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Sono da sempre stato attirato dai giochi di carte di tutti i tipi, dai più classici a quelli di carte collezionabili come Magic. Ho scoperto questo gioco all’età di 13 anni, a quei tempi non ero un ragazzo molto socievole e per questo passavo le mie giornate chiuso in casa davanti al mio pc e fu così che lo scoprii. Così incominciai giorno per giorno a collezionare carte su carte ma non avevo il coraggio di giocare con nessuno a causa della mia timidezza. Tutti mi hanno sempre detto che avevo un lato misterioso ed a volte sinistro e per questo non ero ben accetto tra i miei coetanei che tendevano ad emarginarmi e a far finta che io non esistessi.

Col passare del tempo diventai sempre più ossessionato dal gioco in quanto lo ritenevo l’unica via di fuga dalla realtà e finii per chiudermi in quel mondo fantastico. All’età di quindici anni mi armai di coraggio ed andai nel negozio vicino casa per provare a giocare contro persone che non conoscevo e ciò mi causò una terribile sensazione, un misto di ansia e paura non tanto per il fatto di dover giocare contro estranei ma tanto quanto per l’atmosfera del posto e per le persone che vi erano presenti.

Appena entrato mi accorsi di un ragazzo seduto in fondo alla stanza, con le spalle al muro, mentre si passava le carte di mano in mano senza un motivo logico e quello sembrava essere il suo unico scopo nella vita. Aveva un aspetto cadaverico, come se fosse costantemente divorato dall’interno, da un qualcosa di inspiegabile. Decisi di sedermi davanti a lui ed incominciò a fissarmi con gli occhi sbarrati come se avesse visto qualcosa di surreale e gli chiesi di fare una partita e senza aver ricevuto alcuna risposta mi accorsi che le sue mani si muovevano da sole come se fossero mosse da un qualche strano incantesimo.

Durante la partita, anche se era quasi impercettibile, si poteva notare un’espressione di dolore sul suo volto ma non se ne poteva capire la causa il che mi incuriosì ma non osai fare domande.

Una volta finita la partita ritirai le carte, le misi nello zaino e decisi di andare a casa dato che l’atmosfera era diventata insopportabilmente pesante ed una volta arrivato mi accorsi di aver preso per sbaglio il mazzo del ragazzo con cui avevo giocato così tornai al negozio per restituirglielo ma una volta arrivato li scoprii che se ne era già andato e così tornai a casa.

Sfogliando il mazzo avvertii una pressione sempre più grande alla testa come se qualcuno me la stesse stringendo fra le mani e così d’istinto, gettai il mazzo, ma un irrefrenabile curiosità mi spinse a riprenderlo dato che ne avevo visto solo la metà. Il giorno seguente mi svegliai in preda agli incubi ma non ci diedi molto retta dato che mi accadevano frequentemente ma la cosa che notai fu la mia voglia di giocare.

Mi vestii ed andai di nuovo al negozio senza dar retta alla mia timidezza, sostituita da una sicurezza in me stesso che non avevo mai provato prima e che mi faceva pensare di essere in grado di poter vincere qualsiasi partita.

Molto presto questa voglia si trasformò in un’ossessione che mi obbligava a giocare all’inizio almeno un’ora al giorno per poi aumentare giorno per giorno e questo mi fece escludere ancora di più dalla realtà che mi circondava dato che l’unica cosa che mi serviva per vivere era il gioco.

Non riuscivo più a dormire la notte perché ero in preda ad incubi terribili e più terrificanti del solito e di conseguenza il mio aspetto era terribile ma questo non mi importava.

A scuola ormai non ci andavo più, il mazzo era il mio unico amico tanto che a volte mi capitava di avere delle visioni riguardanti le carte che giocavo e passavo le mie giornate a sfogliare le carte durante la mattina come in preda ad un’ipnosi e a giocare il pomeriggio nel negozio vicino a casa.

Tutto ciò che era al di fuori di questo mondo era insignificante, persino i miei genitori, che non sapevano come comportarsi nei miei confronti, dato che provarono a ‘’curarmi’’ ma la mia reazione fu molto violenta, tanto che rischiai di uccidere mio padre, facendolo cadere dalle scale.

L’inizio dei miei 17 anni, portò con sé i primi dolori. Questi si manifestavano ogni qual volta che giocavo una carta ed all’inizio erano sopportabili ma dopo poco tempo divennero insostenibili. Molto spesso erano accompagnati dalle allucinazioni che ho citato in precedenza ed il punto del dolore cambiava a seconda del tipo di carta che giocavo ma generalmente consisteva in una forte contrazione alla parte sinistra del volto, seguita da spasmi lungo l’addome anche se credo che ciò non fosse nettamente visibile, dato che le persone non lo notavano spesso.

