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«Dio, creatore e difesa del genere umano, volgi il tuo sguardo su questa tua serva, Melody, che hai plasmato a tua immagine e chiamato a condividere la tua gloria: l'antico avversario la tormenta crudelmente, la opprime con aspra violenza e la riempie di angoscia e di terrore. Manda su di lei il tuo Santo Spirito perché la rafforzi nella lotta, le insegni a pregare nella tribolazione e la circondi con la sua efficace protezione.»

Il letto iniziò a vibrare e cigolare sotto gli spasmi violenti della povera bambina di sei anni. Padre Emery aveva vietato tassativamente ai genitori di stare nella stanza e aveva fatto bene: difficilmente avrebbero mantenuto il senno vedendo la figlia in quelle condizioni. Aveva iniziato l’esorcismo accompagnato solo dal suo fidato amico, padre Casey e ora i due uomini erano inginocchiati ai piedi del letto della bimba con i rosari stretti tra le dita.

Melody si contorceva tra le candide lenzuola con gli occhi completamente bianchi, aveva i polsi e le caviglie legate al telaio del letto e con le mani afferrava volgoli di tessuto aggrappandosi a questi come se avessero potuto salvarla da una rovinosa caduta. Le labbra, una volta rosee, erano diventate cianotiche e della schiuma bianca le arrivava fino al mento. L’ecclesiastico sapeva che quando un demone potente si avvicina alla superficie questi sono i sintomi che il posseduto presenta; doveva continuare solo un altro poco e poi comandare all’immondo di rivelargli il suo nome.

Con un gesto sicuro scagliò contro la bimba tre spruzzi di acqua benedetta e le urla furono agghiaccianti: la voce della piccola si era mescolata con quella del mostro che abitava in lei da ormai quattro giorni ed il suono saturò l’intera stanza. Arrivava da ogni luogo rimbalzando sulle pareti e ritornando alle orecchie dei due preti amplificato, sembrava che fosse vivo. Nei punti in cui il liquido aveva toccato la pelle la carne si era aperta lasciando una ferita profonda che mandava un fortissimo odore di zolfo.

«Hinc tuo confisi præsidio ac tutela, sacra sanctæ Matris Ecclesiæ auctoritate, ad infestationes diabolicæ fraudis repellendas in nomine Jesu Christi Dei et Domini nostri fidentes et securi aggredimur. Ecce Crucem Domini, fugite partes adversæ.» disse padre Emery aspettando la risposta del suo compagno. Padre Casey era rimasto molto scosso dalle urla distorte della bambina e non era pronto, fu in quel momento che Melody si rivolse direttamente a lui.

«Prete, vuoi rispondere a questo stronzo o devo esorcizzarmi da solo? Ma sei entrato nella chiesa con i punti delle merendine?»

Padre Casey sussultò visibilmente e l’amico gli diede un colpo sul braccio, poi il demone continuò.

«Ecce Crucem Domini, fugite partes adversæ.»

La terra tremò e le pareti della stanza si crettarono. Padre Emery non aveva mai sentito un demone che recitava una parte dell’esorcismo, doveva essere qualcuno di estremamente potente.

Stringendo il rosario tanto forte da far conficcare le punte nella carne del palmo della mano destra, Casey riuscì a distogliere lo sguardo dall’abominio che giaceva sulle lenzuola davanti a lui e riprese il rito.

«Vicit Leo de tribu Juda, radix David.»

Il demone gridò ancora e Emery continuò la conversazione.

«Fiat misericordia tua, Domine, super nos.»

«Quemadmodum speravimus in te.»

«Domine, exaudi orationem meam.»

Le reazioni della bambina erano tremende e il letto tremava violentemente, l’acqua nel bicchiere sopra il comodino prese fuoco e i vetri delle foto presenti sopra il mobile vicino e la finestra esplosero mandando frammenti in ogni direzione.

«Et clamor meus ad te veniat.»

«Dominus vobiscum.»

«Et cum spiritu tuo.»

Ed insieme conclusero «Oremus.»

Tutto tacque. Ogni cosa era immobile ed il tempo era dilatato all’infinito, sembrava che ogni secondo durasse un’eternità. La voce di padre Emery si stagliò potente contro il silenzio.

