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Era bello. O per lo meno, a lei piaceva. La prima volta che lo vide fu ad un mercatino dell'antiquariato. Era appoggiato, come dimenticato, ad una gamba di un tavolino sul quale erano poste altre innumerevoli cianfrusaglie.

La sua cornice era bellissima in legno nero graffiata dal tempo, dagli anni che aveva alle spalle. Il dipinto raffigurava una donna incinta con una vestaglia che si cingeva il ventre con le mani, ma non la riguardava in particolar modo. Il prezzo era modesto e decise di acquistarlo.

Lo portò a casa e lo appese alla parete del salotto. Passava molto tempo in quella stanza e le piaceva osservare quel quadro anche per delle ore intere. Il suo orologio biologico le disse che era ora. Ora di procreare. Desiderava quella gravidanza. Lo disse a suo marito che ne fu felice.

Rimase incinta esattamente due mesi dopo. Le piaceva sempre ammirare il quadro che aveva portato tutta quella gioia nella sua famiglia.

Davanti allo specchio, tutte le sere, metteva le sue mani in modo tale da poter ricreare la posizione della donna del quadro che tanto le piaceva.

Era un maschio. Decisero di chiamarlo Philip.

Il salotto divenne la stanzetta del bambino e le pareti vennero imbiancate di un azzurrino tenue. Lei decise di lasciare il quadro della donna incinta, che sembrava essere smagrita di colpo, nella stanza. Una notte, come tutte le sere da tre mesi a quella parte, mise a dormire la sua creatura e si coricò nella sua stanza.

Aprì di botto gli occhi, guardò l'orologio... le 3:27... sentì dei rumori al di fuori della sua stanza. Preoccupatissima, si alzò e si recò nel vecchio soggiorno. Lo scenario fu orribile. Vide la donna del quadro china sul pavimento in un lago di sangue. Stava sbranando il suo amato Phil.

Una breve lotta per cercare di riappropriarsi di ciò che rimaneva del corpicino esanime. Svenne.

Si svegliò l'indomani. Anzi, la svegliò un agente di polizia. Signora, ci segua in commissariato.

Non riusciva a parlare, suo marito la guardava dal corridoio schifato. Collegò tutto. Diede uno sguardo al pavimento sporco di sangue. Ne diede uno al quadro. La donna era lì. La sua pancia era di nuovo piena e il suo volto nascondeva un ghigno.

"Non si preoccupi, sono molte le donne che hanno dei traumi post-parto." disse l'agente.

    
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