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Se dovessi scegliere la caratteristica che più mi definisce, non avrei dubbi: non mi preoccupo seriamente di nulla. Quando mi si pone davanti un problema o mi capita una situazione particolare non gli do peso, aspettando che la soluzione mi capiti davanti agli occhi. A molti può sembrare azzardato ma alla fine ho sempre avuto le risposte giuste, anche a distanza di anni su cose che non richiedevano una risoluzione nel tempo breve. Alcuni per questa mia fortuna sono invidiosi e io stesso me ne sono sempre vantato.

Nel corso del tempo questo mio modo di essere ha però mostrato il suo lato negativo: Molte delle cose che mi succedevano e a cui non davo particolare importanza (in realtà quasi tutte quelle esterne all' ambito scuola/lavoro) cadevano nel dimenticatoio, per poi tornarmi in mente solo nel momento in cui potevo collegarle ad un fatto presente. Può sembrare assurdo ma alcuni di questi ricordi che riaffiorano dal nulla anche dopo anni ti possono confondere parecchio. In questi giorni non riesco più a rimanere calmo come sono solitamente, la notte fatico a prendere sonno e mi sento sul punto di avere un crollo nervoso. Il motivo? Un fatto vecchio anni di cui mi ero totalmente dimenticato o, forse, lo avevo cancellato dalla memoria di mia spontanea volontà.

Non so dire di preciso quanto tempo sia passato ma in quel periodo ero un classico adolescente con la fissa del paranormale, quindi direi almeno una decina di anni. Vivevo assieme a mia madre e mio fratello maggiore in una casa di periferia. Non amavo uscire con gli amici, preferivo stare nella mia camera attaccato al computer giocando a qualche RPG o leggendo pagine web sui vari misteri del mondo (I castelli scozzesi, alieni, la combustione spontanea, Loch Ness... Insomma i "Grandi classici"). A differenza di molte persone che si interessano in questi discorsi, non ero paranoico: credevo realmente a fantasmi, mostri e alieni ma non gli davo realmente importanza. Mi interessavano ma non li sentivo parte del mio mondo. Il computer che avevo in camera era sempre acceso con qualche download in corso, anche per parecchi giorni di fila. La mia scrivania si trovava esattamente sotto il letto, rialzato di circa due metri da terra e raggiungibile con una scala: Un letto a castello senza la parte inferiore che mi aveva fatto risparmiare parecchio spazio nella stanza rendendola enorme, come chiunque a quella età vorrebbe. L'unico difetto era dato dall'impianto idraulico che passava proprio nel muro dove si trovavano i miei cuscini e dal forte rumore che faceva ogni volta che qualcuno apriva l'acqua in bagno. Ero comunque abituato alle ventole del mio computer quindi non mi aveva mai realmente infastidito.

Una notte dopo la classica serata tra internet e videogiochi, salii le scale e mi buttai nel letto, stanco come se avessi appena finito la maratona di New York. Senza rendermene conto non avevo spento il monitor che dalla scrivania illuminava tutta la camera ma non mi preoccupai di scendere: trovandomi esattamente sopra alla fonte la luce non mi puntava negli occhi e in ogni caso nel giro di qualche minuto si sarebbe spento automaticamente. Cominciai a cercare la migliore posizione per dormire, girandomi in continuazione e cambiando la posizione dei cuscini. Niente da fare, nonostante mi sentissi a pezzi non riuscivo a prendere sonno. Decisi alla fine di girarmi sulla schiena, guardando il soffitto e aspettando che Morfeo venisse a prendermi tra le sue braccia, quando mi accorsi che la temperatura nella stanza era cambiata: se prima avevo abbastanza caldo, ora sentivo un freddo pungente. Pensai che forse avevo lasciato la finestra aperta, ma non avevo assolutamente voglia di scendere quindi decisi semplicemente di mettermi sotto le coperte. Nel giro di un minuto cominciai a sudare. Il mio corpo si era abituato così in fretta al calore delle coperte da lasciarmi stupito, anche se quella situazione era normale visto che correva Agosto e avevo sul letto un piumone invernale. Preferendo quel caldo confortevole decisi di rimanere coperto ma la situazione divenne più strana pochi minuti dopo: nonostante continuassi a sudare sentivo perfettamente la temperatura abbassarsi, come se qualcuno avesse tolto il piumone. Sentivo nuovamente freddo ma il mio corpo sudava come se fossi sdraiato su una spiaggia a prendere il sole accanto ad un barbecue. Decisi di alzarmi per controllare la finestra e darmi una calmata perché, lo ammetto, cominciavo ad essere agitato. Non riuscivo a muovermi. L'agitazione aumentò vertiginosamente, ma mantenni la calma pensando si trattasse di paralisi notturna, argomento su cui avevo letto diversi articoli. Rimasi a fissare il soffitto, aspettando che qualcosa cambiasse. Un suono forte vicino alla testa mi fece sobbalzare: era l'impianto idraulico che si era attivato. Le ventole del computer ora sembravano a pochi centimetri da me, la luce causata dal monitor ancora acceso era diventata più intensa, quasi accecante. Paralizzato in quel mix di suoni, luci e freddo cominciai ad avere così paura che pensai di urlare per chiamare aiuto ma non lo feci, probabilmente per vergogna. In quel momento tutto sembrò durare una vita quando probabilmente furono pochi minuti, dopodiché il monitor finalmente si spense. In quel preciso istante mi addormentai come sotto ipnosi.

