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Per fortuna esistono gli scettici, chi crede troppo finisce col riempirsi di miti ed incubi inutili…

Di certo parlare ad un credulone di certe storie lo porterebbe semplicemente a spaventarsi un po’, per cui mi limiterò a dirti lettera per lettera tutto ciò che mi è capitato quel pomeriggio… un pomeriggio che sembrava non finire più!

Allora il tempo mi permetteva di tagliare l’erba in giardino, tanto che mi armai di seghetto e taglia-rami e procedetti col solito lavoro.

Quanto poté far caldo quel giorno, non lo dimenticherò mai

Era un normale pomeriggio di luglio, il sole batteva ovunque senza riserve, c'era afa ad oltranza e  gli insetti ronzavano ininterrottamente, lasciandomi come regalo un fastidioso bruciore ovunque mi pungessero.

Verso una certa ora cominciai a guardarmi intorno, apprezzai il lavoro svolto e puntai verso l'ultima parte di giardino in cui erano rimasti alcuni arbusti e dell'erbaccia…

Cominciò a diventare faticoso il rompere quei rami, il tagliare quelle erbacce, lo sradicare i fusti…

Divenne di lì a poco un dolore continuo alle mani, ormai piene di calli e cotte dal calore del ferro del taglia-rami, che pareva arroventato.

Decisi di rallentare il mio ritmo di lavoro, dato che di lì a poco sarebbe dovuta giungere la sera… già… “sarebbe”…

Dopo essermi spaccato la schiena su quegli arbusti guardai l'orologio e, dato che segnava la stessa ora in cui cominciai a lavorare, credetti che fosse rotto, ma non ci feci molto caso e continuai , aspettando il fresco della sera che sembrava non volesse arrivare…

Dopo un paio d’ore (almeno tali mi parvero, visto che non potevo più fidarmi dell’orologio) e data la stanchezza accumulata, mi indirizzai verso casa, attraversando un sentiero che avevo liberato dagli arbusti proprio per orientarmi fino a che non fossi giunto a destinazione… Più camminavo, più le scarpe si riscaldavano …sembravano stringersi ai miei piedi come delle morse.

Gli avvallamenti del terreno divennero più profondi, la terra stessa sembrava volersi chiudere intorno ai miei piedi per tenermi ancorato al suolo, accumulando ghiaia e fango nelle mie scarpe che parevano di piombo.

Sudai come non mai lungo quel tragitto, un tragitto che ricordavo molto più corto rispetto all’interminabile distanza che cominciai a sentire sulle mie gambe, ormai stremate dallo sforzo.

Dopo qualche tempo cominciai a guardarmi alle spalle e scorsi sempre le stesse piante, gli stessi avvallamenti, gli stessi attrezzi da lavoro che lasciai in mezzo al giardino…

Non ci volevo credere, mi sembrava assurdo, percorrevo quella stradina da anni e non mi era mai capitata una cosa simile, alla fine mi rassegnai all’afflizione, stavo girando in tondo da ore e non c’era più nessun punto di riferimento, sembrava quasi che le piante continuassero a crescere, e crescere, e crescere, fino a coprire l’orizzonte, ormai potevo trovare uno spiraglio di luce solo guardando in alto…

Ero allo stremo delle forze, mi inginocchiai a terra stanco e spossato, avevo la gola arida e le labbra spaccate per la disidratazione, la fronte bolliva e la pelle fumava a causa del sudore che evaporava... ero al limite.

Cominciai ad urlare verso il cielo per farmi sentire da qualcuno, gridavo con tutta la forza che avevo in corpo, la poca acqua che mi rimaneva in corpo sgorgava dagli occhi… nel frattempo il sole, invece di tramontare, si mosse in una maniera assurda per i miei occhi che lo videro salire in cielo, più rosso di prima, più infuocato, puntava su di me, proprio sopra di me, giuro... sembrava che mi seguisse.

Mi rialzai e, preso dal panico, cominciai a correre verso gli ormai altissimi fusti, perdendomi all’interno del mio stesso giardino che, in quel momento, bruciava come l’inferno in terra…

Ero smarrito, spaventato, l’angoscia mi chiudeva la gola, non ce la facevo nemmeno a respirare… poi la salvezza!!

Non ci credevo, finalmente vedevo l'uscita che mi avrebbe salvato da quel dedalo rovente… ero libero dalle spine che mi tagliavano la pelle, dalla terra che mi appesantiva il camminare, dall’afa insistente che mi soffocava… di fronte a me vedevo un profondo, fresco ed umido fosso… l'aria gelida saliva dal fondo fino a rinfrescarmi il volto scottato.

Provai un estremo senso di sollievo, la mia mente si calmò e, con un ultimo passo, mi gettai tra le braccia del buio refrigerio…

Foresta-tropicale

Finalmente, non sento più il calore…

Perso-nella-giungla-sotterranea-13962406 (1)












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