mancano quei tempi. I tempi in cui il mondo era una ―».

La sua voce si spense. Sarah aveva udito il rumore di un ramo che si spezzava in lontananza, dietro di lei. Terrorizzata, iniziò a correre in mezzo al bosco, e ben presto si perse. Lei continuò in ogni caso, sperando di trovare una via di uscita. La sua mancanza di cautela l’aveva portata a inciampare sul ramo di un albero lì vicino e cadde a terra. Provare a rialzarsi in piedi le aveva causato ancora più dolore. Si era slogata la caviglia.

«Per favore, qualcuno… mi aiuti!». Gridò.

Un calpestare di foglie secche si era di nuovo fatto presente. Lei aveva tentato di alzarsi e di scappare di nuovo, ma il suo infortunio l’aveva condotta in un posto solo. Chiuse gli occhi serrandoli per la paura, e quando gli riaprì, un alto, uomo pallido in abito scuro era in piedi davanti a lei. La sua vista aveva iniziato ad appannarsi alla vista di quell’uomo. Iniziò a urlare di terrore, ma presto fu messa a tacere dall’esile, uomo pallido, che prima le stava davanti nel buio.

. . .

Quattro in punto. Quello che prima era un giovane ragazzo, ora non era nient’altro che uno psicopatico a sangue freddo. Jeff the killer aveva giusto finito di fare, quella che lui chiamava, la sua ronda quotidiana. Squartare gente innocente ― era questo il pensiero che occupava la mente di Jeff per la maggior parte del tempo. Si trascinò i piedi sul cemento bagnato quando entrò in quella che lui aveva chiamato “casa” per anni. Jeff aveva messo piede in un mondo fatto di tragici ricordi, mentre stringeva due bottiglie di whisky in mano. Jeff era diventato una macchina per uccidere alimentata dall’alcool. La sua mente era inebriata dal dolce profumo dell’omicidio: un profumo che aveva impregnato la sua mente psicopatica sin dal primo giorno. Come la pioggia aveva preso a battere contro la sua casa in malora, Jeff cominciò a ricordare la notte in cui aveva massacrato la sua intera famiglia. Il rimorso di aver preso le vite delle persone che una volta amava. Ma non era possibile tornare indietro una volta arrivati fino a questo punto. Jeff pensava a una cosa soltanto. Morte.

Erano le cinque o le sei del mattino. Bevve un altro sorso del suo alcool.

«Per che cazzo che me sto seduto qui…». brontolò Jeff.

Mentre si alzava per farsi strada nella notte, scherzò un po’ e poi, si fece un altro sorso di whisky. L’alcool incontrò le sue calde labbra insanguinate e avvertì una strana sensazione. Un impulso improvviso lo aveva colto di sorpresa. Rimase in piedi nella stanza, guardando la foresta oltre la sua casa. Jeff si era controllato le tasche – sigarette, un accentino e ovviamente, il suo coltello. Jeff sapeva che c’era qualcosa che non andava. La sensazione stava facendo fremere ogni fibra del suo corpo: era il desiderio di uccidere ancora, era qualcosa di diverso da quello che aveva provato fino a quel momento.

Si precipitò fuori di casa, nella fredda e umida notte. Jeff, ora si trovava in una via buia, la sua unica fonte di luce era quella del lampione che illuminava la strada. La pioggia, insistente, batteva sulla schiena di Jeff. Lui iniziò ad avviarsi in direzione della foresta. Aveva faticato un po’, dato che il suo consumo di alcool era stato piuttosto elevato quella notte. L’assassino si avvicinò al bosco desolato. Prima di entrare, scorse un rapido bagliore alla sua sinistra. Jeff non era molto distante dal cimitero. Tremò alla sua vista. Un pensiero soffiò nella sua mente, quasi come la leggera brezza in un pomeriggio ventilato. L’ultimo pezzo della sua famiglia era a soli pochi metri da lui e gli fece un segno. 

