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"Il nostro patto è siglato. Non si spezzerà mai. Fino alla nostra inevitabile morte."

.  .  .


Lo disse quattro anni fa. Ci conoscevamo appena. Era così emozionato. Non sapeva chi scegliere. Ero in ansia, speravo toccasse a me per una volta. I giovani allenatori adoravano il fuoco, o l'acqua. Ma nessuno sceglieva mai un Pokèmon erba. Mai. E invece lui era diverso. Quando afferrò la mia pokèball, il mio cuore ebbe un tuffo. Ero così felice. Ci eravamo appena visti, ma sapevo che sarebbe diventato il mio migliore amico. Fino alla nostra inevitabile morte. Usava solo me. Mi aveva portato in poco tempo al livello 12. Poi al 16, quindi passai da un Bulbasaur a un Ivysaur. Poi a un Venusaur. Passarono due anni. Poi affrontammo il nostro ultimo viaggio. Verso Lavandonia. Non dovevamo andare lì. Non mi è ancora chiaro il motivo. Appena arrivati nella città, avevo nella testa una canzoncina, che avevo sentito tempo prima... era così triste e inquietante. Non volevo stare lì. Volevo andarmene. Guardai il mio allenatore, e lui guardò me. Sembrava voler dire: " Mi dispiace ma dobbiamo farlo. Non c'è un'altra via". E in effetti non c'era. Il mio allenatore voleva arrivare in cima alla Torre Pokèmon. Continuavo a sentire quella canzoncina, sempre più alta e stordente. Avevo paura. Il mio allenatore lo capiva, ma non c'era un altro modo. Era la sua missione. Non avrebbe potuto fare altro. Per riuscire ad andare avanti nella sua avventura, doveva salire fino in cima alla Torre in seguito a una sfida lanciata da un capopalestra. Non lo avrebbe sfidato, se il mio allenatore non fosse salito fino in cima.


Eccola lì. La fantomatica Torre Pokèmon, famosa per le tombe dei Pokèmon all'interno, e per i numerosi fantasmi. In quel posto c'era qualcosa di oscuro, di sbagliato. E tirava un vento strano. Un vento il cui ululato sembravano i lamenti dei Pokèmon sepolti nelle tombe della Torre. Un vento oscuro. La porta della Torre si aprì da sola. Il mio allenatore mi guardò e prese fiato. Il primo piano non era così tremendo. Le tombe però mettevano un po' di angoscia. Poi arrivò la nebbia, Della stessa consistenza del vento di prima. In mezzo alla nebbia si vedeva poco. Odiavo quel posto. Poi incontrammo il fantasma. Era terribile. Era nero, sorrideva in continuazione, ed era molto inquietante. Mi spaventò moltissimo... non riuscivo a muovermi. L'allenatore mi ordinò di usare Foglielama, ma non lo sentivo nemmeno. La canzoncina era assordante. Il vento continuava a soffiarmi in faccia, nonostante fossimo all'interno. Ero troppo spaventato per lottare. Poi il fantasma usò una mossa. Una sola. Maledizione. La battaglia finì così. L'ultima cosa che sentii fu il mio allenatore, il mio migliore amico, che urlò. Pianse, e fuggì dalla battaglia. Fuggì dalla Torre e da Lavandonia. La musica continuò per pochi secondi, poi si spense. Insieme al vento. Insieme a me. Il patto era spezzato. Era finita. Ora sono uno di loro. Un fantasma. Ho saputo che il mio vecchio allenatore non allena più Pokèmon. Quelli della vecchia squadra li ha liberati tutti. Era diventato pazzo. Aveva abbandonato tutto. Sono passati due anni dalla mia morte, quattro dal nostro primo incontro. Quattro anni, troppi pochi, ma sono stato felice. A volte veniva a farmi visita. Veniva a portare dei fiori sulla mia tomba, in mezzo a tante altre. I fantasmi non lo perseguitavano più. Ora è libero. Siamo liberi. 

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