«Demone immondo, figlio della perdizione e del peccato; tu che hai rinunciato alla luce del tuo signore, che hai infangato le sue opere e messo in dubbio la sua onnipotenza. Dimmi il tuo nome! In nome di Gesù Cristo ti ordino di dirmi il tuo nome!»

Nessuna risposta.

«Parlo in vece di colui che si fece crocifiggere per togliere i peccati del mondo. In nome di Gesù Cristo ti ordino di dirmi il tuo nome!»

Con un suono sordo le spalle della bambina si slogarono e il demone fu in grado di mettersi a sedere. Guardò i preti con i suoi bianchi occhi inespressivi. «Non osare mettermi fretta schifoso sacco di carne. Il tuo Dio non può nulla contro di me. Io sono un principe! Gli unici esseri che possono comandarmi sono i miei signori. Io ho quaranta legioni. Io conosco il passato. Io conosco il futuro.»

«Basta demone. Dimmi il tuo nome!» Scandì le parole molto lentamente imprimendo in ogni sillaba tutta la forza che aveva e finì la frase schiacciando la sua croce sulla fronte di Melody.

Come una molla il demone scattò indietro buttandosi sul materasso. La stanza riprese a tremare e le persiane sbattevano tra di loro. Un cacofonico suono gutturale fuoriuscì dalla gola della bambina.

«Ego sum Aamon.» Appena disse il nome la carta da parati si scollò dalle pareti che iniziarono a sanguinare, il lenzuolo volò via dal letto e la testata del letto prese fuoco.

«In nome di Gesù Cristo, Aamon, io ti ordino di abbandonare questo piano. Il potere di Cristo ti comanda!»

Padre Casey rispose stringendo il suo rosario. «Il potere di Cristo ti comanda.»

«Gli arcangeli del cielo ti ordinano di lasciare il corpo di questa bambina!»

«Il potere di Cristo ti comanda.»

«L’Altissimo ti impone di lasciar stare questa sua serva!»

«Il potere di Cristo ti comanda.»

Il fuoco si spense e la luce scomparve dalla stanza, tutto si era nuovamente acquietato. Poi qualcosa iniziò a strisciare nell’oscurità. Una paura antica cercò di penetrare nei cuori dei due uomini e Casey accese il suo fedele accendino illuminando pallidamente la stanza e rivelando il tremendo volto del demone che li stava fissando. Aveva l’aspetto di un uomo calvo con gli occhi completamente bianchi, aveva un colorito bluastro, gli mancava una parte del cranio e la parte sinistra della mandibola era senza pelle e piena di vermi. Emery alzò la mano in cui teneva l’acqua santa. Era terrorizzato a morte: non gli risultava che fosse mai capitata una cosa del genere.

Il mostro gli posò dolcemente un artiglio sull’avambraccio. «Aspetta. Non sono rimasto per uccidervi, ma per ringraziarvi.»

«Ringraziarci?»

«Quando tre anni fa sono entrato in questo piccolo mostro credevo che fosse una possessione normale.»

«Tre anni fa? Ma i genitori hanno detto che tutto è iniziato quattro giorni fa.»

«Quattro giorni fa hanno iniziato a dare a Melody delle medicine per farla dormire. In quel momento sono stato in grado di attirare l’attenzione.»

«Cosa stai dicendo demone? Tu sei bugiardo!»

«Questo è vero. Ma voglio dirvi lo stesso quello che è accaduto in verità: appena sono entrato in Melody sono rimasto bloccato. Essa non ha un’anima da corrompere, ma solo un nero vuoto in cui rimasi avviluppato. Non sapevo come fare a scappare e intanto lei mi consumava; dentro di lei, dentro questo abominio, ho scoperto il vero sapore della paura. Quindi, signori miei, fatemi rinnovare il mio ringraziamento e permettetemi di tornare a casa, al mio inferno. Accettate un consiglio: tenete d’occhio questa schifosa.»

Detto questo il demone tramutò la sua forma diventando una civetta e volò via dalla finestra in frantumi.

I due preti posarono lo sguardo sul tenero corpicino di Melody con le parole di Aamon che ancora riecheggiavano nelle loro teste. I demoni sono bugiardi per definizione e non potevano credere quella piccola serva di Dio, quel tenero miracolo fosse uno degli abomini più tremendi dell’universo. Scacciarono via quell’idea e Casey andò a chiamare i genitori per andare all’ospedale mentre Emery iniziò a scioglierle i polsi.


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