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Era lì da una vita. Quanti anni, 100 forse? Magari pure di più. Questa vecchia casa, prima di appartenere a me, appartenne ai miei nonni e poi successivamente ai miei genitori. L'avevo notata certo: ricordo quando nonna preparava la cena, le poche volte che andavamo a trovarla quando ancora ero bambino; se ne stava là, ad afferrare le luci del camino e a distorcere i nostri riflessi su di essa. È stato un caso, un puro caso: la lampada cadde dalla mensola, la presi in mano e la strofinai, cercando di ripulirla dalla polvere che sollevò cadendo. Ne uscì una forma spettrale, lo ricordo bene, e con voce distante e sofferente mi chiese di esprimere tre desideri, avevo il potere di decidere qualsiasi cosa, qualsiasi desiderassi. Ero spaventato da quell'essere che irruppe prepotentemente nell'intimità della notte, ma la mia mente annebbiata, soggiogata da quell'aura sognante acconsentì alla richiesta della figura sfumata. Formulai i miei tre desideri senza titubanza: deciso, spaventato, e innocuo dinanzi a lui. Annuì col capo e si ritirò scomparendo gradualmente, come il fumo che esce dalla bocca di un fumatore, lasciandomi di nuovo solo, in un buio più denso e pesante di quanto ricordassi.

Sono passati ormai due anni da quella notte, e il sonno per me è ormai un ricordo lontano. Inconsciamente i miei desideri furono formulati in maniera errata. Ho cambiato più volte casa senza ottenere i risultati che speravo, e la mia vita ormai si è ridotta alla ricerca disperata di quell'essere di fumo, per poter chiarire, per poter rimediare. Certo ora sono tornati, ma a che prezzo? Nemmeno loro vogliono stare qui, e me lo ricordano tutte le notti: sento i loro lamenti provenire dagli angoli più bui della mia stanza, le loro dita sottili sulla nuca, i loro sussurri gelidi nelle orecchie.

Papà, mamma, nonna. Ho sbagliato, ma ora vi prego... perdonatemi.


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