I suoi piedi si mossero a distanza dalla foresta e verso il cimitero. Lentamente, Jeff camminò, anche se inciampò un paio di volte prima di percorrere la breve distanza. Si avvicinò a una lapide. Jeff l’aveva abbellita con l’odore di morte, la sua giacca era ricoperta di sangue e resti delle sue vittime. Jeff semplicemente fissò la fredda lastra di granito. La sua visione era troppo distorta per riuscire a leggere le parole scritte sopra, a causa di questo, rimase lì a guardare e basta. Jeff iniziò a sentirsi a disagio e la sua gola iniziò a diventare asciutta. Le stesse sensazioni di qualche minuto fa.

Jeff barcollò in direzione della foresta; mentre tremava verso il bosco i suoi occhi saettarono verso un albero a pochi metri più lontano degli altri. Sembrava che ci fosse un piccolo e pezzo di carta grigia, appeso con un chiodo alla corteccia. La sua vista era sfocata e non era capace di leggerlo. Non lo prese in considerazione e strisciò lentamente nel buio, quasi come se conoscesse questo posto ― come fosse la sua vera casa.

Stringendo le sue due bottiglie di whisky, studiò la foresta con la sua vista appannata a causa dell’ebbrezza. Jeff ammirò l’oscurità, gli ricordava un buio corridoio, uno dei luoghi dove facilmente poteva decapitare le sue vittime senza essere visto. Come continuò a camminare, Jeff diventò in qualche modo, infatuato. La vuota oscurità turbinava intorno a lui. Borbottando tra sé e sé in un gergo incomprensibile, continuò a trottare. Qualcosa iniziò a sembrargli strano. Il rumore delle foglie schiacciate dai suoi passi aveva iniziato a essere troppo forte per essere causato da un’unica persona. Jeff ebbe sentore che qualcosa era in agguato al di là della sua vista.

«Chi è là?». Ringhiò Jeff.

Continuava a sentire quel rumore, ma non era nulla al di fuori dall’ordinario. Il canto dei grilli aveva iniziato a farsi più forte e Jeff si guardò intorno con circospezione.

«Vieni fuori pollo, non mi piacciono i giochi, e soprattutto non mi piace nascondino».

Come Jeff aveva annunciato ciò, udì un rapido fruscio provenire da un cespuglio lì vicino. Si lanciò con un fendente prima che il rumore potesse smettere. Poi, Jeff vide che cosa si era nascosto per tutto il tempo alla sua vista.

«Dannati ratti, non siete altro che inutili parassiti». Disse Jeff, quando un roditore sbucò fuori tra le foglie.

Dopo aver visto cosa si nascondeva nel cespuglio, continuò la sua passeggiata notturna. La pioggia battente che prima tamburellava sulla sua schiena, iniziò lentamente a cessare. La sua vista aveva iniziato a diventare molto sfocata e un forte rumore aveva iniziato a crescere nella sua testa. Che cosa sentiva Jeff era solo frutto della sua insana immaginazione, dato che il bosco era completamente in silenzio. Iniziò a girovagare, trascinando i piedi e imprecando contro il rumore quasi insopportabile. Nulla di simile aveva prima d’ora trafitto le sue orecchie arrecandogli così tanto fastidio.

Il rumore che aveva finora tormentato Jeff, lentamente cominciò a regredire nel silenzio. Per il dolore, Jeff inciampò su un albero. Entrambe le bottiglie che teneva in mano caddero al suolo. Una finì per schiantarsi contro la corteccia e si infranse in tanti piccoli pezzi, che si sparpagliarono ovunque. Il rumore del vetro infranto aveva riportato brutalmente Jeff alla coscienza; mentre i suoi occhi si riabituavano al buio, Jeff vide sfocato un oggetto bianco e di forma ovale, sopra di lui. I suoi occhi rapidamente lo focalizzarono meglio a causa dello shock; ma quello che era stato davanti a lui, un paio di secondi dopo, era scomparso dalla sua vista.

«Ma che cazzo è stato?».

Jeff ridacchiò alla sua stessa osservazione. Era la sua mente che gli stava giocando questi scherzi?

