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Eravamo in tre a parlare nel bagno femminile della scuola: Io, Marina e Clarissa.

Ci stavamo annoiando, come sempre, ma qualcosa continuava a tenere impegnata la nostra attenzione: Ragazzi.

L'argomento principale che veniva chiacchierato ogni qual volta si potesse sparlottare.

Quasi eclatante, per me, scoprire segreti e cose che nessuno dovrebbe sapere, ma che solo noi tre potevamo conoscere.

Clarissa prese il telefono, graffiato e semi rotto, andando a controllare le notifiche su Facebook e le chat ancora non visualizzate.

Si lamentava di un tipo, la pressava già da un bel po'.

Marina rideva, mi guardava con quei suoi occhi verdognoli, grandi e pieni, da cerbiatto, cercando di convincermi a darle il mio telefono per messaggiare con un tipo che aveva conosciuto qualche settimana prima durante una serata fuori.

La stava ossessionando.

Non capivo come potesse renderla così strana e irritante; non potevi chiederle il nome del tizio che cominciava a blaterare su cose che potessero distrarmi dalla mia curiosità.

Avevo quasi paura.

Era cambiata troppo, e a Clarissa non piaceva questa situazione.

Proposi ad entrambe di uscire, magari a mangiare un gelato o ad incontrare questo 'misterioso' individuo.

Si, volevo vedere in faccia chi mi aveva rubato un'amica, non potevo sopportare il suo cambiamento.

Mi nauseava.

Le due accettarono. Clarissa, però, prima di uscire mi fece segno di andarle vicino.

< Cosa facciamo se... Lo vede? E se fosse un maniaco? > sussurrò con un filo di fiato.

Mi misi a ridere, sapevo come fare. O forse... No...

Sarebbe stato divertente averne una terza...

Alle 15:15 eravamo già pronte, e cotonate sotto casa mia, per partire e andare verso il lago, ma non era quello il posto dove volevo andare.

Condussi, con un poco di fatica e l'aiuto dell'altra, Marina verso la scuola, sperando di aver tempo.

Ci fermammo, il nodo in gola non mi riusciva a far parlare come avrei voluto fare.

< Perché non gli dici di venire? Dopotutto mi sembra che sia del posto... > voce roca, divertita e maligna.

Le guardai il succhiotto sul collo, non poteva abitare lontano. Come potrebbe sbattersi un ragazzo troppo distante da lei?

Così prese il telefono con arroganza dalla borsa, mandandogli un messaggio dove gli diceva di correre da lei; che gli mancava.

Vidi un'ombra avvicinarsi, con qualcosa di 'luminoso' in mano. Era evidentemente il suo cellulare.

Clarissa sorride, vedendolo da lontano, facendogli segno di avvicinarsi.

Mi disse di andare dietro la scuola e di aprire la porta finestra della nostra classe, forse ce l'avremmo fatta.

Strattonai entrambe, ridacchiando:

< Facciamoci seguire, sarà più divertente! >

Cercando di utilizzare un passo celere, le portai con me verso la nostra classe; volevo fare in fretta, non riuscivo più ad attendere.

Portai gli occhi sull'ombra, era sempre più vicino.

'Cosa stai aspettando?'

Avevo paura. Mi strinsi nelle spalle, mentre cacciavo fuori dalla tasca un coltello.

Avevo un bel sorriso sulle labbra, sottile.. Lineare, con i bordi allungati verso l'alto.

< Thehe... > Mi misi a ridere, mentre le due morivano in preda all'euforia.

'Ed ora, ammazzati.'

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