Vi starete chiedendo : ‘’Eh allora perché non hai smesso?’’, la risposta è semplice, non potevo. Sarebbe stato come un suicidio però il mio corpo fu lentamente consumato ma più che lui, la mia anima. Ero un morto vivente ormai, che vagava tra la strada che lo portava al negozio e la strada che lo riportava a casa.

Un giorno mi parve di riconoscere il ragazzo con il quale giocai la prima partita e al quale presi per sbaglio il mazzo, ma sembrava tutta un’altra persona, come se i nostri corpi si fossero scambiati. L’espressione allucinata era sparita dal suo volto, il pallore era stato sostituito da un colore roseo e aveva messo su qualche chilo. Così decisi di avvicinarmi e miracolosamente si ricordò di me e dopo un paio di parole, tirate fuori con molta fatica, tirai fuori il mazzo e lui appena lo vide contrasse la faccia in un’espressione che era un misto di paura, odio e ribrezzo e scappò via correndo.

Ormai dimenticai persino chi fossi e non capii la reazione del ragazzo fino a quando, un giorno, provai a cedere una
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carta del mazzo che era rimasto immutato da quando lo avevo preso, ad un altro giocatore ma questo ebbe conseguenze atroci sul mio corpo. Non riuscii a respirare e sentivo il sangue che mi pulsava negli occhi sempre più forte tanto che mi sembrava che stessero uscendo dalle orbite, le fitte all’addome e alla guancia mi fecero urlare di dolore ma la cosa più strana fu che nessuno si accorse di ciò che mi stesse accadendo.

Cominciai a farmi un’idea sulla natura del mazzo e sul perché negli ultimi due anni mi fossi ridotto in quello stato pietoso, così una volta arrivato a casa, provai a tagliare una carta ma ciò ebbe conseguenze ancora più disastrose di prima. Capii allora che in qualche modo il mio corpo e la anima erano collegate alle carte e ciò mi rese possibile spiegare il perché dei dolori, delle allucinazioni e delle ossessioni.

Ciò però non mi rese possibile separarmi dal mazzo perché ormai mi legai talmente tanto a quest’ultimo, che mi fu impossibile separarmene e l’unico modo che avevo per sopravvivere era giocare e giocare ininterrottamente. Infatti i dolori aumentavano quando non giocavo e ciò mi costrinse ad aumentare ulteriormente le ore di gioco. La mia vita era pessima fino a quando il mio corpo, straziato, cedette e svenni per strada.

Capii allora che essere il possessore del mazzo, ti rendeva automaticamente anche suo schiavo e qui mi risuonarono in testa le parole udite in un film ‘’le cose che possiedi alla fine ti possiedono’’ e ciò mi diede l’idea di farla finita una volta per tutte.

Il mio corpo era distrutto e pensai che l’unica cosa ragionevole per evitare altre sofferenze e per evitare ulteriori proprietari del mazzo, fosse quella di distruggere definitivamente quest’ultimo non curandomi delle conseguenze.

Presi allora delle forbici, un accendino e dell’alcool e diedi il via al tutto. Mia madre e mio padre stavano dormendo, era un lunedì sera ed io iniziai la distruzione.
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Come prima cosa tagliai le carte del mazzo che rispose alle mie azioni facendomi vedere allucinazioni terrificanti ed aprendo dei tagli lungo tutto il mio corpo, così profondi che arrivato all’incirca alla metà del mazzo, incominciarono ad uscire dal corpo le budella. Una volta finite di tagliare le carte, con quelle poche forze che mi restavano, diedi fuoco al tutto e ciò mi fece sentire un tale calore sulla pelle che mi sembrò che quello che stesse andando a fuoco fossi io ed effettivamente la mia pelle si carbonizzò, il mio occhio destro si sciolse ed io morì poco dopo.

Il mazzo, al tatto, non sembrò esistere più fino a quando non udì una voce che urlava ‘’Come hai osato!’’ con un tale tono da farmi rabbrividire la pelle essiccata e dopo una raffica di vento gelido entrò dalla finestra della mia camera ed alla fine sentì di nuovo nelle mani il mazzo e con l’occhio rimanente riuscì a vedere alcune carte di quest’ultimo e notai che erano le stesse del mio mazzo.

Non ebbi più il tempo di fare nulla per rimediare e così stravolto, morì.

Ed è per questo motivo che ho deciso di scrivere la mia storia, anche se ora sono morto, per avvisare tutte le persone che là fuori, da qualche parte del mondo si cela il mazzo maledetto e per raccontarne le conseguenze disastrose che ha avuto sulla mia vita e per persuaderle a non avvicinarsi mai e poi mai a quest’oggetto.