«Adesso so che non sono dei maledetti ratti».

In fretta giunse alla conclusione che qualcosa se ne stava in agguato nel buio, seguendolo a distanza.

«Mi hai avuto, abbiamo finito di giocare. Chi cazzo sei, bastardo!?». Urlò Jeff a squarciagola nella speranza di ricevere qualche risposta. La risposta gli arrivò brusca: come aveva iniziato a camminare di nuovo, iniziò a sentire un debole formicolio al collo.

«Questa non è colpa dell’aria, stronzo. Esci da quei dannati cespugli prima che io decida di farti uscire a forza di prenderti a calci nel culo!». A questo punto, Jeff, si sentì fuori di testa. Nulla in quel posto era normale, ma stava godendo ogni minuto di quegli istanti. Rapidamente, aveva estratto la lama scintillante dalla tasca del suo cappotto e cominciò a scagliare dei fendenti agli alberi nel buio.

«Vieni fuori puttana!». Gridò. «Niente nascondigli ora, taglierò ogni ramo e pezzo di corteccia per squarciarti la gola!».

Jeff puntò il coltello contro un alto ed esile albero che sporgeva alla sua sinistra e lo accoltellò. Rimase attonito nel vedere che il contatto diretto con l’albero, o quello che lui aveva pensato fosse un albero, scomparve nel buio in non più di una manciata di millisecondi. Non sapeva cosa fare: lanciò una rapida occhiata alla sua destra, e pugnalò qualcosa nel buio della notte. Guardò in direzione del bosco e vide qualcosa che non si aspettava di vedere. Quello che se ne stava in piedi davanti allo psicopatico ragazzo, era un uomo, estremamente alto, esile e vestito in un elegante e pulito abito nero. Fu tutto quello che Jeff riuscì a fare in quel momento, prima che la pioggia rendesse la vista di Jeff nuovamente sfocata.

Gli occhi di Jeff focalizzarono di nuovo e rapidamente iniziò a osservare l’uomo. Era emaciato, il suo viso pallido e di un colore quasi di un bianco puro. Come Jeff aveva studiato la sua faccia, presto notò che all’uomo mancavano le forme del viso. La faccia di quella ‘Cosa’ era completamente vuota: né occhi, né naso, né una bocca. Solo una testa bianca non definita. Questo aveva fatto sentire Jeff leggermente a disagio, e presto scoppiò in una risata. Sebbene fosse rimasto stupito, Jeff presto avrebbe affrontato la figura che stava davanti a lui.

«Così eri tu il bastardo che mi inseguiva nei boschi, huh?».

Jeff fissò il vuoto ancora una volta.

«Sai, non so chi cazzo tu sia, ma mi ricordi un po’ me stesso… hai un bel visino bianco, ma quello che ti manca è un sorriso!».

Jeff iniziò a ridere in maniera incontrollata di sua iniziativa; finché non fu fermato, le orecchie di Jeff vennero assalite da un rumore di statico che lo fece cadere al suolo. Fu avvolto dall’oscurità mentre si stringeva le orecchie in segno di pietà. La figura, che prima Jeff aveva deriso, gli stava causando un estremo dolore; mentre dal posto dove sarebbero dovuti trovarsi i suoi occhi, stava osservando quelli di Jeff. A questo punto, Jeff scattò. Si liberò dal dolore, estrasse il coltello ancora una volta e iniziò a tagliare. Ognuna delle sue mosse era stata vana, dato che l’uomo si muoveva in un batter d’occhio, quasi come se lui si stesse teletrasportando per eludere gli attacchi di Jeff.

L’uomo alto aveva iniziato a reagire. Jeff aveva appena cominciato a notare i tentacoli che scaturivano dalla schiena del suo aggressore; i quali, afferrarono Jeff e la sua risposta fu di agitare il coltello in ogni direzione, mentre veniva trascinato verso di lui. Riuscì a tagliare quello che gli era sembrato un braccio. Quasi in un istante, l’arto era ricresciuto rapidamente tornando alla sua forma originale. Quello che era appena successo lasciò attonito Jeff. Aveva pensato che l’uomo alto fosse una specie di albero e i suoi tentacoli fossero semplici rami. Jeff fuggì nella foresta, sapendo che non sarebbe stato in grado di combattere contro il suo avversario; il quale, sembrava stesse difendendo il suo territorio, probabilmente doveva essere anche il suo territorio d’origine.