Il sogno che feci quella notte non fu meno strano di quello accaduto prima del collasso improvviso: 4-5 figure nere simili a ombre erano davanti a me e sembravano fissarmi, ma non posso esserne sicuro vista la totale mancanza di un volto vero e proprio. Sembravano degli inespressivi busti senza arti e a parte qualche movimento della testa rimanevano immobili davanti a me. Non potevo muovermi, anzi, se ci ripenso attentamente nel sogno sembrava come se non avessi il controllo del mio corpo. Per tutta la notte mi "fissarono", senza che si udisse un minimo suono. Quando la mattina mi svegliai era come se non fosse successo nulla. Mi sentivo riposato e pieno di energie. Rimasi nel letto per qualche minuto cercando di ricordare tutto quello che era successo così da raccontarlo a mio fratello. Durante colazione spiegai la mia nottata ridendoci su e dandomi dello stupido che si era fatto condizionare dalle cose lette il giorno prima. Quando cominciai a raccontare il sogno venni interrotto da mio fratello che mi chiese se avessi visto delle figure nere per tutta la notte. Rimasi pietrificato quando scoprii che pure lui aveva avuto la stessa esperienza. Ne parlammo tutta la mattina, cercando di trovare una soluzione razionale a quello che era successo. Quando nostra madre tornò a casa per pranzare raccontammo anche a lei il tutto. La sua notte fu identica alla nostra. Non ci potevo credere. Chiunque avrebbe cercato ovunque una spiegazione per quello che era successo... Ma come vi ho detto sono sempre stato un tipo che le risposte non le cercava, aspettava che comparissero davanti a lui. Nonostante fosse successo qualcosa di veramente strano, lo etichettai tranquillamente come una curiosa coincidenza e tornai alla mia vita normale il giorno stesso.

Sono passati tanti anni e la mia vita è proseguita normalmente: mi sono laureato, sono andato a vivere da solo e ho trovato lavoro in un bar a pochi metri da casa. Come tutti ho momenti stressanti e ho avuto qualche raro attacco di panico ma nulla a livello clinico. Avevo totalmente dimenticato quella notte fino alla scorsa settimana quando, guardando il telegiornale, parlarono di un omicidio: l'assassino era stato visto nel giardino di una villa dai proprietari qualche giorno prima del reato intento a scattare fotografie alla finestra della cucina. Nei giorni successivi la polizia pattugliò la zona tutte le notti senza però vedere nessuno sospetto. Il quinto giorno lo stesso individuo è entrato nella abitazione, uccidendo tutti i tre inquilini per poi suicidarsi. Venne identificato come l'ex marito della padrona di casa, padre delle altre due vittime. Al momento della morte aveva al collo la macchina fotografica in cui erano presenti diverse foto scattate ogni notte durante gli ultimi tre mesi. Da quando questa notizia è apparsa in televisione, quella notte mi è tornata in mente come se fosse inchiodata davanti ai miei occhi.

Ora non sono più io e vivo con il terrore che stia per succedere qualcosa. Vi starete chiedendo il perché... Forse non lo potete capire. Voi risolvete i vostri problemi, cercate le vostre risposte... Io no. Io aspetto e alla fine il tempo mi porta tutto. Ho una dote naturale nel riconoscere quando una risposta mi viene data. Pensate all'assassino del telegiornale: per tre mesi si è fatto vedere solo una volta perché si è avvicinato il più possibile per terrorizzare le future vittime mentre per il resto del tempo ha agito nascosto, senza che nessuno notasse la sua presenza. Non ci avevo più pensato perché non era mai successo nulla che mi riconducesse a quel giorno. Ora però il mio istinto mi ha fornito la risposta: non so cosa mi sia apparso davanti la notte di un Agosto lontano, ma quella non è stata l'unica volta che mi hanno osservato nel sonno. Semplicemente le altre notti hanno deciso di non farsi vedere.


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