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Il coraggio di scrivere questa storia è mosso dal darvi dimostrazione che ciò che temiamo, i mostri che disegniamo intorno a noi e che ci fanno tremare nel letto la notte non sono nulla in confronto alla vera realtà che ogni giorno viviamo, anche inconsciamente.

Nata in un orfanotrofio, dove mi assegnarono il nome di Vivienne che in francese significa "Vita" arrivai all'età di tredici anni crescendo come una normale bambina d'orfanotrofio. La mia suora maestra, suora Suzanne, era la maestra più dolce e buona che un bambino potesse avere. Nella sua giornata insegnava a noi per la mattinata e pregava in una stanza buia per il resto del giorno, ogni volta che usciva dalla sua stanza di pece un nuovo taglio, una nuova ferita, una nuova echimosi compariva sul suo corpo, che fosse sul braccio, su una gamba, l'unica garanzia è che qualcosa accadeva in quella stanza, non si trattava di semplice preghiera. Arrivata a tredic'anni una notte di agosto, verso l'alba suor Suzanne mi svegliò. 

S: "Sveglia, cara Vivienne c'è una cosa che devo farti vedere... Sei abbastanza grande oramai, devo rovinare la tua beata innocenza, è la fede in cui siamo tutti obbligati a credere che me lo ordina"

V: "Quella di Dio?"

S: "No, piccola, quella non è fede, è ingenuità per chi ne rimane fuori, per chi c'è dentro, come me, è un travestimento per far credere di esser diversi dagli altri esseri umani, ora vieni con me"

Dopo avermi condotto in un corridoio completamente buio mi portò nella sua camera di preghiera. 

Entrata, vidi che in quella stanza c'era solo una croce, in legno, con delle cinghie alle estremità

S: "Appoggia il petto alla croce e distendi le gambe e le braccia, non aver paura, ci sono qua io."

Dopo aver ubbidito, come ogni brava bambina, agli ordini di Suor Suzanne, venni legata a quella croce restando totalmente immobile. Si aprì una porta al lato della croce e Suor Suzanne ne uscì un gatto a nove code, una frusta con dei legacci alle estremità. 

Cominciò a vessarmi, e ad ogni colpo sentivo il sangue uscire dalle mie ferite sulla schiena, dopo avermi vessato sette volte, Suor Suzanne fece uscire dalla porta da dove aveva preso la frusta, un lupo.

Insieme cominciarono a leccare il sangue che usciva dalle mie ferite ed una volta che il flusso rosso si bloccò, suor Suzanne cominciò a masturbarsi, mentre il lupo mordeva la carne delle mie gambe, squarciandola ad ogni morso.

Alla fine del rituale suor Suzanne mi lasciò agonizzante sul pavimento e mi sussurrò "Stai lontana dalla luce, il buio nasconde, essa acceca."

Un giorno, compiuti diciott'anni, mentre suor Suzanne faceva la sua preghiera mattutina, rubai un coltello dalla cucina dell'orfanotrofio, andai nella camera delle torture, dove suor Suzanne pregava e la sgozzai, imbrattando la parte dietro la croce del sangue della povera, mite suora e maestra di vita. A quel punto presi un candelabro dal corridoio e diedi fuoco a tutta la stanza, sentendo le grida agonizzanti di lei e degli altri bambini innocenti. Sentivo le urla della gente che moriva.

Ora ho ventisette anni, potrete trovarmi un giorno ed io vi sorriderò continuando a farvi credere di essere ciò che non sono, ma semmai doveste incontrarmi, pregate la vostra ingenuità che io non mi avvini a voi sussurrandovi: "Devo rovinare la tua innocenza..."

L'innocenza è la brama di protezione che ci rende ingenui ed incoscienti, ed io devo mettervi a conoscenza di quello che il mondo è, è sempre stato, e sempre sarà. 

State lontani dalla luce.

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