Jeff si precipitò in direzione opposta al suo aggressore, per ritrovarsi nello stesso posto da cui era entrato nel bosco. Alla sua destra si trovava il cimitero. Era finito nella radura. Come corse, oltrepassando gli alberi, notò che uno di loro si trovava isolato dagli altri. Lo stesso albero di prima. Corse verso di esso per istinto e lesse la nota attaccata che aveva visto prima da lontano.

“Non entrare in questi boschi di notte, un uomo alto è stato avvisato nella zona di recente, alcuni lo chiamano Slenderman. Attenzione, entrate a vostro rischio e pericolo”.

Qualsiasi cosa fosse l’essere che lo aveva inseguito nei boschi, doveva trattarsi della stessa creatura a cui si riferiva il foglio, Slenderman. Il nome si addiceva alla sua figura alta e pallida. Jeff si affrettò verso il cimitero, dove aspettò il suo nemico, brandendo il suo coltello affilato a insanguinato. Il desiderio di Jeff si realizzò quando lo Slenderman uscì dalle boscaglie. Sembrava essere stato titubante di lasciare il suo territorio. Nonostante la sua esitazione, lasciò l’area in ogni caso, e rapidamente si precipitò su Jeff. Gli istinti omicidi iniziarono a tornare e lui saltò verso l’uomo alto. Jeff fu rapidamente afferrato dal suo nemico e gettato contro un albero li vicino.

Jeff continuò a far oscillare ancora il coltello contro i tentacoli che lo avevano afferrato. Era in grado di tagliare una delle principali armi dello Slenderman. Il sangue colava dal taglio profondo. La bianca figura non fece trasparire alcuna emozione e iniziò a strappare dal suolo Jeff ancora una volta. Facendolo andare a sbattere contro gli alberi e le lastre di pietra, il coltello di Jeff scivolò dalla sua presa e cadde al suolo insieme a lui. L’impattò col suolo fece che sì che il coltello di Jeff si piantasse nel suo stesso stomaco, in una manciata di secondi. Il sangue iniziò a fuoriuscire dalla ferita e presto il terreno si ritrovò coperto di un liquido rosso. Si rialzò con un sussulto.

«Questo è tutto quello che sai fare Slendy? Ho preso botte peggiori dalla cintura di mio padre piuttosto che dai tuoi deboli ramoscelli!».

Lo Slenderman rimase in silenzio, ma continuò a combattere. L’uomo alto cercò un pezzo di granito da una lapide, ma prima che potesse afferrarlo, Jeff strappò il coltello dal suo stomaco e lo lanciò direttamente contro Slenderman. L’accuratezza di Jeff fu precisa e tagliò uno degli arti dell’uomo. Il braccio sinistro di Slenderman era completatamene andato, mentre cadeva a terra in un tonfo e poco dopo, venne ricoperto da una colata di sangue denso che proveniva dalla sua spalla. Era completamente intriso di sangue. Slenderman scomparve rapidamente nel buio, e riapparve in un luccichio alle spalle di Jeff. Nella sua mano destra, stringeva un pezzo di granito e lo fece schiantare contro la parte laterale del cranio di Jeff. Lui cadde al suolo ancora una volta, quasi svenuto.

Il suo corpo non fu lasciato lì per molto a lungo, perché il suo aggressore lo afferrò di nuovo e lo gettò contro una lapide. La lapide esplose per l’impatto con il suo corpo. Rialzandosi ancora, gli occhi di Jeff si focalizzarono sul nome inciso sulla pietra della lapide. I suoi occhi scorrevano sull’incisione di granito e i suoi occhi si spalancarono. Le parole incise su quella lastra grigia erano state riconosciute all’istante da Jeff. Aveva letto il nome di suo fratello, Liu. Qualcosa stava percorrendo il corpo di Jeff. La rabbia lo assalì all’istante e si scagliò contro Slenderman con estrema rapidità. Il coltello di Jeff stava tagliando attraverso il suo abito, così come la sua pelle pallida. Slenderman si teletrasportò verso la foresta.

