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Si dice che, un tempo, il paese di Ranzanico (BG) fosse più popolato e più esteso di adesso fino a inglobare la chiesetta di S. Bernardino e la cappella di S. Fermo, ora distante dall’abitato.

Si racconta su quel paese che per scoprire quali tra gli abitanti di Endine Gaiano e Ranzanico fossero i più corrotti e malvagi, venne posto sul confine dei due paesi un palo che sorreggeva un pane bianco: la parte del pane che sarebbe annerita per prima avrebbe assegnato il verdetto. Purtroppo il pane divenne nero verso il paese di Ranzanico ed il Signore, per penitenza, mandò una grande pestilenza alla quale nessuno, proprio nessuno, sopravvisse. Pare che tre frati assistettero i malati colpiti dalla pestilenza e, una volta morti tutti gli abitanti, si mossero per abbandonare il paese, ma giunti a un centinaio di metri fuori dall'abitato, caddero all’istante in terra senza vita.

A loro venne dedicata la cappelletta dei "morcc de l'ivra" (i morti di lebbra), sostituita, poi, dalla cappella realizzata a suffragio dei caduti della grande guerra. Secondo questa leggenda, il nome del paese sarebbe derivato nientemeno che dalla fusione delle due parole “Razza Iniqua” (popolo malvagio) a causa della corruzione e della malvagità degli abitanti.

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