«Avanti puttanella, non ho ancora finito con te!». Gli urlò Jeff. «Voglio aiutarti ad andare a dormire Randy! Sembri terribilmente stanco!».

Qualsiasi cosa stesse attraversando il corpo di Jeff aveva acceso la sua follia, facendolo arrivare oltre il limite. Era diventato delirante. Corse contro Slenderman e tornò nella foresta. Si precipitò attraverso i boschi, non curandosi dell’ambiente circostante o di qualsiasi cosa ci fosse sul suo cammino. Jeff era arrivato nel cuore della foresta, continuando a perseguitare quell’uomo. Slenderman continuò a materializzarsi intorno alla foresta. La mancanza di prudenza da parte di Jeff, lo fece inciampare su un ramo che giaceva sulla sua strada. Come si schiantò al suolo, schegge di vetro lo trafissero e il contenuto delle tasche fu riversato all’esterno. I suoi oggetti personali erano sparsi sul terreno. Jeff alzò lo sguardo, col suo volto insanguinato, mentre l’odore di alcool gli aveva fatto realizzare qualcosa. Jeff sapeva di essere stato lì prima, di essere caduto e di aver fatto cadere anche la tua bottiglia.

Jeff, disperatamente cercò di recuperare il suo coltello. Sentì la mano afferrare qualcosa di caldo, quello che aveva sperato fosse la sua lama. Jeff aveva trovato il suo accendino. Subito ha iniziato ad accenderlo, sperando che una piccola fiammella sarebbe stata sufficiente come fonte luminosa. Dopo un paio di disperati tentativi, una piccola, fiamma arancione si accese. Jeff aveva portato in avanti il suo accendino nella speranza di trovare il coltello che si trovava vicino a lui; ma prima che potesse fare un altro movimento, Slenderman gli apparve dinanzi. Il suo volto bianco e liscio che aveva visto prima, adesso era ricoperto di tagli e sangue scuro. Anche se sembrava ferito, Slenderman rimaneva forte.

La presa di Jeff sull’accendino si allentò, a causa del sangue che aveva diminuito l’attrito con la sua mano e gli scivolò. Un piccolo incendio iniziò si accese al suolo. Le fiamme intense avevano iniziato a bruciare non appena l’accendino aveva toccato terra. Entrambi gli avversari si allontanarono appena in tempo dalle fiamme. Prima che entrambi potessero portarsi a una distanza di sicurezza dal fuoco alimentato dall’alcool che era stato riversato al suolo, in una manciata di secondi la foresta cominciò a essere divorata dalle fiamme. Jeff tentò di trovare una via d’uscita, ma sembrava non esserci tra quelle fiamme. Slenderman non si era preoccupato minimamente da ciò, aveva continuato a stringere Jeff e farlo oscillare da una parte all’altra. Jeff rispose combattendo, ignorando l’ambiente circostante che si stava incendiando e il rosso e l’arancione avevano iniziato a predominare sul buio. Il mostro alto afferrò Jeff e lui, afferrò il suo coltello e saltò.

In vano, Jeff era stato trascinato da Slenderman; ma aveva bloccato la sua presa. Slenderman aveva iniziato a scuotere Jeff al suolo, ma mentre faceva questo, Jeff contrattaccò e un sonoro suono di ossa che si spezzano echeggiò nella foresta. Il dolore fece vibrare ogni fibra del corpo di Slenderman, che preso dallo shock, lanciò Jeff contro un grande albero. Lui si schiantò contro la corteccia e un forte dolore iniziò a irradiarsi per tutta la schiena di Jeff. Slenderman continuò a spingerlo indietro, fin quando non vide un ramo farsi largo attraverso il suo torace. Jeff fu brutalmente impalato dal lungo ramo dell’albero.

Il sangue sgorgava a fiumi dalla sua bocca e dalle sue ferite aperte, mentre lui urlava di dolore. A quel punto, Slenderman fuggì. Si teletrasportò in un’area sicura, dove la foresta non era ancora stata attaccata dalle fiamme. Guardò Jeff mentre stava tentando di scappare. Arrivato a quel punto, lo Slenderman sapeva che una via di fuga per lui sarebbe stata impossibile. Il mostro bianco poteva udire le grida di Jeff, anche dopo aver essersi portato a distanza da lì. Continuò a teletrasportarsi lontano dal suo territorio e lasciò Jeff bruciare tra le fiamme.   

L’incendio aveva iniziato ad avvampare sempre di più, circondando Jeff. Lottando per evitare il caldo intenso, aveva fatto scivolare violentemente il corpo fuori dal ramo. Il fuoco inghiottì Jeff, tutto turbinava intorno a lui. Le fiamme lo avvolsero e ogni speranza abbandonò Jeff.

Aveva perso la testa tanto tempo fa, ma c’era qualcosa di diverso questa volta. Aveva raggiunto il suo limite e il suo stato mentale fu divorato dalle fiamme, così come il resto della foresta.

. . .

“Una giovane donna di nome Sarah Burgess è stata segnalata assente. L’ultima volta è stata vista al Drop In Bar&Grill sulle 9 di sera. Se avete qualche idea sul luogo in cui Sarah Burgess possa trovarsi, per favore chiamate la stazione al 404-835-HELP(4357). Altre notizie, un grande incendio boschivo è scoppiato nella zona locale, la causa non è ancora stata identificata. Gli investigatori stanno studiando i resti della foresta. Le fiamme sono state spente. Questo danno potrebbe essere molto risentito dagli animali che vivono nella foresta. Vi terremo aggiornati sulla situazione”.

Mark spense il televisore e si lasciò sprofondare sul divano.

«Ehi tesoro, vuoi andare a dare un’occhiata alla foresta, o beh, di quello che ne rimane? Hanno estinto le fiamme che hanno bruciato il territorio. C’è una ragazza che è stata segnalata scomparsa, magari potremmo incontrarla se usciamo».

«Potremmo fare un’altra volta? Sono un po’ impegnata Mark, e se la polizia non trova quella ragazza, non vedo come diavolo potremmo trovarla noi!». Protestò Julia.

Mark ribatté. «Avanti, non ti farà male. Non saranno più di cinque minuti a piedi!».

«Va bene, credo… ma solo cinque minuti!».

L’uomo indossò le scarpe e lasciò la sua casa con la moglie; mentre passeggiavano verso la foresta bruciata, potevano vedere qualcosa muoversi nella direzione opposta. Sembrava un po’ umano. Quando si avvicinarono a quella cosa, notarono che sembrava avere gravi ustioni al volto. Le palpebre di quella creatura erano completamente andate e aveva un innaturale sorriso che solcava le sue guance. Era completamente bianco con alcune sfumature grigie che facevano pensare si fosse bruciato. I suoi capelli neri e lunghi erano bruciacchiati. Si avvicinarono.

«Ehi amico, ti serve aiuto?». Chiese Mark.

«Mark fermo, non sappiamo nemmeno chi è! Potrebbe essere un fottuto assassino per quello che ne sappiamo!». Bisbigliò Julia, spaventata.

L’uomo si avvicinò rapidamente alla coppia; e come egli si avvicinò, aveva estratto una lama coperta di un liquido rosso.

«No, non mi serve. Ma posso dire che a voi serve aiuto per andare a dormire».

Jeff tagliò il collo dell’uomo, facendo cadere in terra il corpo. Sua moglie iniziò a urlare a voce alta. Non era più stata in grado di continuare dal momento che lei fu la prossima. Fu pugnalata dritta nel cuore con il coltello.

«Non c’è bisogno di preoccuparsi per me… adesso, andate a dormire».

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